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CAPITOLO III

1. Cresce sempre più nel fervore. 2. Il suo confessore. 3. Una proposta di matrimonio. 4. Rinunzia all'eredità dello zio. 5. Prime prove di apostolato. 6. La voce dei prodigi.

(1715-1719)

PAOLO CRESCE SEMPRE PIU' NEL FERVORE

Trasferitosi con la famiglia nel Castellazzo, il soldato di Gesù Cristo riprese tutti i suoi esercizi di pietà, aspettando che la volontà di Dio gli manifestasse la sua speciale vocazione. Da questo momento egli si abbandona alla contemplazione delle sofferenze del Redentore e con la più severa mortificazione cerca di ricopiare perfettamente in sé quel divino modello.

E' raro che dorma nel suo letto. La sorella Teresa, che se ne è accorta, desiderando sapere dove passi la notte, gli rivolge alcune domande. Paolo che vuole solo Dio per testimonio delle sue austerità, conserva il segreto. Avendolo però visto salire nel granaio col fratello Gio. Battista, Teresa sospettò che dormissero là. Volle assicurarsene e vi salì anche essa durante la loro assenza. Vide delle tavole sulle quali stavano alcuni mattoni e un Crocifisso. Così depose con giuramento nei processi di beatificazione (12).

Un secondo testimonio assicura che Paolo dormiva pochissimo, su nuda tavola, con qualche pietra o mattone per capezzale, meditando le atroci sofferenze di Gesù Crocifisso.

Dopo un breve e penoso riposo i due fratelli si alzavano, anche nella stagione più rigida, per intrattenersi intimamente con Dio. La meditazione infiammava l'amore e dall'amore nasceva il desiderio di assomigliarsi all'oggetto amato. Con la croce in una mano, uno strumento di penitenza nell'altra, essi offrivano a Dio il loro corpo come vittima vivente e incidevano nella loro carne le stimmate del pretorio.

(12) S. 1. 46 § 15; 69 § 65

La mamma ebbe occasione una volta di udire il rumore spaventoso e lugubre della penitenza, in mezzo alle tenebre della notte, e lo narrò, piangendo alla figlia (13). Anche il padre li sorprese mentre si battevano violentemente con una disciplina che si erano costruita da se stessi e alzando la voce, disse: «Volete ammazzarvi?» (14). Era tanta la forza che trascinava Paolo a questa penitenza, che suo fratello stesso, benché ferventissimo fu costretto più volte a strappargli il flagello dalle mani (15).

Spesso Paolo anticipava l'ora abituale e, alzandosi senza rumore, per carità verso il fratello, si metteva in comunicazione con Dio, con tutta l'effusione dell'anima sua.

Al venerdì le penitenze divenivano più aspre e il digiuno più rigoroso. Il suo pasto era solo un pezzo di pane che, domandato in elemosina alla sorella, lo mangiava bagnandolo con le lagrime. La sua bevanda, quel giorno, consisteva in una miscela di fiele con aceto.

Sua sorella che, sospettando di qualche cosa, vigilava, lo sorprese che un giorno portava del fiele. Alla domanda che ne facesse, Paolo si chiuse nel silenzio. Seppe poi che lo conservava in un piccolo vaso di terra cotta, diligentemente nascosto. Infatti dopo la sua partenza, mentre un giorno Teresa riordinava la casa, urtandolo con la scopa, il vaso andò a pezzi. « Appena spezzato, cosa mirabile! dice S. Vincenzo Strambi si sparse per la stanza una fragranza insolita che fu sentita dalla sorella e da altri dome­ stici ». La pia giovane, raccolti i cocci, li esaminò con attenzione e li vide ancora tinti del fiele che il servo di Dio vi conservava. Commossa da questo nuovo tratto della mortificazione di suo fratello, portò un pezzo del vaso alla zia Rosa Maria, religiosa nel convento di S. Agostino, che godette ella pure di quel delizioso profumo. Così Dio mostrò quanto gli fossero gradite le penitenze che praticava il suo Servo per onorare la Passione di Gesù (16).

