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CAPITOLO XXXIX

1. Gli ultimi giorni del Santo. 2. Predice tristi eventi per la Chiesa. 3. Il commovente addio ai figli. 4. Epilogo di una vita santa. 5. Il cielo rileva il nuovo Beato. 6. Lagrime di gioia.

(1775 giugno -18 ottobre)

ULTIMI GIORNI DEL NOSTRO SANTO

II giorno che nasce su quest'ultima relazione rattrista, ma nello stesso tempo anche rallegra il nostro cuore; siamo al giorno degli addii, ma la partenza è per il cielo dove è già preparata un'abbondante ricompensa eterna.

Ormai la vita del nostro Santo è amore senza combattimento; pace senza timore; luce senz'ombra. Non ci sono più nubi che turbino la costante serenità della sua anima; si direbbe l'aurora di quella gloria e di quella felicità che non conosce tramonto.

Assottigliate ogni giorno più le pareti del corpo sotto i colpi dell'amore divino, la sua anima intravedeva sempre più chiaramente la Bellezza infinita che attraendolo quasi irresistibilmente, gli faceva sentire il bisogno di solitudine e di silenzio (1).

Seduto nella sua poltrona o steso sul suo giaciglio, Paolo faceva chiudere la porta e la finestra della sua camera; si vedeva chiaro che la sua conversazione era con Dio (2).

(1) S. 1. 976 § 147.

(2) S. 1. 959 § 25.

 

Ma quelli che domandavano di vederlo erano in sì gran numero, che spesso i religiosi, quantunque a malincuore, erano obbligati ad introdurre or l'uno or l'altro, soprattutto ecclesiastici e persone di riguardo. Il venerando vecchio, senza dare il minimo segno di noia, ac­coglieva tutti con affabilità, ma l'argomento della conversazione, chiunque fosse il personaggio, anche se alti prelati, scivolava spontaneamente alla Passione di Gesù che il Santo proponeva e raccomandava con grande zelo come l'alimento più sostanzioso della loro vita spirituale; e perché l'insegnamento fosse più fruttuoso, dava in dono un piccolo crocifisso (3).

Tra i visitatori vi furono più volte gli Alunni di Propaganda Fide Dopo il primo incontro avvenuto nell'Ospizio del SS. Crocifisso ci fu una reciproca attrattiva da una parte e dall'altra. I buoni giovani ave­vano riconosciuto nel nostro Padre un santo che con le sue parole ispirate ad una sapienza tutta celeste, li riempiva della più pura gioia; Paolo vedeva in quei giovani i futuri apostoli che avrebbero portato la fede in mezzo ai popoli ancora pagani. Con la speranza di avere un in­contro col loro santo amico, quei buoni giovani spesso sceglievano come mèta delle loro passeggiate i Ss. Giovanni e Paolo. Il buon vecchio, dal canto suo, quando era richiesto di una loro visita, accettava tanto volentieri quasi per trasfondere nelle loro anime il suo zelo. In questi incontri alle volte diceva: « Abituatevi figliuoli, a soffrire per amore di Gesù ed eccitate in voi il desiderio di spargere il sangue e dare la vita per la sua fede ». Senza questa preparazione che doveva essere di tutti i giorni, non avrebbero potuto avere, all'occorrenza, il coraggio dei martiri.

Altre volte domandava con grande tenerezza se volevano bene alla Madonna. Avuta la risposta affermativa, Paolo proseguiva: « Oh, amatela, amatela sempre più, perché è la nostra Madre che ci ha dato la vita ai piedi della Croce. Ricordatevi spesso, figliuoli, dei suoi do­lori e compatitela con grande affetto ». Quei giovani rimanevano esta­siati nel sentire tali esortazioni e inondati di gioia celeste, avrebbero voluto che quei colloqui si fossero prolungati. Nel partire si sti­mavano felici se avessero potuto strappare furtivamente anche un filo dal suo mantello, ritenendolo come preziosa reliquia.

Un giorno domandò un colloquio segreto col Santo un chierico straniero. « All'uscire, ha deposto il religioso che l'introdusse, era come fuori di sé. Mi tirò in disparte e mi domandò: Chi è questo Padre? Gli risposi che era il P. Paolo, il nostro Fondatore ». « Ma è un santo! Mi ha detto cose che mi hanno sbalordito; ha lo spirito di profezia. Sì, si, è un grande Santo! » (4).

