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Appendice DIARIO SPIRITUALE DI S. PAOLO DELLA CROCE (1)

 

Deo Gratias et Mariae semper virgini.

25 Novembre - Sabato, che fu il primo giorno del mio ritiro in S. Carlo feci indegnamente la santa Comunione; non fui né raccolto particolarmente, né distratto. Il resto del giorno fui afflitto interiormente con particolar modo di malinconia, la quale non è come quella che si prova nei travagli del mondo, ma è una certa passione inferiore, che è nello spirito e nel cuore, misto con secrete tentazioni, le quali appena si conoscono ed affliggono per questo grandemente l'anima, che uno non sa per così dire se sia di qua o di là, tanto più che non vi è in quel tempo alcun segno sensibile di orazione; so bene che Dio mi fa intendere che purificano l'anima; io so che per misericordia del nostro caro Dio non desidero saper altro, né gustare alcuna con­olazione, solo che desidero d'esser crocifisso con Gesù.

24 Domenica, feci indegnamente la santa Orazione; non fui con parti­colare elevazione, ma me ne stetti con la solita pace inferiore, cioè a dire con la pura avvertenza amorosa in Dio, in generale, infusa nello spirito; feci poi indegnamente la SS. Comunione, e me ne stetti per qualche tempo raccolto, e poi finì così.

(1) II presente Diario è il resoconto col quale S. Paolo della Croce fa conoscere al suo Direttore, Mons. Francesco M. Arborio di Gattinara, i lumi e i doni con i quali il Signore lo favorì durante il ritiro di 40 giorni. E' stato scritto nella sacrestia di S. Carlo al Castellazzo dal 23 novembre 1720 al 1 gennaio 1721 (Cfr. Vita pag. 46ss.)

Pubblicato solo in parte nel 1867, fu stampato intero la prima volta nel 1920.

In questa autobiografia di 40 giorni il Fondatore dei Passionisi si rivela un gigante di santità, una delle anime che Dio ha maggiormente arricchito con i suoi doni mistici.

Non fa meraviglia che la sua comparsa sia stata salutata come una grande sco­perta e i migliori cultori di mistica l'abbiano fatto oggetto di studio.

Nel gennaio 1925, riportandolo tradotto in francese nella « Revue d'ascetique et de Mystique », il P. Guibert S. J. l'accompagnava con quest'elogio : « Rimarrei forte­mente meravigliato se questo scritto, benché di poche pagine, non prendesse subito posto tra i testi classici della mistica cattolica ».

Il P. Viller S. J. nell'articolo « La Mystique de la Passio» chez saint Paul de la Croix » pubblicato in « Recherches de Science Religieuse » t. XL, p. 427, lo definisce un « documento capitale » che rivela in Paolo della Croce il mistico innalzato alla più alta contemplazione e il maestro che parla con tanta competenza dei fenomeni più ineffabili della grazia.

Vedi pure il P. J. Lebreton S. J. in «Tu solus Sanctus » p. 215-236.

25 Lunedì, fui nell'orazione insensibile, ed anche distratto; nella santa Comunione nel principio fui raccolto, e poi cessò. Il più fervore che sentissi, ed anche con qualche lagrima, fu di notte, pregando il Signore per Santa Chiesa e pei peccatori, perché si plachi per quest'imminente flagello, che merito per li miei peccati, ed altre preghiere che qui non scrivo. Il resto del giorno fui pieno d'afflizione dì malinconia, ed anche tentato di compassione verso la casa; mi rendeva fastidio veder le genti, il sentirli passeggiare, il suono, la campana; insomma mi pareva che avessi il cuore sepolto, senza alcun sentimento di orazione. Eppure non mi sovvenne di desiderarne il sol­lievo, e mentalmente sono contento di averle; ma questa contentezza non si sente, perché in questo tempo vi è del travaglio, e particolare; è una certa contentezza che sia fatta la volontà santissima del nostro caro Dio, e questa sta sepolta come sotto le ceneri nel più secreto dello spirito; so che è difficile a spiegarmi, perché chi non prova è difficile ad intendere.

26 Martedì, feci indegnamente la orazione di notte e fui secco fuor che nel principio, che fui in qualche soavità inferiore molto sottile e delicata. Feci di poi la santa Comunione e fui particolarmente elevato in Dio con un'altissima soavità ed un certo caldo al cuore, che teneva anche lo stomaco, che sentivo essere soprannaturale, il quale mi faceva stare in grande conso­lazione. So che feci anche dei colloqui sopra la Passione del mio caro Gesù; quando gli parlo dei suoi tormenti v.g. gli dico: Ah mio Bene! quando foste flagellato come stava il vostro Santissimo Cuore? Caro mio Sposo, quanto vi affliggeva la vista dei miei peccati e delle mie ingratitudini! Ah, mio Amore! perché non muoio per Voi? perché non vengo tutto spasimi? E poi sento che alle volte lo spirito non può più parlare, e se ne sta così in Dio con i suoi tormenti infusi nell'anima; ed alle volte pare che si disfacci il cuore. Il resto del giorno, e massime alla sera, fui particolarmente afflitto e malinconico in quella maniera sopra detta, e perché questa malinconia non leva la pace del cuore si sente grand'afflizione, che non sovviene più né consolazioni spirituali, né altro, e pare che non se ne abbia mai avuto; so che dico al mio Gesù che le sue croci sono le gioie del mio cuore.

