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CAPITOLO XXXIII

1. Morte di Clemente XIII. 2. Clemente XIV. 3. Solenne ap­provazione delle Regole e dell'Istituto. 4. Paolo predica il Giubileo a Roma. 5. Il Papa vuole che rimanga nell'Eterna Città.

(1769-1770)

 

MORTE DI CLEMENTE XIII

II 2 febbraio 1769 i monarchi cattolici di Europa con inique e crudeli persecuzioni facevano improvvisamente morire un nobile e santo vecchio: il grande Pontefice Clemente XIII trovava in seno a Dio il riposo e il premio dei suoi combattimenti.

Conoscendo già il lettore gl'intimi legami che univano Clemente XIII a Paolo, comprende che il dolore del nostro Santo non fu solamente il dolore che prova un figlio della Chiesa per il lutto della madre, ma anche quello di un cuore che perde un amico affezionato. Fu dunque profondo e si spiega come, malgrado il suo stato di debolezza, il nostro Santo stesso volesse celebrare l'ufficio funebre per il defunto Pontefice.

« Sento con dispiacere l'infausta nuova, scriveva, e questa mattina ho celebrata la Messa in di lui suffragio e l'ho applicata ancora acciò la divina pietà provveda di santo Pastore la sua Chiesa, avendo posto il cuore dei Cardinali nelle Piaghe di Gesù Cristo ed in specie di Ganganelli... ».

 

CLEMENTE XIV

Dopo la Messa disse a un nostro padre: « Ho posto il cuore dei cardinali nel Sangue di Gesù, ma quello di Ganganelli oh, che spicco vi faceva » (1).

(1) VS. p. 145; S. 1. 91 § 59.

 

Il Servo di Dio conobbe la prima volta il Cardinal Fr. Lorenzo Ganganelli nel 1766, nell'occasione che ebbe di fargli una visita a Roma. Rimase così edificato in questo primo incontro della virtù del pio Cardinale ed ebbe una conoscenza così chiara della sua futura elevazione, che all'uscita dall'udienza, disse al suo compagno: Oh, questi sarebbe un Papa! Sentiva una voce interna che gli diceva: « Ecco il Sommo Ponteficie che metterà l'ultimo sigillo all'Istituto della Passione ».

Ammiriamo la divina Provvidenza la quale ha disposto che Paolo fosse legato dai vincoli della più stretta amicizia con i Cardinali predestinati al Sommo Pontificato. Quella santa amicizia fu preziosa per supe­rare le difficoltà senza numero che si scatenarono contro il nuovo Istituto. Spesso, come abbiamo visto, quest'opera non ebbe altro punto d'appoggio che il Vicario di Gesù Cristo che ha la grazia di discernere le opere di Dio ed i santi che ne sono gl'istrumenti.

Tornato Paolo in casa dei suoi ospiti, i signori Angeletti, disse apertamente: « Ganganelli non finirà così; questo cardinale non si ferma qui, andrà avanti..., lo vedrete » (2).

Nel 1767 il Cardinale venne a visitare Paolo nel Piccolo Ospizio del SS. Crocifisso e dopo un'amabile conversazione col suo santo amico, S. Em.za si alzò e abbracciandolo gli disse: « P. Paolo, io vorrei fare qualche cosa per la sua Congregazione ». « Verrà tempo, Signor Cardinale, che potrà far del bene alla mia Congregazione, e glielo farà » (3).

Il Cardinale, fingendo di non comprendere, disse: « Eh, P. Paolo, non possiamo avere le cose a modo nostro ». E il Santo: « Non sarà a modo nostro, ma secondo il volere di Dio », e rivolto al Frattini, indicandogli il Cardinale: « Ecco il successore del Papa presente e lo vedrete in breve » (4). E animandosi sempre più continuò: « lo non sono profeta, non sono figlio di profeta; non sono io che parlo, Iddio mi fa parlare, e voi lo vedrete, sì, che lo vedrete ». Al sentir queste parole il Cardinale si volse al Signor Antonio e col dito sulle labbra gli disse: « Eh, Frattini... », indicandogli di far silenzio intorno alle parole del Servo di Dio (5).

