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CAPITOLO XL

1. Apparizioni. 2. Un prezioso legato al Papa. 3- L'omaggio del popolo di Roma. 4. Le prime voci del cielo. 5. Intervie­ne la Chiesa. 6. l miracoli. 7. L'apoteosi suprema.

APPARE GLORIOSO

Nel corso della sua vita Paolo della Croce aveva rivolto tutti i suoi sforzi a stampare in sé i lineamenti di Gesù Crocifisso. E, dopo aver per­corso queste pagine, dobbiamo dire che vi fosse riuscito a meraviglia, di­venendo copia fedele di quel divino modello. Tocca ora a Gesù rendere il suo fedele discepolo simile a sé anche nella gloria. Il cielo non si fece attendere ad annunziare alla terra che in Paolo aveva fatto una preziosa conquista.

Mentre il nostro Santo usciva dal mondo per entrare nell'eternità, la sua penitente, Rosa Calabresi, pregava a Cervèteri ritirata nella sua camera. Era tutta assorta in preghiera, quando all'improvviso vide la ca­mera rischiarata da una luce straordinaria in mezzo alla quale un uomo elevato in aria, vestito con abiti sacerdotali e così risplendente, che non si poteva fissare.

La chiamò tre volte: Rosa..., ma la giovane, temendo che si trattasse di qualche illusione diabolica, non rispose. Allora la persona che vedeva in mezzo alla luce disse espressamente: « Io son il P. Paolo; sono venuto a portarvi la nuova che sono morto poco fa e adesso vado in cielo a godere Iddio..., a rivederci in Paradiso ». Rosa gli disse che avesse pregato Iddio affinchè anch'essa fosse fatta degna di andare a goderlo in cielo. E la visione disparve (1).

La mattina seguente ecco una lettera del P. Ignazio, suo nuovo Direttore, che le dava avviso del beato transito del nostro Padre. La buona figliuola, per quello che già sapeva, non provò nessun dispiacere. Inutile or­mai pregare per lui, pure, per mantenere una promessa che gli aveva fatto durante le conferenze spirituali, corse in chiesa e incominciò la Via Crucis.

(1) S. 1. 987 § 122.

 

Arrivata alla terza stazione, vede una grande luce e in mezzo ad essa il Servo di Dio vestito non da passionista, « ma con un bel manto bianco e rosso, circondato e corteggiato da una grande moltitudine di angeli ». Si meravigliò di vederlo vestito in quell'insolita forma, e gli do­mandò che significasse. E il santo Direttore: « Questo è il simbolo della illibata mia purità e dell'ardente carità, virtù da me tanto amate e praticate in vita, e perché sono stato martire della penitenza e dei patimenti ». Dettole di applicare quella Via Crucis in suffragio delle anime del purgatorio, la lasciò dopo averle rivolte queste precise parole: « Addio, figlia, vi aspetto in cielo a vedere Iddio, a lodare Iddio, a possedere Iddìo per tutta l'eternità.(2).

 

UN PREZIOSO LEGATO PER IL PAPA

Mentre fuori di Roma avvenivano queste meraviglie, il nostro Santo riceveva dimostrazioni di stima anche dal Papa. Pio VI, ricevuto dal Signor Frattini il doloroso annunzio, dopo un primo rincrescimento per tale perdita, esclamò: « Beato lui, beato lui! » E rivolgendosi a chi gli aveva recato quella notizia: « Non vogliamo che stiate malinconico, disse, per la morte del P. Paolo; era un gran Servo di Dio e si spera che sia a goderlo in Paradiso. E' morto in un bel giorno perché di S. Luca si legge che ha portato sempre nel suo corpo la mortificazione della croce; ed il Servo di Dio ha saputo imitarlo molto bene » (3).

Il Papa diede ordine che il sacro corpo, oltre la cassa di legno, fosse custodito anche da una di piombo, pensando egli stesso alle spese, e venisse sepolto non nella tomba comune, ma in basilica, in un monumento che gli si doveva erigere (4).

Prima di morire, il Servo di Dio aveva disposto che il quadro della Madonna Addolorata che gli era stato tanto caro, fosse donato al Papa in segno di filiale riconoscenza che voleva dimostrare al Vicario di Gesù Cristo.

(2) PAR. 2397.

(3) S. 1. 922 § 170. (4) S. 1. 1020 § 202.

