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Diario spirituale

di San Paolo della Croce

E' una lettera-diario destinata al vescovo di Alessandria mons. Gattinara, che, dopo averlo rivestito dell'abito della Passione e avergli assegnata una stanza attigua alla sacrestia della chiesa di s. Carlo a Castellazzo Bormida (AL), gli chiese di scrivere le proprie riflessioni durante la sua esperienza di orazione e di penitenza, tra il 23 novembre 1720 e il 1 gennaio 1721. Tale documento aiuta a conoscere l'esperienza e la spiritualit à di San Paolo della Croce.

Il testo riportato nel seguito (pp. 733-752) e' stato prelevato dal libro di P. Fabiano Giorgini C.P. "S. Paolo della Croce, Lettere ai Passionisti" Edizioni CIPI Piazza SS. Giovanni e Paolo, 13, 00184 ROMA, Vol. I, 1998, pp. 1024


324 Resoconto del suo ritiro al vescovo .

Castellazzo. Diario : 23/11/1720 - 01/01/1721.

Deo gratias et Mariae semper Virgini

•  Novembre, sabato, che fu il primo giorno del mio ritiro in S. Carlo feci indegnamente la s.
Comunione; non fui né raccolto particolarmente, né distratto. Il resto del giorno fui afflitto
interiormente con particolar modo di malinconia, la quale non è come quella che si prova ne [i] travagli
del mondo, ma è una certa passione interiore, che è nello spirito e nel cuore, mista con segrete
tentazioni, le quali appena si conoscono et affliggono per questo grandemente l'anima, che uno non sa,
per così dire, se sia di qua o di là, tanto più che non v'è in quel tempo alcun segno sensibile d'orazione;
so bene che Dio mi fa intendere che purificano l'anima. Io so che, per misericordia del nostro caro Dio,
non desidero saper altro, né gustar alcuna consolazione, solo che desidero d'esser crucifisso con Gesù.

•  [nov.] Domenica, feci indegnamente la s. Orazione; non fui con particolar elevazione, ma
me ne stetti con la solita pace interiore, cioè a dire con la pura avvertenza amorosa in Dio, in generale,
infusa nello spirito; feci poi indegnamente la SS. Comunione, e me ne stetti per qualche tempo
raccolto, e poi finì così.

•  [nov] Lunedì, fui nell'orazione insensibile et anche distratto; nella S. Comunione nel
principio fui raccolto, e poi cessò. Il più fervore che sentissi, et anche con qualche lagrima, fu di notte,
pregando il Signore per la S. Chiesa e per i peccatori, e perché si plachi per quest'imminente flagello,
che merito per li miei peccati, e altre preghiere che qui non scrivo.

Il resto del giorno fui pieno d'afflizione, di malinconia, et anche tentato di compassione verso la casa; mi rendeva fastidio il vedere le genti, il sentirli passeggiare, il suono, le campane; insomma mi pareva che avessi il cuor sepolto, senza alcun sentimento d'orazione. E pure non mi sovvenne di desiderarne il sollievo, e mentalmente son contento d'averle; ma questa contentezza non si sente, perché in questo tempo vi è del travaglio, e particolare; è una certa contentezza, che sia fatta la Volontà SS.ma del nostro caro Dio, e questa sta sepolta come sotto le ceneri nel più segreto dello spirito; so che è difficile a spiegarmi, perché chi non prova è difficile intendere.

26 [nov] Martedì, feci indegnamente l'orazione di notte e fui secco fuori che nel principio, che
fui in qualche soavità interiore molto sottile e delicata. Feci poi la ss. Comunione e fui particolarmente
elevato in Dio con altissima soavità et un certo caldo al cuore, che teneva anche lo stomaco, che sentivo
essere soprannaturale, il quale mi faceva star in grande consolazione.

So che feci anche de' colloqui sopra la dolorosissima Passione del mio caro Gesù; quando gli parlo dei suoi tormenti v.g. gli dico: Ah mio Bene! quando foste flagellato come stava il vostro SS. Cuore? Caro mio Sposo, quanto v'affliggeva la vista dei miei gran peccati e delle mie ingratitudini! Ah mio Amore! perché non muoio per Voi? perché non vengo tutto spasimi?

E poi sento che alle volte lo spirito non può più parlare, e se ne sta così in Dio con i suo tormenti infusi nell'anima; et alle volte pare che si disfacci il cuore.

Il resto del giorno, e massime alla sera fui particolarmente afflitto e malinconico in quella maniera sopradetta, e perché questa malinconia non leva la pace del cuore si sente grand'afflizione, che non sovviene più né consolazioni spirituali, né altro, e pare che non se ne abbia mai avuto; so che dico al mio Gesù che le sue croci sono le gioie del mio cuore.

27 [nov] Mercoledì, fui in orazione di notte; nel principio fui molto raccolto, e durò qualche
poco; poi provai qualche inquietudine di pensieri e qualche tentazione che durò poco.


