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CAPITOLO XIX

1. Papa Benedetto XIV. 2. Il Cardinal Rezzonico. 3. All'udienza del Papa. 4. Approvazione delle Regole. 5. La professione religiosa.

(1740 - 1741)

ELEZIONE DI BENEDETTO XIV

II 17 agosto 1740 saliva sul trono di S. Pietro uno dei più illustri Pontefici, la più fulgida gloria di quel secolo, il Cardinal Prospero Lambertini, arcivescovo di Bologna col nome di Benedetto XIV.

Paolo salutò con gioia la comparsa di questa grande figura, perché presentiva in questo Pontefice il potente sostegno della fede, attaccata da ogni parte dalle sacrileghe violenze dell'incredulità. Le sue previsioni di un glorioso Pontificato le troviamo così espresse in una sua lettera:

« Accerto V. S. Ill.ma che quando seppi la sospirata nuova della sua esaltazione al Pontificato (sebbene mai l'avevo conosciuto da Cardinale), sentì il mio cuore una straordinaria commozione, mai più provata in tal congiuntura, ed altri effetti che suscitarono in esso una vivissima spe­ranza, che questo era quel SS. e zelantissimo Pastore, il quale doveva mettere in piedi la pietà tanto scaduta nel cristianesimo; e per tale effetto proruppe il mio spirito in affetti di lode e ringraziamento all'Altissimo per tal misericordia usata al povero suo popolo » (1).

Una voce interna diceva inoltre a Paolo: ecco il Vicario di Gesù Cristo che, con la sua autorità apostolica, stabilirà nella Chiesa l'Istituto della santa Croce. Questo dolce pensiero nasceva nel cuore del patriarca della Passione, ma non osava ancora abbandonarvisi pienamente, avendo sempre davanti agli occhi l'immagine del suo orribile nulla, come diceva, e delle sue enormi ingratitudini, principale ostacolo all'opera di Dio.

Sentiva Paolo l'intimo impulso che lo spingeva a presentare le Regole dell'Istituto al nuovo Pontefice, ma era necessario per questo un appoggio. A chi rivolgersi?

(1) Li. II, 214.

 

Mons. Crescenzi non era più a Roma; nominato arcivescovo di Nazianzo da Clemente XII, era stato mandato l'anno precedente come Nunzio a Parigi. Però questo prelato, prima di partire, aveva trasfuso il suo affettuoso interessamento per Paolo ad un altro perso­naggio che avrebbe potuto aiutarlo con la sua efficace protezione, al Cardinal Rezzonico, la cui pietà era l'ornamento del S. Collegio. Il nuovo protettore che aveva conosciuto Paolo all'ospedale di S. Gallicano ed era stato colpito dalla sua grande carità, fu felice di raccogliere, come un pio legato, il titolo di protettore del Santo, e gli dimostrò la più tenera affezione.

Paolo, da parte sua, mise tutta la fiducia nel nuovo protettore. Gli scrisse una lettera pregandolo di parlare al Papa della Congregazione nascente e ricevette dal Cardinale questa risposta:

« Essendo stato ieri ai piedi di N. Signore, e rappresentato in iscorcio alla Santità sua l'idea di questo sacro Istituto, il fine santissimo per cui è fondato, l'utile grande che ne riportano e la propagazione che si desidera e potrebbe aversi quando le loro Costituzioni fossero dalla S. Sede approvate, ascoltò nostro Signore con sommo compiacimento tutta l'esposizione ed onorandola della sua approvazione, mi disse che le facessi sapere che qualcuno di loro venisse a Roma, portasse le Costituzioni che desiderano che si approvino perché egli spera di poterli con­solare » (2).

Questa lettera calmò tutti i dolori di Paolo: la febbre scomparve, tornò la salute e quel cuore generoso che sapeva tenere tutta per sé la pena, si affrettò a comunicare ai suoi figli la sua felicità, esortandoli a raddoppiare le loro preghiere per ottenere dal Signore il pieno successo di un affare così importante. Si raccomandò anche alle preghiere del­le anime sante delle quali conosceva il potente credito presso Dio.

« Le cose della nostra vocazione (sic) non sono mai state così ben incamminate..., scriveva alla M. Maria Cherubina Bresciani. Adesso, figlia mia, è tempo di fare grandi istanze e fervorose suppliche all'Altissimo per questa sant'opera, a cui temo molto d'essere io l'impedimento... Offerisca all'Eterno Padre il Sangue preziosissimo del suo Unigenito, acciò si plachi per le mie ingratitudini, e mi dia grazia di fare la sua santis­sima volontà; e se non è di sua gloria quest'opera, l'impedisca, e dia a me spazio e luogo di penitenza per piangere le mie gran colpe » (3).

