home  |  passionisti  |  links   |  contatti   |    
 
 
 
 

FRA I BANDITI

 

« I più cari amici »

Chiamava i banditi i suoi «più cari amici». Benché inseguiti dalla giustizia in lotta senza quar­ tiere, essi dalle selve in cui vivevano rintanati come belve feroci, uscivano troppo spesso a seminare le contrade dell'Italia centrale di violenze, angherie e delitti che facevano rabbrividire. Paolo li cercava ovunque per ricondurli a Dio, e riuscì a operare fra loro meraviglie di bene, tanto che un giorno Padre Gianmaria disse sorridendo:

« Se io fossi Papa, vorrei eleggere Paolo protettore degli sbirri e dei banditi » (Cor. 223).

Parlava volentieri dei casi, a volte drammatici, accadutigli nei suoi frequenti incontri con loro. Non tutti sono giunti sino a noi.

 

Il bandito di Magliano

II caso che narrava più spesso era quello del bandito Luigi. A Magliano comandava lui. Non contento delle scelleraggini, degli omicidi e del­ le violenze che moltiplicava a piacimento con gioia satanica, univa ai misfatti anche una vita scostumata. Senza badare allo scandalo di cui si mac­ chiava, conviveva tranquillamente con la sua amante.

Paolo, durante la missione che predicò in Ma­ gliano, venne a sapere tutto di Luigi, e decise di porvi rimedio. Andò in chiesa, si prostrò in ginocchio dinanzi all'altare e raccomandò a Dio quell'anima perduta. Poi prese il Crocifisso e si diresse alla sua casa.

Era sera. Il bandito, quando lo vide apparire, uscì di casa carico d'armi e con faccia terribile e voce rabbiosa gli chiese:

« Cosa volete da mei? ».

Paolo non s'impauri delle armi e della voce cavernosa, prese in mano il Crocifisso che aveva al fianco e gli rispose con impero:

« Voglio che tu mandi via di casa la donna, e che cessi uno scandalo cosi enorme».

Il bandito, ammansitosi subito, osservò:

«Ma Padre, non c'è nulla di male».

« Basta, o licenzi la donna, o io vado dal Gran Duca a fare ricorso contro di te*.

« Quando ho da mandarla via? », chiese con voce d'agnellino.

« Adesso, in questo momento ».

« Va bene, Padre, lo faccio, ma poi mi confes­ serete? ».

« Si, ti confesserò, lo rassicurò con dolcezza , e rimarrai consolato e contento ».

Venne il parroco con due buone donne anziane. Il bandito diede loro in consegna la disgraziata amante. Questa, sulle prime, non voleva saperne d'andarsene e fece resistenza; ma Luigi, ormai convcrtito, fu irremovibile, e la cacciò fuori di casa. Poi si gettò in ginocchio e si confessò da Paolo.

Al termine della confessione, lacrime di gioia rigavano il suo volto. Da allora visse da buon cristiano (Rom. 895).

 

Un altro bandito si converte

Il metodo che ordinariamente seguiva per con­ venirli era quello usato dal Buon Pastore, la bontà. Non si mostrava duro, né si richiamava ai Divini Giudizi, e nemmeno adoperava parole aspre che avrebbero potuto indisporre i loro animi feroci. Con parole dolci e fare paterno, li ammansiva, e da fiere intrattabili li mutava in agnelli mansueti, rinnovando pili volte il miracolo di Francesco col lupo di Gubbio.

In un paese della Toscana, durante la missione, Paolo mandò a chiamare un bandito che conviveva con la sua amante con scandalo universale del paese.

Il bandito gli si presentò carico d'armi, e, per spaventarlo, gli chiese con voce rauca e arrogante:

« Che volete da me? ».

«Figlio mìo, non voglio altro che l'anima tua».

Che magica potenza ebbero sul suo cuore indu­ rito nel male queste parole? Si buttò in ginocchio e rispose commosso:

« Padre, se voi non volete altro che l'anima mia, eccomi qua, fate di me quel che volete».

Paolo per prima cosa gl'impose di licenziare subito la donna, e di deporre le armi; il bandito licenziò la donna e depose le armi, poi il Santo missionario lo confessò.