La SS. Comunione fu con altissima soavità et elevazione in Dio mista con lagrime, e poi m'è venuto in memoria d'aver sentito a dire che si dice [da alcuni] che non soffrirò questa nudità; in questo istante fu tanto il giubilo e il desiderio di patimenti, che il freddo, le nevi, et il gelato mi parevano soavità, e li desideravo con gran fervore, dicendo al mio caro Gesù: le tue pene, caro Dio, sono i pegni del tuo amore; e poi restavo così godendo del mio diletto Gesù in altissima soavità, e pace, senza moti delle potenze, ma così in silenzio.

Non mi cessa il fervore nel pregare per li predetti bisogni. So d'aver avuto anche impulso particolare d'andar a Roma per questa gran maraviglia di Dio. Dicevo anche al mio Sommo Bene, se vuole che scrivi la regola per li Poveri di Gesù, e me ne son sentito gran mozione con gran soavità. Mi rallegravo che il nostro grand'Iddio si voglia servire di questo gran peccatore, e dall'altra parte non sapevo dove gettarmi, vedendomi tanto vile. Basta: so che dico al mio caro Gesù, che tutte le creature canteranno le sue misericordie.

28 [nov] Giovedì. Nell'orazione fui arido e qualche poco distratto; nella SS. Comunione fui
raccolto, dopo cioè nel ringraziamento e preghiera fui con molta tenerezza di lagrime, massime
pregando il Sommo Bene per l'esito felice della SS. Ispirazione[= fondare la Congregazione], che per
sua infinita bontà mi ha dato, e continuamente mi dà.

Mi ricordo che pregavo la Beatissima Vergine con tutti gli Angeli e Santi, e massime li Santi Fondatori, et in un subito mi è paruto in spirito di vederli prostrati avanti l'Altissima Maestà di Dio a pregare per questo, ciò mi successe in un attimo come un lampo, in soavità mista con lagrime; il modo che li vidi non fu con forma corporea; fu così in spirito, con intelligenza dell'anima, la quale non so spiegare e quasi subito sparì.

29 [nov. Venerdì]. Feci indegnamente l'orazione e la SS. Comunione arido e nell'orazione fui
distratto. Voglio spiegarmi come posso nelle distrazioni: quando sono distratto, l'anima né più né meno
sta in pace con Dio, con tutto che sia conturbato da pensieri, che mi molestano.

Alla volte dico al mio intelletto che se ne fugge or qua or là: va dove vuoi, che sempre anderai in Dio; ciò mi avviene in queste distrazioni, cioè qual sorte di pensieri mi siano passati per la mente (fuori che non siano evidenti tentazioni) nel tempo dell'orazione non lo so dire, solo che so essere cose indifferenti et alle volte mi sovviene che mi vengono pensieri anche spirituali, tuttavia per l'intelligenza che Dio mi dà, e me ne accorgo, so che l'anima sta sempre fissa in Dio colla sua pace, ma resta più insensibile e segreta, e di questo se ne accorge la volontà, che è la bocca dove entra il cibo ss.mo del divino Amore, la quale abbenché resti cibata segretamente per l'impedimento che le danno queste due potenze, memoria et intelletto, che se ne fuggono nelle distrazioni, tuttavia lei non manca di starsene tutta attenta al suo cibo che è il ss. amore di Dio, il più si è che non lo sente tanto, come quando le restano unite insieme le altre due potenze.

Et a mio credere si è come quando un bambino ha la bocca alla mammella della madre, che ingoia il latte, e con le mani e colli piedi sgambetta, si torce, crolla il capo, et altre cose simili, ma sempre s'allatta, perché non leva mai la bocca dalla mammella della madre. Certo si è che gli farebbe più prò se stasse quieto, che a far quel [che]si è detto, ma tuttavia il latte li va giù per la gola, perché non leva mai la bocca dalla mammella della madre.

Così l'anima: la volontà che è la bocca, non manca di succhiare il latte del ss. amore, abbenché le potenze, memoria et intelletto, se ne fuggono; certo si è che sente più giovamento quando se ne stanno quiete, et unite. Io non saprei spiegarmi meglio perché il Signore non mi fa intender altro.

30 [nov] Sabato, giorno di S. Andrea Apostolo. Fui nell'orazione arido e distratto, nella SS.
Comunione fui raccolto; dopo fui con molte lagrime. Mi sovviene che pregavo il mio Gesù che mi
facesse umile in sommo grado; desideravo d'esser l'ultimo delli uomini, la feccia della terra, e pregavo


la B. Vergine che me ne intercedesse la grazia con molte lagrime. Mi sovviene che dissi al mio Gesù, che m'insegnasse qual grado di umiltà più li piace e mi sentii dire nel cuore: Quando tu ti getti in ispirito ai piedi di tutte le creature, sino sotto ai piedi dei demoni, questo è quello più mi piace.

