home  |  passionisti  |  links   |  contatti   |    
 
 
   
 

CAPITOLO XXXIV

1. Visita la Provincia del Patrimonio. 2. Riceve sul Monte Argentario un Breve di Clemente XIV. 3. E' richiamato a Roma. 4. In fin di vita. 5. Improvvisa guarigione.

(1770-1771)

VISITA LA PROVINCIA DEL PATRIMONIO

Si era al principio del 1770. Come nel colmo dell'inverno alle volte spunta uno di quei giorni pieni di sole che risveglia un po' la vita nella natura, così anche nell'uomo inoltrato negli anni, disfatto dai dolori e dalle infermità, viene qualche periodo di benessere che fa quasi dimenti­care l'età. E' quello che avvenne nel nostro Santo.

Credendosi abbastanza in forze per intraprendere un viaggio, risolvette di consacrarlo alla visita dei conventi del Patrimonio (1), e il 19 marzo andò a chiederne il permesso e la benedizione apostolica al Sommo Pontefice. Il Papa non credette opportuno opporsi al suo zelo, gli mise però la condizione che avesse ottenuto anche il permesso dal Cardinal Vicario. In quest'occasione il Pontefice gli manifestò il desiderio di accordargli nuove grazie e, come se non l'avesse fino allora colmato di bontà, si lamentò col Servo di Dio perché non gli chiedesse mai nulla: « Ammiro la vostra modestia, gli disse, ma nei bisogni parlate pure, non temete di essermi importuno » (2).

Uscito dall'udienza, Paolo andò dunque a trovare il Cardinal Vicario che non si mostrò troppo facile alla sua partenza, ma infine, incalzato dalle sue ragioni, vi acconsentì, però avrebbe dovuto ritornare non più tardi della festa di S. Giov. Battista. Temeva il buon Cardinale per la salute del venerando vecchio, se non fosse tornato a Roma prima dei grandi calori. Nel momento di lasciare la Città santa Paolo andò a fare una lunga orazione sulla tomba degli Apostoli Pietro e Paolo, mettendo il suo viaggio sotto la loro potente protezione.

(1) Cioè i due del M. Argentario, quello di Tarquinia, di Tuscania, di Ve­tralla e di Soriano.

(2) VS. p. 152.

 

Cella ove il Santo abitò e morì. Ora è trasformata in cappella. Il crocifisso è quello che Paolo usava per le missioni - pag. 371.

 

Urna che racchiude le spoglie di S. Paolo della Croce. Il volto è stato eseguito sulla maschera presa dopo la morte.

Il 27 marzo 1770 partì, accompagnato dal suo confessore, per Civitavecchia La strada era cattiva e tirava un vento freddo che fece soffrire non poco il povero vecchio. Al compagno che, scherzando gli diceva se per quella strada avesse tirato la carretta: « Altro che carretta, rispose Paolo, il carrettone. Venivo e tornavo da Roma al Monte Argentario per questa sant'opera della Congregazione a piedi scalzi, senza provvisione, l'inverno con freddi grandissimi e l'estate con sole cocentissimo. Oh, che patinienti! » (3).

Arrivato la sera all'osteria di Monterone, dopo un leggero pasto si mise a parlare di Dio a quelle persone della casa che, trovandosi in deserte campagne, raramente avevano occasione di sentire la parola divina. Il suo discorso breve, ma pieno di fervore, detto in tono familiare e persuasivo, fu ascoltato con la più viva attenzione.

Il giorno appresso, dopo la santa Messa, si rimise in cammino. A Civitavecchia, dove il ricordo della sua missione viveva ancora, fu trattenuto dalle istanze dei suoi benefattori per tutto il giorno, durante il quale una gran folla di persone vennero a vederlo e a domandargli consigli.

Arrivato al Ritiro di Tarquinia, che aveva fondato l'anno precedente, portò la gioia nel cuore dei suoi figli. Aprì subito la visita e predicò i santi Esercizi alla comunità. Le sue lagrime e il suo amore gli diedero una eloquenza che si trova solo sulle labbra dei santi.

Nel giorno consacrato ai dolori di Maria SS.ma e durante la Settimana santa celebrò egli stesso gli uffici divini. In quei giorni, così cari alla sua pietà, le sue esortazioni, le sue conferenze, tutto in lui spirava amore a Gesù Crocifisso.

Dopo le feste di Pasqua, imbarcatosi su una feluca nella spiaggia di Tarquinia, si diresse verso la sua cara solitudine del Monte Argentario. Era già partito, quando si levò un vento contrario così forte, che furono costretti a prender terra a Montalto. Il Santo approfittò dell'occasione per istruire i pescatori di quella zona. Mentre parlava tutto assorto in Dio, non si accorse che gli tagliavano dei pezzetti di mantello. Quell'ingenua pietà ricevette ben presto la sua ricompensa.

