home  |  passionisti  |  links   |  contatti   |    
 
 
 
 

PERSEGUITATO DAI DEMONI

 

« Come è fatto il demonio? »

A perfezionarlo nella virtù della pazienza, contribuirono non poco i demoni, con vessazioni infernali che lo tormentarono fino alla morte. C'era il pieno consenso di Dio.

« Ti voglio fare calpestare dai diavoli», gli ave­ va detto il Signore.

I demoni lo calpestarono davvero con ogni maltrattamento, sino a farne « come suol dirsi, la palla, per la gran rabbia che avevano contro di lui, e per la congregazione fondata, per le anime che rubava loro con le missioni, e per la devozione alla Passione di Gesù che diffondeva » (Vetr. 456).

Gli apparivano ora in forma di gigante con una clava in mano per bastonarlo, ora di cane rabbioso per morsicarlo o d'uccellaccio deforme con ali enormi quasi per soffocarlo, e in molte altre forme sempre orribili.

Il Padre Egidio gli chiese:

« Padre, come è fatto il demonio? ».

Rispose:

« Come è fatto? È tanto deforme quella bestia infernale, che metterebbe spavento anche agli orsi! » (Vetr. 1181).


Non lo lasciano dormire di notte

Gliene facevano di tutti i colori. Disse un giorno ai suoi religiosi di Toscanella:

« Sono tante e cosi continue le molestie che mi danno gli spinti infernali, che la notte mi lasciano riposare niente, per me e un martirio! Quando va­do al riposo, appena prendo un poco di sonno, ecco che mi vengono ali'orecchio rumoreggiando a guisa di trombe.

« Che non mi lascino dormire di notte, pazienza! ma non mi lasciano dormire neppure di gior­ no! Quest'oggi sono andato a riposare un poco, e i bargniffi, quando stavo per prendere sonno, mi hanno fischiato nelle orecchie e non mi hanno lasciato dormire-» (Vetr. 1181).

Questi fischi da lacerare i timpani, erano cosi improvvisi e paurosi, che si svegliava di soprassalto spaventato, e vedendo il demonio in forma di cagnaccio ringhioso, o di gigante che gli strappava via le coperte, oppure gli camminava sul letto facendo versacci, tremava per il terrore e gli si rizza­ vano persino i capelli sulla testa (Vetr. 457).

 

« Ho molta paura dei demoni »

Nel convento di Vetralla una notte gli apparve in forma orribile, spumante rabbia, e, minacciandolo, gli portò via le coperte dal letto. Paolo, terrorizzato, invocò l'aiuto di Gesù e Maria Santissima, e subito il demonio si ritirò sbuffando.

Il mattino seguente chiese a Fratel Francesco narrando il fatto:

«Non avete sentito parlare nella mia stanza questa notte} ».

« Ho sentito, ma non ho capito cosa dicevate ».

« Che notte d'inferno mi ha fatto passare il demonio! ».

« Ma, Padre, che paura avete voi dei demoni? ».

« Ne ho molta di paura, perché so che sono un gran peccatore. Mi credevo veramente di morire, perché mi ha assalito cosi fieramente da ogni parte, che è miracolo che sia vivo questa mattina! » (Rom. 1104. Vetr. 460).

 

Il demonio lo scaglia a terra

Impressionante è l'episodio narrato da Fratel Francesco Luigi.

«Nell'Ospizio di Roma presso S. Giovanni in Laterano, dopo aver messo a letto Paolo, mi ritirai nella mia stanza, che avevo contigua alla sua. Spento che ebbi il lume, dopo essermi anche ad­dormentato, sentii un gran colpo nel muro, e in appresso del rumore».

«Riscosso dal sonno, alzatomi subito dal letto, accesi il lume e mi portai nella stanza di Paolo. Era la mezzanotte incirca. Guardando al letto non lo vidi, rivolgendo lo sguardo per quella piccola stanza non lo trovavo. Avvicinatomi di più al pagliericcio, lo vidi sotto il pagliericcio in terra accanto al muro, in modo tale che, se uno avesse voluto mettervelo a bella posta, non vi sarebbe potuto riuscire».

« Veduto il povero vecchio quasi senza fiato, levato via, alla meglio ciò che potei, abbracciatolo di peso lo tirai fuori, lo misi a sedere sul letto, e, dopo essere alquanto rinvenuto, gli domandai che mi dicesse cosa gli era accaduto. Il povero vecchio mi disse:

" Cosa volete che io vi dica? Mi ero posto in ginocchio di là, dall'altra parte del letto, e adesso mi trovo di qua! Guardate un po' la testa se vi è qualche rottura! " ».