Non cercando, dunque, in tutte le sue opere che la più pura gloria di Dio, Paolo partì per Roma col P. Gian Battista dopo la solennità dei Santi.

(2) VS. p. 82; S. 2. 95

(3) Lt. I, 477.

 

UN PREZIOSO PROTETTORE: IL CARD. REZZONICO

Più di una volta il Cardinal Rezzonico aveva offerto l'ospitalità a Paolo e perché il religioso non temesse di alloggiare in un palazzo egli scriveva con amabile semplicità: « Vi troverete povero e meschino alloggio, tutto simile al vostro monastero, in cui godrete di una intiera libertà, tanto per trattare i vostri affari, come per compiere i vostri santi esercizi. Nessuno vi disturba ».

Il pio Cardinale vedendo favoriti i suoi voti, fece a Paolo e a suo fratello la più benevola accoglienza e volle che non avessero a Roma altro alloggio che il suo.

Senza più tardare si accordò col Cardinal Corradini per presentare le Regole al Sommo Pontefice e ottenere da lui la grazia tanto desiderata. Benedetto XIV accolse la loro supplica con bontà, e siccome l'idea di quest'Istituto gli era grandemente piaciuta, si degnò leggerne egli stesso le Regole. La sua alta intelligenza vi scoprì subito il dito di Dio e, già disposto ad approvarle, ne affidò l'esame ai due Cardinali stessi che gliele avevano presentate, sicuro che anch'essi avrebbero dato un giudizio favorevole. Il prudente Pontefice aggiunse, però, un terzo personaggio che teneva in grande stima, l'Abate conte Garagni che, del tatto nuovo in simili affari, vi portò il più scupoloso rigore.

Ora avvenne un fatto che fece risplendere di viva luce ciò che il Vicario di Cristo aveva conosciuto fin dal principio: le Regole del nuovo Istituto erano veramente opera dello Spirito Santo. L'abate Garagni si mise a leggerle con quella preoccupazione che spesso falsa il giudizio di chi esamini le opere di Dio alla sola luce della prudenza umana. Esse non gli sembrarono altro che una raccolta di osservanze impraticabili.

Era sotto quest'impressione, quando il venerabile Fondatore venne a visitarlo. Vedendolo così magro, così pallido, tutto tremante per il freddo, l'abate si confermò ancor più nella sua opinione, e dopo avergli detto con tono duro e asciutto che non avrebbe mai cooperato all'approvazione di tali Regole, lo congedò bruscamente come se lo scacciasse dalla sua presenza.

A questa inaspettata accoglienza il Servo di Dio si credette vicino a naufragare. Sapeva che l'abate, per la sua prudenza e la sua dottrina, godeva di una grande influenza presso Benedetto XIV e che aveva abbastanza franchezza per esprimere al Pontefice il suo modo di sentire.

Paolo incontrava, dunque, un ostacolo quasi invincibile, e non osando più sperare dagli uomini l'approvazione che gli era sembrata sicura, si rivolse a Dio, e la sua preghiera meritò di essere esaudita.

La notte seguente l'abate Garagni fu improvvisamente colpito da atroci dolori, accompagnati da strane agitazioni di spirito. Capì che questo doveva essere un colpo della roano di Dio, e non potendo indovinare la causa, ebbe l'idea di chiamare i suoi servi per implorare con essi lumi dall'alto. Mentre recitava le litanie della Madonna si presentò al suo pensiero Paolo, l'umile Paolo, non più come un uomo volgare e spregevole, ma come un santo di altissima virtù. Dopo una notte senza riposo, fatto giorno, comandò ai servi di ricercare al più presto il povero religioso.

Appena l'abate vide Paolo nella sua camera, gli domandò perdono, gli diede grandi testimonianze di rispetto e protestò che, avendo cambiato parere, era pronto ad assecondarlo con tutto il suo potere. Mentre parlava i suoi dolori scomparvero e le crudeli agitazioni della sua anima lasciarono il posto ad una tranquillità non mai goduta (4).

Da allora si stabilirono le relazioni più intime tra l'abate e il Servo di Dio e il promotore più attivo di questo affare, come il più zelante propagatore dell'Istituto della Passione, fu proprio l'abate Garagni (5).