 

Pio VI gradì tanto quel dono, che fattolo collocare in una cornice di argento dorato, vi fece apporre la seguente iscrizione da sé composta: « Pio VI Pont. 0. Max. efficiem hanc summa a se Religione cultam moriens legavit P. Paulus a Cruce Clericorum excalceatorum Sanctissimae Crucis et Passionis Jesu Christi Fundator» (5).

La sacra Immagine gli fu tanto cara, che la volle ai piedi del Cro­cifisso nella sua cappella privata e quando cambiava residenza, andan­do dal Quirinale al Vaticano voleva che lo seguisse anche la devota ef­figie. Sarà ai piedi di questa Immagine e di questa croce che l'esecutore di una sacrilega violenza verrà a strapparlo trascinandolo in esilio, dopo che l'eroico martire, rialzatosi con la fronte serena e con il coraggio nel cuore avrà esclamato: « Dio lo vuole...! Andiamo...! (6).

 

L'OMAGGIO DEL POPOLO DI ROMA

La notizia della morte del Ven. Padre si diffuse in un baleno per la città, strappando a tutti il grido: « E' morto il Santo ». Benché si avvicinasse la sera, il convento dei Ss. Giovanni e Paolo fu affollato da persone che chiedevano con insistenza di poter vedere la sacra spoglia. Dopo aver prodigato devotamente le ultime cure, il corpo fu rivestito del santo abito, gli fu messa la stola violacea al collo, il crocifisso tra le mani e, adagiato sopra una nuda tavola, fu posto in terra, come prescrivono le Regole dell'Istituto, avendo qualche mattone per guanciale e il capo co­sparso di cenere.

Essendo la notte già avanzata, non si potè soddisfare il desiderio del popolo e solo si fece eccezione per qualche ecclesiastico e per qualche insigne benefattore. I religiosi che non sapevano staccarsi dal loro Pa­dre, alternandosi, vegliarono tutta la notte in preghiera intorno al fe­retro (7).

Il giorno seguente, di buon mattino, fu portato processionalmente in basilica, dove venne deposto nella navata maggiore, senza nessuna pompa, come si trovava in cella, in mezzo a quattro ceri accesi. Intanto una grande moltitudine già attendeva con ansia sulla piazza.

(5) A Pio VI Pont. Ottimo Massimo questa Immagine, tenuta con somma devozione il P. Paolo, fondatore dei Passionisti, morendo, lasciò in legato. (S. 1. 1052 § 191).

(6) Cfr. Darras ed. 10 tom. IV p. 510.

(7) S. 1. 1000 § 30.

 

Appena fu aperta la basilica tutti si strinsero intorno alla salma; ognuno si sforzava per avvicinarla, toccarla, baciare la mano i piedi; tutti avrebbero voluto procurarsi qualche reliquia, un pezzetto del suo abito, una parte dei suoi capelli. S'incominciò a tagliargli l'abito e in breve tempo la pietà fu così indiscreta, che si dovette impedire quell'entusiastica manifestazione e, circondato con banchi il sacro corpo, mettere delle persone con l'incarico di fargli toccare oggetti di devozione e distribuire essi alla folla qualche piccola reliquia (8).

Intanto fin dall'aurora in tutti gli altari della basilica s'incominciò la celebrazione delle sante Messe, dai religiosi suoi figli, e dai sacerdoti secolari di ogni classe che erano stati attirati dalla loro devozione. Vi fu il Card. Boschi, titolare della Basilica, Mons. Marcucci, Vicegerente di Roma, Mons. Tiberio Ruffo ecc. Verso le ore 10, dopo l'Ufficio dei morti, vi fu un solenne funerale al quale assistette numerosissimo popolo e diverse personalità del patriziato romano. Il sacro corpo rimase esposto tutto il giorno fino alla sera.

Malgrado la pioggia che in quel giorno cadeva e la distanza della basilica dal centro della città, vi fu un continuo pellegrinaggio di numerosi fedeli (9).

