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CAPITOLO XXIX

L'apostolato di Paolo è un continuo prodigio: 1. di Misericordia 2. di Potenza. 3. di Giustizia. 4. di Amore. 5. di Sapienza. 6. di Protezione.

L'APOSTOLO DEI BANDITI

Ispirandosi all'amore ineffabile di Gesù Crocifisso, è facile intravedere quale forza e quale fecondità dovesse avere l'apostolato del nostro Servo di Dio. Abbiamo già visto quanto sia stata benedetta dal cielo la mèsse di anime che il grande missionario raccolse nel campo della Chiesa. Spigoliamo brevemente alcuni episodi.

Ovunque fosse risuonata la voce ispirata di Paolo, si operava un rinnovamento: rifiorivano i costumi, si estinguevano gli odi più implacabili, tanto frequenti in quei tempi, si ristabiliva la pace nelle famiglie, si attendeva alla meditazione e alla tenera devozione per le sofferenze del Redentore (1).

Felici per queste trasformazioni e credendo di veder rivivere i più bei giorni del cristianesimo, gli abitanti esclamavano: P. Paolo è un santo, un nuovo apostolo di Gesù Crocifisso (2).

Al termine della missione non potevano staccarsi da lui; lo accompagnavano in folla per un bel tratto di strada; si raccomandavano alle sue preghiere; gli baciavano le mani, il mantello, perfino le orme che lasciava impresse camminando.

Sembrava però che da Gesù spirante sulla Croce, Paolo avesse ricevuto un dono speciale per convertire i banditi, rinnovando il fatto del Buon Ladrone (3). Abbiamo già raccontato qualcuna di queste conversioni che potrebbero dirsi prodigiose; ci permettiamo ora di riferirne qualche altra delle principali.

(1) S. 1. 112 § 11.

(2) S. 1. 901, § 956.

(3) S. 1. 385 § 24.

 

I BRIGANTI DI MONTIANO

Andando il Servo di Dio ad evangelizzare Montiano, s'incontrò con una banda di briganti a cavallo. Colpiti dall'aria di santità che spirava il missionario, vollero accompagnarlo. Il Santo, approfittando dell'occasione, parlò di Dio e dell'anima. Affascinati dalla sua parola quegli uomini, benché abituati al delitto e all'assassinio, sentivano diminuire la loro fe­rocia e la loro fierezza. Camminavano sempre attenti; quando si accorsero che i piedi dell'uomo di Dio, straziati e feriti, lasciavano traccie di sangue per la strada, scesero da cavallo e ognuno gli offriva la propria cavalcatura. Paolo li ringraziò affabilmente, ma rifiutò. Quei banditi avevano il cuore straziato. Che fecero allora? Arrivati dove la via era più difficile per le spine o le pietre, stesero i loro mantelli al suolo e l'obbligarono a passare su quel tappeto improvvisato (4).

Non potendo separarsi da colui che già amavano come un padre, lo seguirono fino a Montiano. Armati da capo a piedi, attraversarono le vie in silenzio ed entrarono con lui in chiesa. L'apostolo cominciò la missione ed essi ascoltarono con rispetto la parola di Dio. Poi si ritarono in buon ordine nel bosco. E così continuarono fino al termine della missione. Scegliendo poi, per timore della forza pubblica, l'ora più oscura della notte, vennero uno dopo l'altro a confessarsi dal Santo, rinunciando al loro criminoso mestiere. Da allora furono ferventi cristiani e perseverarono fino alla morte (5).

 

IL BANDITO DI MAGLIANO

Ecco un altro fatto nel quale risplende la grande misericordia di Dio.

Un famoso brigante aveva giurato d'immergere il suo pugnale nel cuore di un signore di Orbetello. Sapendo che il nemico era in continuo agguato per colpirlo, il povero uomo non osava metter piede fuori della città. Più volte, dalle persone più influenti si era provato ad abbonire il sanguinario nemico, ma sempre invano.

Paolo venne a conoscenza di quell'odio implacabile. Che bella occasione per la sua carità che aveva bisogno di tali peccatori da vincere!

(4) S. 1. 470 § 490.

(5) PAM. p. 40.

 

Sarebbe andato egli stesso ad incontrare il brigante. Tutti lo dissuadevano, dicendogli che metteva a pericolo la sua vita. Senza tener conto del pericolo, Paolo, armato del suo Crocifisso, si diresse verso il rifugio del bandito. Trovandosi davanti ad un uomo tutto carico di armi, gli domanda se sia il tale... Sì, era lui. Ma glielo disse con una faccia così tor­bida, da far paura. Il Servo di Dio, mettendosi in ginocchio, col Crocifisso in mano: « Sono venuto apposta per chiedervi una grazia a nome di Gesù Cristo e non parto se non l'ottengo ». « Che volete? gli disse bruscamente. « Che perdoniate al tale e non lo molestiate » .

La dolcezza trionfò sulla selvaggia fierezza. « Ah Padre! » esclamò il vinto dalla grazia, « alzatevi su, che non ve la posso negare; voi solo potevate ottenere questo. Sì, gli perdono di cuore ». E su proposta del Santo, firmò un atto col quale s'impegnava a lasciare in pace il signore che perseguitava col suo odio.