(3) S. 1. 960 § 26; 990 § 258.

(4) S. 1. 533 § 234.

 

PREDICE TRISTI EVENTI PER LA CHIESA

Ma il più assiduo fra tutti a visitare il nostro infermo fu il grande amico e benefattore Antonio Frattini, maestro di casa del lazzo apostolico. In una delle ultime visite accadde un fatto che merita di essere tramandato alla storia.

Un giorno appena entrato in camera Paolo gli domandò come stesse il S. Padre; era Pio VI. Rispose il Frattini che godeva ottima salute II Servo di Dio, fissandolo con lo sguardo ispirato, gli disse: «Io mi chiamo Paolo della Croce, ma sono soltanto tale di nome; con più ragione può dirsi della Croce il S. Padre, Ditegli da parte mia che si stenda bene sopra la Croce, che vi deve stare un pezzo ».

Dopo queste parole il suo volto s'infiamma, abbondanti lagrime cadono dai suoi occhi e rivolto all'immagine del Crocifisso che portava nelle missioni, esclama con accenti di straziante dolore: «Ah, povera Chiesa! Oh, povera Religione Cattolica! Signore, date forza al vostro Vicario, dategli coraggio e lume affinchè faccia in tutto e per tutto ciò che conviene in adempimento della vostra SS. Volontà ». Poi alzando la voce e con le braccia aperte proseguì: «Sì, lo spero; sì, lo voglio da Voi ».

Dopo aver detto altre espressioni, tutte piene di fuoco, esce dall'esta­si e guardando il Frattini. meravigliandosi come se non l'avesse visto prima, gli dice: « Lei qui? » Antonio convinto che Paolo avesse annunziato per ispirazione divina qualche male imminente per la Chiesa, seppe contenere la sua emozione e, senza dare alcun indizio di ciò che aveva visto e udito, entrò in conversazione come se allora fosse arrivato.

Il Frattini, temendo di dare al Sommo Pontefice un dolore troppo forte, non ebbe il coraggio di narrargli il fatto, né lo manifestò ad altri. Non lo depose neppure nel processo ordinario che si tenne nel 1779 perché non gli era sembrato prudente rivelare. Ma quando scoppiata la rivoluzione francese nel 1789 vide che la profezia incominciava ad av­verarsi, la depose nei processi apostolici. Sapendo che Pio VI morì esule a Valenza, vittima di tutte le passioni congiurate contro la Chiesa, satollo di amarezze, bisogna riconoscere che Paolo della Croce, nel lon­tano 1775, aveva parlato con lo spirito di Dio. Quella preghiera per Pio VI rivolta con tante lagrime a Gesù Crocifisso, dovette essere come un angelo consolatorc che scese a fortificare l'augusto martire nel suo Calvario (5).

 

L'ADDIO DEL PADRE AI FIGLIli

Finché gli ressero le ultime forze volle salire il santo altare per la celebrazione della Messa nella cappellina attigua alla sua cella; non potendo più, ascoltava quella che celebrava un religioso dalla voce chiara e distinta, contentandosi di ricevere il pane della vita (6). Però il 15 giugno, festa del Corpus Domini, non potè trattenersi e, sostenuto dallo sforzo supremo del suo amore, volle celebrare egli stesso. Fu la sua ultima Messa; la sua vita sacerdotale non si poteva chiudere meglio. Da quel giorno la sua debolezza andò sempre crescendo fino alla morte. Il 26 giugno, festa dei Ss. Giovanni e Paolo, peggiorò grandemente con gran­di disturbi di stomaco che sopportava con difficoltà appena qualche sorso di brodo (7). Poi anche questo misero alimento gli riusciva così fastidioso, che diceva con santa semplicità: « Mi pare di avere i sassi nello stomaco » (8). Per circa un mese il suo unico nutrimento fu l'acqua panata che prendeva in piccola quantità ogni ventiquattr'ore.

In mezzo a tutte queste sofferenze come era edificante vederlo con­servare la serenità del volto e la tranquillità dello spirito! «lo non voglio né vivere, né morire, diceva affabilmente, ma solo quello che vuole il mio buon Dio » (9). Se qualche religioso mostrava compassione del suo stato, il santo vecchio dopo aver ringraziato, proseguiva: « Di­spiace a voi il mio male? a me per niente; io me ne sto nelle piaghe di Gesù-». Persuaso che il supremo sacrificio della vita non tarderebbe a compiersi, esclamava: «La terra chiama la terra»; e a chi gli augurava di guarire, rispose: « No, no ». Tanto era chiara la conoscenza che aveva delle disposizioni di Dio a suo riguardo.