 

LE PRIME VOCI DEL CIELO

E' avvenuto spesso nella storia della Chiesa che il primo a proclamare la virtù eroica di un santo con la relativa gloria è stato il popolo. Di qui il detto: 'voce di popolo, voce di Dio. E' il caso nostro. Abbiamo visto intorno alla salma del nostro Apostolo prostrarsi riverente, devoto e fiducioso il popolo che, dopo aver pregato, ricerca oggetti appartenenti a colui che già proclama santo per conservarli come reliquie. Abbiamo un buon fondamento per attendere la conferma di Dio. Verrà...? si farà attendere molto? E' ancora esposto in chiesa il sacro corpo, e già risuona la voce di Dio. Il suo volto ha preso un aspetto così celestiale, che si rimane estatici a contemplarlo. Tutti esclamano: « Quanto è bello! E' un danno seppellirlo così presto! » (10).

(8) S. 1. 1001 § 35.

(9) S. 1. 1010 § 120.

(10) S. 1. 1013 § 143.

 

Si legge nei processi che un pio sacerdote, baciandogli la mano, sentì esalare un soave e misterioso profumo. Per togliersi una curiosità, domandò al religioso presente se l'avessero imbalsamato o l'avessero cosparso di qualche profumo (11).

Erano passate ormai parecchie ore dalla morte, eppure si conservava ancora così flessibile, che gli si faceva stringere con le mani oggetti di devozione. Visto che tramandava abbondante sudore dalla faccia, fu asciugato dai presenti, conservando poi quei fazzoletti come preziose reliquie (12).

Tra i devoti che accorsero a venerare il santo Missionario vi fu Geltrude Marini che aveva un tumore maligno in una guancia. Aveva usato tutte le cure, ma a nulla giovarono e il male era andato peggiorando. Erano tre mesi che stava a letto tormentata giorno e notte. Appresa la morte del nostro Santo, fu esortata dalla madre e dalla sorella di anda­re anch'essa a visitarlo. Geltrude dopo qualche resistenza si lasciò persuadere e andarono alla basilica dei Ss. Giovanni e Paolo, ma dovette aspettare parecchio prima di arrivare vicino alla salma. Finalmente però le riuscì di baciargli la mano e posar sopra di essa la guancia malata. All'improvviso risuonò per la basilica un grido: « Miracolo, miracolo ». Era perfettamente guarita (13).

Scendevano ormai le tenebre e, nessun accenno a diminuire il conti­nuo afflusso dei devoti; si vedeva la basilica ancora affollata. Si dovette invitare quella folla ad uscire, ma non fu cosa facile, né ci si riuscì del tutto. Chiusa la chiesa, il pittore Domenico Porta fece la maschera in ges­so (14); poi, trovandosi presente Mons. Vicegerente di Roma ed altre autorità, si portò la salma nella cappella del Sepolcro. Essendo rimasta con la bocca semiaperta, Fratel Bartolomeo fece del tutto per chiuderla, ma non riuscendoci perché il cadavere era flessibilissimo, il buon infermiere si prese l'ardire di comandarglielo: « P. Preposito, lei ha sempre obbedito; obbedisca anche adesso con serrare questa bocca» (15). La bocca si chiuse, né più si riaprì.

(11) S. 1. 1011 § 122.

(12) S. 1. 1006 § 85.

(13) Fr. Bartolomeo, il fortunato infermiere del Santo, dopo aver riferito il fatto, conclude : « II fatto si è che appena toccato il Servo di Dio, in un istante guari e tornò a casa sana e libera con stupore e meraviglia di tutti quelli che l'avevano veduta inferma. Io questo fatto lo so perché mi portai in compagnia dei P. Postulatore nella casa della medesima giovane, la quale alla presenza di vari testimoni, con suo giuramento, attestò il racconto da me sopra fatto e ne fece pubblica fede » (S. 1. 1010 § 121)

(14) S. 1. 1012' § 139.

(15) S. 1. 1002 § 47.

 

Rivestito di una nuova tunica perché la prima tagliata dai fedeli, il notaio, presente Mons. Marcucci, la comunità ed altre persone, stese l'atto di ricognizione. Il corpo era ancora perfettamente flessibile, tanto che alcune persone gli facevano chiudere senza la minima difficoltà la corona nelle mani.

In questa circostanza si potè osservare il Nome di Gesù che il Ser­vo di Dio si era impresso sul cuore con un ferro arroventato (16). Più di un testimonio fa notare con meraviglia la bellezza del suo volto che pareva mandasse raggi (17). Anche Mons. Vicegerente non si stancava di rimirarlo e a un certo punto esclamò: « Quanto è bello; quanto è bello!-» (18).

