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« HAI DA FONDARE UNA CONGREGAZIONE»

 

Gli appare la Madonna

Paolo, ricordando il colpo di folgore nella chiesa di Crema, stava sempre in attesa del cenno divino, che gl'indicasse la via da seguire.

Finalmente, nell'estate del 1720, quando le spighe d'oro cadevano frusciando sotto la falce dei mietitori, Dio si degnò di manifestargliela con una memorabile visione.

Un giorno di quel giugno assolato, trovandosi solo nelle campagne che circondano Castellazzo, assorto in profondo raccoglimento, d'improvviso gli apparve la Madonna.

Era vestita di tunica nera che scendeva sino a terra, ai fianchi aveva una cintura, sul petto le spiccava un distintivo in forma di cuore, con in mezzo scritta la parola: JESU, che in successive visioni fu completata con queste altre: XPI PASSIO (la Passione di Gesù), i piedi li aveva totalmente scalzi.

Facendosigli incontro, con amorevolezza più che di madre gli disse:

« Paolo, vedi come sono vestita a lutto? Ciò è per la Passione del mio Figlio Gesù. Cosi ti hai da vestire tu, ed hai da fondare una congregazione nella quale si vesta in questo modo e si faccia un continuo lutto per la Passione e Morte del mio Figliuolo» (Rom. 1999).

E scomparve, lasciandogli lo spirito inondato di gaudio.

A questa visione se ne aggiunsero parecchie altre, dopo le quali concluse che la volontà di Dio a suo riguardo era ch'egli fondasse un nuovo Istituto Religioso.

 

Fondatore a 26 anni

Ma fondare una congregazione nuova non è impresa di scarsa importanza da essere sottovalutata; perciò, non fidandosi di sé in cosa di tanto rilievo, espose tutto al suo direttore spirituale, che ora non era più il Padre Colombano, ma Monsignor Gattinara Vescovo di Alessandria. Questi, volendo essere sicuro del suo giudizio, esaminò per mesi e mesi le visioni e i lumi espostigli. Paolo affermerà in seguito: «Sono passato per il crivello: esami sopra esami» (Rom. 2427).

Alla fine, il prudente Vescovo, alzando le braccia al cielo, esclamò lacrimando:

« Qui indubbiamente vi è la mano di Dio! ».

E decise di rivestirlo dell'abito di fondatore della nuova congregazione della Passione.

Il giorno destinato a celebrare il memorabile av­ venimento in cui, giovane di appena 26 anni, rivestendo la nuova divisa, avrebbe dato inizio alla congregazione dei Passionisti, fu il 21 novembre 1720, nell'episcopio di Alessandria.

La cerimonia della vestizione, però, ebbe inizio nelle prime ore del 22 novembre, giorno di ve­ nerdì, consacrato alla memoria della Passione di Cristo.

Il Vescovo scese nella cappella privata, indossò i paramenti liturgici, e salì l'altare. Paolo era là, in attesa. Erano presenti i familiari del Vescovo. Dall'altare il grande Crocifisso gli tendeva le mani trafitte.

Monsignor Gattinara lesse, fra la commozione generale, le poche preci di rito, asperse d'acqua benedetta la nuova divisa di Paolo, una tunica nera di arbagio, e gliela impose.

Consapevole d'aver rivestito il fondatore d'una nuova congregazione, che avrebbe compiuto tanto bene nel mondo con la memoria della Passione del Signore, il Prelato pianse dolci lacrime.

Indossato l'abito della Passione, Paolo lasciò feli­ ce l'altare e uscì dalla cappella con gli occhi luminosi, come nelle albe caste della sua prima inno­cenza.


Scrive la Regola

II viaggio di ritorno a Castellazzo fu disastroso, perché fatto a piedi scalzi, col capo scoperto e maldifeso dal freddo dalla ruvida tonaca nera che gli mordeva le carni.

A Castellazzo si ritirò per quaranta giorni in uno stambugio, accanto alla chiesa di San Carlo. Nel diario che scrisse in quel tempo, per ordine del direttore spirituale, annotò fedelmente i lumi, le locuzioni, le estasi, le visioni, il dono delle la­ crime, le prove, le consolazioni celesti, e altre meraviglie divine di cui fu favorito da Dio in quella beata quaresima.

In quell'angolo di paradiso, dal 2 al 7 dicembre, scrisse le Regole della nuova congregazione, di getto. «Scrivevo tanto presto, come se vi fosse stato uno in cattedra a dettarmi » (Vetr. 126), dirà Paolo. Poi, col fascicolo manoscritto, si presentò al Vescovo Mons. Gattinara, che lo esaminò at­ tentamente, e si meravigliò della saggezza, prudenza e santità d'ogni singola regola. Decise, però, di sottoporre il manoscritto anche al giudizio del suo antico direttore, il Padre Colombano, che si trovava allora a Pontedecimo (Genova), e gli ordinò di recarsi da lui. Con questo comando volle pure provare la virtù di Paolo.