(3) S. 1. 252 § 36; Lt. IV, 136.

 

Avendo chiesto un po' di pesce e sentito che non ne avevano, Paolo suggerì di gettare le reti. « E' fatica sprecata, gli risposero, perché il tempo non è favorevole alla pesca ». Paolo insistette e i pescatori, più per deferenza, che per la speranza di prender pesce, ubbidirono. Si rinnovò in qualche modo la pesca miracolosa del vangelo. Tra le duecento libbre di pesce che pescarono c'era anche uno storione. Mostrandolo con riconoscenza al Servo di Dio, gli dicevano: « Grazie, Padre, è un prodigio che certamente dobbiamo alle vostre preghiere ».

Intanto il mare era sempre sconvolto, né pareva esser vicina la calma. Furono costretti a prender la via di terra, ma per quanto cercassero non riuscirono a trovare una vettura. Mettendo la sua fiducia in Dio, Paolo si decise, malgrado la sua debolezza alle reni, di prendere un cavallo e fare così circa 40 Km. col vento freddo e un po' di pioggia.

Arrivò a Orbetello verso il tramonto del 19 aprile. Credeva di entrare in incognito, ma rimase deluso perché sparsasi in un baleno per la città la notizia della sua presenza, in poco tempo gli si raccolse intorno una gran folla di popolo di tutte le classi, venuti per dimostrargli il loro affetto e la gioia di averlo in mezzo ad essi. Dovette rassegnarsi a ricevere visite per tutta la sera.

Per involarsi a quegli onori, avrebbe voluto partire, ma la pioggia lo costrinse a rimanere tutto il giorno seguente. Fu una pioggia provvidenziale per il popolo che potè avvicinarsi in gran numero al Santo chi per baciargli la mano, chi i piedi, chi per ricevere la benedizione- Si andò fino alla santa indiscrezione di tagliargli il mantello, Fu tanta l'affluenza e la devozione, che se ne liberò a fatica.

Passato anche quel giorno, santamente ansioso di rivedere la solitudine dei suoi giovani anni, salì quel Monte che risvegliava sì, il ricordo di grandi sofferenze, ma anche di grazie segnalate. Lungo il cammino, piangendo, diceva: « Ah, questi monti cosa mi ricordano! ». La sua commo­zione si accrebbe quando vide i suoi figli scendere pieni di gioia incontro all'amato Padre.

Appena arrivato al Ritiro della Presentazione fece l'apertura della sacra Visita. In quel discorso manifestò la sua soddisfazione di trovare i suoi religiosi nel fervore della santa osservanza, uniti dai più dolci vincoli della carità e incoraggiò tutti a camminare sempre con ardore sulle orme di Gesù Crocifisso. Era lo zelo dei primi tempi che con ogni cura spronava tutti a progredire nell'esercizio delle virtù e nell'unione con Dio.

Dovendo salire al Ritiro di S. Giuseppe, vennero ad incontrarlo i novizi che scendevano cantando devotamente e con slancio giovanile il « Benedictus ». Il Santo si commosse tanto che pianse di gioia. Al suo confessore che con le parole di S. Francesco di Sales gli disse: « Che ha piovuto...? » rispose « Ma come volete che possa contenere le lagrime, mentre mi ricordo che, quando venni in questo Monte, non vi portai altra provvisione che un pezzetto di ciambella e circa venti acini di zibibbo . . . che mi furono dati per carità in Pitigliano, ed ora vi vedo due numero­sissime case religiose, ripiene di fervorosi religiosi che lodano Iddio giorno e notte.,.? » (4).

Il Santo rimase alcuni giorni al noviziato, per conversare con quei giovani che trovandosi nella prima fioritura dell'anima, col cuore profumato d'innocenza e d'amore, imbalsamavano il santuario e quasi sembravano ringiovanire la sua vecchiaia. Parlava loro con tenerezza materna, come a figli che hanno bisogno di latte. In uno dei suoi discorsi fu così commovente, che fece scendere abbondanti lagrime. Nelle ricreazioni co­muni Paolo era il primo a incoraggiarli con la sua santa giovialità e quei giovani novizi per ascoltarlo meglio, per raccogliere una sentenza, per non perdere nulla delle sue parole di santo, si stringevano intorno al venerando vecchio.