Ho già inteso che l'abbassarsi sino sotto l'inferno, sotto i piedi dei demoni, allora Dio alza al Paradiso, perché siccome il demonio volle alzarsi al più alto del Paradiso, e per la sua superbia fu gettato al più profondo dell'inferno, così viceversa l'anima che si umilia fin sotto l'inferno fa tremare il demonio, lo confonde, et il Sommo Bene l'esalta al Paradiso. So che tutto è del mio Dio, a Lui sia onore e gloria in sempiterno. Amen.

•  Dicembre, Domenica. Tanto nell'orazione che nella SS. Comunione sono stato arido e
distratto, con anche qualche malinconia sopradetta.

•  [dic] Lunedì. Sono stato insensibile e distratto sì nella s. Orazione, come nella SS.
Comunione, con differenza che nella S. Comunione non fui distratto, né si dà quasi mai che resti
distratto; secco, arido, questo sì, ma o poco o assai, o avanti o dopo, sento sempre per lo più qualche
mozione di cuore, e da venire e da sparire in un subito, che appena la senti, e poi restar come un tronco,
o dura più ; in tutto sia benedetto il Dator dolcissimo d'ogni bene.

•  [dic] Martedì, fui tutto il giorno afflitto con grand'afflizioni; n'ho provato quand'ero secolare,
ma non così sensibili e veementi, per me quantunque sia in questo stato, mi sento gran desiderio che
durino, e li so dire che quando mi vengono queste sorti d'affanni o sia afflizioni (che non so come
chiamarli) mi paio sepolto in un abisso di miserie, mi paio l'uomo più miserabile e desolato che si trovi,
e pur l'anima le abbraccia, perché sa che è volontà di Dio, e che sono le gioie di Gesù. Mi viene da dire
con santa Teresa: O patire o morire.

•  [dic] Mercoledì, feci orazione raccolto e provai anche dolci inquietudini di pensieri. Nella S.
Comunione fui molto in soavità; il mio caro Dio mi dava intelligenza infusa del gaudio che avrà
l'anima quando lo vedremo a faccia a faccia, che sarà unita con lui in santo amore.

Poi mi veniva dolore di vederlo offeso, e gli dicevo che mi desidererei scarnificato per un'anima. Ahimé! mi pareva languire, vedendo la perdita di tante anime che non sentono il frutto della Passione del mio Gesù. Quando Iddio mi dà quest'intelligenza altissima del gaudio che si proverà quando si vedrà a faccia a faccia, cioè uniti a lui, l'anima non puole, per così dire, soffrire di star più nel corpo, perché con altissimo lume di fede si vede nell'infinito amor del suo Dio; le viene il desiderio di sciogliersi dal corpo.

So che m'è già venuto di dire che il corpo è una catena dell'anima, il quale la tiene legata; che sino a tanto che Dio non la rompa colla morte del corpo, non puole volare all'unione e vista perfetta del suo amato Bene.

•  Dicembre, fui nell'orazione e nella Comunione molto in pace; nel principio ebbi molta
tenerezza, cioè avanti di comunicarmi, e molta cognizione di me stesso, e dicevo agli Angeli che
assistono all'adorabilissimo Mistero [dell'Eucaristia], che mi scaccino fuori della Chiesa, essendo
peggior d'un demonio; pure la particolar confidenza con il mio Sacramentato Sposo non si partì; li
dicevo che si ricordi di quello m'ha lasciato nel S. Vangelo, che non è venuto a chiamare i giusti, ma i
peccatori [Mt 9, 13].

•  [Dicembre] Venerdì, fui particolarmente raccolto, massime nella SS. Comunione, dopo la
quale fui con gran pace e soavità, con dolcissimi affetti; avevo particolar fervore di pregar Dio che Lui
facesse presto a fondare questa S. Congregazione di S. Chiesa, e per i peccatori; ebbi molta intelligenza


infusa d[egl]i spasimi del mio Gesù, e avevo tanta brama dell'essere con perfezione unito con Lui, che desideravo sentire attualmente i suoi spasimi, ed essere in croce con Lui. Queste maraviglie con parità corporea [= con parole, ragionamenti umani] non si possono spiegare, perché Dio le fa intendere altissimamente all'anima con moti tanto spirituali, che non si possono spiegare, e le intende in un attimo. Tutto il resto del giorno sono stato arido et anche molestato da pensieri, ma in pace.

7 [dic] Sabato. Nell'orazione della mattina fui in pace e poi fui anche molestato da pensieri;
nella S. Comunione fui particolarmente raccolto, et elevato con lagrime sino che mi facevano male le
ossa dello stomaco, perché tremavo un pò di freddo, ma poi dopo tutto sparì.

Questo m'interviene spesso; so che mi sono sentito già debole di corpo (oh! infinita misericordia del nostro sommo Bene) dopo la SS. Comunione sentirmi migliorare e forte. Questo secondo l'intelligenza che Dio mi dà, avviene dal vigor grande che riceve lo spirito da quell'angelico cibo, che ridonda anche a fortificar il corpo. Ho avuto parimente gran fervore, misto con lagrime, di pregare per la conversione dei poveri peccatori. Dicevo al mio Dio che non posso più vederlo offeso. Ebbi anche particolar tenerezza in pregare che Dio per sua pietà fondi presto la S. Congregazione, e che mandi gente per sua maggior gloria, e profitto dei prossimi, e questo con gran desiderio e fervore: et io li dicevo che mi accettasse per minimo servo dei suoi poveri, e mi pareva essere indegnissimo (come è così) di fargli lo sguattero.

