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CAPITOLO I

1. Nascita di Paolo. 2. Sua infanzia. 3. Devozione alla Passione di Gesù. 4. I suoi primi studi.

(1694 - 1709)

NASCITA DI PAOLO

Paolo della Croce nacque il 3 gennaio 1694 in Ovada (Alessandria) soggetta in quel tempo alla repubblica di Genova. Suo padre, Luca Danei, era nativo del Castellazzo, ma discendeva dalla nobile famiglia Danei che fu tra le principali di Alessandria, in quest'epoca però era decaduta dal suo antico splendore (1).

La madre, Anna Maria Massari, anch'essa di agiata famiglia, era nata a Rivarolo Ligure, ma fin dall'infanzia viveva in Ovada insieme alla famiglia.

Luca aveva lasciato da giovane il Castellazzo, ed abitava ad Ovada con lo zio sacerdote, D. Gian Andrea Danei (2).

I due virtuosi giovani, degni l'uno dell'altro, avevano celebrato il loro matrimonio il 6 gennaio 1692. Avidi più dei beni del cielo che di quelli della terra, i due sposi non cercavano nel loro piccolo negozio (3), che il necessario sostentamento per la numerosa famiglia, e vivevano san­ tamente uniti nel santo timore di Dio.

Uomo di antica fede, di costumi intemerati e di rara pietà, Luca trovava le sue delizie nella preghiera, nella lettura dei libri devoti e, soprattutto, nelle vite dei santi.

(1) S. 1. 48 § 32.

(2)  Il 25 febbraio 1685 Luca aveva sposato in prime nozze Maria Caterina De Grandis, nipote dell'Arciprete di Ovada. La sig.ra De Grandis morì il 14 agosto 1690 senza aver avuto prole. La famiglia Danei aveva alcune terre nel Castellazzo (S. 1 45 § 5). D. Antonio Danei dice che quando il babbo stava a Cremolino s'industriava con un piccolo negozio (S. 1. 44 § 1). Il nostro Paolo in una lettera si chiama « figlio di un povero tabaccaio » (Lt. I, 200). Ad Ovada anche oggi s'indica un locale dove Luca avrebbe avuto un negozio di telerie (Mem. dei Primi Comp. p. 14-15); altri dicono che facesse il venditore ambulante.

(3) Un documento rilasciato dal Vicariato di Roma a Paolo stesso nel 1726 alludendo alla nascita del medesimo, la dice avvenuta accidentalmente fuori di patria, perché Luca vi si trovava « ratione mercaturae » (Boll. 1928 p. 117).

Dall'esercizio delle virtù cristiane ritrasse una forza superiore a tutte le avversità e un amore ardente verso Dio, per il quale sacrificò volentieri i suoi più cari interessi, gli affetti più puri e la sua stessa vita. Fu tale la sua fede, che benché sposo e padre, aspirava al martirio (4). Col suo prossimo fu giusto, buono e indulgente; vicino a morte lo vedremo coronare la sua vita con la più eroica carità (5).

La medesima virtù maschia con tutta la sua forza, ma nello stesso tempo col fascino, con la tenerezza e la pietà di sposa e di madre, si ritro­ vava nel cuore di Anna Maria. Umile, modesta e pia, ella non amava altro che la solitudine del focolare domestico e degli altari, dividendo il suo tempo tra Dio e la famiglia (6). Riguardava le faccende di casa e l'edu­ cazione dei figli come una santa missione e senza mai lamentarsi ella ne portava il peso con pazienza inalterabile. Se alle volte sentiva qualche moto di risentimento, sapeva reprimerlo così bene, che dalle sue labbra uscivano solo queste parole di benedizione: « Che Dio vi faccia tutti santi » (7).

Una virtù così soave e così perfetta le conciliava stima, affetto e venerazione de quanti l'avvicinavano. Nella morte del suo virtuoso sposo, avvenuta nell'agosto del 1727 (8), si dimostrò donna veramente forte.

Da allora in poi, nonostante le sue continue sofferenze (9), ella porterà da sola e senza venir meno il peso della numerosa famiglia. Dopo diversi anni, nel settembre del 1746 (10), suonò anche per lei l'ultima ora e la morte, eco fedele della sua vita, fu la fine esemplare di chi era vissuto da perfetto cristiano.