Un giorno durante una di queste ricreazioni, mentre erano tutti assorti ad udire le sue parole con le quali, da una piacevole conversazione, li aveva elevati alle sublimità del cielo, il maestro dei novizi, P. Pietro di S. Giovanni, in uno slancio di entusiasmo osò dirgli: « Se muore lontano di qui, lasci per testamento che il suo cuore si mandi al noviziato, che noi lo vogliamo qui ». « Ah, questo cuore, rispose piangendo il Santo, merita di essere bruciato e sparse le ceneri al vento, perché non ha amato il suo Dio » (5), e si ritirò nella sua cella per piangere più liberamente ai piedi di Gesù Crocifisso, lasciando i religiosi ammirati della sua profonda umiltà.

 

RICEVE UN BREVE DI CLEMENTE XIV

Mentre edificava con tante virtù i suoi figli del Monte Argentario, ricevette una grande consolazione.

(4) S. 1. 84 § 27. Scrivendo dal Ritiro della Presentazione il 23 aprile 1770, dice : « Ho ritrovato questo sacro Ritiro un vero santuario, pieno di veri servi dell'Altissimo, che col loro fervore e santità di vita riprendono la mia gran tiepidezza... » (Lt. II, 423).

(5) S. 1. 798 § 243.

 

Prima di partire da Roma, il nostro Santo, dietro l'ordine del Papa gli aveva promesso di tenerlo informato e intorno al suo viaggio e alla sua salute. Per mantenere la promessa Paolo aveva scritto a S. Santità dal Ritiro di Tarquinia, dandogli relazione del viaggio, della disciplina, del fervore e della pace che regnava tra i religiosi. Questa lettera fu tanto gra­dita al Pontefice che, in risposta, mandò a Paolo il seguente affettuoso Breve:

CLEMENS PAPA XIV

« Diletto figlio, salute e Apostolica Benedizione.

« Dalle altre prove, che Noi già vi abbiamo date, del Nostro amore paterno potete facilmente dedurre con quale soddisfazione Noi abbiamo ri­cevuto la vostra lettera che esprime così bene i vostri alti sentimenti di fede, di devozione, di rispetto per Noi e per la Sede Apostolica e che conferma soprattutto il vostro affetto e quello della vostra Congregazione a Nostro riguardo, assicurandoci che non cessate di pregare la clemenza dell'Onnipotente perché diriga e sostenga la Nostra debolezza nelle gravi funzioni dell'apostolato supremo. Voi non potreste darCi prova migliore della vostra pietà filiale, né fare nulla di più conforme al fine del vostro Istituto ed ai bisogni del Nostro ministero perché Noi non abbiamo altro sostegno e altra forza che in Dio.

« Coraggio, dunque, diletto figlio, continuate a ben meritare di Noi e della Chiesa universale; non cessate, voi e tutti i vostri religiosi, d'implorare il soccorso divino che a Noi è tanto necessario. E' così che voi risponderete alla Nostra paterna attesa e che aumenterete sempre più la Nostra benevolenza tutta speciale per voi e per i vostri; benevolenza di cui vi promettiamo darvene in ogni occasione i frutti più ubertosi.

« E' tale la disposizione del Nostro cuore verso di voi e della vostra Congregazione, che Noi formuliamo ardenti voti perché essa cresca ogni giorno più in virtù e in meriti. Con quanto piacere abbiamo letto la rela­zione del vostro Istituto in codeste contrade! Con quale gioia abbiamo appreso che esso si estende e prospera, diffondendo il profumo della san­tità! Il Nostro aiuto, la Nostra autorità, il Nostro favore voi li avete me­ritati. Conoscete già i Nostri sentimenti a vostro riguardo, ma assicurandovene di nuovo, Noi vogliamo che questo Breve sia un monumento del Nostro speciale affetto per tutti voi.

« Vi esortiamo, con le più vive istanze, a perseverare nella via della virtù e a sforzarvi, aiutandoci con le vostre ferventi preghiere, a mante­nere e aumentare la Nostra paterna benevolenza così per la vostra gioia come per il vostro progresso. Noi accompagnamo con tutti i Nostri voti e mettiamo sotto gli auspici della divina bontà gl'inizi e il progresso della vostra Congregazione.

« Diamo paternamente la Benedizione Apostolica a voi, diletto figlio, e a tutti i vostri religiosi che vi sono uniti nello spirito di umiltà e di carità.

« Dato a Roma, presso S. Maria Maggiore, sotto l'Anello del Pesca­tore, il 21 aprile 1770, anno I del Nostro Pontificato ».

Paolo baciò devotamente il Breve, quel monumento immortale di de­ione illimitata e di tenero affetto da parte del Vicario di Gesù Cristo, poi, pensando alla grandezza del dono, quasi tremò e, piangendo escla­va: « Ah, povero... me! Temo fortemente che il Signore mi abbia a dire alla fine recepisti bona in vita tua» (6).