Come tutto fu all'ordine, si mise nella cassa con un Crocifisso sul petto e un tubo di vetro a fianco nel quale era racchiusa una pergamena che descriveva in compendio la sua vita.

Ancora un atto di venerazione, un ultimo sguardo e la dolce figura del Padre s'involerà per sempre agli occhi dei figli che d'ora in poi con­templeranno solo nella indelebile figura che si è impressa nei loro cuori. Chiusa la cassa con sei sigilli, quattro del Vicegerente e due della Congregazione, si chiude anche la cappella volendo per sé Mons. Marcucci l'onore di conservare la chiave.

Il giorno seguente, appena si riapre la basilica, incomincia di nuovo l'affluenza che è più numerosa che mai. Ma quale delusione quando quei devoti vengono a sapere che ormai il corpo del Santo è già sigil­lato nella cassa! Tutti deplorano che troppo presto quelle sacre spoglie fossero state sottratte alla devozione e alla consolazione dei devoti (19). Si seppe, anzi, ma troppo tardi, che il Papa avrebbe desiderato di vedere custodito a parte quel cuore che aveva palpitato di tanto amore per Iddio. I Superiori, però, ignorando le pie intenzioni del Pontefice, non osarono derogare all'uso comune senza un ordine dell'autorità (20). Da parte dei fedeli fu tanta la devota indiscrezione, che si arrivò a tagliuz­zare la porta della cappella per avere reliquie (21).

(16) S. 1. 1013 § 144.

(17) Fr. Bartolomeo depone: «II suo volto tramandava come raggi di luce» (S. 1. 1013 § 143)

(18) S. ì. 1019 § 190.

(19) S. 1. 1002 § 49.

(20) S. 1. 1003 § 56.

(21) S. 1. 1002 § 49.

 

La sera del giorno 21, rinchiusa la cassa di legno entro una cassa di piombo e l'una e l'altra in una terza, di legno, il sacro corpo fu tumulato vicino alla porta della cappella, in fondo alla navata sinistra, erigendovi poi un modesto monumento (22).

 

SEPOLCRO GLORIOSO

Pareva ormai che intorno al nostro Santo dovesse scendere il silenzio. Tutt'altro! Quella tomba divenne ben presto gloriosa, piena di vita e come un centro di attrazione per le anime bisognose di grazie. Vi si accorreva da ogni parte e Dio si compiacque di premiare la pietà dei pellegrini, operando prodigi. Ne ricordiamo solo alcuni sia di ordine fisico, che spirituale. Da essi si avrà un'idea di quanto il nostro San­to sia potente presso Dio.

Essendo Teresa Leoni, di Oriolo, in pericolo di morte, il marito Costantino Gori scrisse al P. Paolo che si trovava allora malato all'Ospizio del SS. Crocifisso. Il Servo di Dio, dopo aver pregato, gli fece rispondere che stessero tranquilli perché tutto sarebbe riuscito felicemente; anzi aggiunse che dovevano metter nome alla bambina che sarebbe nata, Paola. Riuscì tutto come era stato predetto.

Dopo la morte del Santo, avendo Paoluccia sei anni, fu colpita da una grave malattia agli occhi che rimasero coperti da escrescenze carnose che mandavano abbondante umore. E' facile immaginare la preoccu­pazione dei poveri genitori e i dolori atroci della piccina. Purtroppo ac­cadde quel che si prevedeva, la completa cecità. Erano già sei mesi che la figliuola si trovava in quella condizione; unico refrigerio lo provava nel mettersi sugli occhi un'immaginetta del Santo oppure il berrettino del suo celeste Patrono. Se quegli oggetti cadevano, importunava tanto la mamma, che non si quietava finché non li avesse rimessi al posto.

Un giorno, stando abitualmente a letto, dice alla mamma di aver veduto il P. Paolo. « Avrete veduto la sua immagine. No, ho veduto luì e mi ha detto che giovedì aprirò gli occhi ».

(22) S. 1. 1014 § 156.

 

Desiderando maggiori spiegazioni, la mamma le domanda come le ha detto. E la bambina: « Paoluccia, mi conoscete? » « » « Chi sono? » « Siete il mio padre ». Dopo le disse: « Vi voglio guarire; giovedì aprirete gli occhi, ma non lo dite ad altri che alla signora madre » (23). Il giovedì con meraviglia di tutti la bambina aveva i suoi occhietti limpidi e vispi.