Un giorno mentre prendeva il suo accennato pasto ebbe vomiti violenti. Ai religiosi assistenti che mostravano gran pena disse con animo tranquillo: «Si tempus nostrum advenit, moriamur fortiter; non temo la morte» (10).

(5) S. 2. 175 § 25-31.

(6) S. 1. 957 § 5; 965 § 67.

(7) S. 1. 956 § 2.

(8) S. 1. 985 § 221.

(9) S. 1. 959 § 23.

(10) S. 1. 959' § 24.

 

Quando il male gli lasciava un po' di tregua, si occupava dei do veri della sua carica, dando i più saggi consigli per i suoi religiosi di Roma e dettando per gli altri lettere piene di zelo e di prudenza (in Le pratiche di pietà le conservò fedelmente fino all'ultimo. Ogni giorno aveva recitato durante tutta la vita una terza parte di rosario; negli ultimi tempi lo recitava intero. Entrato, secondo la sua espressione, nella quaresima della Madonna, quaranta giorni prima dell'Assunta, la sua pietà sembrò tanto più viva, quanto più gli costava fatica a pagare que­sto tributo d'amore alla sua divina Madre. Un giorno l'infermiere mosso a compassione gli disse con santa libertà: « Ma lei non può più; non vede che neppure ha fiato di parlare; non si affatichi a dire il Rosario ». Il Servo di Dio animato dal suo fervore: « Lo voglio dire finché son vivo; se non lo posso dire con la bocca, lo dirò col cuore » (12).

Era solito ogni anno per il 15 agosto offrire alla Regina del cielo un'ora speciale di orazione che chiamava « l'ora del rosario », fissata dalle tre alle quattro del mattino. Rimase così fedele alla pia pratica, che anche nelle malattie volle conservarla, pregando un religioso che lo destasse dopo mattutino (13).

Vedendo il santo vecchio declinare ogni giorno più, il medico che temeva da un momento all'altro qualche crisi, suggerì che gli si amministrasse il santo viatico. Il buon Padre sapeva che la sua morte era ancora lontana, pure accolse con gioia il suggerimento e manifestò il desiderio di comunicarsi alla presenza di tutta la comunità raccolta intorno al suo letto.

Il giorno seguente, 30 agosto, tutti i religiosi con candele accese, cantando inni sacri, salivano in devota processione dalla basilica al convento. Appena il malato vide entrare nella sua cella il suo amabile Re­dentore, benché prima non poteva muoversi, tese le braccia e con molta vivacità esclamò: « Gesù mio caro! Mi protesto che voglio vivere e voglio morire nella comunione di santa Chiesa; detesto ed abomino ogni errore; detesto ciò che non appartiene alla nostra santa Fede ». Poi re­citò il simbolo degli apostoli accompagnando ogni parola con un accento ineffabile di fede.

(11) S. 1. 957 § 3.

(12) S. 1. 986 § 227.

(13) S. 1. 986 § 227.

 

Nel vedere i suoi religiosi in lagrime inginocchiati intorno al suo letto appofittò della solenne occasione per lasciar loro in eredità lo pirito col quale li aveva generati in Gesù Crocifisso. Questo prezioso testamento fu scritto, mentre il Santo parlava, da due religiosi che sta­vano nell'attigua cappella (14).

« Prima di ogni altra cosa vi raccomando caldamente la carità fra­terna, ricordandovi che Gesù disse ai suoi apostoli: « Da questo vi conosceranno che siete miei discepoli, se vi amerete scambievolmente ». Ecco, fratelli miei, quello che io desidero con tutto l'affetto del cuore da voi che vi trovate qui presenti..., dagli altri che già portano quest'abito di penitenza..., da tutti coloro che saranno chiamati da Dio a questa Congregazione...

Raccomando a tutti e specialmente... ai Superiori, che sempre più fiorisca nella Congregazione lo spirito di orazione..., di solitudine..., e di povertà. Siate sicuri che se si manterranno queste tre cose, la Con­gregazione fulgebit sicut sol in conspectu Dei et gentium.

