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LE PRIME MISSIONI

 

Accorrono i primi compagni

Sul monte Argentaro Paolo ebbe la sorpresa di vedere l'eremo dell'Annunziata, a lui tanto caro, occupato da un giovane eremita. Senza perdersi d'animo, ne cercò un altro. Trovò a poca distanza l'eremo di S. Antonio e vi si insediò con Gianbattista.

Presto, richiamati dalla fama delle sue virtù, cominciarono ad accorrere i primi compagni, coi quali si diede a condurre una vita austera, più angelica che umana.

Nel cuore della notte si alzavano per intrattenersi in due ore di orazione. Di buon mattino facevano un'altra ora di orazione, Messa e Comunione, poi studio nella selva sino a mezzogiorno. Quindi pranzo, che consisteva in poco pane avuto in elemosina, vino molto annacquato, minestra d'erbe o di legumi, e una pietanza di salume o di pesce.

Dopo pranzo breve trattenimento, quindi recita di vespro, seguito dallo studio o preghiera nella selva. Alle 17 ritorno al romitorio per una quarta ora di orazione e Rosario in comune; altre due ore di studio, cena e riposo notturno.

Paolo precedeva tutti, e di notte, invece di andare a dormire con gli altri, spesso si ritirava fra due scogli, in una specie di grotta, dove, sotto le stelle, effondeva il suo spirito in orazione a Dio, sino all'ora del mattutino. La grotta era segretissima. Solo Dio doveva essere testimone delle sue ascensioni spirituali.

 

La frutta fa bene al mattino

La perfezione di vita di quei solitari, si può ar­guire dalla severità con cui venne punita una piccola mancanza d'uno di loro.

« Io una mattina narra Padre Antonio stando Paolo in orazione, ho spiccato nascostamente cinque o sei fichi primiticci da una ficaia e me li sono mangiati; ed essendomi nettate le labbra, al primo incontro che ho avuto con Paolo, mi disse con faccia severa:

« Hai mangiato i fichi senza licenza, eh? ».

«È vero, ma ho sentito dire che ì fichi fanno bene alla mattinai ».

« Te n'accorgerai! Ti verrà la febbre fra pochi giorni per castigo della disubbidienza. Tanti fichi hai mangiato senza licenza, tante febbri avrai».

E quanti fichi ho mangiato, tante febbri ho avuto» (Aless. 101).

 

Missionario popolare

Le gioie della solitudine non gl'impedivano la vita missionaria, cui si dedicò con passione d'apostolo. Del missionario aveva tutte le buone qualità: voce, statura, gesto ampio, pensiero limpido, unito al dono degli affetti. Possedeva in grado eminente quanto egli riteneva necessario per formarlo, tre « S », cioè: Santità, Scienza, Salute. Benedetto XIII gli concesse il titolo di Missionario Apostolico.

Dal palco, durante le missioni, parlava cori tanta forza delle verità eterne, che un ufficiale delle trup­ pe tedesche gli disse candidamente:

« Padre, io sono stato in guerra sotto il cannone, non ho mai tremato, e voi mi fate tremare da capo a piedi, quando vi vedo predicarci » (Vetr. 173, 176).

« // suo dire era vivo ed efficace, inveiva con grande spirito e si accendeva a tal segno di santo fervore, che d'ordinario sembrava anche nell'aspet­ to una viva fiamma di fuoco » (Vetr. 166).

Specialmente era efficace allorché, alla fine delle sue prediche, parlava della Passione del Signore. Cavava le lacrime anche ai cuori di pietra, e convertiva perfino i peccatori più invecchiati nel male. Dicevano ammirati:

« Questo Padre, nel meditare la Passione di Gesù Cristo, un giorno resterà morto sul palco! » (Vetr. 56).


Missione a Orbetello

Il suo campo missionario fu l'Italia Centrale. Predicò missioni senza numero. Ordinariamente riuscivano un trionfo della grazia di Dio, solo poche fallirono.

In quella che diede a Orbetello nel 1733, per esempio, i successi furono strepitosi, anche perché accompagnata da prodigi clamorosi.

Infatti in Orbetello Paolo tuonò dal palco contro il grave disordine della moda indecorosa delle donne, richiamò in confessionale, e tutte (miracolo!) presero come d'incanto a vestire secondo le regole della modestia cristiana (Rom. 879).

 

La signora francese

Tutte, meno una, che volle continuare nel pessimo costume: una signora francese. Anzi, durante la predica, la signora si pose come in atto di sfida avanti al palco da dove predicava il missio­ nario, mettendo sfacciatamente in mostra le sue nudità.

Paolo la notò, ma non colse la provocazione del­ l'audace, sperando nella emendazione. Tutte le sere continuò a parlare forte contro l'immodestia del vestire. Fatica sprecata. Allora pregò Dio che ponesse lui stesso rimedio allo sconcerto, e diede un'occhiata severa alla signora che gli sedeva di­ nanzi.

A quell'occhiata il petto dell'immodesta diven­ne nero come un carbone. Piena di confusione estrasse un fazzoletto bianco e si coprì come me­ glio potè.

Le donne di Orbetello ravvisarono in questo fatto un castigo di Dio alla sua procace immode­stia. Ritornata in sé, umile umile andò dal Santo, gli fece la sua confessione, e promettendo di emendarsi delle sue vanità, chiese di essere liberata dal severo castigo.

Paolo pregò per lei e Dio la liberò. Da quel giorno si guardò bene dal ritornare alle antiche vanità (Rom. 1643).

 

Provvede letti a 60 famiglie povere

A un altro grave inconveniente bisognava rimediare. In molte case povere, padri, madri, figli e figlie erano costretti a dormire nello stesso letto.