Sui monti fra i lupi

Paolo non rimase in forse un istante. Si pose immediatamente in cammino, nonostante il freddo polare di quelle regioni, allora nel cuore del­ l'inverno.

I piedi, a contatto della neve ghiacciata, presto gli sanguinarono. Salendo i monti vide girovagare lupi affamati in cerca di preda, ma egli senza mai arrestarsi, procedette pieno di fiducia in Dio.

Giunse la sera, calarono le ombre notturne, non si fermò ancora e continuò a camminare per quelle vie ripide e scabrose tutta la notte. Sorse il sole, continuò a camminare. Finalmente, stanco e sfinito, si pose a sedere dietro uno scoglio.

Mentre stava così riposandosi, passarono alcuni sbirri ben difesi dal freddo che, prendendolo per pazzo o disperato, lo ricoprirono di villanie. Uno di essi, però, mosso da compassione, gli offri un pezzo di pane dicendo:

«Prendi, mangia, Avrai fame!...».

Come Dio volle, la sera di quel giorno giunse al passo dei Giovi, sulla vetta degli Appennini.

Tormentato dalla fame, chiese un po' d'elemosina ad un'osteria, ove trovò anche alloggio per quella notte. Il giorno seguente prosegui.

Molti, vedendolo vestito in quel modo strano per loro, lo deridevano come mentecatto e fanatico, altri gli dicevano ammiccandosi a vicenda:

« Oh, costui bisogna che l'abbia fatta grossa! Guardate che penitenza gli ha imposto il confessore!... ».

Persino due religiosi per scherno gli dissero: « Quare fremuerunt gentes et populi meditati

sunt mania? Che ti agiti tanto per compiere pazzie? ».

Il nostro pellegrino tacque e soffrì tutto per amor di Gesù Crocifisso.

Giunto a Pontedecimo, si presentò a Padre Colombano, che si commosse nel rivedere il suo an­ tico discepolo.

Padre Colombano lesse con ponderazione il fascicolo delle «Regole», presentatogli per ordine di Mons. Gattinara, e il suo giudizio collimò perfettamente con quello del prudente Vescovo. Fece ristorare bene Paolo, lo benedisse e lo licenziò.

Paolo prese la via del ritorno, rifacendo la stessa strada orribile di prima, con le stesse difficoltà e gli stessi disagi (Corn. 260. Vetr. 133).

 

« Venite alla dottrina cristiana »

Giunto a Castellazzo si chiuse nel romitorio di Santo Stefano, in perfetta solitudine, per consa­ crarsi con più agio all'orazione e alla penitenza.

Ma avvenne che più pregava, più gli cresceva il desiderio dell'apostolato.

Il Vescovo d'Alessandria, saputolo, gli ordinò di spiegare pubblicamente la dottrina cristiana ai fanciulli nella chiesa di S. Carlo. Il novello missionario obbedì subito e volentieri. Inalberato un grande Crocifisso, percorse le strade e le piazze del paese gridando:

« Alla dottrina cristiana nella chiesa di S. Carlo! Carissimi, venite alla dottrina cristiana. Vi sarà insegnata la pia del Paradiso! Padri e madri, mandate i vostri figli alla dottrina, altrimenti ne darete stretto conto a Dio! ».

Un fanciullo, intanto, suonava il campanello per richiamare l'attenzione dei piccoli. I bambini accorsero a frotte e si innamorarono tanto del santo catechista, a loro ben noto, che quando sentivano squillare il campanello della dottrina, disertavano le case e i giuochi per accorrere ad ascoltarlo (Aless. 153).

 

Predica agli uomini

Anche gli uomini desideravano udire la sua parola. Mons. Gattinara, venuto a saperlo, gli ordinò di predicare loro dal pulpito le verità della fede.

Il giovane eremita, non ancora sacerdote, obbedì. Il popolo che accorse ad ascoltarlo fu così numeroso, che la chiesa di S. Carlo nereggiava di teste.

«Mi ricordo narra un testimonio che in quell'anno nella domenica di quinquagesima, tro­vandomi a pranzo con un mio zio, ed avendo sentito per la strada il suono del campanello, che usava Paolo per raccogliere il popolo in chiesa, siamo usciti per portarci in S. Carlo a sentire la predica.

«Dopo avere osservato, con nostra grande ammirazione, che in piazza non vi era neppure una persona, giunti a S. Carlo abbiamo trovato la chiesa parata a lutto, piena di popolo, sicché con stento abbiamo potuto inoltrarci nel coro, donde ho sentito Paolo predicare con grande zelo, come pure ho sentito le grida del popolo, che ad una voce esclamava:

«Mi pento! ».