Vedendolo disposto ad una conversione perfetta, Paolo gli parlò di Dio con la sua solita bontà. Il brigante, rientrato in sé, chiese di confessarsi, depose i suoi progetti di vendetta e abbandonò quella vita di rapine e di assassinii.

Arrivano intanto altri banditi, suoi dipendenti: ordina a tutti di non più molestare la persona perdonata.

Ma l'apostolo, non contento di aver guadagnato il capo, colse l'occasione per parlare di Dio e delle sue misericordie anche ai suoi compiici. Ebbe la stessa consolazione: tocchi anch'essi dalla grazia, vollero anch'essi confessarsi immediatamente.

Paolo lasciò quei poveri uomini felici del loro ritorno a Dio, ma il più felice era lui stesso che aveva fatto una così ricca conquista.

A Orbetello intanto si attendeva con impazienza, e siccome tardava a ritornare, non si era senza timore per la sua vita. Il suo ritorno con quel brillante trionfo, mise la gioia in tutti i cuori, specialmente in quel signore che, liberato da una perpetua minaccia, poteva finalmente vivere tranquillo, professando la più viva riconoscenza al suo liberatore (6).

 

UNA BRUTTA SORPRESA

Queste conversioni fecero grande rumore e arrivarono con la loro eco anche agli altri briganti nascosti nelle foreste o nei fianchi delle montagne.

(6) S. 1. 468 § 480.

 

Parecchi tra loro rimasero conquistati dalla grazia, e non cercavano che un'occasione per deporre ai piedi del Santo il fardello dei loro delitti. Non citeremo che un esempio.

Paolo andava con P. Gian Battista in missione a Montemarano, paese della Toscana. Mentre verso sera attraversava un bosco, avendo fatto precedere il compagno per trattenersi raccolto in Dio, come era sua abitudine, gli piomba addosso improvvisamente un brigante che, afferratolo per un braccio, gl'intima con un tono che non ammetteva replica: « P. Paolo, venite con me » e lo tira nel bosco. Dopo alcuni passi il missionario gli domanda che cosa voglia. Sente rispondersi: « Andiamo più in dentro ». Crebbe la paura, ma bisognava seguirlo. Quando si furono ben internati nella foresta, il bandito dice: « Mi voglio confessare ». « Ma fratello, esclama Paolo, me lo potevi dir prima ». Il poveretto credeva che se non avesse fatto così, non l'avrebbe confessato.

Raggiante di gioia, lo assicura che lo confesserà, ma: « Aspetta che avvisi il compagno ». E dopo aver avvertito il P. Gian Battista che già lo cercava preoccupato di qualche disgrazia, Paolo torna nell'interno del bosco e rimette sulla via della salvezza quell'anima che, pentita, versava lagrime di dolore (7).

Era la più tenera carità che procurava al nostro apostolo tutte queste conquiste. Diceva infatti che la dolcezza attira, la durezza allontana. A questo proposito raccontava un fatto molto istruttivo.

(7) S. 1. 476 § 509.

 

DA DODICI ANNI NON MI CONFESSO

In una missione un uomo venne a dirgli all'orecchio: « Padre, confessatemi, sono dodici anni che non mi confesso... ». Paolo lo ascoltò con la più grande carità. Finita la confessione, vedendo il penitente pieno di gioia, gli domandò perché si fosse privato per sì lungo tempo di que­sta felicità. « Sappiate, Padre, gli rispose, che essendomi andato a confessare un giorno, il confessore cominciò fortemente a sgridarmi e cacciandomi via mi disse: Andate che siete dannato...! Spaventato, mai più mi sono accostato al confessore ». Qualche anno dopo, questo medesimo convertito, incontrato il Santo, corse a baciargli le mani, dicendogli: « P. Paolo, da allora che mi confessai da voi, per grazia di Dio, mi sono conservato fedele al Signore, né mai più sono ricaduto in quei peccati » (8). Quale potenza non racchiude la dolcezza!

Potremmo riferire ancora numerose e ammirabili conversioni di donne che, avendo imitato la peccatrice del vangelo nella colpa, l'imitarono pure nella penitenza. Alle volte durante la predica queste persone, colpi­te dalle parole del Santo, confessano in pubblico la loro colpa, domandano perdono dello scandalo e provocano nell'uditorio commozione e pianto (9).

A Orbetello una giovane, senza alcuna malattia, divenne improvvisamente cieca. Colpita da tale sventura, la povera infelice incominciò a gemere e piangere. Un giorno, dopo otto mesi, le appare il demonio e, fattole credere che Iddio l'avesse abbandonata, le suggerì di abbandonare Iddio e non pensare più alla sua anima; in questo modo sarebbe sparita dal suo spirito ogni idea di tristezza. Convinta che questa disperazione assoluta sarebbe stata meno infelice, accolse la diabolica illusione. Da quel giorno neppure una lagrima colò più dai suoi occhi. Viveva in questo deplorevole stato da molti mesi, quando si sparse per la città che era arrivato il P. Paolo ed alloggiava in casa dei suoi benefattori, i signori Grazi. Ispirata, certo, da Dio, una sorella di quella povera giovane volle condurla dal Santo.