«L'osservai, e trovai nel capo un'ammaccatura; avendomi detto che quel colpo al muro l'aveva dato lui con la sua testa, mi meravigliai che non se la fosse rotta. Fu obbligato a stare a letto alcuni giorni per il dolore di testa» (Rom. 1104).

La mattina seguente lo stesso Santo confidò al confessore « che la notte essendosi alzato un tantino (per pregare), si trovò in un istante pigliato e sbattuto con la testa nel muro della camera, da una parte all'altra del letto. Gli chiesi allora:

" Padre, come si sente? ". Rispose:

"Iddio non permette che le operazioni del demonio facciano molto male, ma del bene non te ne fanno già v'è! " (Vctr. 460)».

 

Notti d'inferno

Il 5 aprile dell'anno 1757 lo stesso Santo scrisse a Padre Gianmaria.

« Questa notte ho avuto una notte d'inferno, senza gli altri bocconcini che mai mancano » (Vetr. 460).

Quante di queste notti d'inferno passò!

«Nel convento di Sant'Angelo una volta, fra le altre, disse che la notte antecedente gli era apparso il demonio in figura d'uccellacelo grosso e deforme, con grandi ali, e voleva soffocarlo, e che con grande stento potè liberarsene» (Rom. 1880).

A Roma, in una rigida notte d'inverno, gli strapparono via dal letto la coperta. Sentendo freddo, chiamò l'infermiere e gli disse:

«Ho freddo! ».

L'infermiere si meravigliò di non vedere la coperta che lui stesso aveva disteso sul letto. La cercò e la trovò piegata cosi bene, tra il muro e il letto, che sembrava aggiustata con ogni diligenza. La ridistese sul letto, e Paolo, non soffrendo più freddo, potè riposarsi alquanto (Rom. 1107).

 

I due medici

Curiosa la seguente apparizione demoniaca, narrata da un testimonio nel Processo romano.

«Nel convento di Sant'Angelo, dove allora si trovava infermo, sulla mezza mattina gli comparvero nella stanza due demoni, vestiti in àbito nero da medici. Come se fossero stati chiamati a bella posta, cominciarono a fare consulto sopra il suo male. Ma Paolo si accorse ben presto che i due signori erano due demoni (non due medici), e, dato di mano al suo solito bastone, li cacciò via dicendo:

" Andate a casa vostra, canaglia scomunicata! ".

E la visione subito scomparve » (Rom. 253).

 

Cortesie infernali

Lo tormentavano specialmente quando parlava di Dio ai religiosi nelle ricreazioni, dopo le quali lo assalivano a bastonate. Egli lo sapeva e diceva partendo da esse:

« Oh, adesso devo pagare il parlare che ho fatto di Dio! » (Vetr. 457).

« Quando poi prendeva la penna per scrivere qualche lettera a gloria di Dio, erano guai. Cosi numerosi lo molestavano che, a suo dire, sembravano mosche, i quali ora gli gettavano via la carta da scrivere, ora la penna ed ora il calamaio. Egli li scacciava dicendo: " Tignosi, bargniffi, malatase a, via!". Le stesse molestie gli riservavano quando si poneva a recitare le ore canoniche o a fare orazione, scatenandosi contro di lui con livore infernale » (Vetr. 457-8).

Lo stimolavano al suicidio

Di frequente lo tentavano di disperazione, lo stimolavano al suicidio, lo spingevano all'ira commovendo la sua bile, e lo colmavano di tristezza e di malinconia, dipingendogli in nero l'avvenire. Che lotte terribili doveva sostenere per resistere a questi assalti dell'inferno!

« Oggi confessò al Padre Gianmaria mi sentivo impeti gagliardissimi di andarmene fug­ giasco per queste selve o di gettarmi dalla finestra ».

Gli dicevano ghignando beffardi:

«Sei del numero dei dannati, perché non hai fatto nulla di bene! Dio ti ha voltato le spalle, non c'è più speranza di salute per te! ».

Allora egli esclamava:

« Che ne sarà del povero Paolo? Mi salverò? Le cose mie vanno molto male, però spero di sal­ varmi! » (Vetr. 460).

Più gli spiriti infernali si accanivano nel tentativo di spegnere la fiamma della sua speranza e della sua fiducia in Dio, e più questa fiamma cresceva d'intensità e splendore; ciò li rendeva sempre più furibondi contro di lui.

