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SERENO TRAMONTO

 

Il comando del Papa

Nel 1771, poco pili d'un anno dopo la missione predicata in Roma per ordine del Papa, Paolo si ammalò tanto gravemente che sembrava imminen­te la sua fine. Le cure dei medici non erano valse a nulla; la catastrofe incombeva inevitabile. Difatti il 16 febbraio, dopo avergli amministrato il santo viatico, tutta la comunità religiosa di Roma attendeva di ora in ora l'estremo respiro dell'amatis-simo Padre e Fondatore.

Il Padre Candido però, Procuratore Generale della congregazione, in quei momenti di terribile angoscia ebbe la buona idea di recarsi dal Papa a comunicargli che il suo intimo amico stava per morire. Clemente XIV, che lo amava profondamente, apprese la notizia col massimo dispiacere, e, dopo essere rimasto alquanto in silenzio, come per obbedire a un impulso divino, disse:

« Non vogliamo che muoia adesso il Padre Pao­lo! Ditegli che preghi il Signore affinchè gli faccia un dilata, e gli allunghi alquanto la vita».

Padre Candido ritornò con la massima sollecitudine al capezzale del morente, nel timore di non giungere in tempo a riferirgli il comando di Sua Santità. Il santo vecchio, udendo le parole del Papa, si commosse sino al pianto, e, pieno di fede e di santo fervore, con le mani giunte, rivoltosi al Crocifisso che teneva vicino al letto, disse:

«Signore, io voglio essere figlio di santa obbedienza. Il Vostro Vicario mi manda a dire che vi preghi che mi allunghiate un poco la vita. Allungatemela, Signore! ».

Lacrime calde gli rigavano le scarne gote. Dopo questa breve preghiera migliorò, guari e soprav­ visse ancora cinque anni. Davvero l'obbedienza fa miracoli!

Appena potè reggersi in piedi si recò dal Santo Padre e gli disse:

« Santo Padre, se sono ancora vivo, dopo Dio sono tenuto a Vostra Santità, perché ebbi gran fede nel suo autorevole dilata ed il Signore l'esaudì*.

Clemente XIV fu lietissimo di rivederlo, e lo ricolmò di finezze (Vetr. 251).

 

Fonda l'Istituto delle Monache Passioniste

La grazia maggiore che Clemente XIV gli con­cedette in questo tempo fu: l'approvazione delle Monache Passioniste.

Da molti anni lavorava alla loro fondazione. Le difficoltà che incontrò non lo scoraggiarono; ma l'attuazione dell'opera ebbe effetto solo nel 1770, anno in cui si poteva dire tutto pronto al varo: il monastero in Corneto Tarquinia; la Presidente, Madre Maria Crocifissa di Gesù; le monache, dieci; le Regole approvate.

L'apertura ufficiale, però, della casa, avvenne il 3 maggio 1771, alla presenza del Vescovo della diocesi, delle autorità e d'innumerevole popolo. Il novello Istituto Paolo volle porlo sotto la protezione della Madonna Addolorata, che dichiarò « Abbadessa generale » (Lettere, voi. II, 304)

 

Ultima infermità di Paolo

Nel 1775, celebrò il Capitolo Generale, nel con­ vento dei SS. Giovanni e Paolo in Roma, l'ultimo cui partecipò, e nel quale venne rieletto all'una­ nimità Superiore Generale.

Poco più d'un mese dopo, il 26 giugno, si ammalò gravemente. L'ultima Messa la celebrò nel giorno del Corpus Domini; fu miracolo che giungesse a terminarla senza cadere, tanto era sfinito.

Da quel giorno rimase immobilizzato a letto; non poteva muoversi da solo e doveva essere assistito in tutto dall'infermiere Fratel Bartolomeo; non mangiava più, e se prendeva qualcosa di solido, gli era di tormento insopportabile, e diceva:

«Mi pare di avere delle pietre sullo stomaco».

Perciò il dottor Giuliani ordinò che non gli si desse altro che brodo, oppure pan grattato molto sciolto, ovvero un rosso d'uovo di tanto in tanto, ma nemmeno questo potè sopportare. Per non lasciarlo morire d'inedia, il dottore ordinò acqua pannata, che fu poi mutata in acqua pura.