21 Mercoledì, fui in orazione di notte; nel principio fui molto raccolto, e durò qualche poco; poi provai qualche inquietudine di pensieri e qualche tentazione, che durò poco. La santissima Comunione fu con altissima soavità ed elevazione in Dio, mista con lagrime, e poi mi è venuto in memoria di aver sentito a dire che si dice che non soffrirò questa nudità; in questo istante fu tanto il giubilo e il desiderio dei patimenti che il freddo, la neve, il gelo mi parevano soavità, e li desideravo con gran fervore, dicendo al mio caro Gesù: le tue pene, caro Dio, sono i pegni del tuo amore, e poi restavo così godendo del mio diletto Gesù in altissima soavità e pace, senza moti delle potenze, ma così in silenzio. Non mi cessa il fervore nel pregare per i sopradetti bisogni. So d'aver avuto anche impulso particolare d'andar a Roma per questa gran meraviglia di Dio; dicevo anche al mio Sommo Bene, se vuole che scrivi la regola per i poveri di Gesù e me ne sono sentito gran mozione con gran soavità. Mi rallegravo che il nostro grande Iddio si voglia servire di questo gran peccatore, e dall'altra parte non sapevo dove gettarmi, vedendomi tanto vile. Basta: so che dico al mio caro Gesù, che tutte le creature canteranno le sue misericordie.

28 Giovedì. Nell'orazione fui arido e qualche poco distratto; nella santa Comunione fui raccolto, dopo cioè nel ringraziamento e preghiera fui con molta tenerezza di lagrime, massime pregando il Sommo Bene per l'esito felice della Santa Ispirazione, che per sua infinita bontà mi ha dato, e continuamente mi da. Mi ricordo che pregavo la Beatissima Vergine con tutti gli Angeli e Santi, e massime i Santi Fondatori, e in un subito mi è parato in spirito di vederli prostrati avanti la Santissima Maestà di Dio e pregare per questo: ciò mi successe in un attimo come un lampo in soavità mista con lagrime; il modo che li vidi non fu con forma corporea; fu così in ispirito, con intelligenza dell'anima, la quale non so spiegare e quasi subito sparì.

29 Venerdì. Feci indegnamente l'orazione e la Ss. Comunione arido e nell'orazione fui distratto; voglio spiegarmi come passo nelle distrazioni. Quando sono distratto, l'anima né più né meno sta in pace con Dio, con tutto che sia conturbata da pensieri, che mi molestano. Alla notte dico al mio intelletto che se ne fugge or qua or là: va dove vuoi, che sempre andrai con Dio; ciò che mi avviene in queste distrazioni, cioè qual sorta di pensieri mi siano passati per la mente (fuori che non siano evidenti tentazioni) nel tempo dell'orazione non lo so dire, solo che so essere cose indifferenti ed alle volte mi sovviene che mi vengono pensieri anche spirituali, tuttavia per l'intelligenza che Dio mi da, e me n'accorgo, so che l'anima sta sempre fissa in Dio colla sua pace, ma resta più insen­sibile e segreta; e di questo se n'accorge la volontà, che è la bocca dove entra il cibo santissimo del divino amore, la quale, abbenchè resti cibata segretamente per l'impedimento che le danno queste due potenze memoria ed in­telletto che se ne fuggono nelle distrazioni, tuttavia lei non manca di starsene tutta attenta al suo cibo che è il ss. amor di Dio, il più si è che non lo sente tanto, come quando le restano unite insieme le altre due potenze, e a mio credere si è come quando un bambino ha la bocca alla mammella della madre, che ingoia il latte, e colle mani e coi piedi sgambetta, si storce, crol­la il capo, e altre cose simili, ma sempre s'allatta, perché non leva mai la bocca dalla mammella della madre; certo si è che gli farebbe più prò se stesse quieto, che a fare quello che si è detto, ma tuttavia il latte gli va giù per la gola, perché non leva mai la bocca dalla mammella della madre; così l'anima: la volontà che è la bocca, non manca di succhiare il latte del ss. amore, abbenchè le potenze, memoria e intelletto, se ne fuggono; certo si è che sente più giovamento quando se ne stanno quiete, e unite; io non saprei spiegarmi meglio perché il Signore non mi fa intendere altro. 30 Sabato, giorno di S. Andrea Apostolo: fui nell'orazione arido e di­stratto, nella Comunione fui raccolto; dopo fui con molte lagrime; mi sov­viene che pregavo il mio Gesù che mi facesse umile in sommo grado; de­sideravo di essere l'ultimo degli uomini, la feccia della terra, e pregavo la Beata Vergine che me ne intercedesse la grazia con molte lagrime; mi sovviene che dissi al mio Gesù, che m'insegnasse qual grado di umiltà più gli piace e mi sentii dire nel cuore: Quando tu ti getti in ispirito sotto i piedi di tutte le creature, fin sotto i piedi dei demoni, questo è quello che più mi piace. Ho già inteso che l'abbassare fin sotto l'inferno, sotto i piedi dei demoni, allora Dio alza al Paradiso perché siccome il demonio volle alzarsi al più alto del Paradiso, e per la sua superbia fu gettato al più profondo dell'inferno, così viceversa l'anima che si umilia fin sotto l'inferno fa tremare il demonio, lo confonde, e il Sommo Bene la esalta al Paradiso; so che tutto è del mio Dio; a Lui sia onore e gloria in sempiterno. Amen.

