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INNAMORATO DELLA CROCE

 

Missione a Roma

Nel 1769 venne incaricato dal Papa Clemente XIV di predicare in Roma una missione in preparazione al grande giubileo del 1770.

L'ordine gli fu trasmesso dal Card. Vicario Marcantonio Colonna che gli disse:

« Padre Paolo, Sua Santità desidera che predichiate una missione al popolo di Roma in settembre».

Rispose :

« Volentieri accetterei, Eminenza, ma sono vecchio, storpio e sordo ».

L'Eminentissimo replicò:

« In quanto alla sordita, basta che non siano sor­ di quelli che vi ascoltano! Circa il resto, sento che la voce l'avete buona! ».

« Se è cosi, eccomi pronto! ».

« La predicherete nella chiesa di Santa Maria in Trastevere».

« Volentieri, Eminenza » (Vetr. 418).

E in settembre una folla immensa di popolo accorse a sentirlo. S. Maria in Trastevere ogni giorno nereggiava di teste come una selva. Anche parecchi Cardinali con la nobiltà romana non volle­ ro privarsi della gioia di udirlo.

Tutti l'ascoltavano con la massima attenzione, in profondo silenzio, e quando poi al termine della predica prendeva a parlare della Passione del Signore, la commozione e il pianto divenivano generali.

L'esito finale fu un successo cosi strepitoso, che se dopo l'ultima predica non si fosse nascosto nella carrozza del Cardinal Panfili, il popolo romano l'avrebbe portato in trionfo per le vie di Roma.

Fu l'ultima sua missione, con la quale chiuse un periodo di apostolato fecondo di oltre 40 anni.

 

Il segreto di Paolo

II segreto di questo e di moltissimi altri suoi successi missionari era il Crocifisso che amava di amore senza limiti.

Difatti dall'alba al tramonto della sua vita ot­tantenne, domina incontrastata sovrana nella mente, nel cuore, nelle opere sue la Croce dì Gesù. Un amore più forte della morte lo anima, lo agita, lo dirige: l'amore a Gesù Crocifisso, base della sua santità, anima della sua opera multiforme, corona della sua vita, che gli danno la fisionomia spiccatamente inconfondibile di apostolo della Croce.

 

La confessione del demonio

Persino il demonio, col più acceso furore, dovet­ te confessare che la devozione alla Passione del Signore era la cosa che più gli dispiaceva in Paolo.

Alcuni uomini erano riusciti con molta fatica a portare in chiesa un ossesso. Il sacerdote in cotta e stola, durante gli esorcismi, gli chiese:

« Quale cosa più ti dispiace nel Padre Paolo, l'umiltà, la carità, la penitenza? ».

Dapprima non rispose, ma l'esorcista incalzò:

«In nome di Dio, dimmi quale cosa più ti dispiace in Paolo! ».

Costretto dall'obbedienza, con la bava alla bocca, ruggì:

«La Messa, la Messa, la Messa! ».

« Ci sarà qualche cosa di più che ti scotta in luì! », proseguì implacabile l'esorcizzante. Con vo­ ce piena di livore, l'ossesso urlò:

« La Passione! La Passione! » (Vetr. 456).

 

Gli viene impressa nel cuore la Passione

Gli era stata impressa tìsicamente nel cuore dal Signore. Il fatto straordinario è narrato da Paolo stesso a Rosa Calabresi, sua confidente e discepola spirituale.

« Un Venerdì Santo, mentre stavo pregando avanti al Santo Sepolcro, Gesù si degnò di stamparmi nel cuore la sua Santissima Passione, e subito tre coste sul cuore si alzarono. Perché se no, non avrei potuto resistere, né vivere.

« Tutti gl'istrumenti della sua Passione me li scolpi nel cuore, e, in mezzo ad esso, il Santo Segno Jesu Christi Passio, anzi con la sua Passione m'impresse nel cuore anche i dolori della sua cara Madre.

« Oh, che dolori provavo, oh, che amore! Un misto di estremo dolore e di eccessivo amore! Que­ st'amorosa e dolorosa impressione della Passione mi fa gemere massime dal giovedì sera fino alla domenica di ciascuna settimana » (Rom. 1997).