Era tanta l'abitudine di accrescere con le sofferenze i suoi meriti per il cielo, che le consolazioni della terra gli sembravano un ostacolo e un pericolo di rovina. Ci volle tutta l'arte del Provinciale, il P. Giuseppe Giacinto, per ridare la calma alla sua anima, persuadendolo a credere che Dio aveva accordato quelle grazie per il bene della Congregazione e la gloria di Gesù Crocifisso (7).

 

E' RICHIAMATO A ROMA

A Roma tuttavia non si era tranquilli sulla salute del santo vecchio; si temeva che le sue forze fisiche fossero ingannate dagli ardori dell'anima e, perciò, con lettere su lettere, si reclamava il suo ritorno. Sentendo egli stesso che le forze declinavano sempre di più, credette bene di ri­nunziare alla visita degli altri due conventi di quella Provincia e, in­caricato a far le sue veci il P. Giov. Maria di S. Ignazio, suo confessore, riprese la via di Roma (8).

Ma nel ritorno la sua umiltà doveva incontrare una nuova amarezza: dovunque passava erano clamorose dimostrazioni di rispetto e di amore. Al suo avvicinarsi a Montalto, quasi tutta la popolazione gli venne incontro accompagnandolo con acclamazioni trionfali. Tutti, uomini, donne, fanciulli, vecchi, malati volevano vederlo, parlargli, avere la sua benedi­zione. Fu la rinnovazione dei trionfi che ebbe visitando la Provincia di Campagna.

Liberatosi finalmente da quell'affettuosa dimostrazione, il Servo di Dio, versando molte lagrime, esclamò: « Ah, povero me! bisogna che mi serri sotto chiave; il mondo è ingannato, si crede che io sia quello che in verità non sono » (9).

Appena arrivato a Roma il suo primo pensier» fu di presentare i suoi rispettosi omaggi al Sommo Pontefice e al Cardinal Vicario. L'uno e l'altro si dimostrarono felici del suo ritorno dopo un'assenza che era stata già troppo lunga per il loro affetto.

(6) VS. p. 155.

(7) S. 2. 724 § 93.

(8) Lt. II, 424".

(9) S. 2. 712 § 28.

 

Il bene che Paolo, nel suo penoso viaggio, aveva fatto alle anime e ai suoi figli, la gloria che egli aveva dato a Dio, reclamavano la debita ricompensa che fu, come sempre, il dolore. La gotta, la sciatica, una flussione agli occhi lo tennero per qualche tempo inchiodato in letto. Il venerabile Fondatore, però, anche in mezzo a tante sofferenze s'interessava di una grande e sant'opera che da diversi anni lo teneva occupato: la fondazione delle Monache Passioniste, delle quali aveva presentato, il 1° luglio, le Regole al Sommo Pontefice e questi le aveva date ad esa­minare ad un personaggio di molta dottrina e rara prudenza.

Il 26 dello stesso mese il Servo di Dio si presentò per un'altra udienza. Il Papa era un po' sofferente e non riceveva nessuno, ma accolse prontamente il suo santo amico, facendolo sedere al suo fianco e dandogli mille dimostrazioni di affetto. La presenza di Paolo era una grande consolazione per il Pontefice che si vedeva fatto segno a violenze indegne ed a crudeli dolori, mentre si compiaceva di contemplare in lui una figura di santo, un'anima retta e leale, che compensava per qualche istante il suo cuore da tante fisionomie ufficiali intriganti, astute, persecutrici, troppo fedeli mandatane dei poteri umani che assediavano e tor­turavano la sua coscienza: « Oh, quanto stimo questa conversazione; oh, quanto mi conforta! (disse il Pontefice al religioso che accompagnava il Santo). Questa mattina non ho voluto ammettere nessuno all'udienza, neppure il Segretario di Stato, ma bensì il Babbo mio » (10). Esprimeva così il suo affetto per il santo amico.

E veramente ogni volta che l'Augusto Pontefice lo riceveva sembrava dimenticare, in un certo senso, la sua alta dignità, tanto la sua benevolenza per lui si effondeva intima e familiare. Non si accontentava di dimostrargli la gioia che provava vedendolo, né di sostenerlo col suo braccio, come abbiamo detto, ma ancora lo accarezzava, lo baciava in fronte, gli posava la mano sul capo. Una volta si piegò perfino a raccogliere il berrettino che era sfuggito dalle mani del Santo.

