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CONVERSANDO CON ROSA

 

Visione della SS. Trinità

Ai doni mistici di cui il Signore favori Paolo, già narrati nel corso di questa storia, come il cari­sma dell'orazione, della luminosità, delle lacrime, delle estasi, dell'impressione fisica nel cuore della Passione di Cristo e del matrimonio spirituale col Verbo divino, altri se ne devono aggiungere. Li conosciamo perché il Santo stesso, così geloso dei segreti di Dio, prima di morire li confidò a Rosa Calabresi, sua penitente.

Disse, dunque, a Rosa in una conferenza di spirito:

« Un anno, nella festa della Santissima Trinità, mentre stavo facendo orazione fui portato in Paradiso a vedere e contemplare il regno celeste. Ivi vidi le gerarchie angeliche, gli ordini e i cori dei Santi, la Vergine Santissima, l'umanità sacrosanta di Gesù Cristo. Oh Dio, che vista!

Udii le melodie angeliche, con le quali mi di­ cevano gli Angeli santi:

"Al cielo, al cielol".

A tali angeliche voci, restai soprammodo rapito, ed ebbi intelligenza altissima sopra ogni umana credenza.

Osservai un trono d'immensa gloria, sopra il quale vidi la SS. Trinità, sotto il simbolo di tre nobilissimi e luminosissimi Personaggi; e lo Spirito Santo, con amore indicibile, mi mostrò il posto di gloria che mi teneva preparato.

Oh, quanto intesi allora della potenza, della sa­ pienza, della bontà e degli altri divini attributi! Ebbi altissima intelligenza, alta assai, tanto che non se ne può parlare, perché non vi sono termini adeguati.

Per un'ora e mezzo incirca me ne stetti in Para­diso » (Rom. 2009).

Si spiega, dopo questa visione, la sua grande de­ vozione alla SS. Trinità, e come di tale mistero altissimo parlasse con tanta vivezza ed efficacia, che i suoi religiosi affermavano:

« Il Padre Paolo parla di Dio meglio dei migliori teologi; sembra che l'abbia visto ». Infatti l'aveva visto.

« Ti mostrerònle necessità spirituali delle anime »

Un'altra visione, che accese in lui la sete inestin­ guibile delle anime e dell'apostolato, l'ebbe nell'incantevole solitudine del monte Argentaro.

Nascosto nella capanna di frasche, che si era costruito con le sue mani nella selva, da qualche ora, prostrato ai piedi del Crocifisso, meditava sul prezzo delle anime per le quali Cristo sacrificò la vita, quando Gesù dalla Croce lo invitò a entrare nelle sue sacratissime piaghe.

«Paolo, vieni nelle mie piaghe, ti mostrerò quanto sono grandi le necessità spirituali delle anime, per le quali ho versato il mio sangue».

Cadde in dolce estasi. Rapito fuori dei sensi, entrò in spirito nelle ferite del Crocifisso. In esse vide i bisogni spirituali del popolo cristiano, del clero, dei religiosi, dei ricchi e dei poveri, di tutto il mondo. Fu uno spettacolo impressionante! Molto lo colpirono le necessità dei sacerdoti.

Mentre contemplava attonito e sgomento, si sentiva bruciare dalla brama di correre in aiuto di tante povere anime. Difatti disse poi a Rosa Calabresi :

« Rosa, se sapeste quanto è cara un'anima a Dio! Neppure io ve lo so dare a intendere con la voce, quantunque lo capisca nell'intimo del cuore. Vi dico soltanto che e una cosa troppo grande! Io ho sempre avuto stimolo di aiutare tutti, per guadagnare tutti al Signore » (Proc. Ap. Rom. 2281).

 

Dio gli fa vedere l'inferno

Per aumentare ancora più la sua sete di anime, il Signore volle mostrargli anche le pene che attendono chi si rifiuta di corrispondere al suo amore. Cosi raccontò egli stesso a Rosa questa visione:

« Un giorno pregavo Iddio per un povero peccatore, miserabile assai assai, né potevo quietarmi dati'insìstere dall'implorare misericordia per lui. Mi raccolsi nel Cuore Sacratissimo dì Gesù Cristo per ottenere più facilmente la grazia che chiedevo; ma dopo avere pregato a lungo, vedendo che non ottenevo nulla, stavo per cessare la mia preghiera, quando fui portato a vedere le pene dell'inferno riservate ai peccatori.