Il Servo di Dio che aveva terminato allora di celebrare la Messa, rientrando in casa, domandò egli stesso della povera cieca. Quando gli fu condotta: « Giulia, le disse, tu hai bisogno di due grazie: la luce dell'anima e la luce del corpo. Vediamo, quale di queste due luci preferisci? » E senza darle il tempo di rispondere, aggiunse: « Senza dubbio quella dell'anima, non è vero? » e, stendendo la sua mano, posò due dita sugli occhi privi di luce. « Queste due dita, disse, hanno appena toccato una grande e santa cosa: il Pane degli Angeli » « La luce dell'anima.-! gridò Giulia, come fuori di sé, la luce dell'anima! ».

La luce divina aveva inondato dei suoi splendori lo spirito della povera cieca. Si affrettò a mettersi in grazia di Dio e da quel momento godette di una consolazione così pura e piena, che mai ne aveva gustato, neppure quando con gli occhi del corpo poteva contemplare le bellezze del firmamento.

Dopo queste grandi misericordie di Gesù Crocifisso sui peccatori per il ministero di Paolo, vediamo la sua potenza.

(8) S. 1. 123 § 36.

(9) S. 1. 113 '§ 16.

 

LA SUA VOCE SI ODE A DISTANZA

Dio diede spesso alla voce del suo apostolo una soprannaturale espansione. Nell'isola dell'Elba un uomo a cavallo si dirigeva verso Porto Ferraio. Arrivato in un luogo chiamato Elbetro, udì risuonare alle sue orecchie in tono terribile che faceva paura le parole: « Inferno...! Eternità...! ». Si fermò meravigliato cercando con lo sguardo donde potesse venire quel­la formidabile voce. Non vedendo nessuno in quella solitudine, sprona il cavallo e riprende la via. Sente di nuovo e più forte di prima: « Eternità...! Inferno...! ». Preso da terrore, scende da cavallo e si mette in ginocchio, implorando misericordia e perdono da Dio; poi continua tutto commosso per Porto Ferraio dove seppe che nel momento stesso che aveva udito quelle parole, Paolo le aveva pronunziate predicando, lontano da Elbetro circa tre Km. (10).

Prodigi di questo genere si rinnovarono pure con un pastore, con un medico e una malata. Questa volta però non sono semplici parole isolate, ma parte della predica. Pare che Gesù Crocifisso volesse manifestare la sua potenza per rispondere allo zelo del suo apostolo che avrebbe voluto essere presente ovunque per salvare anime (11).

 

ANCHE LA BILOCAZIONE

Aveva predicato la missione a Piombino. Terminato di predicare, un buon numero di persone volle accompagnare i missionari che partivano. Ricevuto l'ultimo saluto, Paolo s'imbarcò e seguito dallo sguardo di tutti s'inoltrava nel mare. Allontanatosi quasi a perdita di vista, tutti tornarono al paese. Tra i presenti vi fu anche il Dott. Gherardini. Questi, arrivato al paese, andò a visitare un malato. Con sua grande meraviglia, en­trando, si trova dinanzi al P. Paolo che usciva. « Come, P. Paolo, siete qua? Vi ho accompagnato al molo e visto partire in lontananza di mare e adesso vi trovo qui? » « Zitto, signor Gherardini, non parlate ». E, dettogli che era venuto per un atto di carità spirituale, disparve (12).

(10) S. 1. 423 § 262.

(11) S. 1. 873 g 6; 442 § 366.

(12) VS. p. 119.

 

Alle volte era una voce misteriosa che spingeva i peccatori a confessarsi dal P. Paolo; altre volte invece erano apparizioni a persone diverse per consolarle o per richiamarle a Dio (13).

Un mattino nel momento in cui dopo la Messa il Servo di Dio si spogliava dei sacri paramenti un uomo a voce alta gli disse: « P. Paolo, confessatemi perché sono dieci anni che non mi sono confessato ». « Ma ti vuoi infamare da te stesso? ». E rivolgendosi ai presenti: « Non credete, lo fa per confessarsi il primo ». Ma quegli replicò: « Dico che sono dieci anni che non mi sono confessato ».

Il buon Padre lo pregò di aspettare finché avesse fatto un po' di ringraziamento. Oh, le vendette della divina Misericordia che così spesso fa sovrabbondare la grazia dove per tanto tempo regnò la colpa! Quest'uomo, fin qui tanto lontano da Dio, ebbe tanto dolore, che si batteva violentemente il petto con un sasso. Dovette intervenire il Santo ed impe­dirgli di continuare. Ma più meravigliosa fu la causa che lo condusse ai piedi del confessore.

Mentre si recava al paese dove predicava il missionario, gli apparve il demonio minacciando di portarselo via. E' facile immaginare lo spavento. Alloggiato in un albergo, aveva udito durante la notte una voce che gli disse: « Vatti a confessare dal P. Paolo ». Fu così che la mattina potè chiamare per nome il missionario che fino allora non conosceva (14).