1 Dicembre - Domenica. Tanto nell'orazione che nella Comunione sono stato arido e distratto, con anche qualche malinconia sopradetta.

2 Lunedì, sono stato insensibile e distratto sì nella santa Orazione, come nella santa Comunione, con differenza che nella SS. Comunione non fui distratto, né si da quasi mai che resti distratto; secco, arido, questo sì, ma o poco o assai, o avanti o dopo, sento sempre per lo più qualche mozione di cuore, e da venire e da sparire in un subito, che appena la senti, e poi restar come un tronco, o dura più, o meno; in tutto sia benedetto il Dator dolcissimo d'ogni bene.

3 Martedì, fui tutto il giorno afflitto con grandi afflizioni; ne ho provato quand'ero secolare, ma non così sensibili e veementi; per me quantunque sia in questo stato, mi sento gran desiderio che durino, e le so dire che quando mi vengono questa sorta di affanni o sia afflizioni (che non so come chiamarli) mi paio sepolto in un abisso di miserie, mi paio l'uomo più miserabile e desolato che si trovi, e pur l'anima le abbraccia, perché sa che è volontà di Dio, e che sono le gioie di Gesù; mi viene da dire con S. Teresa: O patire o morire.

4 Mercoledì, feci orazione raccolto e provai anche dolci inquietudini di pensieri; nella santissima Comunione fui molto in soavità; il mio caro Dio mi dava intelligenza infusa del gaudio che avrà l'anima quando lo vedremo a faccia a faccia, che sarà unita con lui in santo amore; poi mi veniva dolore di vederlo offeso, e gli dicevo che mi desiderei scarnificato per un'anima; ahimè! mi pareva languire, vedendo la perdita di tante anime che non sentono il frutto della Passione del mio Gesù; quando Iddio mi da quest'intelligenza altissima del gaudio che si proverà quando si vedrà a faccia a faccia, cioè uniti a lui, l'anima non puole, per così dire, soffrire di star più nel corpo, perché con altissimo lume di fede si vede nell'infinito amor del suo Dio; le viene il desiderio di sciogliersi dal corpo. So che m'è già venuto di dire che il corpo è una catena dell'anima, il quale la tiene legata; che sino a tanto che Dio non la rompa colla morte del corpo, non puole volare all'unione e vista perfetta del suo amato Bene.

5 Dicembre, fui nell'orazione e nella Comunione molto in pace; nel principio ebbi molta tenerezza, cioè avanti di comunicarmi, e molta cognizione di me stesso, e dicevo agli Angeli che assistono all'adorabilissimo Mistero, che mi scaccino fuori della chiesa, essendo peggior d'un demonio; pure la confidenza con il mio Sacramentato Sposo non si parte; gli dicevo che si ricordi di quello che m'ha lasciato nel santo Vangelo, che non è ve­nuto a chiamare i giusti, ma i peccatori.