Trovandosi durante il conclave a S. Angelo, Paolo da una lettera apprese che la voce pubblica designava al Pontificato il Cardinal Stoppani: « No, no, Stoppani, ma Ganganelli sarà il nuovo Papa », disse, scuotendo il capo. Arrivato da Roma il P. Giuseppe Giacinto per assistere al Capitolo Generale che era prossimo, il Servo di Dio gli domandò: Cosa si dice intorno all'elezione del nuovo Papa? Corre voce sul Cardinal Stoppani Stoppani non sarà Papa. Chi dunque sarà Papa? Ganganelli. E come sa V. P. Rev.ma che sarà Ganganelli il Papa?

(2) S. 1. 840 § 80.

(3) S. 1. 867 § 179.

(4) S. 2. 757 § 26.

(5) S. 2. 758 § 27.

 

Il Servo di Dio con aria grave e raccolta: « Lo so di certo, come è certo che tengo questo fazzoletto in mano » (6). Aveva ragione di dir così; confessò più volte al suo direttore che ad eccezione dei lumi chiarissimi riguardanti la fondazione della Congregazione, di nessuna cosa aveva avuti lumi più chiari che dell'esaltazione di Ganganelli. Poteva perciò dire che la teneva tanto sicura come di una cosa che avesse già in mano (7).

Un mese prima dell'elezione il Santo aveva detto a Romano Tedeschi, nostro benefattore che era venuto a fargli una visita: « Lei che sta in Ronciglione per dove passano i corrieri, se sente che Ganganelli sia stato fatto Papa, mi mandi subito a prendere che voglio andare a baciargli i piedi » (8).

Il 19 maggio 1769 viene finalmente proclamata l'elezione del Vicario di Gesù Cristo: è Fr. Lorenzo Ganganelli che ha preso il nome di Clemente XIV.

Il Tedeschi, fedele alla consegna ricevuta, andò con alcuni uomini a S. Angelo perché voleva portare egli stesso il santo vecchio, costretto, per le sue infermità, ad andare in lettiga. Il 25 maggio, di buon mattino, Paolo era a Ronciglione. Diffusasi questa notizia, si accorse da ogni parte: tutti volevano parlargli; dovette trascorrere il giorno in dare consigli, spiegazioni, incoraggiamenti. Il giorno seguente partì per Roma e la sera si trovò tra le braccia dei suoi figli nel piccolo Ritiro del SS. Crocifisso (9).

II nuovo Pontefice che non aveva perduto di vista il P. Paolo, un giorno che si tratteneva con Mons. Carlo Angeletti, suo cameriere segreto, grande amico e benefattore dei Passionisti: « Vedrete, disse, che il P. Paolo viene a Roma ». « Non è possibile, rispose, Mons. Angeletti, sta malato e appena si può muovere ». « Non importa, replicò il Papa che conosceva bene il cuore del Santo, non importa; vedrete se viene ». Venne realmente. Appena seppe del suo arrivo, il Papa volle subito vederlo e mandò una vettura al Ritiro del SS.mo Crocifisso (10).

(6) S. 2. 764 § 53.

(7) S. 1. 840 § 81.

(8) S. 1. 840 § 81.

(9) Lt. III, 824; S. 1. 97 8 59; Lt. IV, 50.

(10) VS. p. 145.

 

Una vettura del palazzo apostolico...! Si pensi la confusione dell'umile Servo di Dio nel vedersi portare all'udienza del Papa con tanto onore! Quale contrasto col passato che naturalmente si presentava allo spirito di Paolo! Ammirando la bontà della divina Provvidenza, disse al suo confessore che l'accompagnava: « Quanti viaggi ho fatto per queste strade a piedi nudi! Quanti patimenti in questa Città per tirare avanti la Congregazione! » . Ed il compagno: «Ecco che al presente fruttificano» (11).