 

IL SUO ANGELO O PROPRIO LUI?

Un'altra volta, finita la comunione generale, il Santo tornava a casa per prendersi un po' di riposo, non avendo dormito la notte precedente. Quando stava per entrare, ecco un uomo che lo pregò di confessarlo.

Il nostro santo gli rispose schiettamente che non avendo dormito, la sua testa aveva bisogno di riposo e lo indirizzò affabilmente ad un altro missionario in chiesa. Ma appena entrato in camera, sentì una voce che gli disse al cuore: « Va e confessalo ». Paolo lo chiama e lo confessa. Padre, gli dice il penitente, se sono venuto a confessarmi è perché voi stesso in questa notte mi avete detto: « Vieni a confessarti ».

(13) S. 2. 809 § 32; OAM. p. 263-266. (14) S. 1. 472 § 497.

 

Il Servo di Dio ammirò i meravigliosi trovati della grazia e diceva con umile riconoscenza che qualche volta il suo angelo custode gli prestava la sua presenza per aiutarlo nella conversione delle anime (15).

Che questa convinzione di Paolo avesse un fondamento lo conferma il fatto seguente.

Un nostro sacerdote, il P. Ludovico del Cuore di Gesù vedendo un vecchio venerando che pregava nella chiesa del Monte Argentario si accorse che quella preghiera era un misto di raccoglimento e di preoccupa­zione. Intravedendo qualche cosa, il sacerdote gli domandò se cercasse qualcuno. Cerca il P. Paolo; vorrebbe parlargli. La risposta che P. Paolo è assente lo conturba e mestamente dice: « Volevo confessarmi ». Il reli­gioso gli domanda se desidera un altro sacerdote. « Lei confessa? » « ». Ebbene, mi confessi lei ». E va col sacerdote in una cappel­la dove era un devoto Crocifisso.

A quella vista il penitente, che era un vecchio ufficiale cade in ginocchio e battendosi il petto., con le lagrime agli occhi grida: « Mi perdonerà...? Mi perdonerà Iddio...? Assicurato dalla prova che già gliene aveva dato portandolo ai suoi piedi, narra che da oltre cinquantanni viveva nel sacrilegio, sempre straziato dai rimorsi, ma senza poter vincere la sua vergogna. « Una notte nel sonno mi sembrò di vedere Gesù Crocifisso tra la Vergine SS. e il P. Paolo. Questi, levando di sotto al mantello una spada affilata e brandendola minaccioso: « Va, mi disse, va a confessarti al convento del Monte Argentario 0 ti uccido ». La S. Vergine piena di pietà per me, gli fece segno con le mani di fermarsi, assicurandolo che sarei andato. Lo spavento mi svegliò di soprassalto e mi trovai bagnato da un sudore freddo, come all'uscire da un bagno.

Malgrado tutto, non seppi ancora decidermi a confessarmi. Dopo qualche giorno ecco di nuovo, nel sonno, la stessa visione più terribile di prima. P. Paolo si slanciava su me, sempre con la sua spada fiammeggiante e gridava: « Non c'è più rimedio per te! ». E la Vergine gli diceva di lasciarmi vivere che sarei andato a confessarmi. Mi sveglio, lo stesso sudore, lo stesso spavento! Al levar del sole mi sono messo in cammino ed eccomi qua; vengo a vedere se c'è ancora misericordia per me...

(15) S. 1. 472 § 496.

 

Il buon padre avvolse quest'anima nella sua carità sacerdotale, e il vecchio ufficiale aprì il suo cuore alle grazie del cielo, mentre due rivi di lagrime scendevano dai suoi occhi. La contrizione e l'amore mescolati al sangue di Gesù gli resero insieme alla seconda innocenza quella pace che da tanto tempo aveva perduto. « Padre, disse alzandosi, giacché non ho potuto confessarmi dal P. Paolo, voglia raccontargli tutto ciò che le ho detto, affinchè nella sua carità, preghi anche per me» (16).

Al primo incontro il P. Ludovico disse al Santo: « Padre, ma lei spaventa i poveri peccatori », e gli narra il fatto. Paolo senza meravigliarsi, ma tutto umiliato, rispose che non era la prima volta che il suo angelo custode gli faceva fare quelle comparse.

 

IL SUO IMPERO SUGLI ELEMENTI DELLA NATURA

Dato l'immenso concorso di popolo che andava ad ascoltarlo, avveniva spesso che il nostro Santo fosse costretto a predicare all'aperto. Molte volte accadde che il nemico del bene cercò di disturbare le sue missioni, suscitando uragani o altri inconvenienti. In alcuni di questi casi Dio, per intercessione del suo Servo, intervenne prodigiosamente. Ecco qualche esempio.

Essendo una giornata serena, Paolo predicava in una pubblica piazza. Ma durante la predica si oscurò il cielo, rumoreggiò il tuono, si vide imminente una pioggia torrenziale. L'uditorio, spaventato, già si sparpagliava in cerca di un rifugio: « Fermatevi, grida Paolo, e non abbiate paura, è il demonio che mosso da rabbia infernale tenta, ma invano, di far del male », e col suo Crocifisso benedì il cielo. La nube si sciolse in abbondante pioggia per le campagne, mentre nella piazza ove si trovava il popolo col missionario non cadde neppure una goccia.