6 Dicembre - Venerdì, fui particolarmente raccolto, massime nell'orazione, dopo la quale fui con gran pace e soavità, con dolcissimi affetti; avevo particolar fervore di pregar Dio che Lui facesse presto a fondare questa Congregazione di Santa Chiesa, e per i peccatori; ebbi molta intelligenza infusa degli spasimi del mio Gesù, e aveva tanta brama dell'essere con perfezione unito con Lui, che desideravo sentire attualmente i suoi spasimi, ed essere in Croce con Lui; queste meraviglie con parità corporea non si possono spiegare, perché Iddio le fa intendere altissimamente all'anima con moti tanto spirituali, che non si possono spiegare, e le intende in un attimo. Tutto il resto del giorno sono stato arido ed anche molestato da pensieri, ma in pace. 7 Sabato. Nell'orazione della mattina fui in pace, e poi fui anche mo­lestato da pensieri; nella santissima Comunione fui particolarmente raccolto, ed elevato con lagrime sino a che mi facevano male le ossa dello stomaco, perché tremava un po' dal freddo, ma poi tutto sparì. Questo m'interviene spesso; so che mi sono sentito già debole di corpo (Oh! infinita misericordia del nostro sommo Bene) dopo la santissima Comunione sentirmi migliorare e forte; questo secondo l'intelligenza che Dio mi da, avviene dal vigor gran­de che riceve lo spirito da quell'angelico cibo, che ridonda anche a fortificare il corpo. Ho avuto parimente gran fervore, misto con lagrime, di pregare per la conversione dei poveri peccatori; dicevo al mio Dio che non posso più vederlo offeso; ebbi anche particolar tenerezza in pregare che Dio per sua pietà fondi presto la S. Congregazione, e che mandi gente per la sua maggior gloria, e profitto dei prossimi, e questo con gran desiderio e fervore: e io gli dicevo che mi accettasse per minimo servo dei suoi poveri, e mi pareva di essere indegnissimo (come è così) di fargli lo sguattero. Ho avuto gran cognizione di me; mi pare, quando Dio mi da quest'altissima cognizione di me, di esser peggiore di un demonio; di essere una sporchissima cloaca, come con verità è così, ma non mi si parte giammai la grandissima e te-nerissima confidenza con il mio Sacramentato Sposo; gli dico che con farmi tante grazie, e sì innumerabili favori risplenderanno più le sue in­finite misericordie, perché le fa al più grande peccatore; in tutto sia lodato il suo SS. Nome.

8 Domenica, fui nell'orazione al solito in pace, nel fare l'offerta degli spasimi, che ha sofferto il mio Gesù, mi sono sentito mosso a lagrime, e parimenti nel pregare per tutti del mio prossimo; nella santa Comunione sono stato particolarmente raccolto, e massime nel fare il racconto doloroso ed amoroso dei suoi tormenti al mio Gesù. Questa grazia così soprana, che il mio caro Dio mi fa in questo tempo, non la so spiegare, perché non posso; sappia che nel raccontare le pene al mio Gesù alle volte come ne ho raccon­tata una o due, bisogna che mi fermi così, perché l'anima non può più parlare e sente a liquefarsi; sta così languendo con altissima soavità mista con lagrime, con la pena del suo Sposo infusa in sé, o pure, per più spiegarmi, immersa nel cuore e dolore santissimo del suo Sposo dolcissimo Gesù; alle volte ne ha intelligenza di tutte, e se ne sta così in Dio con quella vista amo­rosa e dolorosa; ciò è difficilissimo a spiegarsi; parmi sempre cosa nuova.

9 Lunedì, sono stato molto inquietato, e molestato da pensieri; nella SS. Comunione sono stato raccolto, e poi arido, ed anco di nuovo molestato da pensieri; nelle suppliche fatte al mio Dio nell'orazione di notte sono stato molto fervoroso, massime nel pregare per la conversione dei peccatori.

10, 11, 12, 13- Sono stato arido, distratto, tentato, stavo per forza in, orazione; ero tentato di gola, e mi veniva fame; sentivo il freddo più del solito, e la carne ne desiderava il sollievo, e perciò volevo scappar dall'ora­zione. Lo spirito con la grazia del nostro caro Dio resisteva; e le violenze ed assalti che venivano, e dalla carne, e dal demonio; per me la tengo per tale, che v'entrasse anche il demonio perché so che ha grand'invidia di chi fa orazione; or, come dissi, per la resistenza mi risaltava il cuore, crollavo da; capo a piedi, e mi facevano male fin le ossa delle reni e dello stomaco, ma per misericordia di Dio dicevo, che voglio starmene così a costo di farmi portar via a pezzi; e ciò veniva perché la carne voleva prender ristoro-prima del tempo, che m'ero prefisso di star in orazione, venuta l'ora desti­nata di partirmi, restavo in pace con tranquillità desideroso di patir sempre più, anzi dicevo al mio Dio, che non mi levi mai i patimenti. Questo mi è già succeduto altre volte, e di spesso; ne sia però benedetto il caro Iddio,

So che ho inteso, che questa sorte di orazione di patire è un grande re­galo, che Dio fa all'anima per farla un armellino di purità, uno scoglio ne' patimenti, a segno che non ne faccia più conto, e quando sarà giunta col. favor di Dio a questo stato, il Sommo Bene la brucierà d'amore; bisogna avvertirsi a non ritirarsi dall'orazione in questo tempo sì doloroso, perché non si sminuirebbe il patire, anzi l'anima senza profitto si affliggerebbe più, perché si vedrebbe andare in tepidezza, pertanto so che Dio mi da quest'intelligenza, che l'anima, che Dio vuole tirare all'alta unione con Lui per mezzo della s. orazione, bisogna che passi per questa strada di patire nell'orazione anche, e dico patire senza alcun conforto sensibile, che l'anima non sa più dove sia, così per dire, ma ha l'alta intelligenza infusa, che Dio le da, che è sempre in braccio del suo Sposo allattata dalla sua infinita carità; so, che anche ho inteso, ma in segreto, quando ero in un patimento particolare, che a chi vincerà si darà la manna nascosta, che è quello dice la S. Scrittura: la. manna nascosta, ho inteso che sarà il cibo dolcissimo del s. amore, cioè l'ani­ma in altissimo riposo col suo dolcissimo Sposo nella s. orazione: Deo gratias.