Ho avuto gran cognizione di me, mi par quando Dio mi dà quest'altissima cognizione d'essere peggio d'un demonio; d'esser una sporchissima cloaca, come con verità è così, ma non mi si parte mai la grandissima e tenerissima confidenza con il mio Sacramentato Sposo. Li dico che con farmi tante grazie, e sì innumerabili favori risplenderanno piu' le sue infinite misericordie, perché le fa al più gran peccatore. In tutto sia lodato il suo SS. Nome.

8 [dic] Domenica, fui nell'orazione al solito in pace; nel far l'offerta de' spasimi, che ha sofferto
il mio Gesù, mi sono sentito mosso a lagrime, e parimenti nel pregare per tutti del mio prossimo. Nella
SS. Comunione sono stato paticolarmente raccolto e massime nel fare il racconto doloroso et amoroso
de' suoi tormenti al mio Gesù.

Questa grazia così soprana, che il mio caro Dio mi fa in questo tempo, non la so spiegare, perché non posso. Sappia che nel raccontare le pene al mio Gesù alle volte come ne ho raccontata una o due, bisogna che mi fermi così, perché l'anima non può più parlare e sente a liquefarsi. Sta così languendo con un'altissima soavità mista con lagrime, con le pene del suo Sposo infuse in sé, o pure per più spiegarmi, immersa nel cuore e dolore ss.mo del suo Sposo dolcissimo Gesù; alle volte ne ha intelligenza di tutte, e se ne sta così in Dio con quella vista amorosa e dolorosa. Ciò è difficilissimo a spiegarsi; parmi sempre cosa nuova.

9 [dic[ Lunedì, sono stato molto inquietato, e molestato da pensieri; nella SS. Comunione sono
stato raccolto, e poi arido, et anco di nuovo molestato da pensieri; nelle suppliche fatte al mio Dio
nell'orazione di notte sono stato molto fervoroso, massime nel pregare per la conversione dei peccatori.

10,11,12,13 [dic]. Sono stato arido, distratto, tentato stavo per forza in orazione, ero tentato di gola, e mi veniva fame; sentivo il freddo più del solito, e la carne ne desiderava il sollievo, e perciò volevo scappar dall'orazione. Lo spirito, con la grazia del nostro caro Dio, resisteva; e per le violenze, et assalti, che venivano e dalla carne e dal demonio; per me la tengo per tale, che v'entrasse anche il demonio perché so che ha grand'invidia di chi fa orazione.

Or, come dissi, per la resistenza mi risaltava il cuore, crollavo da capo a piedi, e mi facevano male sin le ossa delle reni, e dello stomaco, ma, per misericordia di Dio, dicevo che voglio starmene così a costo di farmi portar via a pezzi; e ciò veniva perché la carne voleva prender ristoro prima del tempo, che m'ero prefisso di star in orazione. Venuta l'ora destinata di partirmi, restavo in pace con tranquillità desideroso di patir sempre più, anzi dicevo al mio Dio, che non mi levi mai i patimenti.


Questo mi è già succeduto altre volte, e di spesso; ne sia però benedetto il caro Iddio. So che ho inteso che questa sorte d'orazione di patire è un gran regalo, che Dio fa all'anima per farla un armellino di purità, uno scoglio ne[i] patimenti, a segno che non ne faccia più conto, e quando sarà giunta col favor di Dio a questo stato, il Sommo Bene la brucierà d'amore. Bisogna avvertirsi a [non] ritirarsi dall'orazione in questo tempo sì doloroso, perché non si sminuirebbe il patire, anzi l'anima senza profitto si affliggerebbe più, perché si vedrebbe andar in tepidezza, pertanto so che Dio mi dà quest'intelligenza, che l'anima, che Dio vuole tirare all'altissima unione con Lui per mezzo della s. orazione, bisogna che passi per questa strada di patire nell'orazione; anche, e dico patire senza alcun conforto sensibile, che l'anima non sa più dove sia, così per dire, ma ha l'altissima intelligenza infusa, che Dio le dà, che è sempre in braccio del suo Sposo, allattata dalla sua infinita carità. So che anche ho inteso, ma in segreto, quando ero in un patimento particolare che a chi vincerà si darà la manna nascosta, che è quello dice la S. Scrittura [Ap 2, 17]. La manna nascosta ho inteso che sarà il cibo dolcissimo del s. amore, cioè l'anima in altissimo riposo col suo dolcissimo Sposo nella s. orazione. Deo gratias.