Vespasiano De Sanctis soffriva di un ernia pericolosa. Colpito da una fase acuta, accompagnata dal volvulo, il medico diede il caso per disperato e suggerì che si amministrassero gli ultimi sacramenti. Mentre tra dolori strazianti si aspettava la fine, il malato si ricordò che aveva una reliquia del P. Paolo, un pezzetto di pane che era avanzato al Ser­vo di Dio, alloggiando presso un benefattore.

Se lo fece portare e dopo averne preso una briciola in un po' d'acqua, si addormentò. Al mattino, svegliatosi, si accorse che era scomparso non solo il pericolo di morte, ma anche il male. La guarigione fu così perfetta, che, finché visse, non sentì più disturbi di quel male (24).

Maddalena Ciancaglioni soffriva da tre mesi dolori alla spina dorsale. Un giorno questi si accrebbero tanto, che la poveretta credeva di morire. Per sua fortuna aveva una piccola immagine del nostro Santo. Animata da viva fede, prese quell'immagine e disse: « Fatemi tanta carità, da farmi partir questa doglia che non ne posso più ». Dopo questa preghiera, incominciò subito a diminuire il dolore e di lì a non molto rimase del tutto libera (25).

Tra le Clarisse di Civita Castellana vi era Sr. Maria Innocenza di Gesù che per il suo deperimento fisico non poteva seguire la vita della Comunità. Alla buona religiosa dispiaceva la sua forzata inosservanza. Un giorno va innanzi all'immagine del P. Paolo e tutta afflitta, ma fiduciosa, gli dice: « P. Paolo mio, voi che siete stato tanto amante dell'osservanza regolare, impetratemi la grazia di guarire dai miei incomodi affinchè anch'io possa osservare le Regole del mio Istituto ». La grazia non si fece attendere; dopo pochi giorni anche Sr. Maria stava a tutta la vita della Comunità, compresi i più rigorosi digiuni della Chiesa (26).

E' preziosa la protezione di un santo per le cose della vita fisica, ma quanto è migliore quella che prende di mira la salvezza dell'anima! Si potrebbero riferire tanti fatti di questo genere operati dal nostro beato Padre, ma ci limiteremo solo ad uno.

Un orefice romano, Colombo Venerando, da diverso tempo si sentiva spinto a fare una confessione generale, ma ora per un motivo ora per un altro, non si risolveva mai. Più volte andò perfino in chiesa con questo scopo, però all'ultimo momento gli mancava la forza per decidersi.

(23) S. 1. 1040 § 101.

(24) S. 2. 979 § 77.

(25) S. 1. 1034 § 72.

(26) S. 1. 1032 § 66.

 

Avendo sentito della morte del P. Paolo e dei prodigi che si ope­ravano alla sua tomba, Colombo ebbe l'ispirazione di andare a doman­dare al santo Missionario la forza per tranquillizzare la sua coscienza. Ed eccolo il 22 ottobre 1775 inginocchiato vicino a quelle sacre spoglie. «.P. Paolo, se voi siete un gran Servo di Dio, come si dice, ottenetemi una vera compunzione dei miei peccati ». Proferite queste parole, si sentì invadere da un'interna commozione; il dolore delle proprie colpe era tanto, che non faceva che piangere. Cerca immediatamente un confessore. Però, essendo l'ora tarda, gli fu consigliato di venire il giorno seguente. Colombo torna a casa, ma durante la notte non può chiudere occhio. Di tanto in tanto pare che una voce gli ripeta: « Va ai Ss. Giovanni e Paolo ». Fedele alla grazia, la mattina si presenta al confessore e incomincia la sua confessione. Il giorno seguente, mentre vi tornava per completare l'opera così ben incominciata, fu sorpreso dalla pioggia vicino al Campidoglio. Rimase un po' in dubbio se dovesse proseguire o tornare in dietro. Si raccomandò al Santo e proseguì. Benché avesse camminato sotto la pioggia, arrivò asciutto. Terminata la sua confessione che gli diede tutta la gioia che può provare un'anima riconciliata con Dio, ringraziò il suo santo Protettore e partì col proposito di far conoscere an­che ad altri la potenza della sua intercessione (27).