Raccomando con grande premura un filiale affetto verso la S. Chiesa, ed una completa sottomissione al Sommo Pontefice, per il quale si pregherà giorno e notte; e si cercherà di aiutare le anime a salvarsi..., promovendo nel cuore di tutti la devozione alla Passione di Gesù Cristo e ai Dolori di Maria SS.ma... ».

Dopo aver manifestato la sua riconoscenza per i suoi benefattori, e in particolare per il regnante Pontefice, fu colpito da un profondo sentimento di umiltà:

« Oh, povero me! Nel partire da voi per andare all'eternità non vi lascio che i miei cattivi esempi, però devo confessarvi che non ho avuto mai questa intenzione, ma sempre ho avuto a cuore la vostra per­fezione e santità. Ve ne domando perdono e vi raccomando la povera anima mia affinchè il Signore l'accolga nel seno della sua misericordia, come spero fermamente per i meriti della sua Santissima Passione e Morte ».

Si rivolge poi a Gesù Sacramentato e con un affetto che intenerisce gli dice:

« Sì, mio caro Gesù, benché peccatore, spero di venir presto a go­dervi nel santo Paradiso, di darvi nella mia morte un santo abbraccio e stare poi sempre unito con voi nell'eternità per cantare le vostre mi­sericordie. Vi raccomando adesso per sempre la Congregazione che è frutto della vostra Croce, Passione e Morte. Vi prego di dare la vostra benedizione a tutti i religiosi e ai benefattori ».

(14) VS. p. 184.

 

Devotissimo fin dall'infanzia della Madonna che aveva sempre ri­guardato come « la mamma sua », poteva dimenticarla in quest'ora su­prema di ricordi sacri ed indimenticabili? E la ricorda la Mamma del cielo ai suoi figli, ma per comprendere la tenerezza delle sue parole bi­sognerebbe averle ascoltate dalle sue labbra.

« E voi, o Vergine Immacolata, Regina dei martiri, per quei dolori che provaste nella Passione del vostro amabilissimo Figlio, date la vostra materna benedizione a tutti, mentre io li ripongo e lascio sotto il manto della vostra protezione ».

Venendo all'ultimo addio, al supremo congedo dai suoi figli, conclude i suoi ricordi, dicendo:

Io vi lascio, vi attendo però tutti nel santo Paradiso, dove pregherò per la santa Chiesa, per il Sommo Pontefice, per la Congregazione, per i benefattori; lascio tutti, presenti e assenti, con la mia benedi­zione » (15).

E alzando la sua mano scarna e tremante benedì i suoi figli che non potevano trattenere i singhiozzi. Poi rivolto verso il SS. Sacramento, aprendo le braccia in atto di dargli un tenerissimo abbraccio, esclamò: « Vieni, o Signore Gesù! » Si battè il petto con sentimenti di profondissima umiltà alle parole del sacerdote: « Domine, non sum dignus » e con la devozione di un serafino ricevette nel suo cuore l'amabilissimo Gesù.

Dopo la S. Comunione tutti si ritirarono; il Santo aveva bisogno di silenzio per immergersi nell'adorazione e nel ringraziamento.

 

EPILOGO DI UNA VITA SANTA

Quella comunione così fervente parrebbe che avesse dovuto calmare i grandi desideri del suo amore, ed invece non aveva fatto che maggiormente provocarli ed accenderli. Il caro malato non poteva stare senza incontrarsi ogni giorno col suo Dio Eucaristico. Data la sua con­dizione, era un sacrificio grande rimaner digiuno per l'arsura che soffriva, eppure solo dopo un. lungo ringraziamento prendeva un po' di brodo o di acqua. Venuta però la cosa a conoscenza del Sommo Pontefice, gli mandò per mezzo del Signor Frattini il permesso di comuni­carsi quattro volte la settimana, senza esser digiuno.

(15) S. 1. 986 § 232; 977 § 151; 966 | 78.

 

Il Servo di Dio approfitto del privilegio fino all'ultimo giorno della sua vita. Intanto commosso di quella delicata bontà del Vicario di Gesù Cristo, raccomandò ancora una volta ai suoi figli che in tutte le case della Congregazione non si omettessero mai di recitare ogni giorno le Litanie dei Santi per il Papa e per la Chiesa. E soggiunse: « Se mi salvo, come spero per la Passione SS. di Gesù Cristo e per i Dolori della Madonna, pregherò sempre per il S. Padre, a cui lascio in legato dopo la mìa morte questa Madonna Addolorata per le molte obbligazioni che gli professo ». Era così intima la riconoscenza per il Papa, che tornò di nuovo ad insistere che si pregasse affinchè « la divina misericordia lo conservi prosperamente lungo tempo per il bene della Chiesa e lo consoli col buon esito delle sue intenzioni, facendo con grande zelo tutto quello che piace a Dio » (16).