14 [dic] Sabato. Sono stato raccolto, et ho provato anche aridità, e distrazione di pensieri, et anco de' sopradetti patimenti, ma non così violenti. Nella SS. Comunione sono stato raccolto, e con delle tenerezze nel fare gli affetti amorosi al mio Sacramentato Gesù, il quale sia da tutti lodato e amato. Amen.

15,16,17,18 [dic]. In questi giorni sono stato arido, distratto con delle inquietudini, e combattimenti tra la carne e lo spirito in quella guisa mi son spiegato di sopra, quando più quando meno, assalti d'impazienza, e di partirmi dall'orazione, tentazioni di mangiare con sentirmi mosso a particolar appetenza di fame, e ciò mi succedeva anche nell'orazione, et io dicevo al mio Gesù, che non me ne liberi, ma bensì mi faccia passare per patimenti; onde che per special grazia del mio Dio, abbenché sia in particolari desolazioni, e tentazioni, afflizioni interiori, non mi sovviene desiderarne sollievo.

Ho avuto in questi giorni subitanea mozione di cuore a lagrime, ma subito spariscono, o almeno vi stanno poco, e poi venivo nel modo sopradetto, ma per misericordia del Sommo Bene non si parte la pace del cuore. M'intendo che non mi sento il cuore perturbato da scrupoli, ma bensì in pace con Dio. Mi par bene che non faccia niente di buono, come è così, ma mi confido nella somma Bontà del Sommo Bene, che sia da tutti amato. Amen.

Non mi si parte il continuo desiderio della conversione di tutti i peccatori, e mi sento mosso paticolarmente a pregare il mio Dio per ciò, che non vorrei più che fosse offeso.

•  [dic] Giovedì, ebbi soavità mista con lagrime di particolar contrizione per li miei peccati, e
ciò avanti di confessarmi ed anche dopo, e poi sparì.

•  [dic] Venerdì, ebbi dell'aridità et anche del raccoglimento, per li spasimi del mio Gesù; mi
sovviene che la sera antecedente del giovedì dicevo che il ricordarmi del giorno funebre e doloroso del
venerdì sono cose da spasimare, e venire degli accidenti; dicevo al mio Gesù che mi faccia venire degli
accidenti per il dolore.

•  [dic] Sabato, giorno di S. Tommaso Apostolo. Sono stato molto travagliato da assalti e
combattimenti di quella forma sopra detta. Ed è così: siccome lo spirito, colla grazia di Dio, vuole
sottomettere la carne e farla stare soggetta et obbediente con unirla alla ragione, la carne all'incontro le
par duro ciò, e per questo quando si sente fame vorrebbe cibarsi, quando è stracca di stare in fatica o in
orazione per la lunghezza di stare in ginocchio, vorrebbe riposarsi, s'ha freddo vorrebbe riscaldarsi, ecc.


Per questo dico, che in questo giorno mi sentivo molestato con gran veemenza dalla maggior parte di queste cose, e lo spirito resisteva e voleva star con Dio nella s. orazione, abbenché si sentisse afflitto e desolato, et all'incontro la carne non voleva, e per questo si movevano le passioni con afflizioni veementi del cuore che risaltava, e mi faceva tremare da capo a piedi, a segno che mi facevano male le ossa e venivo [meno] che mi pareva di non poter più.

Poi sortiva fuori assieme l'inimico con le tentazioni d'impazienza, mi moveva a sdegno sino verso li Sacerdoti, che venivano a dir la S. Messa, facendomi vedere che venivano troppo tardi, e pareva che fossi sforzato a dirgli de' spropositi iniqui; io allora alzavo la voce a Dio et a Maria SS. che mi aiutasse, e dicevo che voglio star così sino che siane dette tutte le Messe, e ciò per fare contro la tentazione, che pareva fossi violentato a partire.

Finito questo mi sentivo venir tentazioni d'orribilissime bestemmie contro Dio, parendomi sentirmi dire dentro di me esecrande scelleraggini; allora gridavo a Maria SS.ma che mi aiutasse. Sappia che in questo stato l'anima sta come in un gran abbandonamento, non sente più divozioni di cuore verso il suo Dio, non si ricorda più di niente delle cose particolari dello spirito, si pare ridotta in un abisso di miserie. É vero però che, abbenché sia in gran desolazione, le sopra dette tentazioni però contro Dio spariscono come un lampo, e non permette il Sommo Bene che la povera anima perseveri in queste orribili tentazioni.

Nel segreto del cuore vi sta un certo segreto e quasi insensibile desiderio di sempre essere in patimenti, siano questi, siano altri; è però vero che [da] quelle tentazioni contro Dio, lo prego a liberarmene; quei diabolici parlamenti trucidano il cuore e l'anima. Per il patire non importa, ma l'anima non puol soffrire di sentire di essere tentata contro il suo Dio.

