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AMORE ALL'EUCARISTIA

 

Dono del Papa a Paolo

Nel 1743, passando dinanzi alla Basilica dei SS. Giovanni e Paolo in Roma con don Tommaso Struzzieri, poi passionista e vescovo, Paolo esclamò in tono profetico.

« Oh Dio, casa mia, casa mia, qui ho da venire a stare io! ».

Trent'anni dopo, nel settembre del 1773, Clemente XIV a due religiosi Passionisti chiese se Paolo aveva avuto un altro fratello passionista e come si chiamava. Risposero che ne aveva avuto uno di nome Gianbattista, morto in concetto di santità. Il Papa allora esclamò:

« Giovanni e Paolo, Paolo e Giovanni! ».

E non aggiunse altro. I due religiosi capirono in seguito il significato di queste parole. Da tempo il Pontefice meditava di donare a Paolo una casa grande con annessa basilica, e dopo tre mesi da questo colloquio, superate mille difficoltà, potè effettuare il suo disegno concedendogli la casa z Basilica dei Santi Giovanni e Paolo.

Il Santo, accompagnato da 17 religiosi, ne prese possesso il giorno dopo l'Immacolata.

Cosi si stabili definitivamente in Roma, centro del mondo cattolico, e gli avversari di Paolo e della sua congregazione dovettero ammettere:

« Veramente il Papa vuole bene ai religiosi passionisti» (Boll. C.P., 1926, p. 108).

 

Non da udienza a Cardinali e Prelati

È in questa casa dei Santi Giovanni e Paolo che, alcuni mesi dopo, avvenne il fatto narrato da Fratel Bartolomeo di S. Luigi.

«Il primo anno che ci portammo ad abitare nella casa dei SS. Giovanni e Paolo, e furono messe nella chiesa le quarantore, siccome Paolo alquanto si strascinava, volle essere portato nella stanza ove sta l'organo, e li si fece serrare, e ordinò che non si chiamasse per verun motivo, ancorché fosse stato cercato da persone ragguardevoli».

« Infatti vi furono alcuni Cardinali che vennero per adorare il Santissimo Sacramento, e volevano vedere il Padre Paolo, ma non ebbero il piacere di parlare con lui, poiché se ne stava a far orazione avanti a Gesù Sacramentato ».

« Vi fu ancora un Prelato di Palazzo, che voleva salutare Paolo, per poi portar nuove al Papa. Il Padre Paolo, cui io feci tale ambasciata, rispose:

" Adesso non è tempo di parlare con le creature, perché sta in trono il Padrone della casa, il Signore dei signori, il Padrone del mondo"».

« E cosi licenziò tutti, e seguitò a stare avanti a Gesù Sacramentato » (Rom. 2232).

Che dissero quei Cardinali e quel Prelato di Palazzo, dopo essere stati licenziati da Paolo per non sospendere il suo colloquio con Gesù, Padrone della casa e del mondo? Di certo si unirono ai contemporanei nell'ammirare la devozione, l'amore vivissimo del Santo al mistero di fede della Eucaristia.

 

« Andiamo a fare una visita »

Verso il tabernacolo si sentiva attirato come da potente calamità; era una gioia per lui sostare solo alla presenza dell'Ospite d'amore dell'altare.

Non mancava mai, nel partire dal convento e nel ritornarvi, di portarsi in chiesa ad adorare il Santissimo. Diceva allora:

« Andiamo a fare una visita al Gran Padrone » (Orbet. 547).

La stessa regola seguiva arrivato nei paesi: prima la visita al tabernacolo, poi si recava dal parroco o dai benefattori. E quando nei viaggi scopriva in distanza un campanile, si poneva immediatamente in ginocchio, dicendo al compagno:

« Adoriamo Gesti Sacramentato che sta in quella chiesa».

Terminata l'adorazione si alzava e continuava il cammino tutto acceso in volto (Rom. 403).

 

Paolo tutto fuoco avanti al tabernacolo

«.Avanti all'altare depone un testimonio sfogava i suoi più teneri affetti, e la chiesa si può dire che era per lui un vero Paradiso. Stava con tanta devozione avanti al Santissimo, che dava a vedere di credere, più che se vedesse coi propri occhi, che sotto quel sacro velo si nascondeva il Re del Cielo, e perciò lo adorava con profondi inchini; e quando non poteva piegare le ginocchia a causa dei suoi dolori articolari e artritici, l'ho veduto piegarsi profondamente con tutta la vita quanto poteva, stando un bel pezzo di tempo in quel modo, sostenuto sotto le braccia da due religiosi, affinchè non cadesse a terra».

« Chi voleva poi vedere l'estrema venerazione e divozione che aveva all'Eucaristia, doveva guardarlo quando il divinissimo Sacramento era esposto alla pubblica venerazione. Allora si pareva proprio che facesse a gara con gli angeli santi a chi stava più annientato alla presenza del grande Dio della Maestà».