Conosciamo le piante scelte, dalle quali è germogliato quel puro fiore di cui incominciamo a sentire il profumo. Questi due sposi non sono favoriti dei beni della terra, ma sono ricchi dei tesori della grazia. In ricom­ pensa delle loro virtù Iddio affida ad essi 16 figli, frutti benedetti del cielo, poiché quasi sempre il Signore sceglie nelle famiglie numerose i privilegiati della sua grazia (11).

(4)  Por. 2148.

(5)  S. 1. 49 § 36.

(6)  D. A. Francesco Lamborizio depone : « La sig.ra Anna Maria era donna umile, devota, senza lusso e da tutti stimata per una santina » (S. 1. 52 8 50).

(7)  S. 1. 56 § 64.

(8)  Lt. I, 90.

(9)  S. 1. 56 § 64.

(10)  Lt. II 549.

(11)  S. 1. 45 § 6.

Dopo una bimba che visse solo tre giorni, l'anno seguente nacque il nostro Paolo. I genitori di questo prediletto fanciullo poterono intravedere i segreti disegni della Provvidenza. Leggiamo nella vita di alcuni santi che Dio si compiacque alle volte di far notare prima della loro nascita dei segni che preannunziavano la loro santità e la missione che erano chiamati a compiere. Anche la nascita del nostro Paolo fu accompagnata da circostanze che rasentano il prodigioso.

Per tutto il tempo che lo portò nel seno, la mamma non provò quei disagi, fastidi e disgusti che ordinariamente precedono la maternità (12).

La sua nascita, che avvenne quando era ancora buio, fu accompagnata da una luce misteriosa così risplendente, che le lampade parvero spente (13). Paolo sarà una lampada che tra le tenebre del secolo XVIII risplenderà di una luce meravigliosa per preparare tante anime a ricevere la sor­ gente stessa della luce, Gesù; nacque il giorno dell'ottava del discepolo pre­ diletto: come S. Giovanni, Paolo resterà sempre col suo spirito ai piedi della croce; fu battezzato il giorno dell'Epifania: non deve egli manifestare al mondo il suo Dio col ministero della sua parola? ricevette il nome di Paolo-Francesco: come il grande Apostolo, avrebbe ricevuto la missione di predicare Gesù Crocifisso e, come il serafico patriarca, quella di fondare un Istituto religioso che avesse per base la più stretta povertà.

Donna prudente e cristiana, Anna Maria si guardò bene di dare al suo fanciullo latte mercenario; così Paolo, con un latte puro, attinse dalla mamma anche la pietà. Ma come se già fosse dotato di discrezione, lo prendeva « regolarmente ogni quattr'ore» (14); indice, in qualche modo, della grande astinenza che osserverà in tutta la sua vita.

 

LA SUA INFANZIA

Un fanciullo di così belle speranze reclamava le più grandi cure per bene educarlo. Questa prima educazione che appartiene in modo speciale alla mamma, educazione estremamente delicata e decisiva per l'avvenire, che forma l'uomo fin dalla culla, né in seguito può esser supplita, trovava in Anna Maria tutti i necessari requisiti: elevatezza di pensiero, delicatezza di sentimenti, pietà fervente, e maniere affabili.

(12)  Lo depone D. Antonio Danei che lo sentì più volte dalla mamma (S. 1. 45 § 3).

(13)  S. Paolo della Croce in una lettera dice che è nato « circa alla levata del sole » (Lt. I, 166). Non abbiamo voluto modificare il testo perché il fatto è riferito da S. Vincenzo Strambi, testimonio autorevolissimo (VS. p. 2) e le parole un po' vaghe della lettera si possono accordare facilmente.

(14)  S. 1. 45 § 6.

Per questa madre che potrebbe esser modello di tutte le altre, la migliore educazione è quella eminentemente cristiana. Ella perciò non solo circondò con scrupolosa vigilanza il tesoro che il Padre celeste le aveva affidato, ma con zelo illuminato depositò in quel cuoricino il seme di tutte le virtù. L'aveva sempre sotto i suoi occhi e con tatto e prudenza allontanava tutto ciò che avrebbe potuto offuscare quell'innocenza che poi Paolo, divenuto grande, avrebbe avuto la fortuna di conservare sempre pura. Gli insegnò a conoscere Iddio, ad amarlo, a servirlo; gli raccontava la vita degli anacoreti; e siccome era molto unita a Dio, sapeva dare ai suoi racconti tanta attrattiva e tanta pietà, che il piccolo Paolo pendeva attento dal suo labbro. Così nacque in lui quel gusto per la solitudine che non lo lascerà più per tutta la sua vita (15).