Non si pensi però che tanta affabilità diminuisse la venerazione che l'umile Paolo aveva per il Capo della Chiesa. La sua fede sempre viva, lo penetrava di un timore rispettoso alla presenza del Vicario di Gesù Cristo. Diceva contro i detrattori del Papato: « Bisognerebbe che costoro disserò ciò che capisco ed intendo io di tal dignità » (11). La sua ve­'one andava crescendo a misura che scopriva le virtù eminenti del Pontefice.

Nel vedere Clemente XIV che tra gli splendori della regalità ponti­ficia viveva nella semplicità e nella povertà del chiostro, Paolo non si stancava di ammirare un'anima tutta data a Dio, distaccata dal fasto e dalle pompe mondane. Ecco perché all'uscire dal palazzo apostolico, disse un giorno: « Oh, quanti religiosi confonderà e condannerà il Papa nel giorno del giudizio!». Conobbe su quali principii era appoggiato un sì magnanimo distacco dai fragili beni del mondo, quando, parlando insieme dell'anima e di Dio, il S. Padre gli disse con un accento che rivelava la nobiltà dei suoi generosi sentimenti: « Non ho che un timore, quello di fare come i vapori che, attirati in alto dal sole, oscurano il sole stesso. lo tengo per massima che la dignità non deve servir me, ma io devo servire la dignità ».

Paolo ebbe ancora parecchie volte l'occasione di ammirare la sua sollecitudine di Sommo Pastore. Da molto tempo il Servo di Dio nutriva un santo progetto. Nelle sue corse apostoliche aveva notato una corrente d'incredulità che trascinava gli spiriti, e sentito i primi rumori della guerra che minacciava la Chiesa e la società. Il clero doveva dunque essere pronto nell'ora del combattimento bisognava perciò temprarlo nello spirito della sua sublime vocazione e riscaldare il suo zelo.

Il Santo espose in poche parole il suo piano al Sommo Pontefice.

Il Papa, trovatolo pieno di prudenza e adatto a raggiungere lo scopo, disse che tale era appunto anche il suo pensiero: « Lo vedete, P. Paolo, che i nostri sentimenti confrontano? » e lo incoraggiò a raccomandare ai sacerdoti, ai prelati e soprattutto ai vescovi, recentemente consacrati, la pratica fedele dell'orazione, la vigilanza perpetua, lo studio costante delle sacre Scritture, il ministero della parola che è uno dei più grandi doveri del­l'episcopato.

Ma ciò che faceva più impressione al santo vecchio era l'umiltà del Pontefice. Qualche volta gli si diceva per ordine di S. Santità: « II Papa le manda la benedizione e dice che lei benedica lui ». « Come, rispon­deva con vivacità, il S. Padre è la fonte delle benedizioni, e l'ha con sé, vuole da me essere benedetto? Oh Dio, che umiltà! » (12).

(10) VS. p. 156.

(11) S. 1. 166 § 73; 814 § 352.

(12) S. 1. 226 '§ 303.

 

Un giorno, dopo essersi protestato, come l'ultimo figlio della Chiesa di volersi mettere sotto i piedi del Papa, gli fu risposto che il Papa si metteva ai suoi piedi. Paolo, tutto confuso: « Come è possìbile che il Vicario di Cristo si umilii tanto con le più povere creature? Grande umiltà del S. Padre! Già, il Papa è un santo! » (13).

Dovendo recarsi a Castel Gandolfo, il Papa, prima di partire volle rivedere il nostro Santo. L'udienza fu cordialissima e durò un'ora e un quarto. Nel congedarlo gli raccomandò di far recitare in comunità ogni giorno, finché durava la villeggiatura, un'Ave Maria secondo la sua intenzione.

Verso la fine di ottobre Paolo fu preso dalla febbre terzana, questa però non gl'impedì di prepararsi in modo speciale alla festa della Presen­tazione, festa molto solenne per lui e per tutta la Congregazione. La novena la passò nel più profondo raccoglimento e nella più intima unione con Dio. In questo tempo il confessore del Papa, Sangiorgio, fu colpito d'apoplessia. Paolo che l'amava grandemente, appena sentì la dolorosa notizia, corse a trovarlo e «P. Maestro, gli disse, è andato fino alle porte della morte, ma stia di buon animo che guarirà; ne sono sicuro ». Il malato gli chiese la sua benedizione. Paolo gliela diede e la guarigione fu com­pleta, ritornando il perfetto uso delle membra (14).

 

SUA GRAVISSIMA INFERMITA'

Avvicinandosi il sacro Avvento Paolo avrebbe voluto osservare il digiuno e l'astinenza comandati dalle Regole, ma l'infermiere, il medico e il suo confessore l'obbligarono a servirsi della dispensa; vi si assoggettò, benché ne soffrisse.