I demoni lo tormentano nelle missioni

In quella di Monte Orgiali « nella notte seguen­ te alla predica della pace , lo tiro via dal letto per i piedi, e lo trascinò dicendogli che era venuto in paese a inquietarlo e che gli aveva rubato molte anime» (Vetr. 459).

« Quando confessava i banditi, allora più che mai lo tormentavano » (Orbet. 498).

« Abbiamo sentito un grandissimo strepito »

« Nella missione dì Sutri, depone una testi­ mone una sera, mentre dicevamo il santo Rosa­ rio, tanto io (che allora ero ancora bambina), come mia madre, mio padre e tutta la famiglia, abbiamo sentito improvvisamente provenire dalla stanza sopra dì noi, dov'era il Padre Paolo, un grandissimo strepito, tanto che io spaventatissima corsi a gettarmi nelle braccia di mio zio Giuseppe Gaetano Suscioli.

La mattina seguente abbiamo saputo la causa di quanto era occorso. Trovammo Paolo talmente rifinito che sembrava avesse sofferta una malattia di sei mesi. Mia madre interrogò il suo compagno di missione Padre Marcelliano:

"Ma che ha il Padre Paolo? ".

" Gli hanno dato! Gli hanno dato! ".

" Chi gli ha dato? ".

" I diavoli, i diavoli! ", rispose Padre Marcelliano » (Proc. Ap. Vit. 311).

« State quieto, non è venuto per voi! »

In altra missione, Paolo riposava con Padre Nicola nella stessa stanza, quando, gli apparve il demonio in forma d'un uomo terribile e di statura gigantesca. Lo vide anche Padre Nicola che, terrorizzato, chiese a Paolo:

« Vede lei? ».

«State quieto rispose non abbiate paura, non e venuto per voi, no! ».

Senza toccare Padre Nicola, a lui diede tante bastonate quella notte, che all'indomani gli si vedevano ancora per le gambe le strisce nere dei colpi ricevuti (Rom. 1880).

I demoni, con questa costante persecuzione, vo­levano ottenere specialmente che non aprisse nuovi conventi, dove si prega e si loda il Signore di continuo, che desistesse dal predicare missioni, così fruttuose di beni spirituali, e, soprattutto, che cessasse dal diffondere la devozione alla Passione di Cristo, con la quale strappava tante anime all'inferno; ma non riuscirono nel loro intento.

 

« Tu non la vincerai! »

Certo, Paolo temeva la presenza dei demoni, però non si mostrava debole con loro, bensì coraggioso, perché diceva che sono « mirmicòleon, cioè: formica e leone; sono formica con chi si diporta da leone contro di loro e sono leoni con quelli che si diportano da formica » (Rom. 1428).

Infatti, una notte, in casa del signor Domenico Costantini, gli apparve con gran rumore per terrorizzarlo e vincere finalmente la sua resistenza costante. Al fracasso infernale il compagno di stanza, Fratel Domenico, spaventato si nascose sotto il letto. Gli altri di casa Costantini, a quel finimondo, rimasero sorpresi; capirono che Paolo parlava con un personaggio invisibile, il demonio, ma intesero solo le parole che il Santo ripeteva con forza:

« Tu non la vincerai! ».

Cessato il fracasso, Fratel Domenico uscì fuori da sotto il letto, e Paolo che credeva di essere solo nella stanza gli disse:

« Sei tornato, brutta bestia? ».

Gli rispose tremando Domenico:

«lo non sono il demonio, Padre, ma sono Fra Domenico! ».

S'avvide subito dell'abbaglio e si calmò; gli dispiacque tuttavia che Domenico fosse stato presente alla sua disputa col demonio (Vetr. 1355).

« Tu non la vincerai! », disse al demonio, e non la vinse davvero, perché la sua persecuzione diuturna non servì ad altro che a perfezionare sempre più la sua virtù.


Torna all' INDICE TEMATICO

 
 
 



LA BIOGRAFIA


LA MISTICA


REGOLE E COSTITUZIONI


LETTERE AI FIGLI SPIRITUALI


IL DIARIO SPIRITUALE


IL PASSIONISTA SECONDO S.PAOLO


MASSIME SPIRITUALI


LA VITA DI S.PAOLO IN IMMAGINI


PREGHIERE A S.PAOLO DELLA CROCE

 

 

 
 

home  | passionisti  | links  |  contatti   |  
Copyright ? No Grazie : diffondete, stampate e utilizzate il contenuto di questo sito