Questo fenomeno eccezionale delle tre coste ar­ cuate sopra il cuore, fu accertato dopo la morte di Paolo, alla presenza di una sessantina di persone ragguardevoli e di tutta la Comunità dei SS. Giovanni e Paolo, quando, prima della sepoltura, il notaio stilò l'atto di ricognizione delle spoglie del grande privilegiato e apostolo della Croce.

« Mi pareva di stare in Paradiso! »

A tale straordinario favore, fece seguito un altro non meno eccezionale.

« Un giorno narra ancora Paolo dissi al Si­gnore: Signore, nascondetemi nelle vostre Piaghe, perché io non posso stare senza fare dimostrazioni! Allora il SS.mo Crocifisso, avanti a cui oravo, staccò le braccia dalla croce, e mi abbracciò stretto stretto, e mi mise al suo SS.mo Costato, ove mi tenne per tre ore. Oh, mi pareva di stare positivamente in Paradiso! » (Rom. 1997).

«Mi pareva di stare in Paradiso! ». Qui è tutto Paolo della Croce: abbracciato al Crocifisso, men­tre beve torrenti di amore alla Piaga del Sacro Co­ stato. Davvero, il Crocifisso è il suo Paradiso!

 

Matrimonio spirituale

Fosse bastato questo! L'amore al Crocifisso ormai lo divorava e consumava incessantemente, struggendolo con la brama d'immedesimarsi con Lui piagato e sanguinante.

Il Martire del Calvario, se non volle vederlo morire di puro amore, dovette unirlo a sé con l'unione più sublime che conosca la mistica cristiana: il matrimonio spirituale.

L'avvenimento fu celebrato con solennità il 21 novembre 1723, nell'incantevole solitudine del monte Argentaro.

Mentre immerso nell'orazione stava tutto raccolto in Dio, con giubilo grande del suo spirito, gli apparve la Vergine Immacolata.

Era bella e sorrideva ; aveva il Bambino Gesù in braccio.

Apparvero Angeli e Santi, fra i quali riconobbe S. Paolo Apostolo, S. Giovanni Evangelista, Sant'Elisabetta, S. Giovanni della Croce, S. Teresa d'Avila e S. Maria Maddalena de' Pazzi.

Si buttò con la faccia a terra, e pensava al motivo di quella visione eccezionale. La Madonna gli spiegò il movente della visita e terminò dicendo:

« Paolo, sei contento di sposarti misticamente col Divin Verbo? ».

Non rispose. In cuor suo però pensava che non era degno di ricevere simile grazia. Allora venne sollevato da terra dagli Angeli, che lo confortaro­ no a ricevere l'anello del mistico matrimonio.

In quel momento la Madonna gli si accostò, e gli pose in dito un anello d'oro prezioso, tutto in­tarsiato con gli strumenti della Passione. Gesù Bambino, sorretto dalla Vergine, fini di infilar­ glielo.

Dopo questa solenne cerimonia la Regina del cielo gli disse:

« Paolo, da questo giorno, nel quale ti sei unito in mistico matrimonio col mio Divin Figlio, devi sempre ricordarti della sua acerbissima Passione e dell'amore che porta all'anima tua».

Uguale esortazione gli fecero in coro gli Angeli e i Santi presenti.

L'estasi si protrasse a lungo, finché la visione scomparve, lasciandolo inondato di gioia celeste.

Quando narrava questo favore a Rosa Calabresi, terminava il racconto piangendo di tenerezza per la grazia ricevuta (Rom. 2009). Dopo la quale Paolo, unito inseparabilmente al suo Amore Crocifisso, poteva ripetere con l'Apostolo:

« Sono crocifisso con Cristo; e non vivo più io, ma Cristo vive in me » (Galat. 2, 19-20).

 

« Un Dio morto per me! »

Conseguenza naturale di questi doni fu che non potesse fare a meno di parlare spesso e con fuoco del suo Amore Crocifisso.

Nelle missioni, quando dettava la meditazione della Passione di Gesù, le sue parole erano come punte di spada che penetravano nel profondo del cuore. Si accendeva in volto e con gli occhi grondanti lacrime esclamava con accento pieno di ammirazione e di mistero:

« Un Dio morto per mei Un Dio flagellato per mei Un Dio legato per mei ».