I due fratelli col proprio esempio si spronavano a vicenda negli esercizi della penitenza. Commovente spettacolo che Dio e gli Angeli contemplavano con amore, ma che sarebbe rimasto incompreso dal mondo sensuale e frivolo: giovani che calpestano i fiori della vita e mettono nella ricerca della sofferenza tutto quell'ardore che altri mettono a inseguire il piacere!

(13)  S. 1. 46 § 15

(14)  S. 1. 48 § 27.

(15)  VS. p. 438.

(16)  VS. p. 9-10; S. 1. 47 § 16, § 26.

 

Non crediamo tuttavia che la mortificazione cristiana sia spoglia di seducenti attrattive: per essa l'anima s'innalza e si nobilita di mano in mano che si stacca dai sensi, mentre si abbassa e si avvilisce rendendosi schiava dei sensi. Dalla croce ch'ella abbraccia con amore sgorga e scende nel suo seno una felicità che non ha nessun confronto con tutte le gioie della terra. La generosità del sacrificio attirava su quelle due anime elette i tesori più abbondanti delle celesti consolazioni. E' la primavera della santità. Dio attira l'anima con l'infinita dolcezza del suo amore, dissetandola alla sorgente delle sante gioie. La terra allora scompare; sembra che l'anima abbia le ali e vola o, piuttosto, è portata in cielo da un soffio divino. E' certamente uno stato che offre dolcezze ineffabili, ma non è che l'infanzia della vita spirituale; se durasse sempre, la santità sarebbe facile, ma i suoi meriti meno ricchi, la sua corona meno bella; l'uomo perfetto non sarebbe mai formato. Viene il momento in cui dal Tabor bisogna passare al Calvario, attraversare le aridità del deserto e le tenebre della prova. Paolo lo sapeva; sapeva che la terra non è il luogo di godere di Gesù, ma di soffrire per lui, insieme a lui. Così quando queste ineffabili delizie inondavano la sua anima, si umiliava e sempre più si avvicinava alle spine della Croce, raddoppiando mortificazioni e atti di virtù.

Appena tornato al Castellazzo, si aggregò alla Confraternita di S. Antonio Ab. e ne eseguiva fedelmente tutti gli esercizi. Divenutone Priore, teneva tutte le feste un fervoroso discorso famigliare ai confratelli (17). La chiesa era il suo luogo prediletto; tutte le ore del giorno e della notte di cui poteva disporre le passava, modesto e raccolto, ai piedi del tabernacolo. Assisteva tutti i giorni alla S. Messa e si confessava e comunicava almeno tre volte alla settimana (18); recitava l'ufficio divino con i sacerdoti nel coro, oppure vi faceva orazione (19). Le sue visite in chiesa erano così frequenti e prolungate che, secondo la testimonianza di un religioso, sacerdote, si diceva: « Se volete trovare il signor Paolo, andate in chiesa ».

Nel corso dell'anno, una notte gli fu particolarmente cara per tutta la sua vita: la notte dal giovedì al venerdì santo. La passava al santo Sepolcro dove riposava il Dio del Calvario, seguendolo con le sue lagrime e col suo amore nelle diverse scene della sua Passione (20). Oh, notte, passata con lo spirito vicino alla tomba del Salvatore, notte di tenebre e di luce, di soffe­renze e d'amore! Quante grazie Gesù diffonde sulle anime che soffrono e vegliano con lui!

(17)  S. 1. 48 § 30.

(18)  S. 1. 70 8 70.

(19)  S. 1. 69 § 65.

(20)  S. 1. 84 § 25.

 

Un anno, durante la settimana santa, nel sentir cantare le parole: Gesù si è fatto per noi obbediente fino alla morte Paolo si sentì penetrato dal desiderio d'imitare Gesù Crocifisso, e fece voto di obbedienza, prendendo per regola quelle parole di S. Pietro: Siate sottomessi a tutti per amore di Dio (21).

Da quel momento obbediva non soltanto ai suoi superiori, ma anche ai fratelli, alle sorelle, a tutti quelli che volevano comandargli. Così, non sa­ pendo resistere per amor di Dio alla volontà degli altri, divenne il più affabile ed il più amabile degli uomini (22).