Vidi demoni spaventosissimi... Mi mostravano le pene riservate a quel peccatore, per la salute del quale pregavo. Oh, che pene! Oh, che pene! E di più mi venne mostrato un luogo di pene assai più terribile, preparato per un sacerdote, e mi dissero:

" Questo è per un tuo pari e come te! ".

Avevo uno spavento grandissimo, ma nel fondo del cuore stavo quieto. Oh, che pena! Oh che pena!

Quindi Iddio mi fece capire specialmente la pena del danno. Se la potessi predicare con la voce, come allora la capivo io, farei sotterrare vivi vivi gli uditori.

Ripresi subito a pregare per ottenere misericordia al peccatore, e impetrai da Dio la grazia della sua conversione. Pregai anche per il sacerdote...

Dio mi liberi di andare in quelli abissi! » (Proc. Ap. Rom. 2281).

Perciò il Santo, come abbiamo visto più addietro, consacrò la sua vita alla penitenza, alla preghiera e al più intenso apostolato, comportandosi in modo da poter ripetere con l'Apostolo Paolo: « Mi sono fatto tutto a tutti, per fare tutti salvi » (I Con, 9, 22).

 

Abbraccia Gesù Bambino

Consolanti furono le visioni che ebbe nella vecchia sacrestia dei Santi Giovanni e Paolo. È sempre Rosa Calabresi che le narra.

«Stando io un giorno dell'anno 1775 nella sa­ cre stia dei SS. Giovanni e Paolo a discorrere col servo di Dio di cose celesti, mi disse di fare orazione per ottenere luce circa un dubbio che aveva sopra una cosa che gli avevo raccontato.

Mentre stavo orando, all'improvviso gli compar­ve Gesti Bambino, tutto bello, festoso e leggiadro, che rapiva al solo mirarlo, circondato da risplendentissimi raggi.

Sorpreso da questa vista, con impeto dì gran riverenza e di amore, quantunque storpio da non potersi muovere dalla sedia nella quale stava seduto, si prostrò subito in ginocchio colla faccia a terra per adorare il santo Bambino, e lo stesso feci ancora io.

Sollevando un poco la testa gli domandammo la benedizione, ed egli si degnò di darcela. In questo mentre, sopraffatto dalla dolcezza e dalla meraviglia, Paolo esclamò:

" Oh bontà, oh benignità, oh amore! Degnarsi il gran Figlio di Dio farsi vedere a un vilissìmo verme! ".

Poi, con abbondantissime lacrime, implorò:

" Signore, vi domando perdono delle innumerevoli colpe commesse in tanti anni di predicazione, in tanti Sacramenti ricevuti e amministrati, di tante irriverenze, di tante ingratitudini".

Rispose il santo Bambino:

" Tutto è andato bene, Paolo, secondo la mia volontà ".

Desiderò, finalmente ed espresse il vivo e ardente desiderio di stringerlo fra le braccia, e anche in ciò lo compiacque il dolcissimo Gesù, andando nelle sue braccia, come io vidi, e stendendogli le braccia al collo.

In questo tempo chiese al santo Bambino con lacrime la salute dell'anima sua. E il santo Bambino rispose:

" Questa è tanto certa, come è certo che mi tieni nelle braccia".

E cosi terminò la visione del santo Bambino. Appena sparito, apparvero due angeli, che ancora io vidi, alzarono Paolo di ginocchio, lo misero a sedere, e poi sparvero.

Tanta fu la sua consolazione in quest'occasione, che per molto tempo restò alienato dai sensi e assorto in Dio.

In questa circostanza mi disse che negli anni antecedenti, queste visite di Gesù Bambino le aveva frequenti, come anche di altri favori del ciclo; ma che poi, entrato negli abbandoni, le visite erano divenute molto rare » (Rom. 2232).

 

La festa del santo Natale

Queste frequenti visite del Bambino Gesù erano un premio alla sua devozione profonda al mistero altissimo del santo Natale.