Quindi, felice d'essere ritornato a Dio, il bandito prese a condurre una vita esemplare (Vetr. 839).

 

Il caporale Orazio

Era dolce con loro, ma non tremava e nemmeno scendeva a patti che contrastassero con la coscienza, come facevano altri.

I delitti che aveva commesso il bandito Orazio non si numeravano, e gli sbirri più armati, quando lo vedevano da lontano avvicinarsi, prendevano il largo, tanto era terribile. Lo chiamavano tutti il Caporal'Orazio. La punta del pugnale e le palle della pistola avevano sempre dato ragione alle sue prepotenze e soperchierle.

Paolo andò a dare la missione a Camerino nel 1750 e, conosciute le sue gesta infami, decise di convertirlo ad ogni costo. Saputo che ogni sera veniva ad ascoltare la predica, tanto disse e tanto pregò, che finalmente Orazio cadde nella rete dell'infinita misericordia di Dio. Andò a confessarsi. Per sua disgrazia s'incontrò in un confessore troppo largo, che l'assolse anche senza l'ombra di proposito. Quando Paolo lo seppe, esclamò addolorato: « Oh, adesso sì che vi è più poca speranza della sua conversione, perché avendo avuto l'assoluzione sempre più gli si addormenterà la coscienza ».

Ma fatto ardimentoso dal suo zelo apostolico, fece chiamare Orazio, e, presolo in disparte, gli pose sotto gli occhi la vita pessima che conduceva, perché se ne pentisse. Ma egli osservò: « Benissimo, è vero, ma mi sono confessato ». « Tutto bene, ma il proposito dove sta? Intanto seguiti a tenere bottega aperta di contrabbando e l'occasione e sempre in piedi >.

«Ma che, il confessore non aveva la facoltà di assolvermi? ».

«Si, ma e la disposizione necessaria ove è stata?».

Convinto, il bandito, rifece la sua confessione bene al santo missionario, e, da allora, visse da ottimo cristiano (Strambi, Vita, 105).

 

Converte il bandito di Orbetello

Se facevano resistenza alle sue parole, estraeva la sua arma invincibile, il Crocifisso, lo presentava loro, e lasciava che parlasse Lui ai loro cuori induriti nel male. Ottenne sempre effetti sorprendenti.

Il capo dei banditi di Orbetello aveva giurato morte a un signore suo nemico. Gli aveva fatto sapere che se avesse ardito uscire di città sarebbe rientrato morto. Nessuno era mai riuscito ad ottenere che gli perdonasse.

Paolo prese il Crocifisso e usci dalla città. Giunto alla casetta di campagna del bandito, gli si gettò ai piedi e mostrandogli il Crocifisso gli disse :

« Sono venuto a domandare una grazia a nome di Gesù Cristo nostro Signore, e non parto di qui se non l'ottengo, ed e che perdoni a quel tuo nemico ».

Le parole di Paolo e la vista di quel Crocifisso morto perdonando ai suoi crocifissori, ebbero tanta efficacia sul bandito che, commosso, rispose:

«Padre, alzatevi, io non ve lo posso negare, voi solo potevate ottenere questo. Sì, perdono di cuore! ».

Quindi si confessò da Paolo, e da capo banditi si rese famoso penitente (Rom. 895).

 

« Aspettami, che hai da essere mio! »

Per convertire banditi e sbirri Paolo si serviva di trovate a volte geniali e curiose, come la seguente.

Una volta viaggiando, vide passare dinanzi a sé una squadra di sbirri armati. Ad uno d'essi fece cenno che lo aspettasse, e poiché non capiva e proseguiva con gli altri con passo veloce, gli disse:

« Aspettami, aspettami, che hai da essere mio! ».

Si fermarono tutti gli sbirri, stupiti del caso. Paolo, avvicinatili, abbracciò e baciò quello cui aveva fatto cenno di fermarsi e gli disse:

«Figlio, io sono quello che ti voglio guarire, tu stai male e hai bisogno del medico che ti guarisca, lo sono il medico e ti voglio guarire».

Riprendendosi dal suo stupore lo sbirro affermò:

« Padre, io sto bene, volesse Dio che stessi sempre cosi! ».

