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CAPITOLO IV

1. Il nuovo Direttore. 2. Iddio prepara il Fondatore dei Passionisti. 3. Malattia misteriosa. 4. Disagi nella direzione.

(1719 - 1720)

 

IL NUOVO DIRETTORE

Il Direttore di Paolo, come abbiamo detto, era lo stesso parroco. Ora avendo quel sacerdote riconosciuto nel santo giovane grazie straordinarie che sono, per lo più, indizio di qualche grande disegno che il Signore pone sopra i suoi eletti, si credette in dovere di affidare la direzione ad altro sacerdote più sperimentato di lui nelle vie di Dio. La Provvidenza condusse il nostro Paolo al P. Girolamo da Tortona, religioso cappuccino che dimorava nel convento del Castellazzo (1).

Il nuovo Direttore dotato di quel tatto divino che nessuna dote naturale sostituisce, riconobbe ben presto nel giovane una di quelle anime grandi che Dio predestina alla più alta santità. Incominciò quindi a dirigerlo nelle vie della perfezione, assecondando il suo ardente desiderio di vivere sempre unito a Gesù Cristo e permettendogli la Comunione quotidiana. Felice di aver trovato una guida così illuminata, Paolo ne ringraziò Iddio e si dedicò con maggior fervore al suo servizio. Volendo evitare la stima e le lodi degli uomini, faceva le sue Comunioni e le sue lunghe meditazioni ora in una chiesa, ora in un'altra, preferendo per la sua pietà, le più solitarie (2).

Libero ormai da ogni legame, docile alle segrete ispirazioni della grazia, egli sale rapidamente ai più alti gradi della contemplazione. Questi ammirabili progressi stupirono il P. Girolamo, il quale, diffidando dei suoi lumi e temendo di mettere ostacolo alle operazioni dello Spirito Santo, mandò Paolo a consultare un servo di Dio, celebre per dottrina, zelo apo­ stolico e grande perizia nella direzione delle anime, il P. Colombano da Genova, cappuccino, residente nel convento di Ovada.

(1) S. 1. 53 § 53.

(2) S. 1. 71 § 73.

Paolo, fondatore, missionario e direttore spirituale, scriveva 25-30 lettere la settimana (Lt. II, 201, 205).

Benché il cammino fosse lungo, circa 30 Km , Paolo vi andò spesso e a piedi, sia per obbedire al suo Direttore, sia perché si sentiva segretamente attratto verso il P. Colombano. I lumi e gl'incoraggiamenti che attingeva dai suoi consigli erano tali, che ogni sacrificio e ogni disagio gli pareva dolce e facile.

 

IDDIO PREPARA IL FONDATORE DEI PASSIONISTI

Si apriva l'anno 1718. Dio cominciava a rivelare a Paolo l'idea dell'opera della quale doveva essere il fondatore (3). Il Signore da all'anima una certa attrattiva per il sacrificio che le prepara. Quest'attrattiva prima vaga «ed indecisa, a poco a poco si delinea e si precisa; si direbbe una specie d'inizio operato da Dio che conduce l'anima al suo scopo con dolcezza infinita. Così noi non passiamo dalla notte profonda al meriggio, ma dal crepuscolo si passa all'aurora che prepara l'occhio allo splendore del giorno. Sono le meraviglie dell'azione provvidenziale sulle anime. Da questa attrattiva che viene da Dio, un Direttore, esperto sulla condotta misteriosa della grazia, può distinguere le vocazioni dell'alto.

Nel momento del lavoro ancora segreto della vocazione occorre all'anima che è in pericolo di deviare misconoscendo i disegni di Dio su lei, una buona direzione.

Il nostro Santo comunicava al P. Colombano i suoi primi lumi sulla nuova Congregazione. A volte era un gusto spiccato per la solitudine; alle volte un'interna ispirazione di riunire dei compagni; altra volta un vivo desiderio di andare a piedi nudi, rivestito di ruvido saio. Il saggio Direttore ascoltava tutto, esaminava con attenzione e, nella sua saggezza, giudicò che quei lumi venivano dal cielo.

Ma sarà bene che Paolo stesso ci racconti come Iddio lo conducesse nella via della sua vocazione in modo veramente meraviglioso. Le pagine ispirate che scrisse per ordine del suo confessore, con le quali ci rivela le comunicazioni che riceveva dal cielo, spirano un incanto divino.