« Quella predica sarà durata circa due ore, e l'ha fatta con una corona di spine in capo ed una corda al collo, nel quale arnese e col Crocifisso inalberato, mi fu detto che aveva prima girato per le strade» (Aless. 242).

 

Due nemici si abbracciano

Predicava senza posa anche nell'oratorio del ro­ mitorio. Al mattino e dopopranzo predicava alle donne; di sera agli uomini. I suoi argomenti preferiti erano le verità della fede, i novissimi, i fatti della Sacra Scrittura, la vita del Signore. Sulla Passione del Signore predicava con tanta vivezza e unzione che ogni volta gli ottenevano sorprendenti frutti spirituali.

Una sera, tra la folla d'uomini accorsi a sentirlo, venne notata la presenza del dottor Maranzana e di un altro signore, giurati nemici. Il fatto fu riferito a Paolo, che, ispirato da Dio, prese per argomento del suo discorso le parole di Gesù: «Padre, perdona loro perché non sanno quello che si fanno ».

Parlò con tanto fuoco ed energia, che i due nemici si commossero profondamente. Al termine della funzione, mentre gli altri uomini pensierosi lasciavano il romitorio, essi entrarono nella stanzetta povera di Paolo, si chiesero perdono a vicenda, si abbracciarono e ritornarono in paese, conversando come due buoni amici. Anzi, il giorno seguente si accostarono insieme al banchetto eucaristico, per riparare con un gesto d'amore cristiano, lo scandalo della loro vecchia inimicizia (Aless. 230).

« Pace, fratelli, pace! »

Era sorta una lite tra alcuni bevitori in un'osteria di Castellazzo, e dalle parole erano passati ai fatti.

Avevano già brandito i coltelli quando, avvisato in tempo, Paolo sopraggiunse di corsa col Crocifisso in mano. Il pericolo nel quale si metteva era grave, ma egli fiducioso nel suo Crocifisso si gettò fra i contendenti gridando:

« Pace, fratelli, pace! ».

La vista del Crocifisso, e le sue parole ardenti, calmarono i loro bollenti spiriti; riposero i coltelli, fecero la pace, e si ritirarono senza avere fatto nulla di male, felici d'avere dato ascolto al Santo, che da quel giorno divenne il loro più caro amico (Aless. 211).

 

« Che cosa fate, Paolo? »

Con la sua predicazione riusci a rinnovare i co­ stumi di Castellazzo e ad intensificare la frequenza ai Santi Sacramenti.

Era un semplice eremita, e tuttavia la gente aveva tanta fiducia in lui, che gli aprivano completamente l'animo e, cosa singolare, gli manifestavano i propri peccati per averne consiglio e conforto.

«Ed egli li faceva un biglietto sigillato, e li mandava a confessare in Alessandria da quei con­fessori che conosceva non essere di manica larga, e di questi biglietti ne fece un gran numero » (Orbet. 349).

I confessori di Castellazzo non ebbero più tempo di riposo. E avvenne che una volta uno di essi per scherzo gli disse:

« Che cosa fate, Paolo?! Noi confessori non abbiamo più tempo di mangiare! ».

Rispose :

« Che cosa volete che io vi dica: le anime sono di Dio, il frutto di Dio, e io che ci ho da fare? ».

Parlando di queste confessioni senza assoluzione, egli dirà più tardi:

«/o mi credevo che il mondo camminasse più alla buona, e si vivesse un po' meglio! Allora capii come stava il misero mondo! » (Vetr. 135).

Questo intenso apostolato di Paolo durò circa un anno; e quando dovette partire per seguire la voce di Dio, tutti si rammaricarono dicendo che avevano perduto «Il padre che gli insegnava a vivere cristianamente » (Aless. 203).

 

Approvazione della nuova congregazione

Sognava Roma. Il centro del cristianesimo lo attirava con forza straordinaria. Verso la fine del­ l'estate del 1721 parti alla volta di quella città, con la precisa intenzione di rendere omaggio al Papa Innocenzo XIII e di presentargli le Regole per l'approvazione.

Appena giunto a Roma fece una visita a S. Pietro, poi si recò subito al palazzo del Pontefice per chiedere udienza da sua Santità, ma la guardia palatina di turno, indicandogli la porta gli disse: « Sai quanti birboni capitano ogni giornol? Via, via! » (Rom. 2429).

Se ne andò, a capo chino. Per il momento tutte le sue speranze sono crollate; ma suonerà presto l'ora di Dio, e la sua congregazione sarà approvata più volte e porrà le tende in tutto il mondo.

Difatti, ritornato alla santa città nel 1725 per l'acquisto del giubileo, venne presentato dal Card. Corradini in persona a Innocenzo XIII, che « vivae vocis oraculo » approvò la sua nuova congrega­ zione, di cui Benedetto XIV dirà:

« Questa congregazione della Passione doveva nascere per prima e giunge per ultimai».

 

 

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