Altre volte era la storia della Passione e Morte di Gesù. Benché fosse ancora in sì tenera età, il bambino si commoveva fino alle lagrime. Se, come accade a tutti i bambini di quell'età, accomodandogli i capelli, piangeva, la mamma con ingegnosa e delicata insinuazione gli raccontava qualche tratto dei santi anacoreti. Paolo Francesco, avendo ancora negli occhi le ultime lagrime, ascoltava con amabile sorriso. Altre volte, mettendogli tra le mani un piccolo Crocifisso, gli diceva: « Guarda, figlio mio, quanto ha patito Gesù! » (16). Il bimbo con uno sguardo di tenerezza fissava Ge­ sù Crocifisso e taceva.

La pia madre che non aveva dimenticato di consacrar fin dalla nascita quel figliuolo alla Regina dei vergini (17), ora gli parla spesso di Gesù Bambino e della sua Madre; gli dice quanto Gesù fosse docile e saggio; quanto la Madonna fosse amabile e buona. Paolo fu preso da un singolare amore per Gesù Bambino e per la Madre sua. E come era felice di poter indirizzare ad essi ogni giorno le sue preghiere inginocchiato e con le manine giunte dinanzi alla loro immagine! (18). E' sempre sul cuore di Maria che si formano i santi! Vedremo presto la testimonianza di amore che gli diede Gesù Bambino e la protezione della Santa Vergine.

(15)  S. 2. 58 § 11.

(16)  S. 2. 59 § 17.

(17) S. 1. 44 § 2.

(18)  S. 1. 46 § 9.

 

L'incessante sollecitudine della madre, trovava un efficace concorso nel padre che, con gli esempi più che con le parole, si prodigava egli pure nell'educazione del suo figliuolo.

Il ricordo di una madre così virtuosa restò profondamente scolpito nel cuore di Paolo; anche negli ultimi anni, quando spiegava dal palco i doveri che i genitori hanno verso i figli, si compiaceva di citare l'esempio di colei a cui doveva, oltre la vita, la felicità di essere tutto di Dio: « Se io mi salvo, diceva, come spero, sono molto tenuto all'educazione di mia madre » (19).

Che magnifico elogio sulla bocca di un tal figlio! Felici quelle madri che, come Anna Maria, educano i figliuoli non per il mondo, ma per Iddio; essi saranno la loro gioia sulla terra, e la loro corona in cielo.

Questa giovane pianta così piamente coltivata, non tardò ad ammantarsi di fiori e di frutti. A proporzione che Paolo avanzava nell'età, cresceva anche in virtù. Si vedeva ogni giorno più svilupparsi in lui l'inclinazione alla solitudine, alla preghiera e alla mortificazione, mentre il suo carattere appariva così dolce ed affabile che si guadagnava il cuore di tutti.

Fuggendo i giuochi dell'infanzia, in compagnia del fratellino Giovanni Battista che fu, come vedremo, il suo compagno fedele nella vita e nelle fatiche apostoliche, metteva tutto il suo piacere ad innalzar altarini con l'immagine di Gesù Bambino e della Madonna ed adornarli di fiori. Là passava lunghe ore, recitando il Rosario, pia pratica che mantenne per tutta la vita.

Un giorno, mentre pagava questo tributo d'amore alla Madre del cielo, gli apparve un piccolo fanciullo, di bellezza incantevole: era Gesù stesso che voleva così ricompensare l'amore di Paolo (OAM. p. 14). Ma anche la Madonna sì a lui che al fratello, Gian Battista, volle dare un segno straordinario di protezione.

Mentre una volta da Ovada si recavano a Cremolino, ove i loro genitori avevano quasi un secondo domicilio, caddero, non si sa come, nell'Olba (20). Le acque sono profonde, la corrente è rapida e i due giovanetti, trasportati dalla corrente, sono vicini a perire. Ma all'improvviso ecco apparire una bellissima Signora, piena di maestà e di grazia che, camminando sopra le acque, stende loro la mano, li strappa dai flutti e li libera dalla morte.

Questo segnalato favore infiammò maggiormente il cuore di Paolo alla riconoscenza ed all'amore verso la sua Liberatrice e quel celeste Bambino, la cui bellezza lo aveva rapito.