« Io poverissimo e gran peccatore Paolo Francesco, minimo servo dei poveri di Gesù, due anni circa dopo che il mio amantissimo Iddio m'ha convertito a penitenza, passando per la riviera di Genova verso Ponente, vidi una piccola chiesa in un monte sopra Sestri detta la Madonna SS. del Gazzo, e nel vederla mi sentii mosso il cuore al desiderio di quella solitudine, ma siccome ero impiegato nell'ufficio di carità per l'assistenza ai parenti, non potei effettuarlo, solo che sempre lo tenevo nel cuore.

(3) Si tratta ancora di un'idea vaga di ritirarsi solo a vita penitente (S. 2. 718 § 67). Viene poi l'ispirazione di radunar compagni per vivere e lavorare insieme a vantaggio delle anime. Dopo circa due anni e mezzo ha la visione che gli rivela in concreto quello che deve fare.

 

« I popoli... desideravano vedere l'inaugurazione di quella chiesa che sembrava volersi staccare dal folto degli alberi »

 

Dopo poi qualche tempo (non mi sovviene né il mese, né il giorno) restai, ma con più veemente ispirazione di ritirarmi nella solitudine, e queste ispirazioni il mio caro Iddio me le dava con molta soavità di cuore.

Ora in questo tempo mi venne lume di portare una povera tunica nera d'arbagio, che è della più ordinaria lana che si trovi in questi paesi, ed andare scalzo, vivere con altissima povertà, insomma con la grazia del Signore fare vita penitente.

Ciò non mi si partì più dal cuore, e mi seguiva sempre più maggiore impulso non tanto di ritirarmi solo in quella chiesetta..., ma basta che mi fossi ritirato in solitudine sia in quello, sia in altro luogo, e ciò per seguire gl'inviti amorosi del mio Dio, che per sua infinita bontà mi chiamava a lasciare il mondo.

Ma siccome non potevo seguire la santa ispirazione per la necessaria assistenza alla casa, cioè a mio padre e madre e fratelli, tenevo la sopraddetta vocazione sempre coperta nel cuore, fuorché la conferivo col mio Direttore. Io non sapeva ciò che Dio volesse da me, e per questo non pensavo ad altro, solo che ero attento a sbrigarmi dalle faccende di casa per poi ritirarmi.

Ma il Sommo Bene che per infinita bontà voleva qualche altra cosa da questo povero verme, non ha mai permesso che mi sia sbrigato in quel tempo. Quando ero quasi per sciogliermi del tutto, insorgevano nuove difficoltà ma i desideri crescevano sempre più. Quando mi venne un'altra ispirazione di radunar compagni per stare poi unito insieme e promuovere nelle anime il santo timor di Dio (essendo questo il principale desiderio), ma di questa cosa di radunar compagni non ne facevo conto; con tutto ciò mi restava sempre nel cuore (4).

Questi primi lumi non erano che il preludio della S. Opera. Paolo moltiplicava le sue preghiere, le sue mortificazioni e chiedeva a Dio lumi sempre più vivi per conoscere chiaramente la sua divina volontà. E i segni della divina Provvidenza furono più frequenti e più chiari. A volte illustrazioni interne gli facevano capire che era destinato ad un'opera grande, difficile, piena di sofferenze; altra volta il Signore l'attirava dolcemente a sé e gli diceva: Presto ti farò vedere quanto tu devi soffrire per il mio nome . Un giorno che pregava con gran fervore davanti al SS. Sacramento il Signore gli disse: « Figlio, chi si accosta a me, si accosta alle spine » (5). Ascoltiamo ancora il Santo.

(4)  Lt. IV, 217-218.

(5)  S. 1. 319 § 75; OAM. p. 41.

« Mentre ero in orazione vedevo una sferza nelle mani di Dio, e questa sferza con i battenti come le discipline, e sopra di essi vi stava scritto: AMOR. Nell'istesso istante Iddio dava altissima intelligenza all'anima, che Iddio la voleva sferzare, ma con amore, e l'anima veloce correva ad abbracciarsi alla sferza con darle dei baci in ispirito. Ed infatti quando Iddio per sua infinita bontà m'ha fatto vedere ciò, di lì a poco mi son venute particolarissime tribolazioni, e lo sapevo per sicuro che dovevano venire, perché Iddio me ne dava infusa intelligenza nell'anima» (6).