Il buon Padre, secondo che si presentava l'occasione, consolava i suoi figli, dava savi consigli, esortava a rimaner fedeli all'osservanza delle Regole, supplicava vivamente i Superiori a vigilare su questo punto col tener lontano dal campo del Signore la zizzania, cioè gl'inosservanti che tanto danno arrecano col loro cattivo esempio (17). Poi, ripetendo il gesto che già aveva fatto altra volta, nella sua grave malattia che ebbe a S. Angelo di Vetralla, si rivolse ai Superiori dicendo: « lo mi spoglio di quel poco che avevo per uso e prego la vostra carità di darmi in elemosina un povero abito per esservi sepolto ».

Tra i personaggi autorevoli che andavano a visitare il santo Fondatore vi fu anche il Generale dei Frati Predicatori, Giovanni Tommaso Maria Boxadors, che fu poi cardinale. Approfittando della sua squisita bontà, Paolo gli domandò di poter erigere nel suo noviziato la Confraternita del Ro­sario con la facoltà al Maestro dei novizi di iscrivervi tutti quei nostri re­ligiosi che avessero voluto approfittare di questo vantaggio.

Il P. Boxadors fu felice di dargli questa consolazione e il nostro Santo fu più felice di lui perché lasciava ai suoi figli un prezioso tesoro.

(16) VS. p. 185.

(17) S. 1. 988 § 245

 

Ormai intorno al venerabile Padre tutto era serenità e pace; pienamente rassegnato al volere di Dio, aspettava il momento di esser liberato dai legami del corpo. Il male lo tormentava sempre più; le sofferenze erano tali, da renderlo una viva immagine del divin Redentore. Col corpo divenuto tutto una piaga, non poteva avere nessun sollievo cambiando posizione. Provava una sete ardentissima e intanto ogni sorso di acqua era un tormento. Gli si era risvegliato il dolore di sciatica, di reumatismo, la flussione di occhi e sopraggiunto un fortissimo dolore di denti. « Mi pare che mi si voglia staccare l'anima dal petto, disse al suo infermiere; non ho in tutto il corpo quattro dita di spazio libero e senza dolore » (18).

Eppure in tante crudeli sofferenze non un lamento, non un gemito, ma pace e serenità inalterabile. Di tanto in tanto alzava gli occhi al cielo e, giungendo le mani, diceva: « Sia benedetto Iddio! ». Altre volte si vedeva fare con gesti atti di rassegnazione alla volontà di Dio. Un giorno il suo con­fessore gli disse che Gesù voleva farlo morire crocifisso. Dall'espressione del volto si vide che il Santo ne era felice. Spesso fissava l'immagine del Cro­cifisso e dell'Addolorata e in quello sguardo pareva che attingesse la forza e la gioia per l'estremo sacrificio (19).

Trascorrevano così i giorni e le notti. I religiosi che non sapevano comprendere come un uomo, già tanto estenuato potesse vivere senza alcun nutrimento, temevano ad ogni momento di vederlo entrare in agonia. Il Santo, però, li assicurava che non era venuta ancora l'ora. Proprio in quel tempo il P. Giovanni Maria avrebbe dovuto predicare una missione a Tolfa. Temendo che nella sua assenza venisse a morire, rimandava da un giorno all'altro la partenza. Il malato lo seppe e preferendo la gloria di Dio e la salvezza delle anime alla sua consolazione, gli disse: « Vada pure che la mia morte non sarà per adesso », suggerendogli che passando per Rota, invitasse anche gli abitanti di quella frazione. Il missionario, ricevuta la benedizione del Padre, volle baciargli la mano, ma Paolo, in segno di profonda umiltà, gli restituì l'atto di ossequio baciando la mano di quel suo figliuolo che così bene lo assisteva nei progressi dello spirito (20).