14 Sabato. Sono stato raccolto, ed ho provato anche aridità, e distrazione di pensieri, ed anco de' sopradetti patimenti, ma non così violenti. Nella Comunione sono stato raccolto, e con delle tenerezze nel fare gli affetti amoosi al mio Sacramentato Gesù, il quale sia da tutti lodato, e amato. Amen. 15 16, 17,18. In questi giorni sono stato arido, distratto con delle inquietudini, e combattimenti tra la carne e lo spirito in quella guisa mi sono spiegato di sopra; quando più, quando meno assalti d'impazienza, e di partirmi dall'orazione, tentazioni di mangiare con sentirmi mosso a particolare appetenza di fame, e ciò mi succedeva anche nell'orazione, e io dicevo al mio Gesù, che non me ne liberi, ma bensì mi faccia passare per patimenti; onde che per special grazia del mio Dio, abbenchè sia in particolari desola­zioni, e tentazioni, afflizioni intcriori, non mi sovviene desiderarne sollievo. Ho avuto in questi giorni subitanea mozione di cuore a lagrime, ma subito spariscono, o almeno vi stanno poco, e poi venivo nel modo sopraddetto, ma per misericordia del Sommo Bene non si parte la pace del cuore; m'intendo che non mi sento il cuore perturbato da scrupoli, ma bensì in pace con Dio: mi par bene che non faccia niente di buono, come è così, ma mi confido nella somma Bontà del Sommo Bene, che sia da tutti amato: Amen. Non mi si parte il continuo desiderio della conversione di tutti i peccatori, e mi sento mosso particolarmente a pregare il mio Dio per ciò, che non vorrei più che fosse offeso.

19 Giovedì, ebbi soavità mista con lagrime di particolare contrizione per i miei peccati, e ciò avanti di confessarmi ed anche dopo, e poi sparì.

20 Venerdì, ebbi dell'aridità ed anche del raccoglimento, per gli spasimi del mio Gesù; mi sovviene che la sera antecedente del Giovedì dicevo che il ricordarmi del giorno funebre e doloroso del Venerdì sono cose da spasimare, e venire degli accidenti; diceva al mio Gesù che mi faccia venire degli accidenti.

21 Sabato, giorno di S. Tommaso Apostolo: sono stato molto travagliato da assalti e combattimenti di quella forma sopra detta, ed è così. Siccome lo spirito colla grazia di Dio vuole sottomettere la carne e farla stare soggetta ed ubbidiente con unirla alla ragione; la carne all'incontro le par duro ciò, e per questo quando si sente fame vorrebbe cibarsi, quando è stracca di stare in fatica o in orazione per la lunghezza di stare in ginocchio vorrebbe riposarsi, se ha freddo vorrebbe riscaldarsi ecc. ecc; per questo, dico, che in questo giorno mi sentiva molestato con gran veemenza dalla maggior parte di queste cose, e lo spirito resisteva e voleva star con Dio nell'orazione, abbenchè si sentisse afflitto e desolato; e all'incontro la carne non voleva, e per questo si muovevano le passioni con le afflizioni veementi del cuore, che risaltava, e mi faceva tremare da capo a piedi, a segno che mi facevano male le ossa e venivo che mi pareva di non poter più. Poi sortiva fuori il nemico con le tentazioni d'impazienza, mi moveva a sdegno sino verso i Sa­cerdoti, che venivano a dir la messa, facendomi vedere che venivano troppo tardi, e pareva che fossi sforzato a dir loro degli spropositi iniqui; io allora alzavo la voce a Dio e a Maria SS., che mi aiutasse, e dicevo che voglio star così sino che siano dette tutte le Messe, e ciò per fare contro la tentazione, che pareva fossi violentato a partire. Finito mi sentivo venir tentazio­ni di orribilissime bestemmie contro Dio, parendomi sentirmi dire dentro di me esecrande scelleraggini; allora gridavo a Maria SS. che mi aiutasse. Sappia che in questo stato l'anima sta come in un grande abbandonamento, non sente più divozione di cuore verso il suo Dio, non si ricorda più di niente delle cose particolari dello spirito, si pare ridotta in un abisso di miserie. E' vero però, che abbenchè sia in gran desolazione, le sopra dette tentazioni però contro Dio spariscono come un lampo, e non permette il Sommo Bene che la povera anima perseveri in queste orribili tentazioni. Nel segreto del cuore vi sta un certo segreto e quasi insensibile desiderio di sempre esse­re in patimenti, siano questi, siano altri; è però vero che da quelle tentazioni contro Dio, lo prego a liberarmene; quei diabolici parlamenti trucidano il cuore e l'anima. Per il patire non importa, ma l'anima non puoi soffrire di sentire di essere tentata contro il suo Dìo.