La vigilia dell'Immacolata, festa così cara alla sua pietà, ebbe dai demoni un attacco così violento, che non sapeva come difendersi. Avrebbe voluto ritirarsi nel suo interno come in una piazza forte, tenendosi abbrac­ciato al suo Dio, ma ad aumentare la sua pena erano sopraggiunte le più dolorose desolazioni di spirito. Dopo una notte di strazianti dolori si trovò talmente abbattuto, che al mattino non potè celebrare neppure la santa Messa, né recarsi dal Papa il quale gli aveva mandato già una carrozza (15).

(13) S. 1. 226 S 303.

(14) VS. p. 157.

(15) S. 1. 982 § 195; S. 2. 831 § 1-4.

 

Il Pontefice, fatto consapevole da due religiosi dello stato di estrema debolezza nella quale era ridotto il Servo di Dio, non solo rimase molto afflitto, ma diede anche 40 scudi, raccomandando di prodigargli tutte le cure necessarie.

La malattia intanto si aggravava senza che il medico riuscisse a coscere la natura del male. Credendo di vedere i sintomi di una febbre "ntermittente, gli fece un salasso e gli prescrisse la china. Paolo che conosceva bene la natura del suo male, disse un giorno, sorridendo, al suo confessore: « Questo non è male da medici; è un male berniffale », alludendo al demonio che, scherzosamente chiamava Berniffi. I rimedi, anziché giovargli, gli aumentavano i dolori; egli però li prendeva ugualmente per obbedire. Ma intanto il suo stomaco era ridotto al punto che non sopportava più nessun alimento. « Muoio contento, diceva al suo confessore, e non mi curo più di vivere. Ricevo volentieri la morte in penitenza dei miei peccati ».

Desiderando ricevere il santo Viatico il giorno 18 dicembre, passò la notte in fervente preparazione e la mattina volle riconciliarsi: « Veramente non ho niente che m'inquieti, ma per fare quest'atto di obbedienza al Signore, mi voglio riconciliare ». Fatta la confessione con vivissimi sentimenti di contrizione e ricevuta l'assoluzione, disse: « lo spero e confido nella Passione SS.ma del mio Gesù; il Signore ben sa che ho sempre desiderato di volergli bene ed ho procurato altresì che tutti lo amassero, spero che userà misericordia anche a me; e poi ci sono i poveri banditi che ho aiutato nelle missioni... ». Spesso replicava con profonda umiltà: Gesù mio, misericordia. La sua devozione nel ricevere il S. Viatico fu tale, che commosse tutti i religiosi (16).

Verso sera peggiorò talmente, che gli stessi medici credettero che non ci fosse più speranza di salvarlo. Quando tutti se ne andarono, domandò al suo confessore: « Ma veramente sto male? ». Benché la risposta fosse affermativa, Paolo disse: « E' del tempo che il Signore mi dava questo lume, che dovevo passare un gran travaglio, ma non di morte... ».

(16) S. 2. 832 § 37.

 

Però, non fidandosi di quello che sentiva internamente, dispose tutto come se dovesse morire: « Se muoio, facciano la carità di farmi le esequie prìvatamente qui in cappella; poi la sera, sul tardi, mi facciano portare occul­tamente alla chiesa dei SS. Pietro e Marcellino e quivi, senza alcun onore, mi seppelliscano. Consumato che sarà il mio cadavere, poste le ossa in un sacco, le collochino sopra un somaretto e le portino al Ritiro di S. Angelo in Vetralla, vicino a quelle del P. Gian Battista mio fratello » (17).

L'umile Paolo non sapeva che il Papa aveva già ordinato, se fosse morto, di seppellire il suo corpo nella basilica dei SS. Apostoli, fino a quando i religiosi della Passione non avessero una chiesa a Roma. Aven­dogli detto il suo confessore che alla sua sepoltura avrebbe pensato il Papa rimase come interdetto e senza parole. Poi con un sospiro: « Desideravo morire in un luogo dove non mi potessero fare nessun onore ». E il confessore per calmarlo: « Obbedienza in vita, in morte e dopo morte. Gesù Cristo dopo morto si lasciò seppellire dai suoi devoti ove a loro piacque » (18).

Dopo queste parole Paolo rimise tutto nelle mani di Dio. Continuando a parlare della malattia, disse: « A me pare di non dover morire per adesso ». Infatti durante la notte incominciò a sudare, poi riposò tran­quillamente e la mattina si trovò tanto migliorato, che potè prendere anche qualche ristoro. Ricevette inoltre nella stessa mattina il Cardinal Pirelli e Mons. De Zelada ai quali disse che non aveva avuto mai tanto poco paura della morte, come questa volta (19). In fondo, morire non è cosa terribile, ma amabile, perché è Dio stesso che si riprende la vita che ci ha dato.