In questo tempo arrivò al segretario una lettera di Mons. Tommaso Struzzieri, vescovo di Amelia. In essa il devoto discepolo faceva dire al santo Fondatore che avesse aspettato la sua venuta in Roma, verso il 20 ottobre. Gli domandarono che cosa bisognava rispondere. E il malato sor­ridendo: ascrivetegli che l'aspetterò» (21). La voce intanto si effievoliva e le forze andavano sempre più diminuendo. Per essere più forte nell'ultimo combattimento che deve sostenersi nell'agonia, desiderava di ricevere a tempo l'Estrema Unzione e fissò da se stesso che gli si amministrasse per la festa della divina Maternità che si celebrava la seconda Domenica di ottobre Il giorno 7, vigilia dell'avvenimento, dopo averlo ricordato, vi si prenarò con atti di profonda umiltà confessandosi dal P. Giov. Maria, già tornato dalla missione.

(18) VS. p. 187.

(19) S. 1. 989 § 252.

(20) S. 1. 958 § 16.

(21) S. 1. 973 § 122; 989 § 246. 416

 

La mattina del giorno 8, dopo aver ricevuto nella santa comunione Colui che è risurrezione e vita, fatto chiamare vicino al suo letto il P. Vincenzo, lo pregò che gli ricordasse gli effetti dell'Estrema Unzione. Il privilegiato religioso che fu S. Vincenzo Maria Strambi, in quel tempo let­tore di teologia nel medesimo Ritiro, poi suo primo biografo, vescovo di Macerata e Tolentino, ricordando il fatto, esclama: «Tanto il Servo di Dio, che poteva esser maestro agli altri, era umile, e tanta diligenza usava per ricevere i santi sacramenti! » (22).

Dopo il vespro tutti i religiosi della comunità assistevano in ginocchio, pregando commossi, al loro Padre che, a mani giunte, profondamente rac­colto e con abbondanti lagrime, riceveva l'Estrema Unzione.

Era appena terminata la cerimonia, quando si presentò Mons. Marcucci, Vicegerente di Roma, domandando con ansia come stesse il malato. « Ah! Monsignore, gli disse il religioso, questa è l'ultima volta che vedrà vivo il nostro Padre; è così sfinito, che potrà tirare innanzi per poco » (23). Fu introdotto. Alla vista di quel volto moribondo sul quale le om­bre della morte lottavano con gli ultimi raggi del sole, si commosse e non potè proferir parola. Siccome il Santo si sforzava per domandargli la benedizione, il pio prelato, dopo avergli raccomandato di non affaticarsi, inginocchiato ai piedi del letto, recitò tre Ave Maria e poi disse: « Gesù e la Madonna SS.ma ci benedicano », non osando, benché vescovo, benedire un Santo (24).

Si può dire che lo stato del Servo di Dio era una continua agonia; pure, con grande meraviglia dei religiosi, potè scrivere otto giorni dopo, di propria mano, una lettera alla pia vergine di Cerveteri. E' l'ultimo saluto che le invia prima di partire per il cielo; è l'annunzio che tra due giorni partirà da questo mondo. Dopo alcuni consigli la benedice e le da l'arrivederci nella patria celeste (25).

(22) VS. p. 188; S. 1. 989 § 248.

(23) S. 1. § 94.

(24) S. 1. 969 § 96.

(25) Rosa Calabresi depone: «II mese di ottobre 1775 era di già inoltrato,

 

Ed eccoci al 18 ottobre, festa di S. Luca per il quale Paolo ebbe sempre grande devozione. Quella mattina, come speciale ossequio a Gesù, il nostro malato non volle prendere neppure quei pochi sorsi di acqua panata prima della comunione. Dai trasporti di ardentissimo affetto ognuno po­teva accorgersi che c'era qualche cosa di nuovo nel Santo, che doveva presentire esser quella la sua ultima comunione e che tra poco avrebbe contemplato svelatamente Gesù non più sotto i veli del mistero.

Fisso ormai con tutta l'anima in cielo, avrebbe voluto congedarsi dalla terra con quella comunione. Desiderava perciò di restare più che mai solo nella sua cella con i suoi figli, (26) ma dovette rinunziare in parte a quel pio desiderio. Si presentarono infatti anche in quella mattina distinti per­sonaggi che chiesero con insistenza di poterlo vedere ancora una volta. Il fratello infermiere, conoscendo la grande sottomissione del malato e l'edificazione che riportavano i visitatori, si permise d'introdurre prima il vescovo di Scala e Ravello, poi un monaco camaldolese con un signore di Ravenna. Il Santo li accolse affabilmente e, volendo essere apostolo fino all'ultimo della sua vita, regalò a ciascuno un piccolo crocifisso e con gesti li esortò a meditare spesso la Passione di Gesù.

