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IL TAUMATURGO

 

Il Papa approva le « Regole »

Nel 1738 Paolo fece un nuovo viaggio a Roma per ottenere dal Papa l'approvazione delle «Regole » della sua nuova congregazione.

Il popolino, incontrandolo per le vie di Roma col Padre Gianbattista, burlandoli diceva:

«Enoch ed Elia sono tornati sulla terrai Veni­ te a vedere i gesuiti selvatici e due birboni!» (Rom. 479).

Benedetto XIV affidò l'incarico di esaminare le «Regole» a due Cardinali e a un Abate. Questa commissione, dopo maturi e prolungati esami, diede voto favorevole, e il Pontefice concedette la sua augusta approvazione con Rescritto del 15 maggio 1741.

La felicità di Paolo fu al colmo. Giubilante e con le lacrime agli occhi cantò un nuovo solenne Te Deum di ringraziamento a Dio per tanto favore.

Più tardi verranno altre approvazioni pontificie. Nel 1746 un Breve di Bendetto XIV, un altro di Clemente XIV nel 1769, e il 16 novembre dello stesso anno l'approvazione solenne delle Regole e della congregazione con la Bolla « Supremi Apostolatus», la Bolla d'oro dei Passionisti. Nel 1775 Pio VI confermerà le approvazioni dei suoi Pre­ decessori con la Bolla «Praeclara».

 

La professione dei primi compagni

Appena ricevuto l'atteso Rescritto del 1741, Pao­ lo col drappello dei suoi primi compagni, si preparò alla professione religiosa con un corso di esercizi spirituali, al termine dei quali 1*11 giu­ gno 1741, rinnovò i tre voti di povertà, castità, obbedienza, e in più aggiunse un quarto voto, proprio dei Missionari Passionisti, di promuovere nel popolo la devozione alla Passione di Cristo. Lo stesso fecero gli altri esercitanti.

Nel medesimo giorno, assunse un cognome nuovo, e da questa data si chiamerà: Paolo della Croce. Si pose per la prima volta sul petto il « segno della Passione», secondo il modello delle visioni, cioè un cuore candido sormontato da croce anch'essa candida. In mezzo al cuore le parole: JESU XPI PASSIO (La Passione di Gesù), e alla base del cuore tre chiodi, tutto su sfondo nero.

Questo segno o emblema della Passione attira ancora oggi l'attenzione di chi vede per la prima volta i missionari passionisti.


Pioggia di miracoli

Dopo l'approvazione pontificia delle Regole e la rinnovazione dei voti, Paolo riprese le missioni al popolo.

In queste, che egli chiamava « campagne apostoliche», i miracoli fiorivano come per incanto al suo passaggio, suscitando la meraviglia di coloro che accorrevano a lui. I testimoni ne depongono molti nei Processi di canonizzazione. Li moltiplicava con facilità, quasi non si trattasse di avvenimenti straordinari.

Il più delle volte, per ottenerli, si limitava a invocare l'aiuto di Dio con fede vivissima, sicuro che si sarebbe avverata alla lettera la promessa di Gesù: « Chiedete e vi sarà dato » (Mt., 7, 7), come avvenne quando si recò a Tavernelle a predicare la missione.

Il tempo era pessimo, ma egli volle partire ugualmente. Durante il viaggio la pioggia cadde a catinelle. Alle prime gocce si prostrò in ginocchio e pregò brevemente, poi riprese il cammino.

Mentre diluviava ovunque, il Santo con l'uomo che l'accompagnava non si bagnarono, perché man mano che avanzavano, la pioggia scrosciante si piegava ad arco sopra di loro, e giunsero a Tavernelle asciutti, come se avessero viaggiato col sole (Orbet. 25).


Il sole e la nuvola

Curioso e bello quanto accadde durante la mis­ sione di Farnese, Declamava con fervore dal palco, eretto in piazza a motivo della gran folla di uditori accorsa.

« Essendo il sole assai cocente e l'aria chiara, perché s'era d'estate, i raggi del sole investivano tutto il palco, onde da alcuni fu posta una tenda sul palco, affinchè il sole non offendesse Paolo coi suoi ardori, e nel decorso della predica tiravano detta tenda avanti e indietro, secondo il giro del sole. Il santo missionario s'accorse che ciò distrae va l'udienza, e li pregò a desistere dicendo:

« Lasciate stare, che se il Signore vuole può fare che il sole si copra».

Detto questo comparve una nuvola che copri il sole, e stette fissa sopra Paolo e l'uditorio fino al termine della predica. Dopo la funzione tutto il popolo attonito andava dicendo:

« Oh, che miracolo! Oh, che miracolo! » (Vetr. 861).

 

Vola sull'uditorio

Più sorprendente è quello che avvenne nell'Isola d'Elba, durante la predica. Ispirato da Dio, si rivolse a un uomo che non voleva convertirsi, dicendo:

«Non ti vuoi convenire?! Ora vengo a te col Crocifìsso; resisterai a questo Cristo, che ha versato sangue per te? ».