Dopo la festa della Madonna Assunta chiese il santo viatico; però solo il 29 agosto il dottore gli permise e consigliò di riceverlo. Paolo diede subito ordine che gli fosse recato all'indomani alle ore dieci. Ultimi ricordi

Il giorno seguente tutta la comunità in processione, con torce accese, accompagnò alla stanza del Santo la SS.ma Eucaristia. Appena la processione giunse nella sua camera e il Santissimo fu deposto sotto il baldacchino, Paolo esclamò:

« Gesù mio caro! ».

Poi, inginocchiatisi tutti i religiosi attorno al letto, fece la professione di fede, dicendo a voce alta il Simbolo degli Apostoli; quindi aggiunse:

« Prima dì morire voglio lasciarvi gli ultimi miei ricordi, o cari fratelli.

Prima d'ogni altra cosa vi raccomando assai la carità fraterna. Ricordatevi che Gesù Cristo disse ai suoi Apostoli: "In questo tutù conosceranno che siete miei discepoli se vi amerete a vicenda ". Ecco quello che io desidero con tutto l'affetto del mio cuore da voi e da tutti quelli che saranno chiamati da Dio a questa povera congregazione.

Raccomando poi a tutti, e specialmente a quelli che saranno in officio di superiori, che sempre più fiorisca nella congregazione lo spirito dell'orazione, lo spirito della solitudine e lo spirito della povertà, e siate pur sicuri, che se si manterranno queste tre cose, la congregazione rifulgerà avanti a Dio e agli uomini.

Raccomando anche, con gran premura, un filiale affetto verso la Santa Madre Chiesa ed una inte- rissima sommissione al Capo visibile di essa il Sommo Pontefice, per il quale pregheranno giorno e notte. Procureranno per quanto potranno di cooperare alla salute delle anime dei prossimi con le missioni, con gli esercizi spirituali e con le opere che sono secondo il nostro Istituto, promovendo nel cuore dei fedeli la devozione alla Passione di Gesù e ai dolori di Maria Santissima.

Infine raccomando in modo particolare che si preghi con gran fervore per il presente nostro Sommo Pontefice, acciò la Divina Maestà lo con­servi prosperamente lungo tempo per il bene della sua Chiesa... ».

Quindi, rivolto a Gesù Eucaristia, disse: « Vieni, Signore Gesù! », e aperse le braccia, mentre dagli occhi gli grondavano lacrime abbon­ danti e dolcissime.

Dopo pochi istanti, battendosi il petto, ripete tre volte :

« Signore, non sono degno! », poi si rivolse ai religiosi e disse con grande umiltà:

«Domando perdono con la faccia nella polvere e col pianto del mio povero cuore a tutti dei man­ camenti da me commessi... Oh, poveretto me! Ecco che io nel partirmi da voi per andarmene all'eternità, non vi lascio altro che i miei cattivi esempi, sebbene vi devo confessare che non ho mai avuto questa intenzione. Ve ne domando dunque di nuovo perdono e vi raccomando la povera ani­ ma mìa, acciò il Signore l'accolga nel seno della sua misericordia ».

Continuò con un tenerissimo colloquio-preghie­ ra con Gesù e con la Madonna, e concluse con queste affettuose espressioni:

«Ecco dunque, fratelli miei cari, quali sono i ricordi che vi lascio con tutto il mio cuore. Io vi lascio, e vi starò aspettando tutti nel santo Paradiso, dove pregherò sempre per il Sommo Pontefice e per la Chiesa che tanto amo, e per voi tutti, e per tutta la congregazione, per i benefattori della medesima. E lascio a tutti, tanto presenti, come assenti e futuri, la mia benedizione. Benedictio Dei Omnipotentis Patris et Filii et Spiritus Sancti. Amen ».

Finì con dire: «Non ne posso più! ».

E con somma devozione, umiltà e tenerezza ricevette il SS.mo Viatico (Rom. 1600).

 

Riceve l'Unzione degli infermi

Dopo il Viatico, ricevuto con tanta solennità, visse ancora un mese e mezzo abbondante. L'8 ot­ tobre chiese l'Unzione degli infermi. Padre Gian- maria suo confessore glie l'amministrò alle due del pomeriggio, dopo che il Padre Vincenzo Strambi, a sua richiesta, gli ebbe ricordati gli effetti di quel sacramento. Accompagnò il sacro rito con lacrime copiose e profonda devozione. Poi disse a Fratel Bartolomeo.