« Io che l'ho veduto più volte in occasione del­ l'Esposizione, che facciamo nelle novene della nostra congregazione, restavo propriamente ammirato nel vedere Paolo tutto annientato e assorto in Dio che pareva, stavo per dire, un serafino, tanta era la sua venerazione, la sua divozione, il suo rispetto e tante erano le dolci lacrime che gli grondavano dagl'occhi per la tenerezza».

« lnsomma, credo di non ingannarmi se dico che Paolo era tutto fuoco verso il divinissimo Sacramento dell'Altare » (Corn. 441).

 

Ore felici

Nel convento di Vetralla non volle mai mutare stanza solo perché, aprendo una porta, comunica­ va con la chiesa. Spesso apriva quella porta, si portava nel coretto, e si tratteneva in lunghe ore di adorazione avanti al Santissimo.

Nelle sue gravi indisposizioni, non potendo salire quei pochi gradini che portavano al coretto, si trascinava come poteva fino alla porta, per avvicinarsi più che gli era possibile al tabernacolo.

Il Fratello infermiere lo sorprese più volte sedu­ to avanti a quella porta e sulle prime non sapeva rendersene ragione, ma poi capi. Dinanzi a quella porta, in colloquio con Gesù Eucaristia, le ore gli scorrevano felici.


La comunione quotidiana

È naturale che bramasse il banchetto eucaristico per avere la felicità di unirsi a Gesù, nutrendosi del suo corpo e del suo sangue. Diceva a Rosa Calabresi :

« Tutta la mia fiducia sta nel Santissimo Sacra­ mento, le mie speranze sono riposte in Lui. L'Eucaristia è quella che mi sostiene. Nelle mìe malattie talvolta non mi potevo alzare da letto, ma per il desiderio che avevo di unirmi a Gesù e di celebrare la Messa, mi sentivo imprimere nuovo vigore. Oh, che tesoro e il Santissimo Sacramento! È il Paradiso in terra! Oh, che gran pegno! » (Rom. 1998).

« Quando parlava cosi depone Rosa Calabre­ si si accendeva in faccia, e pareva che avesse due rose in volto, si poneva a piangere, e poi si perdeva in Dio alienandosi dai sensi » (Rom. 1998).

Si comunicava sempre come se fosse la sua prima e la sua ultima comunione.

A tutte le anime che dirigeva nelle vie dello spirito, molte, consigliava di comunicarsi ogni gior­ no, contro la consuetudine comune a quei tempi. Ma raccomandava la massima devozione e purezza.

«Neli'accostarsi alla sacra mensa la coscienza deve essere candida come la sindone, dove fu involto il Corpo di Cristo, e il cuore staccato affatto da tutte le cose terrene. Una comunione deve servire di preparazione all'altra » (Rom. 1998).

 

« Vi darò il mio bastone »

A volte imponeva la comunione a coloro che erano più preparati. Difatti a Teresa Palozzi, che nel giorno del Corpus Domini, non poteva uscire di casa per una risipola alla gamba, Paolo, ospite in casa sua, comandò che andasse in chiesa a ricevere la comunione. Ma Teresa oppose questa difficoltà:

« Padre Paolo, non posso andare a ricevere la co­ munione, non vedete che mi e impossibile camminare? ».

« Andate ugualmente, vi darò il mio bastone per appoggiarvi. La comunione e il mezzo più efficace che possa trovarsi per unirsi a Dio. Andate! ».

E le porse con grazia il suo bastone. Teresa obbediente, appoggiata al bastone di Paolo, andò in chiesa e si comunicò.

«Ritornata che fui in casa narra Teresa mi disse: " Avvisatemi quando passa la processione del Santissimo ". Ed avendolo io fatto, non posso abbastanza spiegare con quanta devozione adorasse il Signore Sacramentato. Basta dire che tutto si disfece in lacrime, e poi incominciò a esclamare: " Oh, che gran giornata è questa! Oh, che grande amorel Oh cantàl ", e altre simili devote espressioni».

«.Passata la processione mi disse: " Teresa, state sempre preparata per la comunione. Tenete il cuore ben purificato, e custodite la lingua assai, perché è la prima a toccare il Santissimo Sacramento. Portatevelo a casa il Signore, dopo però di aver fatto il dovuto ringraziamento, e fate che il vostro cuore sia un tabernacolo vivo del dolce Gesù; visitatelo spesso dentro di voi, che vi insegnerà il santo amore ". E a chiunque veniva in detto giorno in casa mia a visitarlo, non cessava di parlare dell'amore mostratoci da Gesù nel Santissimo Sacramento » (Corn. 323).

 

Il discorso durò circa un'ora

Nella settimana santa, precedente la Pasqua, la sua fiamma d'amore per l'Eucaristia diveniva pili bella e più incandescente. Depone un testimonio:

« Fra gli altri discorsi fatti a noi religiosi, mi ricordo che la mattina del Giovedì Santo dell'anno 1774, per la preparazione alla comunione pasquale, fece un discorso che durò circa un'ora, sopra que­sti tre punti: il dono, che è l'Eucaristia; il Donatore, che è Gesti; l'affetto del Donatore. E parlò con tale energia ed unzione di spirito, che nelle lacrime si fece compagna quasi tutta l'udienza; e chi non pianse, si senti molto intenerito e acceso il cuore di santo amore » (Rom. 1786).