« Come stai bene!? Se sono quattro o cinque anni che non ti confessi e vivi malamente! Tu non mi scappi dalle mani, hai da essere mio e non del diavolo! ».

Commosso lo sbirro fece notare:

« Si, Padre, mi confesserò, ma ora non posso, perché devo sbrigare un'incombenza del mio padrone ».

«Per l'anima conviene lasciare tutto', non dubi­ tare che penso io a parlare al tuo padrone».

Lo condusse in disparte, lo confessò leggendogli tutti i suoi peccati nelle piaghe del Crocifisso e, alla fine, dopo tre lunghe ore, l'assolse.

Quando si allontanò da Paolo, il suo cuore scop­ piava dalla gioia (Vetr. 840).

 

Avventura tragicomica in un bosco

Ma avvenne che i suoi cari banditi gli giocarono uno scherzo tragicomico, in cui sembrava dovesse rimetterci la vita. Se non ce la rimise, certo il selvaggio espediente del truce bandito, affatto abituato ai modi delicati, lo fece tremare di terrore.

Era diretto a Monte Marano. Giunto vicino alla macchia, non troppo distante dal quel paese, all'improvviso sbucò dai fianchi del sentiero un bandito carico d'armi, dalla faccia feroce e con l'archibugio spianato. Prese Paolo per un braccio e con un violento strattone gli disse:

« Padre Paolo, venite qua dentro con me, devo parlarvi-».

Paolo resistette e disse:

«Parla qui nella strada».

Ma il bandito, con un nuovo strattone, l'obbligò a seguirlo dicendo:

«Non qui, più dentro la macchia».

Paolo impaurito chiese:

« Che vuoi? ».

« Andiamo un po' più in dentro! », rispose con voce che non prometteva nulla di buono, e ogni volta che Paolo voleva fermarsi, gli ripeteva:

«Più avanti! ».

Non sapendo come andasse a finire quel brusco preludio, Paolo pensò che lo volesse uccidere. Perciò raccomandandosi a Dio faceva tra sé atti di rassegnazione alla volontà divina e diceva:

«Signore, per vostro amore volentieri dò la mia vita ».

Finalmente il bandito si fermò nel folto della macchia e scopri le sue intenzioni:

« Padre Paolo, confessatemi, che è un pezzo che vi desideravo ».

«Ma, fratello, me lo potevi dire prima! si lamentò Paolo . Aspetta che avvisi i miei compagni di attendermi-».

«Padre, si scusò il bandito temevo che aveste ricusato di confessarmi, perciò vi ho trattato cosi-».

« Attendi un momento che avviso i miei com­pagni e ritorno a confessarti».

Andò, avvisò i compagni che stessero tranquilli ad aspettarlo; ritornò e confessò il bandito. Quindi prosegui per Monte Marano (Vetr. 448).

 

Beppe Mastrillo decapitato

Un bandito solo non riuscì a convertire: Beppe Mastrillo. Lo inseguì ovunque, senza mai riuscire a raggiungerlo. Ma che avvenne? In una colluttazione con la forza pubblica fu colpito a morte nel 1750 e cosi pagò il fio dei suoi enormi delitti. Il suo capo reciso fu appeso alla porta di Terracina, a spavento e terrore dei malviventi.

Dispiacque molto a Paolo di non aver potuto convertire questo bandito, e quando si voleva umiliare diceva:

« Io sono peggiore di Mastrillo, quell'assassino tanto rinomato! Oh quanto l'ho cercato e mai l'ho potuto ritrovare! » (Rom. 1286).

 

Torna all' INDICE TEMATICO

 
 
 



LA BIOGRAFIA


LA MISTICA


REGOLE E COSTITUZIONI


LETTERE AI FIGLI SPIRITUALI


IL DIARIO SPIRITUALE


IL PASSIONISTA SECONDO S.PAOLO


MASSIME SPIRITUALI


LA VITA DI S.PAOLO IN IMMAGINI


PREGHIERE A S.PAOLO DELLA CROCE

 

 

 
 

home  | passionisti  | links  |  contatti   |  
Copyright ? No Grazie : diffondete, stampate e utilizzate il contenuto di questo sito