La modestia di Paolo in chiesa ispirava devozione. Sempre in ginocchio sul pavimento, senz'appoggio, con le mani incrociate sul petto, tutto mo­ strava la sua fede viva e la sua umiltà profonda. La contessa Canefri che da Alessandria andava tutti gli anni al Castellazzo per passarvi l'estate, colpita da tale edificante contegno, chiese al sacrestano chi fosse quel giovane così pio, e tornata al suo palazzo, comunicò a suo marito la sua felice impressio­ ne: Senza dubbio questo giovane medita qualche risoluzione straordinaria; s i diranno cose grandi di lui (23).

Paolo era talmente assorto in Dio quando pregava ai piedi dell'altare, che sembrava privo perfino di ogni sensibilità fisica. Un giorno mentre era in adorazione davanti al SS. Sacramento esposto nella chiesa dei Cappuccini, gli cadde sui piedi un enorme banco. Paolo, come se nulla fosse stato, restò immobile. Il suo compagno, che raccontò il fatto, vedendo colare il sangue, ne lo avvertì. Ma il Santo, senza rispondere, né muoversi, restò immerso nel suo raccoglimento. Dopo la cerimonia, il suo compagno voleva farlo en­ trare in convento per medicare la ferita. Il Servo di Dio rispose: « Queste sono rose; Gesù Cristo ha patito molto di più ed io merito di peggio per i miei peccati » (24).

La forza che sosteneva il giovane Santo nelle austerità e contro le seduzioni del mondo, ei la trovò nell'amore a Gesù Crocifisso e nella frequenza ai SS. Sacramenti. Una Comunione gli serviva di preparazione all'altra, che era sempre più fervente e accendeva nel suo cuore un desiderio sempre più vivo di unirsi ancora presto a Gesù Eucaristia. Così più tardi potè dire al suo confessore: « In quei primi anni di due cose il Signore mi aveva dato fame, della santa Comunione e del patire» (25).

(21)  S. 1. 754 § 90; S. 2. 562 8 2.

(22)  S. 2. 565 8 18.

(23)  S. 1. 49 §' 35.

(24)  S. 1. 136' § 12.

(25)  S. 1. 70 §' 70.

 

IL SUO CONFESSORE

Persuaso che l'obbedienza è il mezzo più sicuro per arrivare al compimento dei disegni di Dio, il nostro Santo si era interamente abbandonata alla direzione del suo parroco (26). Costui, colpito dalla singolarità delle vie per le quali passava il suo penitente, volendo discernere quale principio ani­ masse le sue azioni, gli fece subire le più dure prove. Il suo spirito, fecondo di risorse, sapeva sempre inventare nuovi mezzi per umiliarlo e mortificarlo. Quando Paolo si presentava in sagrestia per confessarsi, il rigido direttore lo rimandava, dicendogli che lo avrebbe confessato in chiesa. E lo lasciava là lunghe ore ad aspettare, e quantunque Paolo fosse arrivato primo, non era ammesso che dopo gli altri penitenti. Allora il confessore gli diceva duramente: « Dite, su ».

Quando il penitente si accusava di qualche imperfezione, polvere inevitabile che si attacca anche alle anime più pure, lo sgridava come se fosse stato colpevole dei più gravi delitti. Bisogna pur dire che qualche volta questo direttore austero e rigido, passò i limiti della discrezione. Gli rifiutava la comunione come a un peccatore pubblico e proprio nei momenti in cui la chiesa era più frequentata. Era questo, per Paolo, più che un'umiliazione, una profonda ferita al suo amore. Eppure vi si rassegnava in silenzio, immolando al Dio del Calvario il suo ardente desi­ derio di unirsi misticamente a lui (27).

Un'altra volta il Santo faceva orazione nel coro della chiesa, quando sentì la commozione del divino amore inondarlo di gaudio e di lagrime. Per nascondere questo favore del cielo, alzò un pochino il suo mantello e si coprì il viso. Accortosi l'implacabile direttore, corse a lui, gli strappò il mantello e gli disse con violenza e disprezzo: « Questo è il modo di stare avanti al SS. Sacramento? » (28). Paolo aveva un carattere vivace e una sensibilità squisita, ma per amore di Gesù non rifiutava mai il suo labbro alla coppa delle umiliazioni. La natura e il demonio non mancavano di dirgli: Lascia questo confessore, va 3a un altro . Paolo rispondeva: « Non l'ha da vincere il demonio; qui ho da stare ancorché dovessi crepare » (29). « Questo confessore fa per me, che mi fa abbassare la testa » (30).

