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LA CASA SUL MONTE

 

Il primo convento

L'eremo di Sant'Antonio non bastava più, bisognava costruire un grande convento, perché i suoi discepoli aumentavano di continuo. Solo nel 1733 potè dare inizio ai lavori della costruzione, con la posa della prima pietra, benedetta dal Pro-Vicario Generale di Orbetello Mons. Moretti.

I fondi necessari a finanziare l'opera non mancavano: nella sua borsa vi era un testone! (una lira e ottanta centesimi), ma aveva a disposizione la Banca della Divina Provvidenza.

Ottenne dai cittadini di Orbetello il terreno, gratis et amore. Legnami, mattoni, tegole, sassi, tutto ebbe in dono.

Dopo Pasqua le mura erano già alte due metri sopra terra; poi si impose una sosta forzata, a causa della guerra tra l'Austria da una parte e la Fran­cia, la Savoia e la Spagna dall'altra. I lavori ripresero nel 1735 con alacrità.

Anche il Santo, che già aveva tracciato col suo bastone la planimetria del convento, coi suoi com­ pagni aiutava a fabbricare portando a spalla sassi, mattoni, secchi di calce, e prestandosi a qualunque altra fatica, perché l'edificio fosse condotto a termine più sollecitamente. Difatti nell'estate 1736 poteva dirsi terminato nella sua ossatura.

 

Campagna di contraddizioni

Le difficoltà che dovette superare furono innumerevoli.

Primo a contrastarlo con violenza fu un eremita, Antonio Schiaffino, che, mosso da gelosia per i suoi successi, gli sollevò contro gli abitanti di Porto Èrcole, con dicerie e maldicenze senza numero.

Secondo fu un sacerdote di Porto Ercole che, per screditarlo avanti al popolo, lo accusò al Sant'Ufficio di proposizioni lassiste ed erronee, specialmente nell'uso della confessione. Questo dispiacque molto a Paolo, ma rimase sempre sereno e tranquillo. Roma lo assolse pienamente da tale accusa.

Di rincalzo si aggiunsero ad avversarlo alcuni ecclesiastici e religiosi di Orbetello; temevano non venissero a mancare loro le elemosine! Di questo ce ne informa lo stesso Santo in una lettera al Card. Altieri:

« Ecc.mo e R.mo Signore... Ieri, mentre mi trovavo accidentalmente in Orbetello, uno dei princi­ pali comandanti del Re mi domandò quando si benediceva la chiesa. Io gli diedi speranza che in breve... Soggiunse: "Padre Paolo, sapete chi non vuole quest'opera? I preti e i frati, per tema che se gli levino le elemosine; è tutto per maledetto interesse, e sappiate che tutti gli ufficiali e il popolo lo sanno, e sanno altresì che l'E.mo Signor Cardinale Altieri, come Ordinano, può dare la li­ cenza di benedire la chiesa, secondo il Sacro Concilio di Trento, e se la può dare, perché non la da? ". E.mo e R.mo Signore, che avevo da rispondere? » (Lettere, voi. I, 371).

Paventavano di morire di fame, poverini, perciò erano contrari alla sua opera!

Qualche sacerdote invece lo perseguitò per un altro motivo. Le pratiche in corso per ottenere l'approvazione delle sue Regole, e rendersi perciò stesso esente dalla potestà del Vescovo, non andavano loro a genio, e, considerandolo come un ribelle all'autorità Episcopale, lo criticavano aspramente.

Qualcuno tentò persino di provocare l'intervento dell'autorità militare, apportando lo specioso pretesto che Paolo era dell'Alta Italia, per carpire un ordine di espulsione dal dominio dei Presidii. Com'è fantasiosa l'animosità! (Rom. 876).

Paolo non si meravigliò di queste persecuzioni, perché soleva dire:

« Le opere grandi dì Dio, devono avere grandi opposizioni».

 

Un Angelo difende Vopera di Paolo

Giunse tant'oltre questa campagna di diffamazione e di astiosità, che i più animosi, visto inutile ogni altro mezzo, decisero di atterrare con le loro mani le mura del convento, che si innalzavano a vista d'occhio.

E parecchie notti un gruppo di esaltati salirono in silenzio l'Argentaro col fermo proposito di demolirlo. Avanzarono cauti, per tema di essere scoperti. Poche fiaccole diradavano loro le tene­ bre. Giunti al convento, con bastoni e picconi tentarono di atterrarne le mura.

Già i primi mattoni erano caduti a terra, con loro immensa gioia, quando furono colpiti da una terribile visione. L'arcangelo S. Michele apparve ai loro occhi su un globo di fuoco, sguainando una spada fiammeggiante, con volto minaccioso, in atto di difesa delle mura dell'edificio. Agitando la spada sembrava dicesse: «Non toccate queste murai...». Colti da improvviso terror pànico, fuggirono a perdifiato, senza ardire di voltarsi a rivedere il volto del terribile arcangelo.

La notte seguente ritentarono l'impresa, ma con uguale successo, perché l'arcangelo era ancora là, sulle mura, con la spada fiammeggiante (Rom. 876). Nonostante tante opposizioni e malignità, Paolo «quando incontrava i suoi avversarì, trattava con essi come se ne ignorasse, le malefatte, e testi­ moniava loro grande cordialità» (Proc. Apost Rom. 830).

 

Inaugurazione del convento nuovo

Quando poi il convento fu terminato, per colmo non lo potè abitare subito, perché il Card. Altieri non volle concedergli il permesso di celebrare la santa Messa nella linda chiesina annessa, e tan- tomeno di amministrare i Sacramenti. Temeva il Cardinale che aprendo la chiesina al culto pub­ blico non sarebbe stata custodita degnamente.

Paolo pregò, scongiurò, appoggiato anche dal Pro-Vicario Generale di Orbetello. Tutto invano. Di più il Cardinale credeva che Paolo fosse scomunicato, perché gli era stato riferito che aveva fabbricato su terreno ecclesiastico, senza i dovuti permessi, il che non era vero.

Paolo continuò ad insistere con lettere su lettere, riuscendo finalmente a strappargli, dopo la festa del Corpus Domini del 1737, il permesso dell'oratorio privato, non però quello di conservare l'Eucaristia, né quello di amministrare i Sacramenti.

Il dispiacere del Santo nel vedersi privo della felicità di avere con sé, nel nuovo convento, Gesù Sacramentato, fu immenso. Dovette ricorrere alla Santa Sede se volle ottenere anche questi permessi.

Difatti il 31 agosto di quell'anno 1737 ricevette il Breve Papale che gli permetteva tutte le funzioni liturgiche e l'amministrazione dei Sacramenti ai fedeli, e quattro anni più tardi, 15 maggio 1741, gli sarà concessa anche la grazia di con­ servare la SS.ma Eucaristia nella nuova chiesina.

Il 14 settembre, con grande concorso di popolo, di autorità, del generale C. Blom, dei suoi soldati, delle fanfare militari, e di numeroso clero, venne benedetta dal Pro-Vicario Generale di Orbetello la nuova chiesa, dedicata alla Presentazione di Maria SS.ma al Tempio.

Il giubilo di Paolo esplose nel canto finale del Te Deum di ringraziamento.

 


 

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