 

ASCESA GLORIOSA

Gli avvenimenti parlavano chiaro; con essi Iddio aveva fatto conoscere in modo inequivocabile e la santità del suo Servo e la gloria alla quale l'aveva destinato. Non rimaneva che iniziare i processi giuridici e i suoi figli, con lodevole diligenza, si misero subito all'opera.

Nei processi che si aprirono due anni appena dopo la sua morte e che si tennero ad Alessandria, a Gaeta, a Orbetello, a Vetralla, a Tarquinia, a Roma, le località dove il Santo aveva dimorato più a lungo, furono interrogati oltre duecento testimoni. Il 22 settembre 1784 Pio VI lo decorò col titolo di Venerabile. Nel maggio del 1792 uscì il decreto d'introduzione della Causa di Beatificazione presso la S. Congregazione dei Riti.

(27) S. 2. 985 § 101.

 

La causa fu promossa con favorevole interesse fino al 20 febbraio 1798, giorno funesto che vide strappato il Vicario di Cristo dalla sua Sede. Si ebbe così una lunga sospensione che portò la proclamazione delle virtù in grado eroico al 18 febbraio 1821.

 

I MIRACOLI PER LA BEATIFICAZIONE

Ci volevano ora i miracoli e furono proposti i due seguenti.

Francesco Maria Giorgi, di Fondi, fin dall'infanzia andava soggetto a frequenti vomiti e svenimenti causati da aneurisma. Nel 1816, avendo il giovinetto 9 anni, fu colpito da tifo maligno. La febbre continua, i frequenti deliqui e perdite di sangue, tutto faceva conoscere che il male progrediva con i suoi caratteri di morte. I medici avevano dato già la loro sentenza, e i genitori, rassegnati ormai a perderlo, disponevano per i funerali.

A questo punto il padre si ricordò di aver in casa un pezzetto di abito del nostro Santo. Se lo fa portare, ne mette una particella in un cucchiaio di acqua e rivolgendosi con la sua pia signora verso una im­magine del P. Paolo, lo supplica di ottenere dal Signore la guarigione del suo caro figlio. Mentre la madre restò dinanzi all'immagine pregando e piangendo, il padre entrò nella camera dell'agonizzante per fargli pren­dere le poche goccie di acqua con la reliquia.

Deglutita appena quella prodigiosa medicina, il malato apre gli oc­chi e ad alta voce chiama la madre. Con la rapidità della folgore la buona signora corre, stringe tra le sue braccia il figlio e gli domanda che cosa desideri. Francesco risponde che vuole alzarsi e mangiare. La tenerezza sempre timorosa della madre non sa rispondere al suo deside­rio, ma dietro le ripetute istanze del fanciullo, gli fa portare gli ali­menti che in altri tempi mangiava con più appetito. Dopo mangiato si addormenta.

Sperando che col tifo fosse scomparso anche l'aneurisma, mise la mano sul cuore del fanciullo, ma con suo grande dolore sentì che le palpita­zioni erano sempre molto forti. Allora si mise di nuovo in ginocchio dinanzi all'immagine del Santo e pregò: « Giacché mi avete fatto la grazia di farmelo rinvenire, fatemi anche l'altra di levargli questo male ». La mattina la signora e suo marito, che era chirurgo, si avvicinarono al fanciullo per esaminare il suo stato. Con somma gioia constatarono che anche l'altro male era scomparso. Appena destato, Francesco, pieno di vigore, si alzò, si vestì da solo e, dopo avere ancora mangiato, andò a giuo­care con i suoi compagni (28).

L'altro miracolo non meno strepitoso del precedente fu quello che si operò nella persona di Maria di Rollo. Da molto tempo la devota giovane soffriva un dolore acutissimo nella parte sinistra del petto. Presa da un sentimento di delicata riservatezza, non osò manifestarlo neppure alla mamma. Il male raggiunse tale acutezza, che verso la fine del luglio 1844 non poteva più sopportarlo. Seguendo il consiglio del suo confessore, si fece visitare. La sentenza non poteva essere più allarmante: si trattava di un tumore scirroso molto inoltrato. Bisognava tentare subito una buona cura; se non riusciva, non c'era altra via che l'operazione. Sperando di sentire una sentenza più benigna, la giovane volle consultare altri medici. Identica risposta: scirro inoltrato col pericolo prossimo di cambiarsi in cancro.