 

ALL'UDIENZA DEL PAPA

Questo felice cambiamento colmò Paolo di gioia e, persuaso che la sua presenza a Roma non era più necessaria, poiché vi lasciava un così potente appoggio, pensò alla sua solitudine (6). Ma prima di partire ebbe un altro favore, quello di essere ammesso insieme col fratello Gian Battista, al bacio del Piede del Vicario di Cristo.

(4) PO. 438; S. 1. 592

(5) Lt. II, 221.

(6) Lt. I, 478.

 

Il Papa, vedendo i due Servi di Dio così umili e così poveri, li incoraggiò paternamente, aggiungendo che ben volentieri avrebbe autorizzato il loro Istituto, ma alquanto mitigato: permettere l'uso del cappello, del mantello, dei san. dali, un abito meno ruvido (7). Senza questi cambiamenti i futuri disce­poli non potrebbero sopportare un'austerità così grande. Sempre pronto all'obbedienza, Paolo rispose che la voce di S. Santità era per lui la voce di Dio. Il S. Padre gli diede la benedizione apostolica. I due apostoli, felici come se uscissero dalla presenza di Gesù Cristo medesimo, si diressero verso il Monte Argentario.

D'ora in poi il nostro Santo avrà frequenti relazioni con l'abate Garagni: gli raccomanderà di vigilare affinchè:

«Chi copierà le Costituzioni le lasci nella sua identità, secondo Sua divina Maestà le ha ispirate, a riserva di ciò che S. Santità avrà ordinato che si levi o si aggiunga » (8) ; gli esprime il vivo desiderio di portare nel petto quel segno che gli era stato mostrato in visione:

« E di nuovo (se non è troppo il mio ardire) mi raccomando alla sua gran pietà per quel sacro segno di salute, acciò abbiamo la sorte di portarlo al di fuori e più nel cuore, a confusione dell'inferno » (9).

Con questa rispettosa famigliarità Paolo eccitava lo zelo del suo nuovo amico, mostrandogli la missione e la bellezza dell'opera alla quale egli dava il suo aiuto. L'apostolo aveva sondato le profonde piaghe del suo secolo: il libertinaggio, l'orgoglio, l'incredulità, le false dottrine; aveva udito i sordi e minaccianti rumori del vulcano che non tarderebbe ad erompere, seminando grandi rovine. Oh, come avrebbe voluto arrestare il braccio di Dio già pronto a colpire la terra! Io « temo e tremo, diceva all'abate, perché il mondo sta troppo male e se Dio non lo visita con flagelli, a mio parere, non s'emenderà, e l'esperienza mi fa toccare con mano ciò che dico » (10).

La causa del male egli la trovava nella dimenticanza delle pene del Salvatore: occorrevano, dunque, apostoli della Passione. La Passione predicata ovunque, predicata continuamente sarà il potente lievito che solleverà il pesante fardello delle iniquità umane; il sofisma ha talmente pervertito lo spirito, che in avvenire bisogna rivolgersi al cuore dell'uomo.

E per mettere sempre meglio in evidenza l'opportunità dell'Istituto della Passione, scriveva così: .

(7) S.2. 644 8

(8) Lt. II, 211.

(9) Lt. II, 215.

(10) Lt. II, 218.

 

«La maggior parte dei fedeli vivono scordati di quanto ha fatto e patito il nostro amabilissimo Gesù, e per questo vivono altresì addormentarti nell'orribil pantano dell'iniquità; quindi è che per risvegliarli da tale detestabile letargo, bisogna far presto a mandare zelanti operai, veri poveri di spirito e staccati da tutto il creato; acciò con la tromba della divina parola, mediante la Passione SS.ma di Gesù Cristo, risveglino i poveri peccatori che dormono nelle tenebre e nell'ombra della morte, affine sia glorificato Iddio in tante anime convertite ed in molte altre che si daranno allo studio della santa orazione, e per tal mezzo ad una vita santa» (11).

 

APPROVAZIONE DELLE REGOLE

Sollecitato da tali raccomandazioni, dopo pochi mesi la commissione aveva terminato l'esame delle Regole con quella maturità che reclamava l'importanza di un tale affare, e il 30 aprile 1741 emise il voto favorevole, dichiarando che le Regole dei Minimi Chierici Regolari scalzi della SS. Croce e Passione di Gesù Cristo, con le leggere mitigazioni se­gnalate dal S. Padre, potevano essere approvate con un Rescritto apostolico, ma a condizione che i detti chierici divenissero più numerosi. Alla sera stessa l'abate Garagni portò questo voto con le Regole al Papa. Il S. Padre, prima di pronunciare il suo giudizio definitivo, volle prender tempo per meglio riflettere e ponderare la cosa.