 

UNA MALATTIA MISTERIOSA

Paolo dunque deve essere apostolo e formatore di apostoli; è chiamato al martirio dell'apostolato. Per comunicargli un grande spirito di sacrificio, per infiammarlo di uno zelo infaticabile il cui ardore meraviglierà i popoli due cose gli sono necessarie: la perfetta conoscenza dell'in­finita misericordia di Dio e la perfetta conoscenza della sua giustizia.

Gesù ha già manifestato a Paolo la sua misericordia, mostrandoglisi nella sua Passione; la giustizia gliela farà sentire tra poco. La visione di amore fu seguita da un'altra, ma spaventosa: la vista dell'inferno. Il nostro Santo sentì per qualche istante le orribili pene dei dannati.

Trattenuto a letto per una contusione al piede, apparve improvvisamente agitato da una specie di turbamento. Perdette i sensi e dal suo petto uscivano altissime grida: era un insieme incoerente di parole di rabbia e di disperazione. Il fratello Gian Battista e la sorella Teresa, ac­ corsi per calmarlo, furono presi da spavento (7).

Ritornato ai sensi, disse con sentimento d'orrore dipinto sul viso: Non dirò mai ciò che ho visto . Fece chiamare il P. Girolamo, suo confessore ed ebbe con lui un lungo colloquio. La sorella Teresa, che per una biasimevole curiosità, aveva origliato alla porta, lo sentì esclamare: « Oh, P. Girolamo, quanto è lunga l'eternità! » Più tardi il Santo confidò ad una persona che in questa circostanza egli era stato in ispirito trasportato dagli angeli all'inferno e che aveva visto con timore e tremore le pene eterne dei dannati (8).

(6)  Lt. IV, 219.

(7)  Il fatto avvenne verso il 1719-1720, in seguito a digiuni e penitenze (S. 1. 308 § 12).

(8)  In OAM p. 21-26. Si riportano le deposizioni con la relativa fonte. (Cfr. S. 1. 72 § 74).

 

DISAGI NELLA DIREZIONE

Quando si è sentita l'infinità dell'inferno e l'infinità del Calvario si è tutto compreso: il peccato e la sua malizia; l'anima e il suo valore; Dio, la sua giustizia e la sua misericordia. Da questo momento l'apostolo del­ la Passione è formato. Con ardore divino lavorerà a purificare le anime nel sangue redentore per preservarle dai castighi eterni. Ma, proprio nel momento in cui queste vie straordinarie di Dio necessitavano per lui la presenza dei suoi due Direttori tanto illuminati, gli vennero tolti tutti e due improvvisamente. I PP. Girolamo e Colombano dopo le elezioni capito­lari della provincia, vennero trasferiti ad altro convento.

Per avere una guida sicura e certamente dietro loro consiglio, Paolo si mise sotto la direzione del Can. Penitenziere della cattedrale di Alessandria, D. Policarpo Cerruti, Dottore in Teologia e in Diritto Canonico. Ecco ciò che più tardi diceva di lui il nostro Santo in una sua lettera:

« Le notifico che si sono aggiunti altri due ecclesiastici e dalla Lombardia il mio antico confessore che è il Can. Penitenziere della nostra cattedrale di Alessandria (il quale dirigeva il mio povero spirito da secolare) me ne manda altri quattro da lui provati, e ben mi posso fidare di quel dotto servo dell'Altissimo (9).

Paolo fece al nuovo Direttore esatta relazione della sua anima. Alle rivelazioni di un mondo tutto nuovo per lui, questo sacerdote molto prudente, sia che temesse l'illusione, sia che volesse condurre il suo penitente per le vie sicure dell'umiltà, sembrò non farne alcun caso e lo trattò molto severamente. Non lo confessava che dopo gli altri, lo faceva aspettare delle mattinate intere, dopo che il santo giovane aveva percorso digiuno, 6 Km . (10). Quando Paolo gli raccontava le sue sante ispirazioni e i suoi santi desideri, invece di dargli consiglio e dirigerlo nelle incertezze del suo spirito, lo rimproverava e condannava tutto come allucinazione di una mente in delirio.

