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SERENITÀ' E PAZIENZA

 

La risposta del Crocifisso

Paolo, innamorato come era della Passione di Cristo, ogni giorno amava passare più ore in pre­ ghiera e meditazione ai piedi della Croce. Gli scorrevano cosi veloci!

Avvenne che una volta, sopraffatto dalle pene di spirito che da anni lo tormentavano, mentre si intratteneva in colloquio col Crocifisso, supplicandolo per i peccatori, gli disse:

« Signore, io prego per gli altri e l'anima mia sta nel profondo dell'inferno! ».

Subito, dalla croce, Gesù gli rispose:

«L'anima tua sta nel mio cuore! (Rom. 1988).

Era vero. Il Signore lo amava molto, ma quanto lo provava!

 

Un altro Giobbe

Infatti è sempre stato assai generoso con lui di tribolazioni e di contrarietà d'ogni genere. Gli aveva detto, mostrandogli un Angelo che reggeva una croce d'oro:

« Ti voglio fare un altro Giobbe » (Vetr. 297), e mantenne la parola. Non si sgomentò per questo; quando gli giungevano croci e pene, abitualmente, invece di uscire in sterili lamenti, esclamava alzando gli occhi al cielo:

« Sia fatta in tutto e per tutto la volontà del caro mio Dio! Non voglio altro che quella. Patisco assai volentieri tutto ciò che viene dalla sua mano amorosa. Si, soffro tutto con gran piacerei Questo e anche più, o Signore, se cosi piace a Voi, perché lo merito per i miei gravissimi peccati » (Rom. 111).

 

Prove a catena

Sembrava quasi che Dio si divertisse a provare in continuazione la sua pazienza.

«Per farlo divenire, anche di fatto, un vero " Paolo della Croce " depone un testimonio , il Signore lo contrariò molto. Dove sembrava che avesse qualche propensione, subito accorreva per chiudergli la strada, e come per frastornargli i disegni.

« Gli stava molto a cuore l'approvazione della sua congregazione, e il Signore, prima di consolarlo, volle provarlo per lo spazio di oltre ventanni. Ogni volta che un nuovo ostacolo gli procrastinava l'approvazione, egli sereno ripeteva: " Non è ancora arrivata l'ora " (Corn 216).

« Quando gli era proposta qualche nuova fondazione, e, giudicandola giovevole e profittevole per la gloria di Dio e il vantaggio dei prossimi, pareva che la desiderasse, d'ordinario il Signore permetteva tali e tante contrarietà e difficoltà, che andava a terra ogni trattativa; e allorché, poi, si era posto, come si dice, l'animo in pace, e pareva che non vi pensasse più, allora faceva che le trattative della fondazione risorgessero, e avessero il loro compi­ mento.

«Era solito ringraziare il Padre Celeste se permetteva che succedessero le cose non secondo il suo genio, ma conformi alla di Lui volontà. Più d'una volta è avvenuto che s'impiegasse con gran zelo a promuovere la gloria di Dio, intraprendendo ora una cosa ora l'altra, le quali cose per accidenti vari, e talvolta per impedimenti frapposti da chi non pensava come lui, non hanno avuto il loro effetto, allora diceva: " Dio sa quello che fa, e tutto lo fa per il meglio"; detto questo si quietava (Rom. 1110).

« Bramava ardentemente di fare note a tutti gli uomini le pene del Crocifisso, e di risvegliare tutti i peccatori dal letargo dei loro vizi. Eppure, diceva egli medesimo, che prima d'andare a predicare, gli pareva d'aver sopra il petto come un gran macigno, provandolo in tal modo Iddio per dargli più occasione di meritare. Bene spesso prima d'uscire in missione, e, quando vi si trovava, avanti di salire in palco, era oppresso da tali dolori, che con grande stento si poteva muovere; ma tutto fidato in Dio, intraprendeva la predicazione, e, appena salito sul palco, si sentiva investito dallo Spirito del Signore a tal segno, che nel fuoco e fervore sembrava un altro Paolo.

« Gustava molto di fare qualche passeggio soli­ tario, per sollevare con la testa anche lo spirito oppresso da molti negozi, e il Signore per ordinario in tempo d'estate, quando più desiderava l'aria aperta e ombrosa, lo inchiodava in letto con dolori articolari acerbissimi.