Tuttavia so che lì risplende la gloria di Dio, e il demonio resta confuso, perché in quelle resistenze che l'anima fa, e in quei patimenti, per l'intelligenza che Dio mi da, il Sommo Bene se ne compiace, e il demonio resta deriso e poi fugge. Intendo anche che Dio la tiene in braccio, ma non se ne accorge, e da questo ne viene, che si pare in un grand'abbandonamento, e in gran miseria, come che è tutto ciò frammischiato con gli assalti sopra detti; e se Dio per sua infinita pietà non desse particolare aiuto, sono cose da atterrirsi. Ho da dire una cosa per maggior gloria di Dio, e si è che quando sono in questo stato, nel quale sono già stato le rare volte, e con durata, ma non con tanta veemenza, prego il mio Crocifisso Gesù, che non me ne liberi, anzi li desidero per patire, e ho una certa segreta paura che se ne vadano, a riserva però di quelle tentazioni contro Dio: ma quando Dio voglia permetterle per mia maggior mortificazione. La paura sopra detta viene dal desiderio, che l'anima ha di seguire Gesù nei patimenti. Del profitto che se ne prova, non se ne puoi dire tanto che sia abbastanza, ma non cerca questo, perché l'amore non cerca pro­fitto, ma solo la gloria del suo Sommo Bene. Conferivo con un mio fratello assai spirituale, (non essendo io degno di essere chiamato suo) e la conferenza era di patimenti spirituali che si provano, e gli dicevo che non mi incalo a conferire di patimenti, perché ho paura che se ne vadano con sentirne qualche sollievo, quando non è così: or dicevo che te­mo più la sottrazione dei patimenti, che un che teme perdere le sue ric­chezze. Vero è che quando il timore l'affligge; ma io mi sento paura di perdere i patimenti, ma non mi affligge con levarmi la pace del cuore, e perciò vado attendo a raccontarli se non a chi ho obbligazione di s. obbedienza: farò ben coraggio con dire quanto son dolci i patimenti, se parlo con chi patisce, ma poi dirgli tutti i miei, che il Signore mi da, questo poi no. Vorrei poter dire che tutto il mondo sentisse la grande grazia che Dio per sua pietà fa, quando manda da patire, e massime quando il patire è senza conforto, che allora l'anima resta purificata come l'oro nel fuoco, e viene bella e leggera per volarsene al suo Bene, ossia alla beata trasformazione senza accorgersene; porta la Croce con Gesù e non lo sa, e procede dalla moltitudine e varietà dei patimenti, i quali la met­tono in grande scordamento, che non si ricorda più di patire. Ho intelligenza che questo è un gran patire con frutto e di gran gusto a Dio, perché l'anima viene ad essere indifferente a segno che non pensa più né a patire, né a godere: solo che sta fissa alla volontà ss.ma del suo diletto sposo Gesù, volendo piuttosto essere crocifissa con lui, perché ciò è più conforme all'amato suo Dio, il quale in tutta la sua ss. vita non ha fatto altro che patire. In tutto sia lodato il Sommo Bene, che per sua infinita bontà si degna dare ed infondere questa intelligenza al gran peccatore.

22 Domenica, sono stato raccolto con molto sensibile fervore.

23 Lunedì, nell'orazione di notte sono stato con gran pace, soavità e lagrime con altissima intelligenza dell'infinite perfezioni, massime della infinita Bontà; e poi il resto del giorno sono stato sepolto in desolazione ed inquietato esternamente da pensieri causati dal demonio di cose future. Quest'esternamente m'intendo che vengono questi pensieri come quando l'acqua del mare è in burrasche, la quale gonfiata da venti fa le onde gros­se, le quali quando sono vicine a scogli, gli danno colpi, che pare li vogliano fracassare e disfare; ma non è così; li danno sì, ma non li penetrano né li disfanno, può essere che li disgranino qualche poco, ma poi per la durezza dello scoglio non vi è pericolo, che l'onde per grosse che siano, li rompano: così segue dell'anima, quando è in orazione, la quale in quel caso è uno scoglio, perché Dio la tiene nella sua infinita carità, e perciò si puoi dimandare uno scoglio di fermezza perché il Sommo Bene gliela da: or il demonio invidioso di quest'alto stato dell'anima, quando è in orazione, vedendo che non può rapirla dall'infinite mani del­l'Immenso, cerca almeno sturbarla qualche poco con assalirla ora con tentazioni, ora con immaginazioni, ora con varietà di pensieri, ed alle volte per più ingannarla con sue infami finzioni, e ciò per levarla dall'alta attenzione a Dio: ma che? in mezzo a quest'onde tempestose dei demoni, l'anima sta come uno scoglio, essendo che sta sempre fissa al suo amato Bene.