Aveva incominciato fin dai primi anni a predicare Gesù Crocifisso; aveva continuato nei lunghi anni della sua vita e ora, agonizzante, vuoi essere ancora l'apostolo del suo Gesù Crocifisso.

Quei devoti visitatori rimasero così commossi che, uscendo, esclamarono: «Si vede dalla faccia che spira santità; beati loro che hanno un santo; è proprio un santo » (27).

Contrariamente a quanto aveva stabilito, verso mezzo giorno arriva Mons. Struzzieri. Il primo pensiero appena entrato fu di correre in cella del suo amatissimo Padre e, presagli la mano, la ricoprì di baci. La gioia di rivedere quel caro figlio rianimò il moribondo che sorrise, si scoprì il capo per rispetto e voleva egli pure baciargli la mano, ma il vescovo umilmente si guardò dal permetterlo.

quando mi giunse una lettera del Ven. Servo di Dio..., l'ultima che io ricevetti. Era scritta tutta di suo carattere. I sentimenti facevano vedere una mente chiara ed un'anima virtuosa. Lo scritto però indicava la debolezza delle forze perché i caratteri non erano formati secondo il consueto e le righe principiavano da un capo e andavano a finire quasi verso la metà, del foglio. Mi dava vari ricordi..., l'ultima benedizione... (e, detto che) fra due giorni sarebbe morto..., conchiudeva che ci saremmo riveduti in Paradiso ». (PAR. 2390).

(26) S. 1. 990 § 258.

(27) S. 1. 990 § 260.

 

« Mi consola, Monsignore, di vederla in buona salute », gli disse il Servo di Dio, ed aggiunse altre parole di gioia e del più tenero affetto.

Uscito il vescovo, domandò all'infermiere chi fosse venuto con lui e diede ordine che si avesse tutta la cura di Monsignore e dei suoi dometici facendoli servire dai nostri (28). Mantenne così la promessa di aspettarlo.

Si avvicinava ormai la sua ultima ora; il nostro ven. Padre lo sentiva e lo sapeva. Disse al fratello infermiere che lo voltasse dall'altro lato; si comprese il suo intento: voleva morire con lo sguardo fisso sull'immagine erande di Gesù Crocifisso e della Vergine Addolorata che pendevano dalla parete.

Ebbe brividi di freddo: « Fatemi venire il P. Giov. Maria che mi assista, perché sono vicìnissimo a morire ». « No» vedo, Padre che ci sia questo pericolo di vicina morte ». « Sì, sì, chiamatemi il P. Giovan­ni Maria che venga ad assistermi ».

Essendo tutti i religiosi a vespro, il buon fratello pensò di aspettare che finissero e intanto, presa la sedia, si mise vicino al malato.

« Ma lei, Padre, non muore volentieri per fare la volontà di Dio? » « Sì, che muoio volentieri per fare la volontà santissima di Dio ». « Dunque si faccia animo e confidi in Dio ».

Il santo vecchio, indicando con mano tremante le care immagini, «Lì, disse, stanno le mie speranze, nella Passione di Gesù Crocifisso e nei dolori di Maria SS.ma» (29).

 

IL CIELO RILEVA IL NUOVO BEATO

Terminato vespro, Fr. Bartolomeo invitò il primo consultore generale a visitare l'infermo. Al suo apparire il Servo di Dio gli dice: « Mi assistano perché sono vicinissimo a morire ». « Padre, avrà freddo per il cambia­mento del tempo ». « No, no, sono vicino a morire, mi assistano ».

Accortisi che realmente peggiorava, si chiamò subito il confessore e la comunità. Dopo pochi istanti tutti i religiosi erano inginocchiati intorno al letto del Padre moribondo; il P. Giovanni Maria, suo confessore e Mons. Struzzieri erano vicino al capezzale. Il Rettore del Ritiro incominciò la raccomandazione dell'anima, rispondendo commossi alle preghiere i religiosi, il Signor Frattini ed altre persone ecclesiastiche e laiche che si trovarono presenti.

(28) S. 1. 990

(29) S. 1. 991

 

Il P. Gian Battista di S. Vincenzo Ferreri gli diede la benedizione in articulo mortis; il P. Giovanni Maria, come era stato pregato, gli dette ancora una volta l'assoluzione e Mons. Struzzieri gli suggeriva affettuose giaculatorie che lo eccitavano ad atti di fede, di speranza e di carità.