Questo grande Pontefice considerò l'Istituto come assai vantaggioso alle anime e alla gloria del divin Redentore, perché vi si faceva un voto speciale di ricordare ai fedeli la memoria della Passione e della Morte di Gesù Cristo. Arrivò fino a dire che questa Congregazione della Passione era venuta al mondo per ultima, mentre avrebbe dovuto essere la prima di tutte (12).

Per implorare lumi dal cielo e la protezione di Maria, invitò gli abitanti di Roma a visitare le quattro principali chiese consacrate alla Santa Vergine e a pregarvi secondo la sua intenzione. Egli stesso, il 14 maggio, si recò a S. Maria in Trastevere e pregò a lungo. Appena tornato al palazzo, fece scrivere dal suo uditore Mons. Millo, il decreto di approvazione che fu pubblicato in data del giorno seguente 15 maggio; in esso Sua Santità approva, benedice, loda l'Istituto della Santa Croce e Passione di Gesù Cristo.

(11) Lt. II, 213.

(12) S. 1. 93 § 49; S.2. 95 § 6.

 

Il cielo aveva trionfato; l'inferno era vinto. Ecco ormai arruolata nel quadro della santa milizia una nuova legione di apostoli pieni di zelo e di giovinezza, con un avvenire sicuro. I figli di Paolo della Croce sotto lo stendardo della Chiesa, prendono posto a fianco dei figli di Do­menico, di Francesco di Assisi, d'Ignazio di Loiola.

L'abate Garagni si affrettò a dare questa lieta notizia al santo Fon­datore e Paolo, non potendo contenere la sua gioia, gli rispose con una lettera che è un inno di lode a Dio.

«Tutto ciò che respira, lodi il Signore e tutte le creature magnifichino le infinite misericordie, di quel gran Dio, che senza lasciarsi vincere dalle mie malvagità, s'è degnato portare a fine quest'opera tutta sua... Oh, quanto è soave il nostro amabilissimo Salvatore! Quanto dolce il suo divinissimo spirito! Oh, quanto è amabile la sua bontà! che alla tempesta fa seguire la calma e il sereno dopo un cielo nuvoloso! Sia benedetto il suo Nome nei secoli » (13).

L'ora delle grazie era suonata; Dio si compiace d'inondarne il suo Servo che ha dato prova di tanta fermezza d'animo in mezzo alle tempeste.

Era a Roma D. Angelo Di Stefano, canonico di Gaeta, che fu, come il lettore ricorda uno dei primi a vestire il santo abito della Passione e che con gran dolore di Paolo, non aveva potuto sopportare le austerità del nuovo Istituto. Questo sacerdote quando seppe che Benedetto XIV aveva mitigato i rigori, fu preso dal desiderio di rientrare nella via del Calvario. Comunicò il suo progetto al Sommo Pontefice il quale, incoraggiandolo alla costanza, gli espresse la sua soddisfazione. Alla sua par­tenza per il Monte Argentario, l'abate Garagni lo incaricò di rimettere al suo santo amico le Regole e le Costituzioni approvate e di più un rescritto che aveva ottenuto dal Cardinal Altieri. Sua Em.za accordava finalmente il favore per il quale Paolo aveva tanto sospirato, e la cui privazione gli dava un vero martirio: la facoltà di conservare il SS. Sacramento nella sua chiesa.

Paolo fece la più tenera accoglienza al suo antico figliuolo, apportatore di tante grazie ch'egli chiamava colpi dell'infinita e divina Bontà. Senza più tardare, lui e tutti gli altri cominciarono gli esercizi spirituali per prepararsi alla professione secondo le prescrizioni delle Regole. Perché il ritiro riuscisse più solenne, il Santo volle che avesse inizio proprio quel giorno nel quale Gesù Sacramentato stabiliva la sua permanente dimora in mezzo ad essi.

(13) Lt. II, 217.