(19)  S. 1. 56 § 64.

(20)  Tutti i migliori biografi del Santo parlano di questo fatto. Però mentre S. Vincenzo Strambi p. 6 e il P. Filippo ed. 1821, p. 10; lo dicono avvenuto nel Tanaro, il P. Bernardo (Silvestrelli) in Memorie dei Primi Comp. p. 16, e il P. Pio p. 12 lo dicono avvenuto nell'Olba. Il P. Paolo Giuseppe p. 6 e il P. Gio. Maria di S. Ignazio nella vita del Ven. P. Gio. Battista, fratello del Santo, p. 2, dicono semplicemente che, caduti nelle acque, quando stavano per annegare, è apparsa una bellissima Signora che li ha salvati.

 

INCOMINCIA LA DEVOZIONE A G.CROCIFISSO

Era ancora in tenera età e Dio già gli comunicava grandi lumi, il dono delle lagrime e quello d'orazione (21). Ignorando il metodo della meditazione e unicamente guidato dallo spirito del Signore, Paolo faceva frequenti e lunghe riflessioni sulla Passione di Gesù Cristo, di cui così spesso aveva sentito parlare dalla mamma che, senza saperlo, ispirandogli quella devozione, preparava le vie della Provvidenza divina. Il santo giovane, fissando il suo sguardo sull'immagine di Gesù Crocifisso, cominciava a considerare le crudeli sofferenze del Redentore e, a quella vista, non poteva trattenere le lagrime.

Così Gesù stesso lo prepara adagio adagio e da lontano alla sua provvidenziale missione: gli offre un'irresistibile attrattiva per la sua Passione e incomincia a dargli frequenti visioni della sua vita, dei suoi dolori e della sua morte. Si mostra a Paolo con la fronte coronata di spine, col volto livido, col corpo straziato da piaghe sanguinanti, con la carne a brandelli.

L'impressione che ne riceve il beato giovane è tale, che la sua anima quasi agonizza per il dolore. Nessuna meraviglia se fin dalla sua giovinezza incominciasse ad amare tanto la sofferenza.

L'Olba è un torrente che scorre tra Ovada e Cremolino. I due paesi distano 1 uno dall'altro 4-5 km.

Dai registri di battesimo e di morte risulta che la famiglia Danei dal 1701 al 1708, fatta eccezione di un periodo intorno al 1704, abbia dimorato a Cremolino. Ad Ovada in questo tempo conservava il negozio di telerie ed altri oggetti. Vi erano poi i parenti di Anna Maria.

Il fatto sarebbe avvenuto nel punto detto anche oggi « Palancola dei Carlini ».

(21) Del suo fratello Gian Battista, giovane ancora di otto anni, Paolo dice che si «alzava di notte... a fare orazione per tre e più ore» (S. 2. 58 § 12).

 

Chi può credere che lui, più grande di un anno, rimanesse a letto o fosse da meno. Tre ore e più di preghiera..., anche d'inverno...! Poteva avvenire questo senza un dono speciale di orazione?

Giovanissimo, sapeva mortificare tutti i suoi gusti e macerare il suo corpo. Usciva segretamente dal suo letto e prendeva il suo riposo sopra una tavola per assomigliarsi al Salvatore che, nella sua ultima agonia, non ebbe altro letto che il legno della croce. Spesso, in ginocchio, nel silenzio della notte, meditava le crudeli sofferenze di Gesù Crocifisso. Il venerdì soprattutto s'imponeva speciali penitenze: per tutto il giorno aveva lo spirito assorto nelle sofferenze del suo Dio; a tavola si vedeva mesto, pallido, con gli occhi pieni di lagrime, si riusciva a stento a fargli mangiare un pezzo di pane che bagnava col pianto (22). Usando delle corde, si era fatto uno strumento di penitenza col quale batteva il suo corpo innocente. Fu tale il suo spirito di penitenza e di orazione, da comunicarlo anche al fratello Gian Battista. Noi li vedremo praticare insieme per tutto il corso della loro vita le austerità più spaventose.

La Passione di Gesù era, dunque, sempre presente allo spirito del nostro Santo e già fin d'allora voleva esserne apostolo. Spesso adunava nella sua camera i suoi fratellini e sorelline e parlava loro della Passione con una forza ed una unzione sorprendenti per la sua età (23). I suoi udi­ tori ne erano commossi e vedendolo piangere, piangevano con lui.