 

SOLENNE APPROVAZIONE DELLE REGOLE E DELL'ISTITUTO

Arrivato al palazzo Vaticano, il Pontefice ordinò subito di introdurlo. L'accoglienza fu cordialissima: lo abbracciò paternamente, lo baciò più volte in fronte, lo fece sedere vicino a sé, volle che si coprisse il capo col berrettino, gli diede mille segni di amicizia, offrendogli perfino il cioccolato. Il santo vecchio ne fu commosso fino alle lagrime (12).

Dopo un lungo e intimo colloquio, Paolo, sicuro della benevolenza del Sommo Pontefice, lo pregò di dare un'approvazione solenne al suo Istituto. Ne ebbe una risposta di lieta speranza. Alla fine dell'udienza che durò un'ora, il Papa prese il santo amico sotto il braccio e con squisita bontà lo accompagnò fino alla porta, rispondendo agli umili e rispettosi rifiuti di Paolo: « Lasciatemi praticare la carità ».

Il 18 giugno il santo Fondatore presentò a S. Santità un memoriale col quale lo supplicava di approvare l'Istituto e di accordargli le grazie ed i privilegi delle altre congregazioni religiose. Il Pontefice fece ancora a colui che venerava come un santo la più delicata accoglienza: si degnò presentargli lo sgabello e l'obbligò a sedersi davanti a lui. Poi, ricevendo il memoriale e una copia delle Regole, disse che le avrebbe esaminate egli stesso (13).

II P. Consultore Generale che l'accompagnava, facendo allusione alla facoltà che Benedetto XIII aveva dato al santo Fondatore di riunire i compagni, si permise di dire che un figlio di S. Domenico aveva fondato l'Istituto della Passione... « Ebbene, interruppe Clemente XIV, senza dargli il tempo di completare il suo pensiero, un figlio di S. Francesco gli darà il compimento... ».

Paolo da parte sua disse al S. Padre che sperava andare, nel giorno dell'Assunzione, a visitare l'immagine della SS. Vergine, venerata nella cappella Borghese a S. Maria Maggiore, per ringraziare la Madre di Dio di avergli ottenuto la conferma dell'Istituto con nuovi favori.

(11) VS. p. 146.

(12) POR. 745.

(13) S. 1. 97 § 61.

 

E la vigilia stessa del trionfo di Maria in cielo, dopo 40 giorni di esame, i due incaricati: Mons. De Zelada e Mons. Garampi, più tardi Car­dinali, consegnarono il loro voto di approvazione al Sommo Pontefice. Non si può dire quanto il cuore del Santo fosse sensibile a questa delicata attenzione del S. Padre ed alla visibile protezione della Vergine. Si recò dunque a S. Maria Maggiore. Erano 50 anni che nella stessa basilica e davanti alla stessa immagine aveva fatto voto di propagare tra i fedeli la devozione alla Passione di Gesù Cristo ed usare ogni mezzo per istituire, a questo scopo, una Congregazione. Malgrado l'età avanzata, volle assistere quasi sempre in piedi alla cappella pontificia per rendere a Dio e alla SS.ma Madre le più vive azioni di grazie per i segnalati favori che gli erano finalmente accordati, dopo tanti anni di desideri, di fatiche e di angustie.

Con lettera circolare comunicò la sua gioia a tutti i suoi figli e ordinò che nelle chiese dell'Istituto si cantasse solennemente la Messa davanti a Gesù Sacramentato esposto e il « Te Deum », in riconoscenza di una grazia così grande.

Di lì a qualche giorno il Santo Fondatore andò a ringraziare il Sommo Pontefice che l'accolse con la solita affabilità. Dopo un familiare colloquio: « Ma, Santo Padre, disse Paolo, come pagare la spesa del Breve? », e soffiando leggermente sulla mano: « Non ho che questo », soggiunse. A que­sta confidenziale semplicità, il Papa sorrise. «Ma, P. Paolo, rispose con amabile facezia, vi sono più spese di quanto pensiate, perché non voglio darvi soltanto un Breve, ma anche una Bolla...! Via, via, non pensate a questo; conosco molto bene la vostra povertà». Paolo si ritirò al colmo della gioia.