Crescendo il miglioramento, Paolo già pensava di celebrare la Messa nel giorno di Natale. Ma il Sommo Pontefice che s'informava spesso del suo stato, glielo proibì per timore di una ricaduta. Dovette contentarsi di contemplare in ispirito quel grande mistero di amore.

Abituato a prendere occasione da tutto per amare maggiormente Iddio, disse con graziosa amabilità che come i prìncipi firmano più fa­cilmente le suppliche nel loro compleanno, così Gesù Bambino nel suo Natale aveva firmata quella dei nostri religiosi che desideravano che vi­vesse ancora per qualche tempo, concludendo: « Voglio con la grazia di Dio mutar vita » (20).

(17) S. 1. 780 § 129.

(18) S. 1. 780 § 129.

(19) S. 2. 832 "§ 4.

 

Ma la speranza di conservarlo durò poco, poiché di lì a non molto ricadde, riducendosi di nuovo in agonia. Il 12 gennaio 1771 restò per lunghe ore senza conoscenza. Un salasso gli rese la parola, ma sopravvenne una febbre violenta con frequenti deliqui e con una prostrazione tale, ; credette venuta la sua ultima ora (21). Il giorno 22 dello stesso ricevette di nuovo il S. Viatico. Fatto nella più serena tranquillità ringraziamento, disse al suo confessore che era andato a visitarlo: Adesso non ho più timore di morire; il Signore mi ha quasi assicurato del santo Paradiso. Quando un gran Signore spedisce un suo Ministro per gran viaggio, lo provvede altresì del necessario viatico e così munito, arriva al luogo destinato. Il mio gran Padre Iddio per il gran viaggio dell'eternità mi ha dato per Viatico l'Unigenito suo Figliuolo » (22).

Il male sembrò calmarsi con qualche speranza di ripresa, ma poi di nuovo si aggravava, sicché si aveva una continua alternativa. Il 16 febbraio domandò un'altra volta il santo Viatico. Poi, volendo morire come Gesù sulla Croce povero e nel più completo spogliamento, chiamato il suo confessore, che era anche Consultore Generale della Congregazione, mise nelle sue mani tutti gli oggetti che aveva in uso e lo pregò, con parole commoventi, di dargli in elemosina un povero abito per rivestire il suo cada­vere e gli raccomandò caldamente la Congregazione.

Ritornando poi umilmente su se stesso, disse: « Accetto volentieri la morte. Chi è reo di lesa Maestà divina è dovere che muoia, lo sono il reo e perciò è giusto che muoia ». Lo interruppe uno degli astanti: « Ma adesso, per grazia di Dio, non lo siete più ». « Nescit homo, rispose con vero spirito di umiltà, utrum amore vel odio dignus sit. Spero però efficacemente in Dio; i meriti di Gesù sono i miei capitali» (23.)

Il santo malato non ometteva nulla per assicurare la sua salvezza. Così raccomandò al suo confessore di assolverlo ancora nel momento in cui avrebbe reso l'ultimo respiro. Quel devoto figliuolo cadde commosso ai piedi del Padre, e sciogliendosi in lagrime, lo pregò di dargli la sua benedizione. Il buon vecchio si arrese al suo desiderio e lo benedisse col suo crocifisso dicendo: « Dio lo riempia del suo santo spirito! ». « Ora, soggiunse, mandate a dire al Sommo Pontefice che io voglio morire da vero figlio della santa Chiesa». Il Papa gli mandò di nuovo la benedizione apostolica con l'indulgenza plenaria in articolo di morte.

(21) S. 2. 833 § 8.

(22) S. 2. 833 § 9.

(23) S. 2. 834 § 16.

 

Ma il male perdette ancora una volta la sua violenza e, quantunque sempre sofferente, il nostro Santo potè riprendere il governo dell'Istituto e occuparsi della fondazione del nuovo monastero delle Passioniste a Tarquinia. Così i suoi desideri erano pienamente compiti per aver dato alla croce anche una famiglia di sacre Vergini che avrebbero rivaleggiato in fervore con i suoi cari figli nel seguire il loro Sposo crocifisso per la via del Calvario (24).