 

Giustamente potè scrivere il Cardinal Rezzonico:

«Non senza particolar disposizione della divina Provvidenza credo che sia stata prolungata fino a quel tempo la sua venuta, accioché portando egli la grazia fattagli dal Sig. Cardinale Altieri di poter nella loro chiesa ritenere il SS. Sacramento, principiassero appunto a goder la continua presenza del Signore nel giorno, in cui la S. Chiesa celebra la memoria del grande incomprensibile beneficio che fu fatto a tutto il genere umano. Io ne godo estremamente perché spero che cosi con le loro adorazioni rimarranno in qualche parte riparate... quelle tante irriverenze che, purtroppo, ogni giorno si commettono alla sua presenza» (14).

 

LA PROFESSIONE RELIGIOSA

Così nel giorno del Corpus Domini, 1° giugno 1741, nella bella chiesa della Presentazione, i religiosi cantarono solennemente la Messa e, dopo l'inno del ringraziamento, Gesù Sacramentato prese possesso del tabernacolo. Fu un momento solenne che rapì tutti i cuori, ma specialmen­te l'anima di Paolo che dovette provare un'estasi d'amore. Si meravigliava di non morire di gioia e nella sua umiltà ne attribuiva la causa al suo poco amore per il Signore.

«La mia gran disgrazia si è che non v'è nel mio cuore una scin­tilla di vero amore di Dio, che se vi fosse, non resisterei ai colpi, ma resterei non solo svenuto, ma morto ed incenerito alla vista di tante grazie e misericordie che la Maestà sua comparte a quest'orribile nulla e mostro detestabilissimo d'ingratitudine» (15).

Il giorno 11 dello stesso mese, sacro al glorioso Apostolo S. Barnaba, i primi Religiosi della Passione si legarono al loro Maestro con i santi voti. Stiamo per assistere ad uno spettacolo che formerà l'ammirazione degli angeli e la compiacenza di Dio. La Chiesa si arricchisce di una nuova famiglia religiosa; gli angeli del Calvario trasaliscono, vedendo nuovi fratelli che staranno sempre con essi ai piedi della Croce per raccogliere nel calice della loro anima il Sangue della Redenzione che verseranno a fiotti sul mondo intero.

(14) VS. P . 80. (15) Lt. Il, 219.

 

I sacerdoti hanno celebrato la santa Messa ed i laici si sono cmnunicati. Come uomini che vogliono morire irrevocabilmente a tutto, Si prostrano a terra dinanzi all'altare con la fronte al suolo, mentre un sacerdote legge il Passio secondo S. Giovanni. Alle parole: « Tradidit spiritum » il Venerabile Fondatore si alza e con gli occhi inondati di la­grime fa la professione dei quattro voti: di povertà, castità, obbedienza e di propagare la devozione alla Passione di Gesù Cristo. Poi egli stesso riceve quella dei suoi figli.

Interamente consacrati a Gesù Crocifisso, per meglio dimenticare il mondo, lasciano anche il nome di famiglia e il Fondatore, da ora in poi, sarà Paolo della Croce; gli altri: Gian. Battista di S. Michele Arcangelo, Antonio della Passione, Fulgenzio di Gesù, Fr. Giuseppe di S. Maria.

In questa solenne circostanza Paolo, dopo averne fregiato il suo, mise anche sul petto dei compagni quel segno sacro, a forma di cuore, sormontato dalla croce, recante a lettere bianche il titolo della Passione, distintivo caratteristico esterno della nuova Congregazione.

Da questo giorno i nuovi Religiosi, anziché Missionari del Monte Argentario, verranno chiamati dal popolo: Passionisti.

Ed ora ci si permetta di seguire per un istante la profonda commozione destata dal ricordo dell'umile origine della nostra famiglia. Quando, dopo aver cercato a lungo la sorgente di un fiume, si arriva finalmente al luogo dove scaturisce il primo filo d'acqua, non si può fare a meno di benedire Iddio, principio e sorgente di ogni bene.

O piccola Congregazione di Gesù Crocifisso, tu hai avuto finalmente il tuo posto nella Chiesa. Quella voce potente che, creato il mondo, gli disse: cammina, ha chiamato anche te all'esistenza e ti ha detto: cammina, I avanza. E tu, sostenuta dalle braccia materne della Chiesa avanzi a nord, a sud, ad oriente, ad occidente e al di là dei mari, fertilizzando il campo evangelico con i tuoi sudori e col tuo sangue.

O Monte Argentario, o solitudine tutta imbalsamata dalle virtù del nostro Padre, fortunata confidente della sua anima, dei suoi dolori e delle sue gioie, modesta culla dei Religiosi della Passione, quanto ci sei cara...!

 

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