Per quanto si sollecitasse, passò necessariamente del tempo, ma ecco finalmente pronti i due importantissimi documenti, il Breve che in data 15 novembre 1769 confermava le Regole, e la Bolla con la data del 16 che approvava solennemente l'Istituto (14). Anziché spedirlo, Clemente XIV, con un tratto geniale di squisita bontà, incaricò un prelato che lo portasse personalmente al Servo di Dio il giorno 23, festa di S. Clemente, come un prezioso regalo. E' impossibile dire i sentimenti di gioia e di venerazione che Paolo manifestò nel ricevere la Bolla così ricca di grazie e di privilegi.

(14) S. 1. 98 § 63. 33

 

La baciò con viva fede, poi collocatala sull'altare, radunò la piccola comu­nità e in segno di riconoscenza a Dio, sempre generoso con lui, cantò il «Te Deum » (15)

 

PAOLO PREDICA IL GIUBILEO

Seguendo l'uso dei suoi antecessori, anche Clemente XIV dopo la sua esaltazione indisse il Giubileo straordinario. E affinchè il popolo di Roma fosse meglio preparato a ricevere la grazia, volle che si predicas­sero le missioni nelle principali chiese della città, chiamando i migliori predicatori.

Il Cardinal Vicario, Marc'Antonio Colonna, ordinò che tra i predicatori non dovesse mancare il P. Paolo, andò anzi in persona all'Ospizio del SS. Crocifisso a fargliene la comunicazione.

L'umile vecchio se ne scusava modestamente, dicendo che era di età avanzata, mezzo malato e quasi sordo, tanto che era stato costretto ad abbandonare le missioni da quattro o cinque anni,

E il Cardinale: « In quanto alla sotdità, basta che non siano sordi quelli che vi ascoltano. Circa il resto, sento che la voce l'avete buona» (16).

Vedendo nella volontà dei superiori la volontà di Dio, Paolo si piegò dicendo: « Se è così, eccomi pronto ». E si preparò alla missione con lo studio e con la preghiera.

Ma dove avrebbe predicato? Il Cardinal Vicario gli presentò tre chiese, lasciando a lui la scelta: S. Carlo al Corso, S. Andrea delle Fratte, ove si trovava l'altra aristocrazia, e S. Maria della Consolazione, un quartiere popo­lare. L'umile missionario scelse quest'ultimo, dicendo che il Signore l'aveva mandato ad evangelizzare i poveri. Però S. Em.za non approvò tale scelta. Notò l'umiltà di Paolo, ma volle che il suo campo fosse più vasto e per dargli occasione di spargere con maggior frutto il seme della divina parola, gli assegnò la basilica di S. Maria in Trastevere (17).

La missione doveva incominciare il 10 settembre; mancavano appena pochi giorni, quando il vecchio missionario venne attaccato da una violenta febbre (18). Il Sommo Pontefice al sentir quella dolorosa notizia rimase grandemente afflitto e mandò subito al suo amico lo stesso suo confessore per consolarlo e il proprio medico per curarlo. Quella affettuosa sollecitudine da parte del Vicario di Gesù Cristo commosse profondamente l'umile Servo di Dio che, piangendo, esclamò: « E come a me questa grazia che sono l'ultimo dei figli della santa Chiesa? ».

(15) Lt. III, 710, 713.

(16) S. 1. 743 § 31.

(17) S. 2. 109 § 24.

(18) Lt. III 772.

 

Il suo posto dovette prenderlo un altro religioso. La comparsa sul palco di un altro passionista fu, per il popolo che aspettava ansiosamente il nostro Santo, un'amara delusione che si cambiò subito in afflizione nel sentire la sua malattia. Dopo quella notizia grandi e piccoli accorrevano in folla alla sua povera dimora per visitarlo, informarsi del suo stato e sentire se c'era speranza di ascoltare la sua voce.

