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CAPITOLO II

I. Sua gioventù. 2. Una grazia straordinaria. 3. Prove di spirito. 4. Soldato volontario contro i Turchi. (1709 - 1715)

SUA GIOVENTU'

Verso la fine del 1709 la famiglia Danei da Ovada si trasferì nelle vicinanze di Genova (Campo Ligure) (1). Nella nuova dimora il nostro santo giovane non diminuì né il fervore, né il numero delle sue pratiche di pietà. Benché all'ombra della casa paterna, egli era in mezzo al mondo e nel periodo in cui l'immaginazione è più viva, le impressioni più facili e il cuore più esuberante e bisognoso di affetto.

Illuminato dalla grazia, Paolo comprese che il giglio dell'innocenza non si sarebbe conservato che tra le spine e sotto la rugiada del cielo. Austerità, angelica modestia, fuga del mondo, continua vigilanza, lavoro assiduo nell'aiutare il babbo...: ecco il baluardo che protesse la sua virtù; ecco la sua vita dai 15 ai venti anni.

Nel vedere un giovane così pio e fervoroso ci crederemmo in dirit­ to di meravigliarci che non si parli ancora di vocazione religiosa o sacerdotale. Rispondiamo: Paolo aveva del sacerdozio un concetto così alto, che non osava aspirare a quella dignità. In seguito accetterà di essere mi­ nistro di Gesù Cristo, ma solo per obbedienza. Il suo unico e grande desiderio era di nascondersi in un deserto o in una solitudine inaccessibile e vivere alla maniera degli antichi anacoreti. Queste aspirazioni per la solitudine trovarono ostacolo nel suo Direttore che non gli permetteva di allontanarsi dalla famiglia credendolo necessario aiuto dei genitori (2).

Paolo non si lasciò trascinare dal fervore giovanile. Dotato di rara saggezza, si affidò interamente alle direttive del parroco e nella voce del suo Direttore riconobbe quella di Dio. Aspettò così l'ora di Dio che ben presto suonerà.

Siamo ad un momento solenne che fa epoca nella vita spirituale del nostro Santo. Quando Iddio ha qualche grande disegno sopra un'anima, comincia a purificarla con l'umiliazione. Egli non affida le sue missioni straordinarie che ad una purità perfetta e ad una profonda umiltà. Avendo destinato anche il nostro Paolo a « vaso di elezione », lo arricchisce dei doni più preziosi affinchè diventi uno strumento meraviglioso delle sue misericordie.

(1) Da un documento scoperto nel nostro archivio generale e pubblicato in Boll. 1928 p. 117-118, risulta che la famiglia Danei, avendo il nostro Paolo 15 anni, da Ovada si trasferì nella diocesi di Genova dove rimase per 5 anni. In se­guito si portò a Tortona dimorandovi 3 anni. Bisogna correggere quindi gli anti­ chi biografi che la fanno passare da Ovada al Castellazzo.

(2) Lt. IV, 218.

 

UNA GRAZIA STRAORDINARIA

Era il nostro santo giovane sui diciannove anni e mezzo (3). Un giorno, mentre assisteva ad una istruzione famigliare del suo parroco, fu illuminato improvvisamente da una luce che rischiarò tutte le profondità della sua anima, manifestandogli la sua miseria e il suo nulla (4).

Paolo, che era stato sempre virtuoso ed esemplare, si credette un grande peccatore e il sentimento del suo miserabile stato fu così vivo, che gli strappò torrenti di lagrime. Non c'è da meravigliarsi; quando il Signore con un raggio più vivo della sua luce fa conoscere ad un'anima la grande purezza che richiede da lei, le da anche una maggiore conoscenza dei difetti, siano pure i più leggeri. Sotto l'influsso di quella luce divina l'anima si esamina con la più minuziosa diligenza e condanna senza pietà anche le minime cose che non si accordano col più puro amor di Dio.

Da questa grazia insigne risulta un profondo disprezzo di sé, un distacco assoluto da ogni creatura, uno zelo ardente per la gloria di Dio e la salute del mondo. Questo tocco divino vuole una fedeltà ferma e risoluta alla voce del cielo. Se l'anima è fedele può salire molto in alto; se infedele, può discendere molto in basso. La grazia trovò in Paolo un cuore docile e vi produsse tutti i suoi frutti.

Collocato in questa regione di luce, il santo giovane risolvette di darsi sempre più a Dio con un rinnovamento interno che, nella sua umiltà, chiamava la sua conversione, ma che in realtà non era altro che un aumento di virtù. Molti santi furono provati in questo crogiuolo nel momento in cui Dio stava per affidare ad essi una missione straordinaria.

(3)  S. 1. 69 § 65 - Avvenne verso il 1713.

(4)  S. 2. 147' § 2.

 

Paolo si convinse di non aver mai fatto nulla per il Signore; nella sua anima non vide che peccati. Volendo purificare tutto il suo passato con una confessione generale, si gettò ai piedi del suo parroco e gli fece la confessione delle colpe della sua vita: colpe leggere, ma che egli detestava come enormi delitti. Nell'eccesso della sua compunzione, non solo versò amare lagrime, ma con una pietra che aveva portato con sé si percosse così fortemente il petto, che ne rimase tutto contuso (5).

 

PROVE DI SPIRITO

Quasi sempre, dopo una grazia straordinaria, bisogna aspettarsi qualche attacco da parte del demonio. Mentre Paolo nel fervore della sua vita, gustava le dolcezze dell'amore divino, il demonio scatenò contro di lui la più terribile tentazione. Dubbi contro la fede lo assalirono: non più serenità nel suo spirito; non più soavità inferiore, ma il turbamento, l'agitazione, la perplessità (6). Ha forse offeso il suo Dio? Ha combattuto sufficientemente quei pensieri che gli fanno una guerra tanto più violenta, quanto maggiore è la lotta per combatterli? Non sapendo come difendersene, Paolo cercava rifugio in chiesa; là, davanti al SS. Sacra­ mento effondeva il suo dolore ai piedi del Maestro divino, appoggiando la sua testa stanca alla balaustra (7).