Tuttavia so che lì risplende la gloria di Dio, et il demonio resta confuso, perché in quelle resitenze che l'anima fa, e in quei patimenti, (per l'intelligenza che Dio mi dà), il Sommo Bene se ne compiace, et il demonio resta deriso e poi fugge. Intendo anche che Dio la tiene in braccio, ma non se ne accorge, e da questo ne viene, che si pare in un grand'abbandonamento, et in gran miseria, come che è tutto cio' frammischiato con gli assalti sopra detti; e se Dio, per sua infinita pietà, non dasse particolar aiuto, sono cose da atterrirsi.

Ho da dire una cosa per maggior gloria di Dio; e si è che quando sono in questo stato nel quale sono già stato le rare volte, e con durata, ma non con tanta veemenza, prego il mio Crucifisso Gesù, che non me ne liberi, anzi li desidero per patire, e ho una certa segreta paura che se ne vadano, a riserva però di quelle tentazioni contro Dio: ma [= eccetto] quando Dio voglia permetterle per mia maggior mortificazione. La paura sopra detta viene dal desiderio, che l'anima ha, di seguire Gesù nei patimenti. Del profitto che ne prova non se ne puol dire tanto che sia abbastanza, ma non cerca questo, perché l'amore non cerca profitto, ma solo la gloria del suo Sommo Bene.

Conferivo con un mio fratello assai spirituale (1), (non essendo io degno di essere chiamato suo), e la conferenza era de' patimenti spirituali che si provano, e gli dicevo che non m'incalo [non mi curo] a conferire de' patimenti, perché ho paura che se ne vadano con sentirne qualche sollievo, quando non è così. Or dicevo che temo più la sottrazione dei patimenti, che un che tema perdere le sue ricchezze. Vero è che quando il timore l'affligge, ma io mi sento paura di perdere i patimenti, ma non m'affligge con levarmi la pace del cuore, e perciò vado attento a raccontarli se non a chi ho obbligazione di s. obbedienza; farò ben coraggio con dire quanto son dolci i patimenti, se parlo con chi patisce, ma poi dirgli tutti li miei che il Signore mi dà, questo poi no.

Vorrei poter dire che tutto il mondo sentisse la gran grazia che Dio per sua pietà fa, quando manda da patire, e massime quando il patire è senza conforto, ché allora l'anima resta purificata come l'oro nel fuoco, e viene bella e leggera per volarsene al suo Bene, ossia alla beata trasformazione senza accorgersene; porta la croce con Gesù e non lo sa, e questo procede dalla moltitudine e varietà dei patimenti, li quali la mettono in grande scordamento, che non si ricorda più di patire.


Ho intelligenza che questo è un gran patire con frutto e di gran gusto a Dio, perché l'anima viene ad essere indifferente a segno che non pensa più né a patire, né a godere; solo che sta fissa alla volontà ss.ma del suo diletto Sposo Gesù, volendo piuttosto essere crucifissa con lui, perché ciò è più conforme al suo amato Dio, il quale in tutta la sua ss. vita non ha fatto altro che patire. In tutto sia lodato il Sommo Bene, che per sua infinita bontà si degna dare et infondere questa intelligenza al gran peccatore.

•  [dic] Domenica, sono stato raccolto con molto sensibile fervore.

•  [dic] Lunedì, nell'orazione di notte sono stato con gran pace, soavità e lagrime con altissima
intelligenza dell'infinite perfezioni, massime dell'infinita Bontà; e poi il resto del giorno sono stato
sepolto in desolazione e inquietato esternamente da pensieri causati dal demonio di cose future.

Quest'esternamente m'intendo che vengono questi pensieri come quando l'acqua del mare è in burrasche, la quale gonfiata da' venti fa le onde grosse, le quali quando sono vicine a scogli, li danno colpi, che pare li vogliano fracassare e disfare; ma non è così; li danno sì, ma non li penetrano né li disfanno, può esser che li disgranino qualche poco, ma poi per la durezza dello scoglio non vi è pericolo, che l'onde per grosse che siano li rompano.

Così segue dell'anima, quando è in orazione, la quale in quel caso è uno scoglio, perché Dio la tiene nella sua infinita carità, e perciò si puol dimandare [dire] uno scoglio di fermezza perché il Sommo Bene gliela dà. Ora il demonio, invidioso di quest'altissimo stato dell'anima quando è in orazione, vedendo che non può rapirla dall'infinite mani dell'Immenso, cerca almeno sturbarla qualche poco con assalirla ora con tentazioni, ora con immaginazioni, ora con varietà di pensieri, ed alle volte, per più ingannarla con sue infami finzioni; e ciò per levarla dall'altissima attenzione a Dio. Ma che? in mezzo a quest'onde tempestose dei demoni, l'anima sta come uno scoglio, essendo che sta sempre fissa al suo amato Bene.