Il vivo desiderio del popolo e il dolore del Sommo Pontefice indussero Paolo ad un atto eroico. Benché ancora debole e stroncato dalla febbre che era solo diminuita, si alza e va a continuare la missione: « Ecco, diceva, la forza dell'obbedienza al Vicario di Gesù Cristo...! ».

Già erano tutti commossi nel vedere il venerando vecchio portato, per così dire, a braccia sul palco. Ma arrivato su quella cattedra, si operava in lui una trasformazione; con una mano appoggiata al bordone, con i piedi nudi e col capo scoperto come per il passato, ritrovava nel suo zelo tutta la sua energia; il fuoco della gioventù si rianimava nel suo sguardo, e nella sua voce, sempre vibrante e sonora, con la quale fulminava il vizio, oppure riempiva di lagrime, raccontando le sofferenze del divin Redentore.

Il nome del missionario corre di bocca in bocca; Roma si scuote: nobili e popolani, prelati e cardinali vengono ad ascoltare le sue ultime parole che sembrano un'eco del cielo dove già pare che abiti. La folla è in continuo aumento; deve predicare nella vasta piazza della basilica (19). Poi non basta più neppure la piazza all'immensa moltitudine che affluiva dalle vie adiacenti e molti sono costretti a ritirarsi senza aver avuto la consolazione di udire la voce del Santo (20).

Dopo la predica, sceso dal palco, tutti avrebbero voluto avvicinarlo e toccare la sua veste, baciare le sue mani, vederlo da vicino. A stento uomini dalle braccia vigorose e alcuni soldati fatti venire dal Cardinale Pam­filj (21), potevano proteggerlo contro la folla.

(19) S. 2. 114 § 47.

(20) S. 2. 109 § 24.

(21) S. 2. 110 § 25.

 

Il Sommo Pontefice seguiva l'apostolo con lo sguardo del cuore e lo benediceva. Tutte le sere, durante la missione, voleva il bollettino della sua salute e delle sue prediche. Felice dei frutti che ne ricavava il suo caro popolo di Roma, manifestava la sua gioia dicendo: « Lasciatelo fare, lasciatelo farei» (22), quasi volesse dire: vedremo altri prodigi. Così Dio coro­nava un apostolato di 50 anni con una missione tra le più splendide e le più feconde, nel centro stesso della cattolicità.

In mezzo ad una mèsse così ricca, cogliamo soltanto un fiore che, nascosto al mondo, non diede più il suo profumo che a Dio. La giovane principessa di Carignano, alle istruzioni che Paolo tenne sulla Passione di Gesù, sentì nascere nella sua anima tanto gusto per le cose del cielo, che rinunciò ai piaceri mondani, alle splendide serate, alle sterili frivolezze del secolo e in pieno accordo col suo sposo, il principe Doria, iniziò una vita tutta consacrata a Dio, umile e ritirata, come in un chiostro, nel suo palazzo.

Un così improvviso cambiamento provocò le mormorazioni dei mondani che provarono un profondo dispetto vedendo tolta alle loro brillanti riunioni una principessa che con la sua giovinezza, con le grazie del suo spirito e con lo splendore della sua fortuna, diffondeva tanta grazia attraente in tutte le feste. Fecero perfino circolare sul suo conto insinuazioni maligne dicendo che la povera principessa era stata presa dagli scrupoli.

Paolo ne fu molto afflitto ed esclamò in tono grave e severo: « Sarebbe una gloria ben grande per Roma se potesse vantarsi di possederne molte di queste follie ». Con i suoi consigli che un santo sacerdote trasmetteva alla saggia principessa, Paolo la incoraggiava alla fermezza e alla costanza. Così ben presto lo splendore delle sue virtù offrì a tutti il modello della nobiltà romana.