Quell'anno i religiosi della Comunità dei Santi Giovanni e Paolo fecero la comunione pasquale più fervorosa del solito.


Predica con l'Ostia consacrata in mono

«Alla fine delle missioni indiceva sempre la comunione generale. Per la circostanza l'aitar maggiore doveva essere parato solennemente e adorno di fiori freschi e profumati; andava lui stesso ad aiutare a prepararlo, e fin che non lo vedeva bello come desiderava e gli dettava il suo amore per Gesù Sacramentato, non si dava pace».

« E quando la comunione generale aveva inizio, spesso faceva un fervorino imperniato su queste parole: " Quanto è soave, Signore, il tuo spirito! ". E parlava con fede cosi ardente e viva, che ogni suo accento era come una fiamma o una freccia che feriva e infiammava d'amore per Gesù ogni cuore, e li costringeva a piangere per la tenerezza».

« Una volta portò sul palco la sacra Pisside colma di Ostie consacrate, (non cedeva a nessuno l'onore di consacrarle), e presane una nelle dita, fece un discorso cosi fervoroso che avrebbe mosso a tenerezza fin le creature insensate. Il suo volto era cosi acceso di celeste fiamma, che risplendeva in una maniera particolare ».

«Nel comunicare poi il popolo di sua mano, a volte per ore continue, pareva un angelo che dispensasse il Pane Celeste » (Rom. 453. Proc. Ap. Vit. 283).

 

Gesù lo disseta dal tabernacolo

Dall'Ospite del tabernacolo per molti anni nelle missioni venne favorito d'un dono singolare. Dopo la predica scendeva dal palco stanco, accalorato e arso dalla sete. Senza andare in casa a riposarsi e a dissetarsi, si prostrava avanti all'altare e con viva fede diceva:

« Voi, Gesti caro, avete detto: " Chi ha sete venga a me e beva", lo ho sete, a Voi tocca darmi da bere».

E Gesù lo dissetava bene.

«Davvero, davvero diceva che Gesù mi dissetava; e massime una volta mi saziò molto bene. Un benedetto medico mi disse poi, che il tollerare quella gran sete avrebbe potuto cagionare febbri maligne, e che ero obbligato in coscienza a non espormi a quel pericolo; cosi m'indusse a bere dopo la predica. Ah, quel medico mi rovinò. Pazienza! » (Strambi, Vita, 225).

 

Sente la presenza di Gesù Eucaristia

Il suo amore all'Eucaristia era così vivo che ne sentiva persino la presenza. Avvenne più volte che il suo compagno, entrando in chiesa, gli dicesse che il tabernacolo del Santissimo si trovava in altare diverso da quello indicato da lui, e sembrava da certi segni esterni che realmente avesse ragione. Ma Paolo insisteva, perché il cuore gli diceva:

« Gesù è là! ».

E là era veramente (Rom. 1101).

Sentì la presenza di Gesù anche in questo caso che lo riempì di orrore.

In un paese stava confessando un uomo. Dopo d'aver manifestato molti altri suoi misfatti, l'infelice estrasse di tasca un pezzo di cartaccia lurida, in cui teneva involta un'Ostia. L'aveva presa dal tabernacolo per sfregiarla sacrilegamente. Gliela consegnò dicendo:

« Eccola, Padre! ».

Non si può ridire la commozione del Santo. La guardava inorridito e conoscendo con lume interiore che era veramente consacrata, la fece riporre con riverenza nel tabernacolo da un canonico suo amico (Vetr. 1146).


« Signore, misericordia »

Vedeva Dio realmente presente nell'Eucaristia. Difatti a Roma, negli ultimi anni di vita, non potendo per gli acciacchi camminare, si faceva portare in chiesa. Due religiosi lo ponevano sul seggiolone e a braccia ve lo trasportavano.

« Quando arrivava all'altare del Santissimo Sacramento, si percuoteva il petto con sentimento grandissimo, con le lacrime agli occhi, e diceva:

" Gesù mio, pietà! Signore, misericordia di questo povero peccatore! ".

E ciò faceva con tale fede e sentimento di spirito che cavava le lacrime » (Rom. 2233).

« Quanto stavo bene! »

Era contento ogni volta che poteva stringere al cuore l'Eucaristia. In una delle sue tante missioni dovette supplire il parroco in tutto, anche nell'assistere gli infermi. Quando, dopo averli confessati, portava loro la comunione, sentiva di portare Dio, e la felicità gl'inondava lo spirito.

« Quando andavo a comunicare gl'infermi di­ceva in seguito con quanto piacere mi stringevo la Pisside al petto, quanto stavo bene! » (Corn. 367).

Stava troppo bene, perché con Gesù stretto al cuore si sentiva in Paradiso.

Dopo quanto si è detto non ce più da meravi­ gliarsi se i contemporanei lo stimavano un serafino del tabernacolo (Rom. 1998).

 

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