Un po' per la sua povertà, un po' per ragioni di pudore, la giovane non fece nessuna cura. Avvenne quel che doveva avvenire. « Visitai per la seconda volta, depone uno dei medici, Maria di Rollo al declinare di ottobre e trovai il male inoltrato non solo, ma con l'aggiunta ancora di enfiagione maggiore, con velame livido rosso oscuro verso la parte superiore, con poca vergenza all'esterno, più ingrandito il tumore, lancinazione più accresciute, con vene sublivide, ed ingorgate nella cir­conferenza del tumore: carattere che mostra la tendenza alla prossima aper­tura, ed in conseguenza il cancro manifesto ». Stando così le cose, biso­gnava scegliere: l'immediata operazione o la prossima e sicura morte.

La giovane, tornata a casa, prende un pezzetto di abito del Santo e lo pone sulla parte malata, recitando ogni giorno tre Pater, Ave e Gloria. Ma il male pareva piuttosto peggiorare. Ebbe convulsioni, dolori intollerabili, insonnie, inappetenza.

Un sabato, essendo Gesù esposto sull'altare, si trascinò fino in chiesa per adorare il SS. Sacramento. Mentre si raccomandava con fervore all'intercessione del nostro Ven. Padre, sentì bruciarsi il petto, come se vi avesse un braciere. Credette venuta la sua ultima ora e si dispose alla morte. Ma dopo un poco si riebbe. Sentendosi abbastanza in forze, le «orride una speranza: il miracolo!? Corre a casa, osserva la parte malata... Perfettamente guarita senza neppure la traccia del male avuto.

Per quella sera non disse nulla a nessuno. Dormì tranquillamente e la mattina confidò la sua felicità a due amiche che, partecipi della sua gioia, pubblicarono il miracolo e si unirono a lei nel ringraziare il suo santo Protettore.

Da quel giorno la miracolata godette sempre ottima salute e, andata sposa, nutrì da se stessa i suoi figli (29).

Discussi ed approvati i due precedenti miracoli, il S. Padre Pio IX il 1 maggio del 1853 annoverò solennemente Paolo della Croce nel numero dei Beati.

 

LA SUPREMA APOTEOSI

Iddio intanto continuava a glorificare il suo Servo con la voce dei miracoli. Era quello che ci voleva. Si riaprirono i processi per le ultime pratiche della Canonizzazione. Furono presentati per l'approvazione altri due miracoli.

Una giovane di nobile famiglia, Rosa d'Alena, aveva un tumore nella parte destra del petto. Anch'essa, per modestia, non ebbe il coraggio di parlare e si portò il male per molto tempo. Ad un certo tempo non può più tenerlo nascosto. Ormai però è troppo tardi, il tumore è degenerato in cancro incurabile. Ha tanta devozione nel nostro Beato e si raccomanda alla sua intercessione. Visto che le sue preghiere non vengono esau­dite, segue il consiglio di farsi operare e va a Pontecorvo. Prima però si reca al vicino convento dei Passionisti per confessarsi e far celebrare una Messa all'altare del Beato. Durante tutto quel tempo lo sguardo della giovane era spesso rivolto alla venerata immagine del suo santo Pa­trono; più che con le parole, pregava con le lagrime.

All'improvviso si sente bruciare il petto. Finita la Messa, va a casa e si prepara per l'operazione. L'operazione? Non cè più bisogno. Lo stesso chirurgo che dovrebbe operarla non trova nessuna traccia del male.

Paolo della Croce l'aveva guarita in un istante durante la S. Messa.

(28) Summ. super miraculis.

(29) Positio super miraculo.

 

Il secondo miracolo il buon Padre volle operarlo in favore dei suoi figli. Nel 1853 per la scarsità del raccolto, il Convento di S. Angelo presso Vetralla non potè avere dai fedeli il frumento necessario. I buoni Religiosi raddoppiarono la fiducia nella divina Provvidenza. Preoccupato per il numero dei poveri che si presentano in media sui 160 al giorno, il fratello portinaio domanda al P. Rettore se deve continuare a fare l'ele­mosina a tutti. Il caritatevole Superiore senza perdersi di coraggio, ordina di trattare tutti i poveri che si presentavano, come si erano sempre trattati. Il fratello che aveva in custodia il granaio, vedendo diminuire in modo preoccupante quella povera scorta, volle conoscere esattamente quan­to grano ci fosse. Il 6 marzo 1854 chiama un domestico e misurano: appena 12 rubbia di grano. Sicché c'è la provvista fino ai primi di maggio.