(26)  E' bene ricordare che non si tratta del parroco della confessione generale fatta a Campo Ligure.

(27)  S. 1. 636 § 245.

(28)  S. 1. 637 § 245.

(29)  S. 1. 636 § 245.

(30)  S. 1. 71 § 72.

Nel tempo di carnevale, in cui il mondo si abbandona senza freno alle ebbrezze del piacere, Paolo andava in chiesa e, prostrato davanti al SS. Sacramento, offriva le sue umili adorazioni per riparare gli oltraggi fatti alla Divina Maestà. Un giorno mentre passava davanti a una casa ove era indetto un ballo di famiglia, il parroco lo vide e immaginò una prova di genere affatto nuova. Chiamò Paolo e, col solito accento severo, gli comandò di entrare in quella casa e di prendere parte al ballo.

Nulla di più contrario ai virtuosi sentimenti del nostro Santo. Quale penitenza inaspettata! Come fare? Come conciliare il suo voto di obbe­ dienza con le sue legittime ripugnanze per un tale divertimento? Ma Dio stesso s'incaricò di toglierlo d'imbarazzo.

Nel momento in cui si disponeva ad obbedire, i primi accordi dei musicisti sono bruscamente interrotti; le corde dei loro istrumenti si erano spezzate... La sorpresa fu grande; tutti videro chiaramente il dito di Dio. La festa era finita. Paolo, ormai libero, prese il cammino della chiesa; il parroco, da allora, non ebbe alcun dubbio sui grandi destini c he Dio riservava a questo giovane (31).

 

PROPOSTA DI MATRIMONIO

Ma una nuova prova era preparata nella quale il servo di Dio avrebbe fatto risplendere il suo perfetto distacco da tutte le creature. I suoi genitori, poco favoriti di beni di fortuna, dovevano sopportare il reso di una famiglia numerosa. Le loro speranze riposavano su Paolo, la cui pietà filiale, li aveva circondati sempre delle più affettuose attenzioni. Un suo zio sacerdote, Cristoforo Danei, volendo rialzare la famiglia, se non al suo antico splendore, almeno ad una onesta agiatezza, dispose tutto, d'accordo con i genitori, per unire in matrimonio Paolo con una giovane che, allo splendore della ricchezza associava i doni più preziosi della virtù. Il successo dell'impresa gli sembrava anche assicurato dall'impe­ gno che prendeva di legare tutti i suoi beni a questo suo nipote.

Non si trattava che di procurare un incontro, affinchè Paolo sanzionasse questa scelta. Ma egli si era dato tutto a Dio e per conservare intatta l'integrità del suo cuore, rifiutò la seducente offerta. Alle istanze dello zio il Santo rispondeva che non credeva fossero quelli i disegni di Dio su di lui. Ma lo zio, dominato dall'idea del tempo che i primogeniti sono destinati dalla Provvidenza a perpetuare le famiglie, replicò a Paolo che era per lui un dovere di accettare, anche per sollevare la famiglia dallo stato penoso in cui era caduta. Paolo stava sempre sulla difensiva e, benché tutti i membri della famiglia unissero le loro istanze a quelle dello zio, egli. rimase inflessibile. Lo zio attribuì questo rifiuto alla sua modestia e, prevalendosi del doppio titolo di zio e di sacerdote, comando al nipote di accompagnarlo alla casa della giovane. Paolo lo seguì in virtù del suo voto di obbedienza. Si rinnovò allora il bell'esempio dato da S. Francesco di Sales in una simile congiuntura: l'angelico giovane non alzò neppure gli occhi. Non si concluse nulla. Malgrado ciò, lo zio voleva il trionfo ad ogni costo (32);.