«Non fate entrare nessuno in stanza, a riserva dei religiosi ».

« Godeva immensamente di starsene solo, e di ordinario a porte e finestre chiuse, per avere più comodo di trattare da solo a solo con Dio. Qualora aveva qualche bisogno chiamava l'infermiere, che d'ordinario stava nella stanza contigua, e quando non poteva più parlare che a stento, dava un cenno con un piccolo campanello » (Vetr. 259).

Viveva senza mangiare cosa alcuna, con poca acqua pura, eppure stava sempre ilare e sereno. Soffriva molto e diceva:

« Mi pare che mi si voglia staccare l'anima dal petto! Non ho in tutto il mio corpo quattro dita di spazio libero e senza dolori! ». Ma aggiungeva:

« lo non voglio né vivere né morire, ma solo quello che vuole il buon Dio. Non temo la morte.

Se è venuta la nostra ora, moriamo! (Rom. 1602. Vetr. 258).

 

Colloquio con l'infermiere

La mattina del 18 ottobre, giorno di cui avrebbe visto il tramonto dal cielo, fece la comunione con fervore straordinario.

A mezzogiorno giunse Monsignor Struzzieri, il primo Vescovo Passionista, e Paolo lo salutò cor­ dialissimamente.

All'una del pomeriggio il Santo notò un freddo insolito per la vita. Suonò il campanello e all'infermiere accorso disse:

« Sento gran freddo per la vita! ».

« Padre, le aggiungerò una coperta. È mutato il tempo, non è nulla». All'ora di vespro l'infermo chiese :

« Fatemi venire il Padre Gianmaria, affinchè mi assista alla morte, perché sono vicinissimo a morire. Prima voltatemi dall'altra parte ».

Dall'altra parte c'era il Crocifisso appeso alla parete. L'infermiere lo voltò, e gli disse, quasi avesse scorto in lui paura della morte:

«Ma, Padre, non muore volentieri per fare la volontà santissima di Dio? ».

« Si, che muoio volentieri...», rispose.

« Dunque, sì faccia animo e abbia fiducia in Dio ».

Accennando il Crocifisso sussurrò:

«Si stanno le mie speranze, nella Passione santissima di Gesù Cristo e nei dolori di Maria santissima ».

Quando, finalmente, l'infermiere s'accorse che la fine si avvicinava rapidamente, chiamò in fretta la comunità. Tutti accorsero; al Padre Gianmaria il morente disse:

«Mi dia l'assoluzione».

Lo assolse; quindi Padre Gianbattista gli diede la benedizione in articulo mortis.

 

Gesù e la Madonna vengono a prenderlo

Mentre gli si raccomandava l'anima, all'improvviso il suo volto s'illuminò, poi fece dei cenni con la mano come a dire: « Venite, venite! ». Lo diceva a personaggi invisibili ai presenti, ai quali fece pure segni quasi volesse dire: «Fate largo, fate largo! ».

« Padre, gli chiese l'infermiere vuole qualche cosa? Ha bisogno di niente? ».

Il santo moribondo gli fece cenno di stare calmo. Aveva un volto di paradiso, serenissimo. Che ve­ deva? Gesù e la Vergine SS.ma; erano venuti ad assistere alla sua morte. I suoi occhi raggiavano di gioia. Con Gesù e la Madonna vennero molti Angeli e Santi del cielo, il suo fratello Gianbattista, i suoi religiosi morti prima di lui, come anche le anime da lui convertite nelle missioni, e quelle che aveva aiutate a salvarsi, tutti per assistere al suo sereno passaggio all'eternità.

Assorto in dolce estasi egli li mirava giubilante; poi lasciò cadere sul petto le braccia con le quali faceva cenni, e non le mosse più.

Tutti pensarono che fosse morto; per assicurarsi gli accostarono una lente di cristallo alla bocca, si appannò. Non era ancora morto. Allora il superiore, Padre Giuseppe, prese a leggere la Passione del Signore secondo il Vangelo di San Giovanni, cominciando dall'Ultima Cena. Quando giunse alle parole: «Padre, è giunta l'ora... », il morente, con ogni placidezza, rese lo spirito a Dio.