Vedendolo con lo sguardo sempre fisso sull'immagine del Crocifisso e dell'Addolorata, gli si lesse il racconto della Passione secondo S. Giovanni. Il Santo sembrò rianimarsi, si notò che da quella sorgente attingeva in abbondanza pace, consolazione e amore.

Avendo chiesto più volte nel corso della malattia che voleva morire sul pagliericcio col santo abito della Passione, con la corona di spine e con la corda al collo, come un peccatore ravveduto, i suoi figli vollero contentarlo, come si poteva, e gli stesero sopra il santo abito. Poi il suo confessore, messagli la corda sul capo, gli disse che si compiva il suo desiderio di morire « in cinere et cilicio » (30).

A questo punto si verifica intorno al santo moribondo un fatto meraviglioso. Mentre calmo e sereno teneva abitualmente lo sguardo sulle care immagini di Gesù Crocifisso e dell'Addolorata, « all'improvviso si vide più volte far cenno con le mani, quasi chiamasse amorevolmente a sé delle persone e volesse indicare che si lasciasse libero il passo perché si potessero avvicinare » (31). I presenti compresero che si trattava di qualche visione celeste. Non s'ingannarono; era veramente una visione celeste.

Paolo stesso apparso glorioso, dopo la sua morte, ad un'anima santa la incaricò di far sapere ai suoi religiosi che in quel momento, in mezzo a una luce smagliante, vide discendere nella sua cella l'amabile Redentore Gesù, la SS. Vergine, l'Apostolo S. Paolo, S. Luca, S. Pietro d'Alcantara, il P. Giovanni Battista e tutti i religiosi di Congregazione che erano morti prima di lui, seguiti da una moltitudine di anime beate che aveva convertito e salvato nelle sue missioni (32).

Dinanzi a quella visione la sua anima era inondata della più pura gioia; erano gli ultimi istanti della sua vita terrena e già pregustava le primizie della felicità eterna.

(30) S. 1. 972 § 113.

(31) VS. p. 191.

(32) S. 1. 992§ 270.

 

Mons. Struzzieri, facendosi interprete del sentimento di tutti, rivolge al santo Fondatore una calda preghiera: « Padre, si ricordi in Paradiso della povera Congregazione per la quale ha tanto faticato, e di noi tutti, suoi figli ».

La Congregazione...! I suoi figli...! Era la fibra più delicata del suo cuore; lui solo sapeva quanto gli era costata la Congregazione e quanto avesse amato i suoi figli; poteva dimenticarli? E con segni di speciale affet­to assicurò che li avrebbe ricordati sempre (33). Poi chiuse gli occhi, ri­mase però col sorriso sul volto. Non era morto, ma gli rimanevano solo pochi minuti di vita. Il sacerdote continua le preghiere: « Sollevati gli occhi al cielo, Gesù disse: Padre, è venuta l'ora, glorifica il tuo figlio ». Parevano riservate di proposito per questo momento. Il nostro Padre non dava più segni di vita, era volato al cielo, a contemplare Colui per il quale aveva tanto lavorato e tanto sofferto; era andato a raggiungere quel Gesù che nei suoi lunghi anni era stato l'unico oggetto del suo amore. Erano le 4 pomeridiane del 18 ottobre 1775, un mercoledì; aveva 81 anni 9 mesi e 15 giorni.

 

LAGRIME DI GIOIA

I religiosi, come poveri orfani, si strinsero intorno a quel santo corpo, baciarono quelle mani che tante volte li aveva benedetti, posarono il loro capo su quel petto che era stato sì ardente di amore per Gesù Crocifisso, fiduciosi di attingervi quella pienezza di spirito che deve animare un figlio della Passione.

Ma ben presto, per uno di quei sentimenti istintivi, quasi divini, che si provano alla morte dei santi il dolore cedette il posto alla gioia l'ama­rezza e le lacrime si cambiarono in dolce e celeste consolazione. E' forse una segreta irradiazione della felicità dei beati che discende dal cielo sulle anime e che risplenderà nel loro immortale sepolcro?

Il Frattini e gli ecclesiastici secolari che avevano assistito a quel beato transito, si ritirarono esclamando: « Abbiamo veduto come muoiono i santi! » (34).

(33) S. 1. 993 § 270.

(34) VS. p. 192.

 

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