 

PREZIOSA EREDITA'

Crudele persecuzione per il cuore di Paolo! I sentimenti più contrari agitavano la sua anima; da una parte il desiderio di rispondere alla chia­ mata divina; dall'altra il grande affetto per la famiglia che vedeva sculacciata da gravi pesi e da gravi responsabilità. In questa dolorosa perplessità implorava il soccorso del cielo. E Dio l'esaudì in modo da supe­ rare ogni aspettativa. Lo zio ammalò e morì, lasciando a Paolo tutti i suoi beni per facilitare la conclusione dell'affare. Il pio erede, libero finalmente, si affrettò a rinunciare generosamente alla successione dello zio in presenza del vicario foraneo. Non volle per sé altro bene o piuttosto altro ricordo che un breviario, e rivolgendosi verso un Crocifisso con gli occhi bagnati di lagrime esclamò: « Mi protesto avanti a voi, o mio Signor Crocifisso, che non voglio altra eredità, che questa » (33;.

Questa generosità mostra che la povertà evangelica non gli era meno cara della purezza del cuore e che egli univa in uguale stima e uguale amore ì due consìgli evangelici che promettono la felicità all'una e all'altra virtù. Sono le due ali che l'hanno innalzato al di sopra delle volgarità del mondo e con le quali egli spiegherà un nuovo zelo per la gloria di Dio e la salute delle anime.

(31) S. 1. 71 § 71.

(32)  S. 1. 531 § 225.

(33)  S. 1. 707 § 159.

 

 

PRIME PROVE DI APOSTOLATO

Noi l'abbiamo già visto, giovane ancora, offrire ai fratellini e alle sorelline mirabili esempi di amore verso Dio, di pietà filiale e di bontà verso il prossimo. Sappiamo come li riunisse ogni giorno nella sua camera, e come per mezzo di pie letture, ispirasse loro una tenera devozione alla Passione di Gesù Cristo. Ma questo bisogno di apostolato non poteva più essere contenuto in limiti cosi ristretti; aveva bisogno di spazio e di una più larga irradiazione. Appena entrato nella pia confraternita di cui abbiamo parlato ne era stato nominato priore; le sue dolci maniere e la sua amabile virtù gli avevano guadagnato la stima di tutti, quantunque non avesse che ventiquattro anni. Nelle adunanze il priore doveva rivolgere ai confratelli una esortazione spirituale. Paolo se ne disimpegnava assai bene e dava alle sue parole tanta grazia, e unzione che penetrava profondamente nel cuore di tutti.

Ben presto tutto il paese volle godere del beneficio della sua parola. Tutte le domeniche poi spiegava il catechismo ai fanciulli (34).

Questi primi saggi del suo zelo gli acquistarono grande influenza. Paolo ne approfittò per formare un'associazione di giovani tutti uniti nello stesso ideale di solitudine e di preghiera. Con essi andava di tanto in tanto a respirare l'aria pura della campagna e mediante conversazioni familiari ma piene di soda pietà, seppe loro ispirare il disprezzo del mondo e l'amore alla virtù della quale alcuni seppero dare anche prove eroiche. Insegnava loro il modo di meditare la Passione di Gesù, tracciando così la via sicura e rapida che conduce alla perfezione. Otto tra essi entrarono nell'ordine dei Servi di Maria; altri entrarono tra gli Agostiniani, altri ancora vestirono l'umile abito di S. Francesco (35).

Il nostro Santo circondò pure delle più delicate sollecitudini i poveri e i malati. Per procurare ad essi cure pronte e regolari organizzò un servizio attivo, arruolando i suoi compagni in questa milizia della carità di cui animava lo zelo con la sua parola e con i suoi esempi. Si vedeva fare egli stesso l'elemosina alle membra sofferenti di Gesù Cristo in ginocchio, in attitudine di profonda venerazione (36). Se erano ammalati non li abbandonava più, prodigando loro di giorno e di notte le cure più delicate per l'anima e per il corpo. La sua carità li seguiva anche al di là della tomba; e dopo aver loro dato la più preziosa elemosina, quella delle sue preghiere, li accompagnava all'ultima dimora.

(34)  S. 1. 48 § 30; 46 S 13.

(35)  S. 1. 69 § 65; S. 2. 70 8 51.

(36)  S. 1. 47 § 18, 24.