Ma queste consolazioni spirituali non accrescono vigore al suo corpo che è sempre debole. Torna infatti il pericolo ed i medici dichiarano che il male è senza rimedio e la morte è vicina. I suoi figli temevano a ogni istante la terribile disgrazia. Lasciamo la parola al fratello infermiere che nella sua semplicità ha il merito di specificare tutte le circostanze del fatto. «Mi trovavo, dice il fratello infermiere, all'ospizio presso S. Giovanni in Laterano, quando il P. Paolo ebbe qui a Roma una malattia mortale che lo ridusse agli estremi.

Il medico dell'ospedale di S. Giovanni in Laterano, Dott. Giuliani, prestava le sue cure al Servo di Dio e lo visitava ogni giorno. La malattia progrediva di giorno in giorno; disse allora che sarebbe certamente morto forse in meno di una settimana.

Il P. Procuratore Generale ed io andammo ad annunziare al Papa Clemente XIV che P. Paolo era agli ultimi giorni. Gli ripetemmo ciò che il medico aveva detto e della gravita della malattia e della morte imminente.

(26) VS. p. 163.

 

IMPROVVISA GUARIGIONE

II Sommo Pontefice tutto afflitto di perderlo, disse queste parole: « Non voglio che muoia per ora il P. Paolo. Ditegli che gli do un dilata. Faccia l'obbedienza. Non voglio che muoia per questa volta». Tornammo al convento felici di una tale testimonianza di benevolenza e della speranza della guarigione poiché il Papa lo voleva.

Ci affrettammo di far conoscere al P. Paolo l'ordine del Sommo Pon­tefice. Cosa veramente ammirabile! P. Paolo pianse, poi a mani giunte rivolto al Crocifisso che era vicino al suo letto, così parlò: « Signor mio caro, io voglio fare l'ubbidienza al vostro Vicario ». Subito si sentì meglio, poi fu completamente liberato dal suo male; non gli restarono che le infermità della vecchiaia (25).
Così il Signore, conclude S. Vincenzo Strambi, fece vedere anche in quest'occasione che la viva fiducia e l'obbedienza generosa fanno una dolce violenza al suo cuore divino fino a riportarne grazie e favori straordinari» (26).

(24) II suo confessore ci dice espressamente che « quantunque (il Servo di Dio) fosse afflitto dai suoi malori non perdeva di vista la sua Congregazione ed il governo che era ad esso, come a capo, affidato. Animava, perciò, con la voce i religiosi a santamente... operare e, per mezzo del segretario, faceva scrivere lettere ai Ritiri piene di santi avvertimenti...» (S. 2 833 § 11). Essendo tutto disposto per l'inaugurazione del primo monastero delle Passioniste, si fece rappresentare dal P. Giovanni Maria di S. Ignazio.


(25) S 1 984 § 212. Il P. Ignazio ci dice che questa malattia durò circa diciotto mesi (S 2 835 § 22). E' il periodo nel quale si temeva continuamente di perderlo; ci furono poi le conseguenze che durarono quasi altrettanto. Sentiamo le informazioni dal Santo:
sono sette mesi finiti che è sul letto dei suo. dolori (Lt IV 630) - 27 luglio: i otto mesi è confinato a letto e non celebra la Messa (Lt. III, 788).
1772 - Si alza un po' al giorno, ma è debole ed ha bisogno di grucce e d infermieri // 25 dicembre dice che passa i suoi giorni a letto «con i suoi gravi Si. (Lt. IV, 161). (Cfr. Lt. I, 799; II, 324; III 325; I, 805; III 182 .
1773 - Il 26 gennaio dice che è ancora a letto e corre il terzo anno (Lt. 1, 809) - // 26 maggio, appoggiato al bastone ed aiutato da un religioso, è arrivato alla camera del P. Candido, ma si è stancato come quando aveva fatto 30 miglia (Lt. I, 813). - II 19 giugno dice di aver celebrato tre volte durante lottava dei Corpus Domini, con grande stento (Lt. I, 816).
Poi celebra nelle feste e in qualche altro giorno (Lt. III, 536). Però da S. Bernardo in poi celebra tutti i giorni, ma con stento (Lt. IV, 177).

 

Torna all' INDICE TEMATICO

 
 
 
 



LA BIOGRAFIA


LA MISTICA


REGOLE E COSTITUZIONI


LETTERE AI FIGLI SPIRITUALI


IL DIARIO SPIRITUALE


IL PASSIONISTA SECONDO S.PAOLO


MASSIME SPIRITUALI


LA VITA DI S.PAOLO IN IMMAGINI


PREGHIERE A S.PAOLO DELLA CROCE

 

 

 
 

home  | passionisti  | links  |  contatti   |  
Copyright ? No Grazie : diffondete, stampate e utilizzate il contenuto di questo sito