« Il suo zelo per il bene delle anime faceva che ascoltasse volentieri in sacre conferenze anime spirituali e di orazione, e il Signore, verso gli ultimi anni, gli tolse quasi del tutto l'udito; onde lasciò di confessare e di udire tali anime, se non che in qualche raro caso.

« Provava qualche conforto e sollievo, nelle desolazioni interne in cui si trovava, nel Padre Gianbattista suo fratello, ed ecco che nel maggior bisogno il Signore gli dice: "Preparati a uno dei pia grandi travagli", e glielo levò di vita.

«Era molto amico di starsene solo, per godersi la solitudine interna con Dio, ma fu costretto dall'obbedienza a dimorare in Roma, e necessitato a ricevere quasi di continuo, anche quando stava infermo, visite di benefattori, di persone devote, e diversi ragguardevoli personaggi, come principi, vescovi, prelati e cardinali.

« Verso la fine della vita, lo privò anche di quel poco sollievo, che suole ricevere la misera umanità nel prendere il cibo necessario, atteso che, d'ordinario, non poteva prenderlo che con gran nausea. « Cosi si compiacque di provarlo, per farlo divenire un vero esemplare di Gesù Crocifisso » (Vetr. 465 e seg.).

 

« Siamo statue da collocare in Paradiso »

Già vecchio cadente confidò al suo confessore:

« Sono circa cinquantanni, che non mi ricordo di aver passato neppur un giorno senza travagli » (Vetr. 298).

Era convinto che con questi travagli il Signore lo lavorava per renderlo un « vaso di elezione », e perciò, quando gli accadeva qualche incidente, soleva ripetere:

« Mio cibo è fare la volontà di Colui che mi ha mandato » (Gv. 4, 34).

Depone, infatti, Fratel Pasquale:

« Una volta, stando Paolo per partire da questo ritiro di San Michele, io m'inginocchiai ai suoi piedi, e lo pregai di lasciarmi qualche ricordo. Egli mi rispose:

" Fratello, ricordatevi che noi siamo statue da collocarsi in Paradiso, ma bisogna che ci lasciamo scalpellar ben bene", e io soggiunsi:

"Temo che qualche colpo di scalpello non mi tocchi l'occhio", (volevo dire con questo che in qualche tribolazione più grave forse non mi sarei conformato alle disposizioni di Dio). Egli replicò:

"No, no!".

E mi segnò la fronte col segno della croce, per confortarmi a fare sempre la volontà del Signore', in tale momento sentii tanta gioia nel mio cuore, che mai ho provato simile consolazione » (Vetr. 604).

 

Batte la testa contro una trave

Paolo si lasciò « scalpellar ben bene» da Dio, come dimostrano molti fatti.

In una visita che fece al convento di Ceccano, accadde che andando a scaldarsi nello scaldatorio, essendo la stagione fredda, appena entrato diede col capo in una trave. Fu così forte il colpo che tutti credevano si fosse rotto la testa.

Egli, nonostante il gran dolore causatogli dalla violenta testata, controllò cosi bene i suoi senti­ menti, che senza dire nulla baciò la trave e con soavità si pose a parlare coi religiosi, come se avesse ricevuto una morbida carezza (Vetr. 1183).

Curioso l'incidente di cui fu vittima in un paese dove predicava la missione con Padre Gianbattista.

« Passando sotto la finestra d'una casa, una don­ na gli gettò sul capo e sulle spalle, casualmente, un vaso d'acqua bollente, e, sentendone dolore atroce, non se la prese né si adirò, ma solamente disse:

" Sia ogni cosa per amor di Dio " » (Vetr. 1183).

Alla imprudente donna non rimproverò nulla, e prosegui sereno il cammino, come se non gli fosse accaduto niente.

In altra missione, imposta dal vescovo, nessuno volle riceverlo, né dargli alloggio, nemmeno il parroco, e fu costretto a ritirarsi dietro una chie- solina in aperta campagna.

Fu cosi contento di questo contrattempo che un uomo, passando a caso, se ne meravigliò, e, saputa la causa dell'allegrezza, lo ricoverò in casa sua, dove lo trattò meglio che potè.

Molto dovette tribolare in questa missione per le contrarietà dei notabili del paese, ma tollerò tutto con allegrezza (Rom. 1112).

 

Cadute memorabili

Di cadute ne fece molte e solenni. Andando a Ceccano sdrucciolò e cadde supino. Il tonfo fu così cupo e forte che si sentì anche lontano, tuttavia, mentre lo aiutavano a rialzarsi, disse solo:

« Mi sento le ossa slogate! Il demonio me l'ha fatta sonora! » (Rom. 2145).