A questo strepitoso prodigio il popolo versò lagrime di gioia ; il santo missionario si sentì infiammato di nuovo fervore e dicendo di voler fare penitenza per i peccatori, si battè con tanta violenza, che rottasi la disciplina, un pezzo andò a cadere sul tetto di una casa vicina. Paolo allora afferrò la catena che aveva al collo e rinnovò quei rigori (17). Ma un sacerdote salì sul palco per strappargli di mano lo spaventoso strumento di penitenza. E' così che questo valoroso atleta di Cristo confondeva il nemico della salute.

Un'altra prova della sua potenza la diede mentre si recava a predicare la missione a Montalto. Sorpreso dalla notte, si dovette fermare con i suoi compagni in un'osteria. Era appena arrivato quando uno di quegli uomini che già vi si trovavano proferì un'orribile bestemmia.

(16) Vita ed. 1821 p. 196

(17) S. 1. 228 § 310.

 

Paolo si alza: «.Traditore, esclama, che hai tu detto! faresti convenire questa pietra in sangue », e battendo la sua mano su una pietra, quel sasso cola realmente sangue. A quella vista il bestemmiatore, spaventato, si getta ai piedi del Santo e chiede perdono. Il giorno dopo si confessa dal Padre Pao­lo risoluto a fuggire il peccato e soprattutto la bestemmia.

Se Gesù Crocifisso mostrava la sua potenza per mezzo del suo apostolo nel liberare le anime dal giogo del peccato, inflisse però anche castighi terribili ai peccatori ostinati che resistevano alla sua voce o si beffavano di lui.

A Pitigliano sei uomini, spinti da vergognose passioni, non conten­ti di beffarsi in pubblico del predicatore, andavano nell'ora della predica in una farmacia vicina alla chiesa e là, battendo in un mortaio di bronzo, facevano un rumore indiavolato.

L'uditorio non poteva sentire la parola di Dio. Paolo mandò a pregare che si smettesse con quel rumore, facendo notare al farmacista che, durante le funzioni, il suo esercizio doveva esser chiuso. Gli fecero rispondere che « erano in casa loro e volevano fare ciò che a loro garbava » (18).

Il Servo di Dio si raccolse un istante, alzò gli occhi al cielo e disse: « Si guardino bene perché Dio li punirà certamente ». Per il farmacista disse che la farmacia sarebbe rimasta aperta, ma non per lui. E fu così.

Lo scandalo produsse i suoi deplorevoli effetti, un buon numero di persone abbandonò la missione. Paolo con profondo dolore annunzio che ben presto la mano di Dio li avrebbe castigati in modo esemplare. Uno dei sei, forse il più colpevole, si trovò morto in un luogo immondo. Poco dopo anche i suoi compiici furono colpiti da morte spaventosa. Il farmacista ebbe rovesci di fortuna che lo ridussero a tale estrema miseria, da dover cedere i suoi fondi a un estraneo. La farmacia rimase, dunque, aperta, ma, come era stato predetto, non per lui. In seguito il Signore colpì anche la città con una peste che fece morire settecento abitanti.

A Magliano sei o sette persone avevano resistito alla grazia: « Oh, quanto compiango, disse Paolo, quelli che disprezzano la misericordia divina! ». Qualche mese dopo erano tutti periti miseramente chi improvvisamente, chi annegato, chi ucciso.

(18) Vita ed. 1821 p. 166.

 

Spesso una missione è l'ultima grazia che Dio riserva ai peccatori ostinati. A Capalbio un uomo viveva nello scandalo pubblico. Il santo missionario andò a trovarlo e adoperò tutto il suo zelo perché rompesse quelle criminose catene. Il peccatore finse di pentirsi sinceramente, ma nella notte seguente ricadde nella stessa colpa. Fu subito colpito dalla giustizia di Dio con una morte improvvisa. Questo fatto diede occasione al Santo di predicare sulle pene dell'inferno. L'impressione fu tanto più profonda in quanto l'uditorio conosceva la tragica fine dello scandaloso (19).

Ma le anime generose, le popolazioni cristiane che ricevevano con fede la parola di Dio, ne erano visibilmente ricompensate. Il Signore diffondeva benedizioni abbondanti su di loro, sui loro figli e anche sui frutti delle loro terre. Ne diamo un solo esempio, avendone già visti degli altri. Il fatto seguente è avvenuto a Canepina e a Vallerano nella stessa sta­gione.

Siamo nel settembre 1750. Da lungo tempo il cielo è di bronzo e tanta è la siccità che le foglie dei castagni sono già mezze ingiallite e i ricci così patiti, che si prevede una scarsissima raccolta. Il popolo che nel raccolto delle castagne ha la principale risorsa, è costernato. Paolo ne ha compassione, dopo averlo esortato ad approfittar della santa missione, lo anima alla fiducia con la promessa di una buona raccolta di castagne anche in quell'anno: « Non dubitate..., raccomandatevi a Dio, confidate in lui, io spero che la raccolta delle castagne in quest'anno sarà abbondante ».