Quest'onde poi di pensieri non servono ad altro che a sgravarla qualche poco, e si è di farla stare per qualche momento senza quella singolarissima et altissima vista continua del suo Diletto, abbenché intendo, che non vi stia né meno quel momento: ciò l'ho detto per spiegarmi meglio, perché né più né meno vi sta, ciò pare solo all'anima, la quale si svolge contro questi assalti, che rigetta, e perciò pare alla meschina, perché perde un pò di attenzione amorosa, di non essere in braccio al caro Sposo; anzi Dio mi fa intendere che vi è, e si compiace di vederla combattere, e questo le serve di maggior profitto, perché in virtù di quel patire, che fa nel combattimento, si purifica a guisa dello scoglio, che se prima della burrasca era un pò rugginoso, dopo la burrasca viene un poco più purgato, perché il moto delle onde lo lava. È vero però che bisogna star avvertiti, che quando vengono queste burrasche d'inquietudini, di pensieri [bisogna] starsene sempre fissi in Dio senza farne conto, perché vedendo l'inimico, che non se ne fa capitale, se ne fugge poi deriso, perché vede che, con l'aiuto di Dio, non si temono.

Quando mi trovo in queste burrasche di pensieri, ed altre inquietudini mi volto al mio Dio dicendogli: Mio Bene, mirate un poco come si trova questa povera anima mia: e poi lo prego, che se è così la sua SS. Volontà, me ne liberi, e poi seguito a star così: non tralascio di confessare, che mi diano molto fastidio, ma sia tutto per amor del Sommo Bene, a cui sia onore e gloria in sempiterno. Amen.

24 [dic] Martedì, son stato con particolar raccoglimento e lagrime, e massime nella S.
Comunione; alla Notte SS. sono stato anche raccolto, ma non così particolarmente; fui anche con molte
tenerezze, massime nel ricordarmi dell'infinito amore del nostro caro Dio nell'essersi fatto uomo, e
nascere con tanto incomodo, e tanta povertà; e poi mi riposavo così nel mio Dio.


•  [dic] Giorno del SS. Natale: feci nell'aurora la S. Confessione con particolar tenerezza di
contrizione, e gran cognizione di me stesso in appresso nella SS. Comunione fui secco come un tronco,
e stetti così quasi tutto il giorno.

•  [dic] Giovedì, giorno di S. Stefano Martire: fui con particolar elevazione di spirito, massime
nella SS. Comunione; desideravo d'andar a morir martire, dove si nega l'adorabilissimo Mistero del SS.
Sacramento. Questo desiderio è qualche tempo che l'infinita Bontà me lo dà, ma oggi l'ho avuto con
particolar modo.

Avevo desiderio della conversione degli Eretici, massime dell' Inghilterra con quei regni vicini e ne feci particolar orazione nella SS. Comunione.

Ebbi anche particolar intelligenza dell'infinita misericordia, facendomi conoscere il nostro sommo Bene con quanto infinito amore castiga qui acciò si fugga l'eternità de' tormenti. E perché sa la sua infinita Maestà il luogo che la sua infinita giustizia ha preparato per giustissimo e meritevolissimo castigo del peccato, pertanto la sua infinita misericordia si muove a compassione con i castighi amorosi, avvisando con questi le sue creature peccatrici all'emenda, acciò fuggano quell'eterno castigo, et in primo luogo lo servino. Tutto ciò l'intendo in un attimo con molte lagrime miste con altissima soavità.

•  [dic] giorno di S. Giovanni Apostolo et Evangelista: sono stato mosso dall'infinita Bontà in
gran riposo e soavità, massime nella SS. Comunione, sentendo con infusa intelligenza e con l'altissime
consolazioni dello spirito un certo riposo dell'anima frammischiato con le pene del Redentore, nelle
quali l'anima si compiace; si frammischia amore, e dolore. Di questo non so farmi intendere, perché
non si può spiegare; dicevo mentre servivo la S. Messa, e che vedevo con li occhi corporali il
Sacramentato Gesù, li dicevo, che mi mandasse li Serafini a saettarmi d'amore; ciò viene dagli slanci
amorosi che l'infinita pietà concede al cuore. Gli dicevo ancora che mi lasci levar la sete del SS.
Amore, lasciandomi bere dall'infinita fonte del suo SS. Cuore. Ma quest'ultimo mi è seguito nella SS.
Comunione.

•  [dic] Giorno dei Santi Innocenti: alla mattina ero arido, et avevo aggravamenti di capo, stetti
così un pezzo, sino che venne l'ora desiderata della SS. Comunione, dopo la quale fui mosso
dall'infinita Bontà in grand'altissimo raccoglimento, et a gran affetti amorosi con colloqui col nostro
caro Sposo. Mi venne poi una rimembranza della fuga fatta in Egitto con tanto suo scomodo, e
patimento et anche dolore di Maria SS.ma con S. Giuseppe, ma in particolare di Maria SS.ma. Si
frammischiava nella poverissima anima mia il dolore, et amore con gran lacrime, e soavità.

