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NELLA BUFERA

Fondazione di Ceccano

Alla fondazione del convento di Vetralla, seguirono quelle di S. Eutizio Martire nello stesso anno 1744, e di Ceccano nel 1747.

L'apertura di S. Eutizio richiese l'intervento diretto di Benedetto XIV per risolvere le difficoltà. Quella di Ceccano, se non ebbe bisogno dell'intervento della Santa Sede, fu però più difficile e la­ boriosa.

Infatti, quando il 14 marzo del 1747 le autorità di Ceccano mostrarono a Paolo da lontano il nuovo convento, un abituro battutto dai venti, più atto a ricevere capre che religiosi, il Santo desolato esclamò piangendo:

« Poveri figli miei... dove vi vogliono fare alloggiare! ».

E stette alquanto incerto se ritornare indietro o proseguire accettandone la fondazione. Ma prega­ to pressantemente dal Vescovo della diocesi, Mons. Fabrizio Borgia, acconsenti a proseguire, riservan­ dosi di prendere l'ultima decisione durante la Messa.

Intanto prese a cadere la neve, fitta e gelida.

Giunto al Romitorio celebrò la Messa, durante la quale non fece che lacrimare di commozione.

Appena terminato il sacro rito, tenne un fervoroso discorso al numeroso popolo presente, nel quale si disse contentissimo di quella fondazione e ne prese solenne possesso.

 

Il plico non si trova

Gli oppositori alla fondazione, però, non avevano dormito.

« Quando Paolo venne a stipulare il formale possesso narra il cronista del tempo si avanzò un tale dicendo d'avere qualche cosa da dire anch'egli in merito... E si frugava nell'ampia tasca del petto cercando un plico.

« Chi era e che cosa voleva? Era un frate riformato di una Comunità vicina e pareva esser venuto ad accrescere decoro alla suggestiva funzione con fraterna collaborazione. Invece era venuto nientemeno che con una formale protesta per impedire la fondazione. Per fare un colpo più, sensazionale aveva tenuta segreta la cosa, e forse non poco aveva dovuto ridere quella mattina del fervore dei buoni Ceccanesi, pensando che sul più bello li avrebbe sconcertati con la sua inibizione.

«Eppure alla richiesta del Vescovo, presentata prima delle pratiche, egli ed i suoi si erano detti contentissimi della fondazione. Invece avevano pensato di burlarsi di tutti, facendo davanti bella faccia, e preparando alle spalle il colpo.

« Ma Dio vede le trame malevoli per confonderle e ridersene. Quando fu il momento di mostrare il misterioso memoriale, fruga e rifruga, si trovò dì non averlo, sicché la cerimonia si svolse indisturbata. Solo a cose finite il documento riapparve; ma ormai era troppo tardi » (PP. Passionisti, Due secoli nella Badia di Ceccano, 32).

 

Continua l'opposizione

I contrari alla fondazione non disarmarono. Ri­ corsero subito al Papa Benedetto XIV, che passò il plico dei ricorsi alla Congregazione dei Vescovi e Regolari. Questa chiese informazioni al Vescovo di Ferentino, Mons. Borgia, che furono tutte favorevoli a Paolo, ma il Papa e la S. Congregazione non presero alcuna decisione, e i memoriali continua­ rono a fioccare a Roma.

Quando, poi, vennero a conoscenza del progetto di apertura di un nuovo convento a Paliano, gli oppositori si scatenarono ancora più.

Don Isidoro Calzelli, principale promotore della fondazione, prese le difese dei Passionisti e perciò si recò a Roma.

« Ora incominciano gli impicci narra lo stesso don Calzelli . Pochi giorni dopo il mio ritorno venne da me il Padre Guardiano di questo convento dei cappuccini di Paliano, avvisato da Roma di questa novità, e mi disse a prima vista:

" Don lsidoro, che ti sei messo in capo? ".

" Niente ", risposi.

Ripigliò il Padre: " Come niente? ".

E io replicai: " Ho detto e torno a dire: niente ".

Soggiunse di nuovo: '"Io so che vuoi fare un con­ vento per la Religione nuova della Passione a Santa Maria di Pugliano, e dici di non aver niente in capo? ».

« Ed io confermai lo stesso con dire che desideravo di farlo, ma niente m'ero messo in capo; perché se lo voleva Iddio, lo volevo ancor io e se Iddio non voleva, non volevo nemmeno io.