Il peccatore ostinato si trovava vicino alla porta della chiesa e guardava sbalordito il santo missionario che, dicendo quelle parole, prese il volo, e avanzando per aria sopra l'uditorio, giunse sino alla porta della chiesa, si fermò avanti a lui, gli mostrò il Crocifisso, e gli disse più coi gesti che con le parole:

« Guarda, questo Cristo è morto per te: convertiti! ».

Il povero uomo guardava tremando per la commozione. Poi Paolo, sempre sorvolando l'uditorio, ritornò al palco, con grande compunzione e stu­pore di tutta la gente (Orbet. 426).

A Manciano, nell'Isola d'Elba, un uomo che in­ vece d'andare alla missione era andato a spasso in campagna col cavallo, senti la voce di Paolo, che stava predicando al popolo, gridare:

«Inferno! Eternità!».

Parole ripetute con gran forza due volte. Si com­mosse talmente che smontò di cavallo, si buttò in ginocchio e disse lacrimando e battendosi il petto:

« Signore, misericordia e pietà! »

Il luogo ove udì queste parole era distante dal posto in cui predicava Paolo tre chilometri e circondato da colli e selve (Vetr. 1152).


Le due bufale

Il demonio, invidioso del bene che operava col suo apostolato, metteva in opera ogni stratagemma per disturbarlo più che gli era possibile, ma non riusciva che scarsamente nei suoi disegni, perché la virtù di Dio assisteva Paolo.

Ad Orbetello, durante un triduo di penitenza, moltissimo popolo stava a sentirlo nella piazza maggiore, dove era stato innalzato il palco.

A metà predica, due bufale inferocite, giunte di corsa, stavano già caricando la folla, quando Paolo se n'accorse. Molti si erano già mossi per fuggire, ma egli gridò con forza:

« Nessuno si muova! È il demonio che vuole di­ sturbare la funzione e impedire il frutto della pre­ dica. Non abbiate paura! ».

Prese il Crocifisso e rivolto alle due bufale co­ mandò che non disturbassero la folla. Di repente s'arrestarono, deviarono, e la predica terminò indi­sturbata (Rom. 2234).

 

Il cavallo di Mattia

Certi prodigi hanno dell'incredibile, tanto sono straordinari, ma non vi possono essere dubbi a loro riguardo, perché sono stati deposti da testimoni oculari. La sorte d'essere protagonista d'uno di questi cadde su Mattia Maire.

Era stato mandato dal Vicario Generale di Sutri a Monte Romano, latore d'una lettera urgentissima a Paolo. Pioveva a torrenti e, giunto al fiume Biedano in piena, Mattia, che era a cavallo, non si azzardò a passarlo, come non si azzardaro­ no molti altri che stavano già sulla sponda del fiume.

Ma un uomo, saputo da Mattia il motivo urgente che lo conduceva a Monte Romano, preso il cavallo per la cavezza, disse:

«Adesso vedrò se il Padre Paolo è un santo».

Balzò in sella, vi balzò anche Mattia, e tutti e due si lanciarono nelle onde vorticose del fiume. Le acque erano cosi alte che ricoprivano i cavalli meno la testa, e i cavalieri si bagnarono sino alla cintura. Ma riuscirono a passarlo felicemente.

A Monte Romano tutti si meravigliarono che Mattia avesse potuto passare il fiume senza essersi annegato. Consegnò la lettera a Paolo. Paolo la lesse e, vista l'urgenza, stese subito la lettera di risposta e la consegnò a Mattia, perché la portasse subito a Sutri.

Mattia oppose delle difficoltà: il fiume era in piena, come si poteva ancora azzardare a passarlo ? Anche molti presenti fecero le stesse difficoltà. Ma Paolo disse:

« L'assicuro io, ancorché l'acque giungessero alle punte degli alberi, passi pure, e non abbia timore di niente! ».

Mattia parti, giunse trafelato al fiume, e lo pas­ sò senza bagnarsi nemmeno la punta dei piedi. Anzi, nemmeno il cavallo si bagnò. Le onde sotto i suoi piedi si fecero come l'acciaio, e vi camminò sopra con facilità, tanto che gli uomini presenti dissero sbalorditi:

« Bisogna che a te ti porti il diavolo, che persino si vedono i ferri del tuo cavallo! ».

Giunse a Sutri alle 7 di sera e consegnò al signor Vicario, Rev.mo Ricciotti dell'Anguillara, la lettera che attendeva con ansia (Vetr. 966).

Quei vetturali del fiume Biedano s'ingannarono nel dire: «Bisogna che a te ti porti il diavolo ». Non il diavolo, ma Dio che con tale prodigio voleva onorare il suo fedelissimo servo.

 

Prodigiosa pesca di spigole

Non meno singolare e sorprendente è quanto avvenne ad Antonio Sensi, garzone dei signori Costantini di Corneto.

Era solito pescare nel fiume Mignone poco distante, ma d'ordinario non prendeva che pochi pesciolini. Venne Paolo con altri missionari a predicare gli Esercizi pubblici a Corneto e alloggiò in casa Costantini.