Con la penitenza e con l'orazione Paolo aveva preparato nel suo cuore un santuario al Dio dell'Eucaristia; presto avrebbe ratto la sua prima Comunione.

La mamma aveva avuto cura di mandarlo al catechismo della parrocchia; poi si era fatto un dovere di ripetergli ella stessa le verità della fede. Ignoriamo, purtroppo, l'epoca precisa della sua prima Comunione. Crediamo che questo grande atto della vita cristiana sia avvenuto in Ovada prima che, per terminare i suoi studi, fosse condotto dai genitori a Cremolino, dove lo vediamo al santo banchetto col fervore di un angelo (24).

Malgrado questo spiacevole difetto di documenti, ci è facile farci un'idea delle grazie straordinarie delle quali Iddio dovette ricolmare quell'anima in un giorno così solenne e pensare che a partire da quell'epoca, camminando di virtù in virtù, dovesse far passi da gigante nella via della santità. La Comunione dovette essere la sua felicità e la sua forza; la Comunione lo preserverà da tutto ciò che potrebbe macchiarlo; il tabernacolo sarà la torre inespugnabile in cui Paolo metterà al riparo la sua virtù.

(22)  Veramente queste cose la sorella Teresa le racconta come avvenute nel Castellazzo. Sapendo però che Paolo fin da piccolissimo aveva dimostrato grande spirito di penitenza, dobbiamo credere che facesse così da un pezzo.

(23)  S. 1. 46 § 12.

(24)  Purtroppo, non abbiamo nessuna notizia intorno alla prima Comunione del nostro Santo. Giudicando da quello che depone il suo fratello Giuseppe, cioè che i genitori facevano continue esortazioni a « frequentare i SS. Sacramenti » (S. 1. 50 § 37); che in Ovada avevano lo zio D. Gian Andrea che era padrino di Paolo e per la spiccata pietà del nostro giovane, dobbiamo ritenere che sia stato ammesso presto al Sacramento dell'Eucaristia.

 

II lavoro e la preghiera furono, così, come l'aroma che preservò da ogni attacco l'innocenza della sua anima. La sua modestia, il suo candore e la sua amabile pietà fecero presagire fin d'allora che sarebbe un giorno un gran servo di Dio. Terminò i suoi studi letterari a sedici o diciassette anni.

I SUOI PRIMI STUDI

Paolo era sui dieci anni. Luca vedendo nel figlio uno spirito vivo e penetrante e una memoria felicissima, affidò la sua educazione ad un mae­ stro che unisse insieme scienza e virtù. Per questa missione incaricò un suo amico, religioso carmelitano di Cremolino (25).

La docilità del giovane scolaro, la sua intelligenza, la sua applicazione gli guadagnarono il cuore del maestro. Questi, e per le belle qualità del discepolo e per l'amicizia che lo legava al padre, prodigò verso il giovane tutte le sue cure. Paolo rispose ben presto alle lezioni del maestro e alle speranze del padre; i suoi progressi nello studio superarono ciò che si poteva attendere dalla sua età, e il maestro, meravigliato, fece del discepolo i migliori elogi.

Scrive S. Vincenzo Strambi: « I suoi talenti naturali furono causa del suo progresso, ma più di tutto la sua applicazione costante sostenuta con serenità di spirito e tranquillità di cuore, libero dalle passioni che turbano l'intelligenza. Nei suoi studi gravi ed assidui apprese Paolo il modo di ragionare con precisione, esprimersi con grazia, con insinuazione, con eloquenza grave e pia che rendeva il suo parlare ornato, elegante ed attraente; il che dilettava e commoveva tanto gli uditori nel corso delle sue predicazioni » (26).

Trasformato quasi in preghiera, lo studio non arrecò nessun nocumento alla sua pietà e i progressi nella scienza dei santi non furono meno notevoli. Continuò fedelmente i suoi molteplici esercizi di pietà: non venne mai meno all'orazione che faceva di buon mattino; ogni giorno ascoltava la santa Messa; più spesso che poteva si nutriva col Pane degli angeli. Il tempo che gli rimaneva libero dallo studio lo impiegava in pie letture o in soavi colloqui davanti al tabernacolo o all'altare della Madonna.

(25)  S. 1. 47 § 21.

(26)  VS. p. 18.

 

 

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