E qui, uscendo un tantino dal discorso, il Guardiano placido mi disse:

" Senti, ti sei messo in capo una cosa che non ti può riuscire. Farai una grossa spesa, ci perderai un migliaio dì scudi e poi la perderai ".

Ed io risposi:

" Se Iddio lo vuole, non ci spenderò niente e la vincerò ".

"Bada a te mi replicò l'hai da fare con S. Francesco; se ti da una cordonata, ti accorgerai! ".

« Ed io feci onore a S. Francesco replicando che non avevo paura; il Santo era dalla mia parte per l'amore grande che aveva portato a Gesù Cristo, perché gli fu concessa la grazia delle Sacre Stim- mate. e con il dire che S. Francesco aveva provato le piaghe di Gesù Cristo e che perciò era impegnato per me, fini il discorso » (Boll. Congr. Pass., anno 1925, pag. 45).

 

Critiche velenose

Gli oppositori di Paolo non brigavano solo per la soppressione del convento di Ceccano; il loro programma era più vasto: ottenere la soppressione dell'Istituto della Passione. I più spinti propagarono il loro malcontento ad altri numerosi conventi dei dintorni, che presero a dire tutto il male possibile del Santo e a domandarsi con ansia e risentimento:

« Perché fondare un nuovo Istituto, quando vi sono già troppi Ordini religiosi nella Chiesa? Perché si appropriano la devozione della Passione di nostro Signore? Tutti gli Ordini religiosi, non professano forse questa devozione? Non dobbiamo forse portare impressa nel cuore la Passione di Gesù Cristo; perché attaccarla sopra la tonaca? » (Gaetan, Vie, 473), alludevano all'emblema che i religiosi di Paolo portavano, e ancora portano, sul petto, con le parole: JESU XPI PASSIO, e che chiamavano « patacca » e coloro che la portavano «patachisti».


 

Memoriale calunnioso al Papa

Queste dicerie non bastarono. Stesero un memoriale al Papa, pieno di calunnie contro Paolo e la sua Congregazione, e lo fecero recapitare a Sua Santità. In quel memoriale si diceva:

«Beatissimo Padre,

... Esponiamo col più vivo umilissimo sentimen­ to dello spirito ai piedi della Santità Vostra, un massimo considerabilissimo sconcerto, non solo at­to a perturbare le Claustrali Comunità col renderle in qualche tempo, anche tumultuanti e sdegnose: ma vieppiù con essere di grave scandalo al mondo cattolico, e con discredito sommo dell'Ecclesiasti­ ca universale Gerarchia; pericolare ancora in parte a cagion di quello, la non mai alla perfine de' secoli indefettibile Ortodossa Fede, al chiaro avve­dimento di ognuno di esservi ascosa la lupina sotto l'ovina pelle. Tali fortemente temesi essere certi uomini, o Beatissimo Padre... I Padri Missionari della Passione SS.ma di Gesù Cristo.

« Credendosi tutto ciò potere, a forza e vigore del già detto nome, e vieppiù a cagione di una nuova divisa, e foggia di un cuore tutto traforato e punto da strumenti penali; cosicché, volendo per tal guisa singolarizzarsi sopra tutti gli altri Santis­ simi Ordini ed Istituti, hanno per loro singolarìs- sima prerogativa il fare suscitare zizzanie, sorgere tumulti, inquietare, perturbare popoli e Religioni...

« Se nel suscitamento dei litigi, nello accoglimento della roba de' poveri secolari, nel deponimento delle pie e caritative costumanze da secoli a qualche Ordine mendicante benignamente usate, consiste lo spirito de' primi fondatori di questa nascente Congregazione de' PP. Mìssionari della Passione di G. Cristo, al certo che quando si saranno un po' avanzati, vorranno ogni cosa per forza... » (Strambi, Vita, 133).

« Siamo trattati peggio che Luterò »

Paolo venne a conoscenza del memoriale a mezzo Padre Tommaso Struzzieri. Appena finito di leggerlo scrisse a Padre Fulgenzio in questi termini:

«La Congregazione fluttua in mezzo a grandi persecuzioni. È stato presentato al Papa un memoriale, in cui sono infinite calunnie, ed in sostanza siamo trattati da peggio che Luterò, Maometto e Calvino » (Lett. voi. II, 143).

« Ieri sera ho ricevuto la copia della formale citazione in Sacra Congregazione contro di noi fatta da tutti i Frati di quella vasta provincia, essendosi uniti i conventi della città e luoghi, tanto de' francescani, cappuccini e agostiniani scalzi, tutti all'armi contro il piccolo gregge di questi nostri benedetti agnelletti di Cristo.