Quest'onde poi di pensieri non servono ad altro che a sgravarla qual­che poco, e si è di farla stare per qualche momento senza quella singo­larità, ed altissima vista continua del suo Diletto, abbenchè intendo, che non vi stia né meno quel momento: ciò l'ho detto per spiegarmi meglio, perché né più né meno vi sta, ciò pare solo all'anima, la quale si svolge contro questi assalti, che rigetta, e perciò pare alla meschina, perché perde un pò ' di attenzione amorosa, di non essere in braccio al caro Sposo; anzi Dio mi fa intendere che vi è, e si compiace di vederla combattere, e questo le serve di maggior profitto, perché in virtù di quel patire, che fa nel combattimento, si purifica a guisa dello scoglio, che se prima della burrasca era un po' rugginoso, dopo la burrasca viene un poco più purgato, perché il moto delle onde lo lava. E' vero però che bisogna star avvertiti, che quando vengono queste burrasche d'inquie-titudini, di pensieri bisogna starsene sempre fissi in Dio senza farne conto, perché vedendo l'inimico, che non se ne fa capitale, se ne fugge poi deriso, perché vede, che con l'aiuto di Dio non si temono. Quando mi trovo in queste burrasche di pensieri, ed altre inquietudini mi volto al mio Dio dicendogli: Mio Bene, mirate un poco come si trova questa povera anima mia; e poi lo prego, che se è così la sua SS. Volontà, me ne liberi, e poi seguito a star così: non tralascio di confessare, che mi dia­no molto fastidio, ma sia tutto per amor del Sommo Bene, a cui sia onore, e gloria in sempiterno. Amen.

24 Martedì, sono stato con maggior raccoglimento e lagrime, massime nella S. Comunione; alla Notte SS. sono stato anche raccolto, ma non così particolarmente; fui anche con molte tenerezze, massime nel ricordarmi dell'infinito amore del nostro caro Dio nell'essersi fatto uomo, e nascere con tanto incomodo, e tanta povertà; e poi mi riposavo così nel mio Dio.

2.5 Giorno del SS. Natale: feci nell'aurora la S. Confessione con par­ticolar tenerezza di contrizione, e gran cognizione di me stesso, in appresso nella SS. Comunione fui secco come un tronco, e stetti così quasi tutto il giorno.

26 Giovedì, giorno di S. Stefano Martire: fui con particolar elevazio­ne di spirito, massime nella SS. Comunione: desideravo di andare a morir martire, dove si nega l'adorabilissimo Mistero del SS. Sacramento. Questo desiderio è qualche tempo, che l'infinita Bontà me lo da, ma oggi l'ho avuto con particolar modo: avevo desiderio della conversione degli Ere­tici, massime dell'Inghilterra con quei regni vicini, e ne feci particolar orazione nella SS. Comunione.

Ebbi anche particolar intelligenza dell'infinita misericordia, facendomi conoscere il nostro sommo Bene con quanto infinito amore castiga qui, acciò si fugga l'eternità dei tormenti; e perché sa la sua infinita Maestà il luogo, che la sua infinita giustizia ha preparato per giustissimo e meri­tevolissimo castigo del peccato, pertanto la sua infinita misericordia si muove a compassione con i castighi amorosi, avvisando con questi le sue creature peccatrici all'emenda, acciò fuggano quell'eterno castigo, e lo servano. Tutto ciò l'intendo in un attimo con molte lagrime miste con altissima soavità.

27 Giorno di S. Giovanni Apostolo ed Evangelista: sono stato mosso dall'infinita Bontà in gran riposo e soavità, massime nella SS. Comunione, sentendo con infusa intelligenza, e con l'altissime consolazioni dello spi­rito un certo riposo dell'anima frammischiato con le pene del Redentore, nelle quali l'anima si compiace; si frammischia amore e dolore. Di que­sto non so farmi intendere, perché non si può spiegare; dicevo mentre servivo la S. Messa, e che vedevo Gesù, gli dicevo, che mi mandasse i Serafini a saettarmi d'amore: ciò viene dagli slanci amorosi che l'infinita pietà concede al cuore. Gli dicevo ancora che mi lasci levar la sete del SS. Amore, lasciandomi bere dall'infinita fonte del suo SS. Cuore; ma quest'ultimo non è seguito nella SS. Comunione.

28 Giorno dei Santi Innocenti: alla mattina ero arido, ed avevo aggravamenti di capo, stetti così un pezzo, sino che venne l'ora deside­rata della SS. Comunione, dopo la quale fui mosso dall'infinita Bontà in grande altissimo raccoglimento, e a grandi affetti amorosi con colloqui col nostro caro sposo. Mi venne poi una rimembranza della fuga fatta in Egitto con tanto suo scomodo, e patimento e anche dolore di Maria SS.ma con S. Giuseppe, ma in particolare di Maria SS.ma. Si frammi­schiava nella poverissima anima mia il dolore, e amore con gran lagrime, e soavità. Di tutto questo l'anima ne ha infusa e altissima intelligenza tutto insieme, alle volte d'un Mistero solo, ma l'intende in un momento senza forme corporee, o sia immaginarie, ma Dio gliele infonde con opra della sua infinita carità, e misericordia. Nell'istesso tempo, che l'anima l'intende altissimamente, o se ne compiace, o se ne condole secondo i misteri; per lo più si frammischia sempre la santa compiacenza. Alla sera poi ebbi particolare contrizione dei miei gran peccati, e difetti, e mancamenti innumerabili, conoscendo essere un abisso d'ingratitudine. Ne ebbi ancor particolar cognizione, fra il giorno, di me stesso. So che dico al mio Divin Salvatore, che non mi posso chiamar altro, che un miracolo delle sue infinite misericordie. Ne sia da tutti lodato, e magnificato il suo Santissimo Nome. Amen.