Se vi erano cadaveri infetti che nessuno osava toccare, egli, come Tobia, se li caricava pietosamente sulle spalle ed il suo esempio trascinava i suoi giovani amici a fare altrettanto (37). Egli poi meditava su quei cadaveri e vi leggeva, come in un gran libro, il nulla delle cose di quaggiù. Un giorno le sue riflessioni sulla vanità del mondo fecero tale impressione su uno dei suoi compagni, che costui si affrettò ad abbracciare la croce di Gesù Cristo nelle austerità del chiostro.

 

LA VOCE DEI PRODIGI

Però non bastando a Paolo di allenare la gioventù cristiana alle opere sante, risolvette di abolire gli scandali che davano i giovani libertini. L'impresa non era facile, ma la virtù dell'Altissimo venne a valorizzare lo zelo del giovane santo. Dio gli comunicò fin d'allora il dono di penetrare le coscienze e di leggere in fondo ai cuori. Quando si avvicinava ai peccatori, capiva la sozzura delle loro anime perché da esse emanava un odore strano e diceva loro in segreto, ma con piena sicurezza: «Fratello, tu hai fatto il tal peccato, vatti a confessare » (38). La meraviglia e la vergogna colpivano il peccatore il quale credeva che Dio solo conosces­ se la sua colpa. Ma Paolo con tutta la dolcezza della sua carità l'incoraggiava, gl'insegnava le condizioni necessarie per una buona confessione e lo indirizzava ad un sacerdote illuminato, perché lavasse la sua anima nel sangue dell'Agnello.

I giovani che si mostravano docili alla voce del Santo ricevevano da Dio grazie abbondanti, ma quelli che disprezzavano i suoi consigli, furono spesso puniti in modo esemplare. Paolo prediceva loro con la certezza di un profeta i terribili castighi della collera divina. Un giovane, certo Damiano Tarpone, era lo scandalo della gioventù del Castellazzo. Con molta carità Paolo l'impegnò a cambiar vita, dicendogli che se avesse continuato, sarebbe perito miseramente. Il giovane non fece conto dell'avvertimento; qualche mese dopo in una prateria costeggiante il fiume Bormida, fu trovato il suo cadavere crivellato da pugnalate: era stato assassinato durante una delle sue corse notturne (39).

(37)  S. 1. 70 § 67.

(38) S. 1. 69 § 66.

(39)  S. 1. 822 § 10.

Un padre amareggiato per la cattiva condotta del figlio, aveva pregato Paolo di ricondurlo a vita migliore. Il nostro Santo parlò al giova­ ne con la più grande carità e lo esortò a chiedere perdono al padre. « Chiedere perdono al padre? rispose, oh, questo poi, no». Allora Paolo: «Non vuoi chiedere perdono a tuo padre? Tra poco morrai» (40). Qualche giorno dopo, quantunque nel pieno vigore delle sue forze, il disgraziato giovane morì improvvisamente.

Dopo questi colpi della mano divina così sicuramente predetti, Paolo fu circondato dal grande prestigio della santità: intorno a lui spirava quell'insieme di timore e di affetto che da tanta potenza agli uomini di Dio.

Furono infatti operate riforme importanti; le conversazioni divennero più oneste e si videro cessare abusi riprovevoli contro i quali si era levata invano la voce dei ministri del vangelo.

Un giorno si venne a dire a Paolo che due persone straniere erano senza ricovero e senza pane: erano due donne francesi colpite da profonda miseria materiale e morale, perché eretiche. Non ci voleva di più per eccitare lo zelo e la carità di Paolo. Pregò i suoi genitori di ospitarle per amore di Gesù. Ricondurre le anime a Dio, nell'ovile della Chiesa, era un'opera che non poteva lasciarlo indifferente. Ebbe così la consolazione di convertirne una e per assicurare la sua perseveranza, la fece mettere nel convento di S. Marta in Alessandria (41).

Erano questi i princìpi dell'apostolato di Paolo che contava appena venticinque anni. Questi primi anni, primi fiori dell'anima, ricordi dolcissimi, non si spegneranno più nella memoria del Santo.

Quale alto concetto non dovremmo dunque farci di Paolo e della sua gioventù, se egli stesso rimpiangerà nei giorni della sua vecchiaia, quando avrà raggiunta la vetta della perfezione insieme a quella della Croce? (42).

(40)  VS. p. 11.

(41)  S. 1. 47 § 24.

(42)  S. 1. 69 § 65

 

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