E il popolo prorompeva in un profluvio di pianto. Non era possibile resistere perché, dice un teste con frase lapidaria, « avrebbe fatto struggere anche i marmi per la compassione e la compunzione » (Rom. 836. Vetr. 870).

Nella città di Camerino, per la grande folla accorsa, dovette predicare in piazza. Il suo compagno di missione, Padre Gianmaria, notò che quando iniziò a parlare della Passione del Signore, tutti presero « a piangere dirottamente, come si piange alla morte del figlio primogenito » (Vetr. 168).

Ad Ischia, la sera che parlò di Gesù coronato di spine, fece dei colloqui così teneri con Cristo, mostrando ora la sua corona, ora il suo sangue e le sue piaghe aperte, che il popolo non potè trattenere le lacrime. A un certo punto prese la corona di spine del Signore e ponendosela sul capo esclamò:

«A me si conviene questa corona, non a voi, Signore! ».

E se la pressò cosi fortemente in testa che ne usciva sangue. Le lacrime e i singhiozzi aumentarono. Quando terminò la predica, i pianti continuarono in chiesa ancora per mezz'ora. Nel ritornare a casa, per le strade si sentiva solo piangere e sospirare (Rom. 462).

 

« Io ho convertito tanti peccatori col Crocifisso »

Non tralasciava mai nelle missioni la predica del Cristo Morto. In essa riusciva cosi efficace, che gli uditori non sapevano trattenere i gemiti «tanto che talvolta, per farli quietare, bisognava che si intonassero le Litanie, o altro cantico spirituale, e talora persino suonare i campanelli per intimare silenzio » (Rom. 836).

E dire che non diceva cose alte o concetti peregrini con ricercatezze letterarie; annunziava solo a il Verbo della Croce» con semplicità, dicitura piana, disadorna, ma con tanta forza di convinzione e con tale abbondanza di fervore che riempiva tutti di stupore e spremeva lacrime anche dai cuori di pietra.

La predica della Passione di Gesù egli la considerava «l'anima e il midollo delle missioni» (Rom. 1017).

«Io ho convcrtito tanti peccatori col Crocifisso diceva che non ne so dire il numero! » (Rom. 1017).

« Si tocca sempre più con mano che il mezzo più efficace per convenire le anime anche più perdute è la Passione di Gesù» (Rom. 1701). E aggiungeva:

« La devozione alla Passione di Gesù Cristo è la strada più facile per salvarsi. Nella Passione di Cristo non ve inganno. Il Crocifisso è un libro dove s'apprende ogni virtù. Per inabissarsi nell'infinito Tutto, la porta deifica è Gesù Crocifisso » (Vetr. 1145, 73. Lett. vol. II, 234, Luca, Spirito, 19).

Non si permise mai di omettere la predica del Cristo Morto, perché allora le ultime renitenze alla Grazia di Dio cessavano. Infatti, nessuno avrebbe potuto resistere alla potenza divina del Sangue e delle Piaghe d'un Dio Crocifisso presentato dall'eloquenza appassionata d'un apostolo come lui.

 

Apostolo del Crocifisso

Impossibile ripetere quanto operò per diffonde­ re la devozione alla Passione di Cristo. Oltre alla fondazione della Congregazione dei Missionari Passionisti, diede vita alla confraternita della Passione, scrisse migliaia di lettere, in cui tratta di questo argomento, diffuse moltissimi piccoli crocifissi, ne parlava nelle conferenze alle anime che dirigeva nelle vie dello spirito, la inculcava nelle confessioni sacramentali, nelle conversazioni...

Ad Anagni, per esempio, i signori più distinti della città gli fecero visita e lo pregarono di qualche spirituale avvertimento. Disse loro con grazia:

« Fate ogni giorno un po' di meditazione. Me­ditate specialmente la Passione di Nostro Signore. I primi pensieri della giornata si formino dalla lettura di questo libro: il Crocifisso, se volete passarla bene ».

Quei signori persuasi si dissero:

« Conviene farlo, e principiare una buona volta » (Rom. 2193).

A questo apostolato si era legato con voto, e gli sembrava sempre di avere fatto troppo poco per il suo Amore Crocifisso.

Troppo poco che suscitò le meraviglie dei contemporanei.

 

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