L'orologio segnava le quattro e trenta del pomeriggio. Aveva 81 anni, 9 mesi e 15 giorni (Rom. 1611, 2444, 1612).

Pochi istanti dopo il suo beato transito, il Santo apparve, luminoso e ridente, a Rosa Calabresi, sua penitente, e le disse:

« Rosa, sono venuto a portarti la nuova che sono morto da poco, e adesso vado in cielo a godere Iddio per sempre. Arnvederci in Paradiso! In cielo ti aspetto a vedere Iddio, a lodare Iddio, a possedere Iddio per tutta l'eternità». Ciò detto disparve (Rom. 2037).

 

Il funerale

La mattina seguente, alle 6, venne portato in chiesa privatamente. Alle 10 il funerale, con enorme concorso di folla, di religiosi, sacerdoti, vescovi, di molti nobili, principi e principesse, conti e duchi. Verso sera la salma venne tumulata nella basilica dei SS. Giovanni e Paolo, ove si conserva tuttora. Moltissimi chiesero la sua immagine, in breve tempo ne vennero distribuite ventimila. Nel 1777, due anni dopo la morte, ebbero inizio quei Processi che lo portarono alla canonizzazione.

 

L'apoteosi

29 giugno 1867, Roma è in festa. Nel massimo tempio della cristianità, sopra la tomba del Prin­ cipe degli Apostoli, alla presenza di Cardinali, di Vescovi, di innumerevoli pellegrini, l'immortale Pio IX, cinge Paolo dell'aureola dei Santi, mentre egli, l'umile « Fra Paolo », come amava chiamarsi, sorridente dalla gloria del Bernini, mostra al mondo plaudente il Crocifisso, nel quale solo «è la salvezza, la vita e la risurrezione» dell'umanità.

 

L'opera di Paolo attraverso i secoli

Dopo la sua morte, la congregazione dei Pas­ sionisti si è sparsa in tutta l'Europa, e, attraverso l'America, in tutta la terra. L'Italia conta il nu­ mero maggiore di case: 65; la Spagna, 31; l'In­ ghilterra, 11; il Belgio, 8; l'Olanda, 7; la Francia, 4; la Germania, 4; l'Irlanda, 8; la Polonia, 5; il Portogallo, 3. Negli Stati Uniti d'America, fiori­ scono 31 case; nel Brasile, 8; nell'Argentina, 6; nel Messico, 5; in Australia, 8; nel Canada, 2; nel Giappone, 2; in Palestina, a Betania, 1, con un totale di oltre 200 conventi, suddivisi in 22 provincie religiose.

L'apostolato missionario, che svolge in Europa, nelle Americhe e in Australia, è molto intenso, e si rivolge a ogni settore della società. Fra i cristiani divisi dalla Chiesa e fra gli infedeli, uno stuolo di missionari lavorano in 20 missioni, nella Bulgaria, nella Cina, nel Perù, nel Congo, nel Tan-zania, in Indonesia, in Bolivia, in Giamaica, nelle Filippine, nel Paraguai, nell'Honduras, nell'Ala- bama, nel Borneo, ecc, tutte molto fiorenti.

Uomini illustri per scienza e santità hanno ono­ rato la sua storia. Fra gli altri vanno ricordati: S. Vincenzo M. Strambi, che offri la sua vita per il Papa Leone XII; S. Gabriele dell'Addolorata, compatrono della Gioventù Cattolica Italiana; il Beato Domenico della Madre di Dio, dotto e fecondo scrittore, apostolo dell'Inghilterra; il Venerabile Padre Gianbattista, confondatore dei Passionisti; Padre Bernardo di Gesù, della nobile famiglia Silvestrelli, scrittore ed emulo di S. Paolo della Croce; Padre Germano di S. Stanislao, filosofo, scrittore e direttore spirituale di S. Gemma Galgani, e molti altri ancora, che attendono il giudizio della Chiesa prima di salire alla gloria degli altari.

Oggi i suoi membri sono oltre 4.000, e combattono strenuamente per l'avvento del regno di Dio su tutta la terra, come ha loro insegnato il Santo Fondatore, che « congregò i militi di Cristo sotto il vessillo della Croce, insegnò loro a camminare con Dio, a combattere contro l'antico serpente, e a predicare ai popoli Gesù Cristo e questo Crocifisso » (Ant. in fest. S, P. a Cruce).

 

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