Non aggiunse altro, e tranquillo continuò il viaggio alla meglio.

Altra volta, scendendo dal monte Argentaro, il giumento che cavalcava s'impennò furiosamente e lo gettò a terra. Cadde cosi malamente che battè il petto sulle pietre. Fratel Bartolomeo accorse e con unguenti lo curò.

Anche in questa occasione le sue labbra rimase ro sigillate al lamento (Rom. 2145).

 

Paziente coi nervosi

Con le persone scontrose, nervose e intrattabili era dolce e paziente. Di carattere sanguigno si sentiva tutto ribollire, ma sapeva frenarsi a tempo.

« Non crediate che io non senta gl'impeti dello sdegno; li sento e li freno» (Rom. 1128), diceva.

Padre Gianmaria, suo direttore spirituale, confessa di sé che ben cinque volte gli rispose con «superbia e malagrazia ». In una di queste occasioni quasi subito gli chiese perdono; Paolo gli disse solo:

« Siamo ancora vivi! » (Vetr. 495). Le altre volte dissimulò o mutò discorso.

A un carbonaio che lo copri d'ingiurie, perché i religiosi avevano licenziato suo figlio Agostino dal servizio del convento, non disse altro che questo:

« Figlio mio, adesso non vi è più bisogno di garzone, e perciò si è licenziato ».

Queste parole, prive di risentimento, disarmarono il furente carbonaio, che se ne partì sollecitamente (Proc. Ap. Vit., 388).

 

L'Uditore collerico

Anche l'Uditore del Card. Albani non aveva ì nervi a posto quel giorno. Gli aveva fissato una udienza; il Santo puntuale bussò alla porta del suo ufficio, ma fu accolto con cattive maniere, e, fra l'altro, si senti dire in tono nient'affatto dolce:

« Voi, frati, non avete discrezione! lo non sono il vostro garzone! Credete che non abbia altro da fare che per voi? ».

Paolo, invece di rispondere col medesimo tono, gettandosi in ginocchio, non fece che ricevere con umiltà quei rimproveri, e ciò fu sufficiente a calmare il collerico Uditore (Rom. 389).

 

Cardinale fuori della grazia di Dio

Atto uguale rinnovò con un Cardinale che, duro e severo, gli aveva chiesto:

« Che vuole!? ».

« Signor Cardinale, sono qui a pregarla del bi­ glietto d'appuntamento del giorno in cui si terra la Congregazione per gli affari dell'Istituto della Passione».

Rispose seccato:

« Ora non lo posso preparare, perché devo intervenire alla Congregazione del Concilio».

« Me lo prepari per questa sera, azzardò Paolo come mi hanno promesso gli altri Cardinali ».

Non l'avesse mai detto! Il Cardinale, che aveva passato una notte in bianco, postesi le mani ai fianchi, con voce sdegnata gli urlò:

« Che siamo cavalli da posta noi Cardinali? ».

Paolo, a questo punto, senza turbarsi, si gettò ai suoi piedi e disse:

« Perdoni, eminenza, cosi le ho detto perché co­ sì mi è stato suggerito di dire».

Subito il Porporato lo fece rialzare, e, sui due piedi, gli preparò il biglietto dell'appuntamento (Rom. 389).

 

È insultato da sconosciuti

Nei suoi frequenti viaggi, passando per regioni dove non era conosciuto, non poche volte si senti salutare con queste parole:

« Romitacciol Romitacciol ».

Benché punto sul vivo, tacque sempre.

E nei paesi dove predicava le missioni, quando persone poco timorate di Dio, perché diceva cose che scottavano la loro nera coscienza, gli rimproveravano che « parlava con troppa libertà » (Orbet.

259), egli, nonostante che sentisse il sangue ribollire nelle vene, non rispondeva, preferendo soffrire in silenzio per amore del Signore.

 

Le spine di Dio

Più volte, prostrato in adorazione avanti al Tabernacolo, aveva udito la voce del Signore dirgli:

« Chi si accosta a me, si accosta alle spine » (Vetr. 297).

E le spine di Dio, le tribolazioni, non cessarono mai di pungerlo, perché ogni giorno si accostava sempre più a Cristo, e lo aiutavano a divenire una copia maggiormente conforme a Lui Crocifisso.

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