Di tutto questo l'anima n'ha infusa e altissima intelligenza tutt'insieme, alle volte d'un mistero solo, ma l'intende in un momento senza forme corporee, o sia immaginarie, ma Dio gliele infonde con opra della sua infinita carità, e misericordia. Nell'istesso tempo, che l'anima l'intende altissimamente, o se ne compiace, o se ne condole secondo i misteri; per lo più si frammischia sempre la santa compiacenza. Alla sera poi ebbi particolar contrizione dei miei gran peccati, e difetti e mancamenti innumerabili, conoscendo essere un abisso d'ingratitudine. N'ebbi ancor particolar cognizione fra il giorno, di me stesso. So che dico al mio Divin Salvatore, che non mi posso chiamar altro, che un miracolo delle sue infinite misericordie. Ne sia da tutti lodato e magnificato il suo SS. Nome. Amen.

29 [dic] Domenica, nell'orazione di notte sono stato in pace, et anche qualche poco distratto.
Ho avuto particolar raccoglimento nell'offerta della sua SS. Vita, Morte e Passione, come anche nelle
suppliche, massime per gli Eretici, et ho avuto particolar moto di pregare per la conversione
dell'Inghilterra, massime perché vorrei che fosse eretto lo stendardo della S. Fede, acciò si slargasse la
divozione, e riverenza, ossequi et amore, e frequenti adorazioni al SS. Sacramento, mistero ineffabile


della SS. Carità di Dio, acciò con più particolar modo sia glorificato il suo SS. Nome. Non mi cessa il desiderio di morir martire, massime per il SS. Sacramento, cioè dove non si crede.

Nella SS. Comunione sono stato quasi insensibile, e poi mi son seguite anche delle distrazioni. Alla sera poi son stato raccolto e mi son sentito commosso a riparare le irriverenze massime della Chiesa, sentendomi mosso a riparare queste con le correzioni, come con la grazia di Dio vado facendo. Mi vien da dire: Ah! mio caro Gesù, che adesso, adesso possiamo fuggire di Chiesa, e che li Angeli ponno portar via il SS. Sacramento in luogo, ove non sia così profanato con l'irriverenze, e offese gravi. Gli dico, che mi dia grazia [di] piangere a lagrime di sangue, come tanto desidero.

•  [dic] Lunedì, sono stato avanti raccolto e poi nella SS. Comunione sono stato anche
particolarmente raccolto, e anche mosso a lagrime. Il resto del giorno poi sono stato in distrazioni
sopradette e massime di pensieri di cose future; mi metteva l'inimico avanti, che mi dovevano venire
tribolazioni grandi per la casa. Ho anche avuta particolare desolazione. In tutto sia fatta la volontà del
nostro caro Dio. Amen.

•  [dic] Giorno di S. Silvestro: sono stato arido, distratto, ma con interna pace, molestato dai
pensieri sopradetti; nella SS. Comunione in pace sì, ma quasi insensibile, e duro negli affetti. Verso la
sera sono stato particolarmente raccolto.

Primo, Mercoledì primo di Gennaio 1721: fui altissimamente elevato dall'infinita carità del dolcissimo nostro Iddio a grande raccoglimento e lagrime in abbondanza, massime dopo la SS. Comunione, nella quale ho sentiti affetti sensibilissimi di santo amore, parendomi liquefatto in Dio. Raccontavo con grande confidenza, ma senza fatica, e con gran dolcezza al mio Gesù le mie miserie; li dicevo li scrupoli che posso provare in un voto che ho di privar il corpo di tutti li gusti superflui; or li dicevo, che lui sa, che quando ho fame sento gusto anche a mangiare il pane asciutto, e mi sentivo soavemente [dire] nell'interno: ma questo è necessario. Allora mi si disfaceva il cuore, e dirompevo in tenerissime lagrime, miste con gran affetti di amore.

Avevo anche cognizione dell'anima in vincolo d'amore unita alla SS. Umanità, et assieme liquefatta et elevata alla cognizione altissima e sensibile della Divinità, perché, essendo Gesù Dio et Uomo non puole essere l'anima unita con amore ss. alla SS. Umanità et assieme liquefatta [senza essere] et elevata alla cognizione altissima e sensibile della Divinità.

Questa stupenda et altissima maraviglia non puole né dirsi né spiegarsi né meno da chi prova, et è impossibile, perché l'anima intende perché Dio vuole, prova dolcissime e sopra altissime maraviglie perché immense glie le fa capire, ma poi dirlo è impossibilissimo; son cose che si provano et intendono in un attimo, almeno all'anima li pare così, perché se durassero bene mille anni, non le parrebbe, a mio credere, un momento; perché l'anima è nel suo Bene , non disidera altro che la sua gloria, il suo amore e che sia temuto et amato da tutti.

Ho avuto altre particolarissime grazie, massime nel pensare al mistero ss. mo della SS.ma Circoncisione, e parimente nel servire un sacrificio[= Messa] mi sentivo tanto altissimo lume della gran carità che Dio m'usa e della mia miseria, ingratitudine e vita, che non m'incalavo [= non mi curavo ] nemmeno di alzar gli occhi a guardare l'immagine di Maria SS.ma e sempre con gran lagrime, miste con gran soavità, massime nel veder il mio Sacramentato Sposo Gesù.

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1. Giovanni Battista che lo seguirà poi nel cammino di fondazione

 

 
 
 



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