« Oh, che fiera persecuzione! Buono, buono, non vorrei che offendessero Dio. Sua Divina Maestà vuole fare un'opera più grande di quello che possiamo mai capire. Orazione, orazione per carità, acciò Sua Divina Maestà ci dia vittoria» (Lett. voi. II, 148).

 

Gli oppositori hanno successo

La vittoria verrà, ma non subito. A Roma gli oppositori si davano un gran daffare nel passare da un Cardinale all'altro. Il primo successo che ottennero fu la proibizione di fabbricare a Ceccano e di aprire il convento di Paliano.

Il Padre Tommaso Struzzieri corse a Roma, si sbracciò quanto potè, ma non riuscì ad annullare la proibizione. Per il momento si dovette obbedire.

 

Pensiero di Paolo in questi frangenti

Paolo, di questo primo successo dei suoi opposi­ tori, scrisse al Padre Fulgenzio il 7 agosto 1748:

« Ora veniamo a noi. O il nostro grande Iddio non vuole nella Chiesa la nostra Congregazione, il che non mi può cadere in mente; o vuole innal­ zarla e dilatarla a mari usque ad mare; perché a mio credere non so se si possono sentire nelle storie delle altre fondazioni simili persecuzioni e travagli.

« Sappia che già sono stati presentati i monitori alla Comunità di Ceccano, ed un altro, che e co­ me un lenzuolo, affisso alle porte della chiesa, per parte delle Religioni, con ordine di buttare a terra le fabbriche del Ritiro di Ceccano e la totale inibi­ zione degli altri Ritiri di quelle parti.

« Ora in Roma sì opera, e dal Procuratore si ri­ sponde, ed è una lite acerrima, ma come vincerla? Come combattere contro Religioni si potenti e vaste? Vostra Riverenza che dice? Tu sei matto: Chi come Dio? E dice da par suo. Avremo vit­ toria, ma prima soffriremo gran travagli. Bisogna pregare » (Lett. voi. II, 154).

« Alle volte accade che scagliandosi dalle nuvole un gran fulmine, colpisce un monte spogliato, ed ecco che scopre una miniera d'oro. Vedrete che questo fulmine scoprirà per noi questa miniera. Il Signore caverà da questo travaglio un gran bene » (Vetr. 449).

 

Santo contro Santo

La lite volgeva in favore degli oppositori; venne da Roma un secondo decreto di conferma del primo. Paolo ne scrive al Padre Fulgenzio cosi:

« Ormai sono nell'acqua sino alla gola... Senza una grazia miracolosa la causa è persa » (Lett. II, 166).

Non paghi, gli oppositori giocarono l'ultima carta a loro disposizione valendosi dell'opera di un Santo assai celebre e venerato dal Papa, che stimava come oracoli le sue parole.

Il Santo, Leonardo da Porto Maurizio, non sospettando nulla « si portò dal Papa, e con sempli­ cità l'avvertì che aprisse bene gli occhi sopra la nuova Congregazione (della Passione) ed i suoi promotori: la nuova foggia di vestire, la profonda solitudine da essi professata potevano dare sospet­ to. Il Papa udi tutto questo e chiese:

" Volete dunque che distruggiamo ciò che Noi medesimi abbiamo edificato? ".

Rispose:

" Vostra Santità faccia ciò che il Signore le ispi­ ra; io sono venuto qui per obbedienza ai miei Su­ periori » (Storia Prov. Add. 31).

Momento critico questo per l'opera di Paolo, la sua esistenza è in grave pericolo!

 

Vittoria finale

Per procedere con la massima cautela, il Papa istituì una commissione segreta di Cardinali, con l'ordine d'indagare sui discorsi, sulla vita e sul modo di predicare di Paolo e dei suoi religiosi. La commissione cardinalizia esegui l'ordine con esito favorevolissimo a Paolo. Sua Santità ne giubilò, e il 20 aprile 1750 confermò la sentenza della commissione segreta, formata dai quattro Cardina­ li: Gentili, Besozzi, Albani e Cavalchini.

« In tal maniera si quietò la tempesta. Alla consolazione di Paolo e dei suoi figli, si uni la gioia del clero e del popolo di Ceccano, che alla nuova della vittoria, cantò solennemente nella chiesa matrice il Te Deum laudamus» (Storia Prov. Add. 67).


 

 

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