Il popolo accorse numeroso ad ascoltare il Servo di Dio e fu grande il frutto delle anime. La loro fiducia non rimase delusa, la loro pietà fu ben ricompensata. Il raccolto fu così abbondante che non se ne vide più uno simile (20).

Ad Arlena (Viterbo) la signora Girolama Ricci era da tre anni così sorda, che non sentiva neppure il suono delle campane. A renderla più infelice c'era il marito che la rimproverava continuamente, dicendole che fingeva di non sentire. Viene il P. Paolo per la missione. Tutti dicono grandi cose... la signora Ricci si affligge di non poterlo sentire. Una sera lo aspetta alla porta della chiesa. Quando passa gli prende un lembo del mantello e se l'avvicina alle orecchie. Paolo se n'è accorto e quasi in tono di rimprovero: « Adesso cosa ci avete guadagnato? » Aveva guadagnato l'udito. Da quel momento non fu più sorda (21).

A Orbetello una fanciulla di dodici anni, minata da una febbre osti­nata, languiva pallida e abbattuta. Il Santo le fece una visita e, guardandola compassionevolmente, le disse che il suo male sarebbe durato a lungo perché il Signore voleva farlo servire alla sua gloria con un fatto clamoroso.

(19) S. 1. 416 § 223.

(20) S. 1. 879 §' 27.

(21) S. 1. 878 § 22.

 

Per quindici anni quella povera fanciulla fu tra la vita e la morte; parecchie volte ricevette il santo viatico perché abbandonata dai medici. Il Servo di Dio venne di nuovo a predicare la missione in città. Un giorno la malata desiderò di ascoltare almeno una volta il santo predicatore e si raccomandò ai suoi genitori che la portassero in chiesa. Per non contristarla ve la portarono a braccio. Ma verso la fine della predica, cadde svenuta. Si credette che morisse. Paolo si avvicinò, la benedisse col Crocifisso e si ritirò. La morente ricuperò i sensi e, scomparsa la febbre, si trovò completamente guarita. Nessuno poteva credere ai suoi occhi vedendola improvvisamente passare dalla morte ad una fiorente salute. Visse poi così a lungo, che potè deporre essa stessa il fatto nei processi di canonizzazione.

 

DIO PREDICA IN LUOGO DI PAOLO

Fin dalla sua gioventù il nostro Santo era stato innalzato dalla luce divina a tal grado di conoscenza delle verità celesti, che la sua eloquenza si poteva dire più divina che umana. Ai raggi meravigliosi di quella luce celeste, il suo cuore si accese di tanto amore, che avrebbe voluto portare tutti a Dio e in tutti accendere la fiamma della sua carità. Ed ec­colo l'ardente Apostolo che senza concedersi neppure il necessario riposo, si mette all'opera, imponendosi sacrifici che alle volte superano le forze umane. Ma dove non arriva la natura umana supplisce la grazia. Eccone una conferma.

Una volta durante la predica Paolo provò tale spossatezza, che si credette vicino a svenire. Gettando allora uno sguardo sul Crocifisso: « Signo­re, disse, sostenetemi ». In quel momento una voce simile alla sua, continuò la predica. L'apostolo, meravigliato, ascoltò in silenzio e comprendendo per lume interno che era la voce di un angelo mandato da Dio, benediceva il Signore e lo ringraziava dal fondo dell'anima. Gli uditori non vedevano il miracolo, ma avrebbero potuto sospettarlo, perché mai discorso umano aveva prodotto tanto effetto. La commozione fu generale, straordinaria come la causa che la produceva.

Ma ecco un favore ancor più segnalato. Un giorno di Pentecoste, non sappiamo di quale anno, il Servo di Dio, infiammato di ineffabile ardore, si trovava tutto assorto nel Sommo Bene. Salì sul palco mentre era ancora in estasi. Con confidenza pari alla grandezza del dono che Dio gli faceva, rivolto ' allo Spirito divino, disse: « Poiché vi piace che io sia in questo stato, predicate voi al mio posto! ». O meraviglia! Lo Spirito Santo prende egli stesso la parola. Il Santo, sempre in estasi, restava silenzioso, ma quale scena nell'immenso uditorio! Ovunque meraviglia, compunzione, lagrime: « Oh, che linguaggio, pare dello Spirito Santo! » diceva l'uno all'altro. E il Servo di Dio rispondeva in se stesso: « Dite bene, è vero ». E con gli occhi rivolti al cielo, faceva aspirazione di amore e si umiliava. « Oh, quante grazie ho ricevuto...! Ah, non c'è in me che ingratitudine e iniquità...! » (22).

Questo prodigio si rinnovò anche in altre circostanze. Durante la predica, secondo la confessione stessa del Santo, accadde spesso che Dio l'attirasse a sé e sospendesse tutte le potenze della sua anima. Allora lo Spirito Santo continuava la predica. Non bisogna dunque meravigliarsi di quella forza e di quella dolcezza che operavano ammirabili conver­sioni.