Sino dai primi giorni espresse ad Antonio il desiderio di assaggiare del pesce. Ben felice di fare un favore al santo missionario, andò a pescare. E si verificò l'imprevisto.

« Io posi gli artavelli nel fiume racconta Antonio e la mattina seguente ci trovai una grossa spigola di due chili e mezzo, e con somma mia consolazione la mandai a casa Costantini.

« Tornato la sera a casa tutti mi fecero festa per la pesca della spigola. Tutte le mattine seguenti, fin che durarono gli Esercizi, presi sempre una spigola grossa. Prima di partire Paolo mi disse che avrebbe avuto caro di avere una spigola più grossa, perché voleva portarla ai suoi Religiosi di Vetralla. La presi, era circa sei chili e mezzo, e Paolo se la portò via il giorno appresso.

« Appena partito il Servo di Dio, terminò subito la pesca delle spigole grosse. Questo avvenimento io lo stimai prodigioso » (Corn. 635).

Anche i Religiosi di Vetralla stimarono prodigioso il fatto, quando videro l'eccezionale spigola, e fecero molta festa a Paolo e alla spigola.

 

La mano impressa nel muro

Nonostante però i miracoli più straordinari, avvenne a Corneto che qualche peccatore non si decidesse a convertirsi. Non volendo lasciar intentato nulla per ricondurli sulla via della salute, durante una predica, con grande zelo e fervore, li citò al tribunale di Dio, dicendo:

« Là, vi attendo! ».

Quindi, asciugatosi il sudore della fronte con la mano, batte questa contro il vicino pilastro, esclamando:

« Qui l'attacco, ecco! ».

E il segno della mano con le cinque dita rimase scolpito per qualche anno su quel pilastro. Gli ultimi renitenti cedettero e si piegarono alla Grazia (Corn. 136).


Il sudore del Crocifisso

Nella missione predicata a Piegare l'anno 1738, terminò l'ultima predica cosi:

« Vi sono molti ai quali pare mill'anni che io termini la missione e parta. Parto, ma lascio un altro che farà la missione meglio di me».

Scese dal palco e parti immediatamente.

Appena uscito dal paese il grande Crocifisso della chiesa incominciò a sudare copiosamente. Stupore e commozione della gente presente. Il pievano, don Antonio Felici, sali sull'altare, e asciugando con un pannolino quel sudore, diceva piangendo al popolo:

« Popolo mio, i miei peccati sono questi, i miei peccatil ».

Qualcuno corse a narrare l'accaduto a Paolo che disse:

« Già lo sapevo. Di che colore è il sudore? ».

« Ceruleo».

«Buon segno, buon segno! ».

E proseguì il viaggio. Gli ultimi renitenti alla Grazia cedettero al fatto insolito. E da quel giorno Piegaro coltivò devozione speciale a Gesù Crocifisso (Vetr. 377).


Il calesse si rovescia

Se moltipllcava miracoli per convertire i peccatori nelle missioni, non era parco con le anime che dirigeva nelle vie dello spirito. Rosa Calabresi ne depone uno nei Processi accaduto a lei personalmente.

Viaggiava in calesse con due suoi fratelli; giunta ad un'osteria si fermò a rifocillarsi. Il vetturino per disgrazia bevve troppo vino. E che avvenne?

Ripreso il viaggio, dopo alcuni chilometri urtarono contro il parapetto di un ponte, i cavalli si imbizzarrirono e caddero, il calesse si rovesciò, e Rosa Calabresi nella caduta volò a testa in giù nel vuoto. Nel pauroso volo, con la gamba s'incagliò tra il parapetto del ponte e la stanga del calesse.

Gridò:

«Padre Paolo mio, adesso muoio! ».

In quel tragico momento Paolo le apparve e la rincuorò dicendo:

« Non temere, uscirai da questo incidente senza alcun danno ».

E senza sapere nemmeno come, si trovò fuori pericolo, in piedi, sulla strada.

Alcuni giorni dopo le arrivò una lettera di Paolo che le diceva di ringraziare la Madonna per la grazia ricevuta (Rom. 2042).

 

Un nugolo di mosche

Sembrava perfino che Dio scherzasse con Paolo.

Stava pranzando in un monastero di Ronciglione con alcuni signori. Uno sciame di mosche noiose lo disturbavano. Quei signori tentarono inutilmente di scacciarle, divennero più rabbiose. Accortosi di questo, Paolo disse ridente:

« Io sono un gran peccatore, ma se fossi un'anima santa con un segno di croce farei partire queste mosche. So d'un uomo di Dio che con fare cosi e tracciò per aria un segno di croce fece sparir le mosche ».

Appena tracciato il segno di croce, tutte le mosche sparirono.

Quale confusione gli procurasse un simile fatto non è possibile ridirlo, ma fu grande pure il sacro stupore dei signori presenti all'insolito avvenimento (Vetr. 306).

Molti altri prodigi, che reggono bene al vaglio della critica più severa, operò Paolo, e perciò poteva ripetere le parole del salmo:

«Ti ringrazio, Signore, con tutto il cuore, poiché quando ti invocai mi hai esaudito » (137, 1-3).

 

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