Il Provinciale, sapendo che il Rettore non poteva sostenere la spesa per comprare il grano, ordinò alla Comunità di fare un Triduo invocando l'intercessione del nostro Beato Padre e imponendo ai giovani di an­dare a recitare vicino alla porta del granaio alcune preghiere.

La preghiera dei figli fu esaudita. Si era oltre la metà di maggio; il grano avrebbe dovuto essere consumato, invece ce n'era ancora un bel mucchio. Fu misurato diligentemente, e con sorpresa di tutti se ne trovarono sei rubbia. Consultati i registri, si riscontrò che dal 6 marze fino a quel giorno erano stati portati al molino ventitre sacchi ben colmi equi­valenti ad un totale di tredici rubbia e alcune staia.

Il Signore, per intercessione del Beato, aveva moltiplicato sette rubbia di grano.

Dinanzi ad un miracolo così evidentemente dimostrato i Religiosi, rese le più fervide grazie a Dio, raddoppiarono la fiducia. E il Signore, con un tratto di delicatissima bontà, continuò ad operare il miracolo. Da quel mucchio di grano che era rimasto, sormontato ora dall'immagine del nostro beato Padre che i suoi figli vi avevano collocato, se ne tolsero se­dici sacchi cioè otto rubbia e alcune staia, più un mezzo staio che si distribuì ai devoti come ricordo del miracolo.

Il grano miracoloso era bastato a nutrire per sei mesi trentasei Religiosi, senza contare quelli che erano andati a S. Angelo per celebrare il Capitolo Provinciale, gli ospiti, sempre molto numerosi, e la grande mol­titudine di poveri dei quali abbiamo parlato.

Ormai la parte del Santo era finita; non rimaneva che il giudizio della Chiesa. L'esame di quei miracoli fu lungo e rigoroso, ma la sentenza fu quale si desiderava: erano veramente opera di Dio ottenuti per intercessione del Beato Paolo della Croce.

Si era così al termine. Quando Dio interviene in tal modo a confermare la santità di un suo Servo, non è possibile errare. Si può procedere dunque sicuramente alla suprema apoteosi. Il giorno 29 giugno 1867, festa dei Ss. Apostoli Pietro e Paolo, XVIII anniversario secolare del martirio del Principe degli Apostoli, l'Angelico Pontefice Pio IX, assistito da nume­rosi vescovi e Cardinali, circondato da numeroso popolo, proclamava dalla basilica vaticana, tutta luce ed armonie celesti, che da quel giorno la Chie-

O Paolo, sono paghe finalmente le brame della nostra anima. Anche sa cattolica risplendeva di una nuova gloria, S. Paolo della Croce. per voi vivere fu amare e lavorar per Cristo. E lo amaste davvero Gesù, lo sa il vostro cuore. Lo amaste direttamente nella sua persona, lo amaste nella Chiesa, lo amaste nel suo Vicario, lo amaste nei peccatori, lo amaste in tutte le anime.

Ora beatevi pure nella gioia di quel Gesù che fu il continuo ane­lito della vostra vita, ma non dimenticate che sulla terra ci sono ancora tante persone e tante anime che sono unite alla vostra anima. Vi è la Chiesa che combatte e soffre; sulla cattedra di Pietro vi è un altro Pio che affezionato a Voi e ai vostri figli come i Suoi grandi Predecessori, sperimenta in gran parte le angustie che voi prediceste a Pio VI. Vi sono le anime morte alla grazia che non si curano di risorgere. Vi sono le anime predilette che aspettano luce ed assistenza per volare più in alto nelle ascensioni mistiche; vi sono i Figli e le Figlie della vostra Congre­gazione; gli altri Istituti di passioniste che vivono del vostro spirito e si gloriano di rivestire la vostra divisa... Noi tutti aspettiamo da voi la più benefica assistenza.

O Paolo santo, avete la chiave del Cuore di Dio: a Gesù Crocifisso non si può negar nulla. Siate sempre l'apostolo di Gesù e fate che tutti i missionari vivano del vostro spirito, del vostro zelo, del vostro fervore.

 

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