Gesù Crocifisso stesso con le sue adorabili labbra volle suggerire al suo Apostolo la sua divina parola. Questo miracolo avvenne nella missione di Grotte S. Stefano, nella diocesi di Montefiascone. Lasciamolo raccontare da un testimonio D. Giuseppe Pace, allora canonico e poi arciprete di quella stessa parrocchia.

All'ultimo giorno della missione fu tanto il concorso del popolo venuto per la benedizione papale, che il P. Paolo fece trasportare il palco alla porta della chiesa affinchè potessero sentire la sua parola anche quel­li che stavano fuori.

« Volle che io, vestito di cotta lo assistessi nel palco reggendo il Crocifisso che portava nelle missioni. Incominciata la predica incominciai a sentire una voce che feriva le orecchie, ma altrove non si udiva e sentivo benissimo che il P. Paolo non ripeteva se non quelle parole che sen­tivo prima che egli le pronunziasse al popolo. Sul palco non vi era altri che

il P. Paolo e io..... Dovetti credere che la voce non era umana, ma divina.

.... Continuò per tutta la predica... Tutti piangevano, le parole avrebbero ammollito anche un cuore di selce... » (23).

(22) PAR. 2273-2274.

(23) S. 1. 127 § 42.

 

L'entusiasmo del popolo era al colmo. Quando il Santo discese dal palco tutti gli si strinsero attorno per baciargli la mano e dargli segni di venerazione. Ma all'improvviso scomparve ai loro occhi. Pensando che si fosse nascosto, lo cercarono per tutta la notte. Si seppe poi che nel momento della sua scomparsa era stato trasportato da forza invisibile nel paese vicino.

 

CONOSCE IL FUTURO E LE COSE OCCULTE

La sapienza di Dio illustrò ancora l'apostolato di Paolo rivelandogli l'avvenire e i segreti più oscuri del cuore umano.

Il nostro Santo doveva predicare la missione a Viterbo. Visitato nel Ritiro di S. Angelo dal conte Brugiotti, suo amico affezionatissimo, mentre conversavano, Paolo interruppe il discorso ed esclamò: « Ah, Signore, non permettete mai tal cosa in una persona che tanto amo. Voi sapete che a questa missione io non ci volevo andare ». Avendo il padre malato, il conte credette che si trattasse della sua morte, ma Paolo l'assicurò che non parlava del signor conte e tacque.

Cominciata la missione, ripeteva di tanto in tanto: « Ah, Signore, non permettete mai tal cosa ». Un giorno, poco prima dell'ora della predica, triste e preoccupato, uscì in fretta per andare dal vescovo. Al conte che gli diceva: « Ma, P. Paolo, adesso è suonata la missione (predica), ci andrete dopo », il Servo di Dio risponde: «E se dopo non sarà più vivo? Adesso, adesso voglio andare ». Andò ed ebbe un lungo e segreto colloquio con quel degno prelato. Uscendo disse: « Oh, che caso terribile! ».

Per quella sera l'argomento della predica fu la morte. E' impossibile descrivere l'accento vibrante delle sue parole. A un certo punto si ferma e in mezzo a un profondo silenzio esclama: « Adesso è morto il vostro vescovo »; preghiamo per il riposo della sua anima. Cade in ginocchio e recita il De profundis. Poco dopo arriva un uomo che attraversa affannosamente la folla, ha un biglietto urgente da portare al missionario: è l'an­nunzio della morte improvvisa del vescovo.

La fatale notizia che confermò così presto la predizione del Santo gettò l'uditorio nello stupore e produsse una commovente scena di dolore (24).

Spesso una luce soprannaturale scopriva al Servo di Dio i peccati che si tenevano seppelliti nelle pieghe della coscienza, non ricordati o maliziosamente celati. Citiamo solo alcuni casi.

(24) S. 1. 841 § 85; 825 § 20; 831 § 51.

 

Paolo ascoltava prima il penitente e se questi dimenticava qualche peccato o avesse vergogna di farne l'accusa: « E quel peccato che avete commesso nel tal giorno, nel tal anno, nel tale luogo? » gli diceva. A questa precisazione così esatta, il povero penitente incominciava a tre­mare: « Coraggio, figlio mio, ripigliava il tenero Paolo, Dio non mi ha mandato che per guarirvi..., vuole che voi siate un santo... ». E' con questi lumi che egli conosceva i disegni di Dio sulle anime (25).

Altre volte nel corso delle missioni Dio gli manifestava i peccati che si commettevano in parrocchia. Se quella luce lo illuminava durante la predica, interrompeva gemendo: « Ti vedo: mentre io predico la penitenza, tu offendi Iddio » e si veniva poi a conoscere che nel tal luogo, nell'ora indicata dal predicatore era stato commesso qualche peccato (26).

Un giorno s'imbarcò a Porto S. Stefano per Piombino. Sorpresi dal vento contrario dovettero ripararsi in una piccola insenatura dove passarono la notte. Parlando ai marinai, Paolo esclamò: « Io non so come Iddio non ci abbia fatti tutti sommergere nel mare, mentre su questa feluca vi è un marinaio che da sette anni non si è confessato ». Arrivati a Piombino, capitano e marinai vollero confessarsi dal P. Paolo. Si conobbe, avendolo detto poi pubblicamente il colpevole, che il Santo aveva letto il loro cuore (27).