29 Domenica, nell'orazione di notte sono stato in pace, e anche qualche poco distratto. Ho avuto particolar raccoglimento nell'offerta della sua SS. Vita, Morte e Passione, come anche nelle suppliche, massime per gli Eretici, e ho avuto particolar modo di pregare per la conversione d'Inghilterra, massime perché vorrei che fosse eretto lo stendardo della S. Fede, acciò si slargasse la divozione, e riverenza, ossequi e amore, e frequenti adorazioni al SS. Sacramento, mistero ineffabile della SS. Carità di Dio, acciò con più particolar modo sia glorificato il suo SS. Nome. Non mi cessa il desiderio di morir martire, massime per il SS. Sacramen­to, cioè dove non si crede. Nella SS. Comunione sono stato quasi insensi­bile, e poi mi son seguite anche delle distrazioni. Alla sera poi sono stato raccolto, e mi son sentito commosso a riparare le irreverenze mas­sime della Chiesa, sentendomi mosso a riparar queste con le correzioni, come con la grazia di Dio vado facendo. Mi vien da dire: Ah! mio caro Gesù, che adesso adesso possiamo fuggire di Chiesa, e che gli Angeli ponno portar via il SS. Sacramento in luogo, ove non sia così profanato con l'irriverenza, e offese gravi. Gli dico, che mi dia forza di piangere a lagrime di sangue, come tanto desidero.

30 Lunedì, sono stato avanti raccolto, e poi nella SS. Comunione sono stato anche particolarmente raccolto, e anche mosso a lagrime; il resto del giorno poi sono stato in distrazione e massime di pensieri di cose future; mi metteva l'inimico avanti, che mi dovevano venire tribolazioni grandi per la casa; ho avuta anche particolare desolazione. In tutto sia fatta la volontà del nostro caro Dio. Amen.

32 Giorno di S. Silvestro: sono stato arido, distratto, ma con interna pace, molestato dai pensieri sopradetti; nella SS. Comunione in pace sì, ma quasi insensibile, e duro negli affetti; verso la sera sono stato par­ticolarmente raccolto.

P°. Mercoledì primo di Gennaio 1721: fui altissimamente elevato dall'infinita carità del dolcissimo nostro Iddio a grande raccoglimento e lagrime in abbondanza, massime dopo la SS. Comunione, nella quale ho sentiti affetti sensibilissimi di santo amore, parendomi liquefatto in Dio; raccontavo con grande confidenza, ma senza fatica, e con gran dolcezza al mio Gesù le mie miserie; gli dicevo gli scrupoli che posso provare in un voto che ho di privare il corpo di tutti i gusti superflui; or gli dicevo che lui sa, che quando ho fame sento gusto a mangiare anche il pane asciutto, e mi sentivo soavemente (dire) nell'interno: ma questo è necessario; allora mi si disfaceva il cuore, e dirompevo in tenerissime lagrime, miste con grandi affetti di amore; avevo anche cognizione dell'anima in vincolo d'amore unita alla SS. Umanità, ed assieme liquefatta ed elevata alla cognizione alta e sensibile della Divinità, perché, essendo Gesù Dio ed Uomo non suoi l'anima essere unita con amore SS. alla SS. Umanità ed assieme liquefatta (senza essere) ed elevata alla cognizione altissima e sensibile della Divinità. Questa stupenda ed altissima maraviglia non puole né dirsi, né spiegarsi né meno da chi prova, ed è impossibile, perché l'anima intende, perché Dio vuole; prova dolcissime e sopra altissime meraviglie perché (Colui che è) immenso glielo fa capi­re, ma poi dirlo è impossibilissimo; son cose che si provano e intendono in un attimo, almeno all'anima le pare così, perché se durassero bene mille anni, non le parrebbe, a mio credere, un momento; perché l'anima è nel suo Bene infinito; non desidero altro che la sua gloria, il suo amore e che sia temuto ed amato da tutti.

Ho avuto altre particolarissime grazie, massime nel pensare al mistero santissimo della Circoncisione, e parimenti nel servire un sacrificio mi sentivo tanto alto lume della gran carità che Dio mi usa e della mia miseria, ingratitudine e vita, che non m'incallavo nemmeno alzar gli occhi a guardar l'imagine di Maria Santissima, e sempre con gran lagrime, miste con gran soavità, massime nel vedere il mio Sacramento Sposo Gesù.

 

 

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