Noi non sappiamo quanto durasse questa prova, sappiamo però che il giorno della Pentecoste mentre egli era sotto il peso della più forte crisi e implorava ardentemente l'aiuto divino, sentì improvvisamente la sua anima elevarsi ad altissima orazione. Lo Spirito divino illuminò la sua intelligenza e ogni nube si dissipò. Da quel momento la sua fede non ebbe più il minimo attacco (8).

 

PAOLO SOLDATO VOLONTARIO

II suo cuore si accende di nuovo amore per Gesù Crocifisso e un vivo desiderio lo spinge ad immolarsi per la sua gloria. Qualche volta

(5)  S. 1. 69 § 65.

(6)  S. 1. 755' § 95.

(7)  S. 1. 164 8 66; 742 § 23.

(8)  S. 1. 164 § 65; OAM. p. 8.

Iddio mette nelle anime una sete d'immolazione senza manifestare loro il genere di sacrificio al quale le chiama. Ne vediamo un esempio nella vita di S. Francesco d'Assisi. Il serafico Patriarca, dice S. Bonaventura, vide in una visione un magnifico palazzo ripieno di armi scintil­ lanti segnate col sigillo della croce. « Di chi sono queste armi e questo palazzo incantato? » domandò. « Sono tuoi e dei tuoi soldati », rispose una voce. Lo spirito di Francesco non era ancora abituato a penetrare i segreti divini, ad innalzarsi dalle cose visibili alla contemplazione delle verità invisibili; si credette, dunque, chiamato a combattere sotto lo sten­ dardo dei re della terra e già si disponeva a partire, quando la stessa voce gli fece capire che doveva combattere altre battaglie, cioè quelle spirituali sotto la bandiera del Re del cielo (9).

Paolo capì che il Signore lo chiamava a qualche grande sacrificio; egli pure si sentiva chiamato ai combattimenti del Signore. Ma dove, come, quando? L'ignorava ancora. Tutto assorto in queste riflessioni, seppe che la repubblica di Venezia faceva grandi preparativi di guerra contro l'impero musulmano che stava per scagliare sull'Europa un formidabile esercito.

Il Papa aveva alzata la sua voce, voce potente che già altre volte aveva salvato l'Europa dalla barbarie ottomana. Clemente XI, con due Bolle, aveva chiamato i principi cristiani a stringersi in lega contro gli eterni nemici della civiltà e della Croce. Il Papa, spaventato per il peri­ colo che correva la cristianità, non si era contentato solo di fornire da­ naro e di armare le navi dei suoi stati, ma esortò anche vivamente i fedeli a calmare la collera di Dio con la penitenza e il digiuno e a im­ plorare il suo soccorso con preghiere pubbliche (10).

Son questi certamente, avrà detto Paolo, i combattimenti ai quali Iddio mi chiama . Combattere per Gesù Cristo! Martire della fede! Versare il sangue per una causa così santa! Questo pensiero fa palpitare il suo cuore e, senza pensare più a lungo, va a Crema, in Lombardia, e si arruola come volontario. Eccolo dunque soldato che si esercita nel maneg­ gio delle armi, pronto a marciare contro i nemici della fede. Anche nella nuova vita Paolo cerca unicamente Iddio. Un giorno mentre in una chiesa di Crema stava assorto in preghiera dinanzi a Gesù esposto solenne­ mente per le quarantore, il Signore gli fece comprendere con una ispirazione chiara e sicura che lo chiamava a una milizia più alta e più santa. Paolo non esita, domanda il congedo e torna nella sua patria.

(9) Cuthbert « Vie de St. Francois d'Assise » lib. I eh. II p. 44.

(10) Avviene nel 1715 (cfr. Rohrbacher lib. 88, 9).

Passando a Novello, ricevette ospitalità presso una famiglia composta solo di marito e moglie. I due sposi, già avanzati negli anni e senza figli, univano ad una grande fortuna di beni materiali i più profondi sentimenti cristiani. Dai modi nobili e rispettosi del giovane viaggiatore videro i tesori di virtù che nascondeva sotto il velo della sua innata modestia e gli si affezionarono tanto, che risolvettero di adottarlo per figlio, lasciandolo erede di ogni loro bene. Fecero la proposta a Paolo, ma egli rifiutò affabilmente per il desiderio di consacrare a Dio un cuore libero da ogni legame (11).

(11) Fin qui i biografi del Santo non potevano dire di più intorno alla sua vita di militare, disponendo solo dell'accenno brevissimo che ne ha fatto la sorella Teresa. L'istruzione dimissoriale pubblicata nel 1928, accennando le diverse località e il tempo che in esse Paolo ha trascorso, ci dà un buon fondamento per credere che ciò sia avvenuto appunto nel tempo che era soldato. Sicché, arruolatosi a Crema, avrebbe passato pochi mesi nella diocesi di Parma, alcuni in quella di Ferrara, un anno in quella di Alba (e si ritiene che sia Novello), poi sa­ rebbe andato a Tortona, dalla quale, dopo che da tre anni vi dimorava la famiglia, sarebbero partiti tutti per il Castellazzo verso il 1717-1718. (Cfr. « Esprit et Ver­ tus de St. Paul de la Croix » p. 4; S. 1. 46 § 7).

 

 

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