Dopo l'ultima predica, fatta con maggior fervore, Paolo come sempre s'involò agli applausi e tornò subito al suo povero Ritiro del SS.mo Crocifisso. Là nascondeva la sua vita nel raccoglimento e nella preghiera, là ringraziava il Signore per la suprema conferma dell'Istituto. Sembrandogli ormai finita la sua opera, non aveva più che un desiderio: ritirarsi nella solitudine di S. Angelo per terminarvi i suoi giorni tranquillamente ed esser seppellito vicino al fratello Gian Battista.

Quasi per dare l'addio alla Città santa e per arricchire nello stesso tempo la sua anima di un grande tesoro d'indulgenze, visitò nel mese di ottobre le sette basiliche. La vista di quei devoti santuari, delle reliquie dei martiri, soprattutto dei SS. Pietro e Paolo, accesero nella sua anima un nuovo fervore.

(22) VS. p. 150.

 

IL PAPA LO TRATTIENE A ROMA

Tutto penetrato dal ricordo di questi santi luoghi, Paolo si disponeva a partire, quando, informato del suo progetto, il Cardinal Vicario si recò all'ospizio del SS.mo Crocifisso per indurre il Servo di Dio a fissarvi la sua residenza. Sua Eminenza ne informò poi il Sommo Pontefice il quale, desiderando che Roma non perdesse un santo e volendolo tenere vicino, si affrettò a dichiarargli in modo amichevole la sua volontà: « Sappiamo, gli disse, cosa farete nel Ritiro di S. Angelo: pregherete per voi, per noi e per la S. Chiesa. Ma questo lo potete fare anche qui a Roma e dì più » (23).

L'umile Santo piegò il capo e vedando nella volontà del Vicario di Gesù Cristo quella di Dio, non pensò più che ad obbedire (24).

Una sottomissione così pronta piacque assai al Sommo Pontefice, il quale, da eccellente conoscitore di sode virtù, ammirò il sacrificio delle sante attrattive che spingevano Paolo alla solitudine per unirsi più intimamente a Dio, e non tardò a dargliene la ricompensa.

Avvicinandosi la festa di Natale, il Servo di Dio era andato, secondo l'uso, a presentare a S. Santità i suoi auguri. Il Papa anche questa volta lo accolse con segni di tenerissimo affetto, facendolo sedere vicino a sé. Poi: «P. Paolo, gli dice, giacché vi siete prontamente arreso al volere del Cardinal Vicario, e Nostro, di rimanere in Roma, è dovere che si pensi a provvedervi di una casa e chiesa per la nascente Congregazione: è giu­stizia, date tempo » (25) E perché non mancasse al venerando vecchio la consolazione di offrire il santo sacrificio nella notte di Natale, gli diede il permesso speciale di cantare la Messa nella cappella domestica del suo Ospizio.

Felice di un favore che stimava più di tutti i tesori, il Santo tornò alla sua modesta dimora con un fervore straordinario. Non potendo trat­tenere l'interna gioia, esclamava con ardenti trasporti: « Oh, prodigio...! Oh, miracolo...! Un Dio che nasce! » (26). Egli solo potrebbe dire quali siano state le comunicazioni divine con le quali fu ricolma la sua anima in quella notte di grazie e di benedizioni. L'abbondanza delle sue lagrime, l'ardore del suo volto rivelavano l'amore interno che il celeste Bambino gli aveva accesso nel cuore.

(23) S. 1. 393 § 89.

(24) Lt. III, 296.

(25) VS. p. 150.

(26) S. 1. 317 § 66.

 

Al mattino dopo aver celebrato le altre due Messe, andò a venerare la santa culla nella basilica di S. Maria Maggiore e là, davanti a quel trono di povertà assistette alla Messa solenne celebrata dal Sommo Pontefice.

Per tutto il giorno il suo spirito rimase assorto nella contemplazione di questi misteri d'ineffabile carità lasciando effondere il suo cuore verso quel Verbo divino che si era fatto Uomo per stabilire la sua dimora in mezzo a noi (27).

(27) VS. P . 151.

 

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