Paolo parlò forte sui gravi pericoli che da ciò ne venivano all'innocenza; poi indisse una colletta che fu molto fruttuosa, stese l'elenco delle famiglie bisognose (una sessantina), provvide i letti necessari e li fece distribuire. Cosi il grave inconveniente venne eliminato.


I soldati tornano a Dio

Paolo predicava con libertà contro gli scandali pubblici e i vizi più comuni. I confessionali erano sempre assiepati.

Numerose furono le conversioni strepitose. Tra i militari vi erano anche degli eretici; non passava giorno senza che parecchi ritornassero alla Chiesa Cattolica facendo pubblica abiura.

Molti soldati gli portarono i libri empi e osceni, carte da giuoco, i dadi e altri oggetti occasione di peccato. Egli ne fece un mucchio e li bruciò alla presenza del popolo.

Altri, mentre stavano confessandosi, si sentirono prendere per il collo e trascinare da forza invisibi le. Non cedettero.

 

« Padre Paolo, presto che il demonio si porta via un soldato! »

Il demonio tentò ogni sforzo per non lasciarsi sfuggire tante anime che da tempo erano sue.

Una notte Paolo si era appena assopito, quando il silenzio della sua stanza fu rotto dalle grida di alcuni soldati:

«Padre Paolo, Padre Paolo, presto venite, fate presto, che il diavolo si porta via un soldato nel quartiere!... ».

Erano terrorizzati.

Paolo balzò dal letto e, nonostante si sentisse scorrere nelle vene un indefinibile terrore, corse al quartiere militare e vide il misero soldato sospeso in aria all'altezza d'un metro, che con voce contraffatta urlava:

«Aiuto, aiuto, che il diavolo mi porta via! ». Lo portava via davvero, perché lo trascinava di qua e di là, fra l'universale spavento dei soldati, che si erano rimpiattati un po' ovunque.

Paolo, con fede viva e voce intrepida, comandò al demonio in nome di Dio di lasciare quel soldato e di non molestarlo più. Poi si accostò all'in­ felice, più morto che vivo, e gli disse:

«Non temere, non dubitare, sono qui per te, basta che ti penta dei tuoi peccati » .

Alcuni mesi prima aveva venduto l'anima al diavolo, se l'avesse aiutato a godersi la vita; il diavolo l'aiutò, ed ora, terminato il tempo di libertà e di stravizi, voleva ad ogni costo portarlo via, secondo il patto firmato da entrambi.

Paolo ripete i suoi imperiosi comandi, e, finalmente, lo spirito maligno lasciò l'infelice, ma cosi malconcio che sembrava morto.

Il Santo gli fece coraggio. Il terrorizzato soldato chiese subito di confessarsi, perché temeva che durante la notte ritornasse ancora a portarlo via. Lo assicurò ponendogli la corona del Rosario al collo: «Non temere, la Madonna ti proteggerà».

Il mattino seguente il soldato, di nazionalità francese, si confessò dal suo cappellano, e incominciò a vivere da buon cristiano (Rom. 1788).

 

Trascinato dal demonio

Un altro soldato stava confessandosi da uno dei missionari. All'improvviso si senti prendere per il collo e trascinare indietro. Egli istintivamente si aggrappò al confessionale, ma la forza invisibile era cosi superiore, che trascinò in mezzo alla chie­sa soldato, confessore e confessionale, con terrore dei presenti.

Alle grida di aiuto, Paolo, che confessava in sacrestia, accorse, nascose sotto il suo mantello il soldato tutto tremante di spavento, gli pose la corona del Rosario al collo, e gli disse di non temere, per­ ché ora la Madonna lo proteggeva. Poi lo confessò e lo mandò in pace.

Il militare era cosi felice, che pensando di potersi dare la morte per rendere perenne questa sua felicità, apri un sepolcro nella chiesa e vi si chiuse dentro in attesa della morte.

Paolo accorse di nuovo, e non dovette faticare poco per farlo uscire da quella tomba. Diceva raccontando il fatto:

« Ho faticato pili a tirarlo fuori dal sepolcro che dal peccato! » (Rom. 242).

 

Risuscita un bambino

L'ultimo giorno della missione benedi il popolo col Crocifisso e, sceso dal palco, lasciò Orbetello, completamente trasformato.

Era quasi giunto alle porte della città, quando venne richiamato con gran fretta. Che era suc­ cesso ?

Un bambino, cadendo dal balcone di casa sulla strada, era rimasto morto all'istante. Il medico non aveva fatto altro che costatarne la morte repentina.

La madre del piccolo ebbe un'ispirazione. Mandò a chiamare Paolo.

Il Santo ritornò sui suoi passi, si portò a casa Benetti, ed entrò nella stanza dove era il cadaverino steso sul lettino bianco. Lo guardò, lo prese tra le braccia, gli soffiò in viso e su tutta le personcina, come per riscaldarlo. Subito il morticino riprese vita.

Col sorriso sulle labbra lo consegnò alla mamma lacrimante di gioia.

Si congedò immediatamente dai Benetti e raggiunse i compagni di missione che l'attendevano (Proc. Ap. Rom. 401).

 

« Oh, se avessi trentanni di meno! »

Come questa d'Orbetello, Paolo predicò missioni fino a tarda età, senza mai stancarsi, e quando le malattie lo inchiodarono a letto, ripeteva ancora: « Oh, se avessi trentanni di meno!... Vorrei andare in tutto il mondo a predicare Gesù Crocifisso ai poveri peccatori! ».

Con esse operò un bene immenso in moltissimi paesi dell'Italia Centrale, tanto da meritarsi il titolo di cacciatore di anime.

 

 

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