 

LA SUA PROTEZIONE

Abbiamo già visto con quale tenerezza Dio vegliasse sul suo apostolo; aggiungiamo ora qualche tratto più saliente della sua potente protezione.

Con due suoi religiosi Paolo una volta si smarrì in una foresta. Spossati dalla fatica e quasi morti di fame, camminavano a stento, quando incontrarono un uomo con sua moglie che da Valentano erano andati ad una casa di campagna. Mossi a compassione, l'invitarono a ristorare le loro forze, e il pio signore volle perfino lavare i piedi del P. Paolo, estraendo delicatamente le spine che vi trovò conficcate. Pareva che in quei Servi di Dio vedessero Gesù stesso. Quella carità non poteva rimanere senza una larga ricompensa.

(25) S. 1. 961 § 154.

(26) S. 1. 860 151 ; 453 § 410.

(27) S. 1. 857 § 139.

 

Alcuni anni dopo la signora cadde malata e si trovò in pericolo di vita. Paolo non sapeva nulla e stava a Montalto già pronto ad imbarcarsi per tornare al Monte Argentario. All'improvviso cambia parere e parte per Valentano. Dio gli aveva rivelato lo stato pericoloso della sua benefattrice e le violenti tentazioni di disperazione che l'agitavano. Arrivato, la trovò immersa in profondo assopimento: « Eh, Angela, che cosa sono questi dubbi che vi passano per la mente? E perché disperate della vostra eterna salute? Eppure sapete quanto è buono Iddio...! ». L'ammalata riacquista i sensi, rianima la sua fiducia nella misericordia di Dio e di lì a poco guarisce perfettamente (28).

Un'altra volta il Servo di Dio, trovandosi col P. Fulgenzio di Gesù vicino al lago di Bolsena, pregò il barcaiuolo di trasportarli per carità. Sordo alle umili preghiere del Santo, il padrone della barca li respinse duramente. Paolo allora si rivolge a Dio. Prima della partenza, ecco un Signore a cavallo, riccamente vestito, che avvicinatosi domanda: « Siete voi il P. Paolo? » Paga il nolo per i due religiosi e riparte, senza neppure ascoltare i ringraziamenti del Santo (29).

In un'altra circostanza Paolo con un suo religioso, durante il viaggio, si trovava sotto un albero per prendere un po' di ristoro. All'improvviso esclama: « Presto presto, levate ogni cosa, andiamocene, che il demonio trama insidie ». Si sono appena ritirati e quell'albero si abbatte fragorosamente a terra (30).

Durante un inverno il nostro Santo ritornava al Monte Argentario estenuato dalla fatica e intirizzito dal freddo; è a terra quasi svenuto, in quel luogo deserto dove non c'è umana speranza di avere soccorso. Pieno di fiducia si rivolge al cielo e prega: « Signore, non vorrei morire in que­sto luogo, senza l'assistenza dei miei religiosi ». All'improvviso sente sollevarsi da mano invisibile; apre gli occhi che teneva chiusi, e vede due bellissimi angeli. Paolo grida: « Oh, gran provvidenza del Signore! » e senza accorgersi, in pochissimo tempo si trova entro il recinto del Ritiro (31).

In un altro rigido inverno Paolo doveva andare a predicare una missione insieme col P. Gian Battista. Le campagne erano ricoperte di neve e il viaggio era lungo. Immagini chi può quanti sacrifici dovessero fare i due poveri missionari. Ma il bene delle anime e la gloria di Dio li chiamava ed essi, senza badare a niente, partono.

(28) VS. p. 254.

(29) S. 1. 296 § 152.

(30) S. 1. 853 § 126.

(31) PAR. 2258.

 

Dopo un lungo cammino, il freddo, la fatica, la debolezza... ridussero l'uno e l'altro a tal punto, che non si reggevano più in piedi col pericolo di dover cadere sfiniti in mezzo a quei deserti. Il cuore di Paolo afflitto più per le sofferenze del fratello, che per quelle sue, ricorse con viva fiducia ai loro Angeli Custodi pregandoli di venire in aiuto. Immediatamente si sente preso da una forza invisibile e in poco tempo è al termine del viaggio. Non vedendo il P. Gian Battista si fa ardito a domandare una grazia simile anche per lui. La sua preghiera ottenne il suo effetto. Incoraggiati da questi miracolosi interventi i fervorosi apostoli resero grazie a Dio e incominciarono con ardore la santa missione (32).

Abbiamo raccontato grandi meraviglie. Gloria a voi, Gesù Crocifisso, che operaste tali prodigi per i vostri apostoli che, annientando se stessi, lasciarono tutto alla potenza della vostra Croce.

Sì, sempre così. Se anche noi cancellassimo noi stessi, voi fareste risplendere nel nostro santo ministero la stessa misericordia, la stessa po­tenza, la vostra giustizia, il vostro amore, vegliando anche su noi come un tenero padre veglia sui figli amatissimi.

(32) VS. p. 369; PAR. 2259.

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