Infatti nel tempo dell'Avvento ripeteva sovente pieno di stupore e di affetto:

« Un Dio farsi uomo per noi! ».

« La vigilia del santo Natale voleva sempre leggere il martirologio (funzione che si faceva con gran solennità in Coro); e quando doveva cantar quelle dolcissime parole annunziatrici di salute a tutto il mondo: Nativitas Domini Nostri Jesu Christi, natività di Nostro Signore Gesù Cristo, dava in un dirotto pianto ».

« Venuto poi il santo Natale, dava ben a conoscere anche nell'esterno l'incendio d'amore che aveva nel suo cuore... La notte, prima d'incominciare Mattutino in Coro, faceva scendere in chiesa tutti i religiosi con candele accese in mano, e intonato un inno divoto, assistito da ministri, portava processionalmente per tutto il Ritiro una figura del santo Bambino, accomodato in una specie di culla, e aveva piacere, come egli diceva, che fosse in fasce; poiché gli recava maggiore ammirazione il vedere la divina onnipotenza, bontà e sapienza quasi ristretta in poveri pannicelli».

« In tempo di detta funzione le lacrime, che gli grondavano incessantemente dagli occhi, la sua compostezza, il suo raccoglimento, pareva che invi­ tassero tutt'i religiosi a scordarsi d'ogni cosa, per ricordarsi unicamente del sacrosanto mistero che in quella notte si celebra» (Strambi, Vita, IVI).

In estasi esclama:

« O Amor mio Crocifisso! »

All'epoca di questa estasi, verso la fine della sua vita, ai duri abbandoni della « notte oscura » s'intercalavano visioni di cielo, che avevano l'effetto di inabissarlo sempre più nell'oceano sterminato della Divintà. Bastava parlasse di Dio, o del suo Amore Crocifisso, perché si sentisse pervadere da un dolce languore e venisse alienato dai sensi.

Racconta Rosa Calabresi: «.Mi ricordo benissimo che una mattina, parlando di Dio con me, si infervorò a tal segno, che non solamente si alienò dai sensi, ma il suo corpo ancora ebbe un placido tremore e, a poco a poco, si elevò, e rimase cosi sospeso per aria, con le ginocchia piegate, a una altezza considerevole.

« Con gli occhi rivolti al cielo, fissi e immobili, senza batter palpebra, con due rossi nel viso, e con le mani ora elevate in aria a forma di croce, ora ripiegate sopra il petto, e con la testa circondata da un singoiar chiarore, e, a certo modo di esprimersi, come da risplendenti raggi, dai quali talmente veniva la mia vista abbagliata, che non potevo tener fissi gli occhi sul suo viso; si vedeva nel suo volto una certa insolita giovialità, e sembrava come se muovesse la bocca a riso ».

Quale visione contemplavano i suoi occhi raggianti di gioia?

Dalle parole che disse, si può arguire vedesse Cristo Crocifisso e la gloria della sua Passione nel mondo.

« 0 Amor mio Crocifisso! », ripeteva con un filo di voce.

« In quanto a me continua Rosa Calabresi sentivo una certa inesprimibile consolazione, mi sentivo eccitare a sentimenti di devozione, all'amor di Dio, e me ne stavo ora guardandolo in viso, che pareva di veder un angelo, e ora me ne stavo con gli occhi bassi e consideravo la bontà di Dio, il quale in tal modo premia e consola i suoi servi fedeli » (Rom. 2232. Proc. Ap. Rom. 2267 e seg.).

L'estasi durò per lo spazio di un'ora incirca. Quindi, piano piano, scese a terra, e si pose a sedere come prima.

Agli sgoccioli della vita, viveva in Dio come il fiore nel suo profumo. Una vita che aveva il forte sapore del Calvario, solcata ora da luci inebrianti e ora da tenebre divine. Adesso, dopo aver toccate le profondità terrificanti e le altezze vertiginose della mistica e averle vissute, si appresta a immergersi eternamente in Dio, ripetendo le parole: « 0 Amor mio Crocifisso! », da innamorato della Croce, come era lui.

 

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