(9) Lt. II, 235.

(10) S. J- 71 § 73.

 

Il lettore ha già potuto capire che Paolo prendeva di preferenza come soggetto di meditazione l'amore di Dio e in modo particolare la Passione di Gesù Cristo che ne è la fornace ardente. Di qui si innalzava al Sommo Bene, fissando in lui lo sguardo come l'aquila nel sole. Sublime contemplazione, in cui gli ineffabili ardori del suo amore trovavano le dolcezze più ineffabili.

Il Penitenziere sembrò volerlo incamminare per una via molto diversa da quella in cui Dio lo chiamava e che i PP. Girolamo e Colombano avevano approvato. Lo sgridava molto severamente come fosse un presuntuoso e gl'impose per l'avvenire di non meditare che sul peccato, la morte, il giudizio, l'inferno, il paradiso o qualche altro soggetto della vita purgativa. Prova molto dura per un'anima che il Signore aveva già elevato tanto in alto! Ma il nostro Santo con la semplicità di un fanciullo, sottometteva il suo giudizio e con la forza di una virtù molto solida, lot­ tando contro le ripugnanze della natura, arrivò a trionfare di se stesso.

Si mise dunque a meditare sul peccato, dicendo: « Considera anima mia, che il peccato offende un Dio... ». Ma il Signore che si compiace delle anime docili e morte a se stesse, lo ricompensava della sua obbe­ dienza: lo illuminava interiormente di luce celeste, sospendeva le operazioni dell'intelletto e lo attirava a sé con una dolcezza e una forza irresistibili; così con rapido volo dello spirito Paolo saliva alle più alte regioni della fede.

Ma come dire il martirio della sua anima? Da una parte voleva tenersi nella via tracciata dal suo Direttore, dall'altra Dio l'attirava irresistibilmente nelle vie superiori. Lotte dolorose che non fecero che aumentare il tormento del suo amore.

Durante le estasi che provava nell'orazione, il Signore continuava a rivelargli, ma sempre in modo misterioso, il futuro Istituto della Passione. Gli mostrava una tunica nera e gli ripeteva internamente: « Figlio, chi si accosta a me, si accosta alle spine!» (11).

Era questo, sembrava a Paolo, un dolce invito ad eseguire il disegno che meditava da tanto tempo: nascondere la sua vita nel silenzio e nella austerità della solitudine. La direzione che gli era stata imposta, non gli offriva nessuna soluzione; per cui viveva sempre in penosa incertezza. Ma ecco intervenire il Signore che lo favorisce di una grazia straordinaria.

(11) S. 1. 319 § 75.

 

Fedele all'obbedienza, Paolo continuò le sue meditazioni sui novissimi. Quando fu alla meditazione del paradiso, più che mai si sentì rapito in Dio. Nel più intimo dell'animo il Signore gli disse chiaramente queste parole: «.Figlio, in paradiso il beato non sarà unito a me come un amicoall'amico, ma come il ferro penetrato dal fuoco » (12). In quell'istante una luce divina illuminò il suo spirito, elevò la sua intelligenza e Paolo ebbe una conoscenza altissima del modo con cui l'anima beata si trasforma in Dio, vede Iddio nella luce di Dio e l'ama con quell'ardore di carità che Dio le comunica con lo splendore della sua gloria. Sentì infine sul mi­ stero della glorificazione degli eletti cose ineffabili che la lingua umana non saprebbe raccontare (13). Possiamo spiegarci facilmente i motivi di questa visione celeste. Paolo e il suo Istituto dovevano avere la missione speciale di predicare Gesù Crocifisso. Volendo mostrargli che il Calvario è l'unica via che conduca al cielo, Iddio si compiacque di fargli la stessa rivelazione che al grande Apostolo, il quale aveva riposta la sua gloria nella croce di Gesù e voleva predicarla a tutti, gentili e giudei: lo rapì al cielo, dove udì arcane parole che a nessun uomo è dato ridire in terra.

(12)  S. 1. 72 § 74.

(13)  S. 1. 72 § 74; 164 § 66; cfr. OAM p. 17-20.

 

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