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Il Passionista secondo San Paolo della Croce

 

L' "Identikit" del Passionista

Testo biblico: I Tm 6, 11-14; 4, 12-18

In vari suoi scritti, San Paolo della Croce traccia, chiamiamolo cos ì , I 1 "identikit" del Passionista; non per ò in base a sue idee o "visioni", ma egli stesso ci tiene a sottolineare "secondo l'ispirazione ricevuta da Dio". Questi scritti,che risalgono a tempi diversi, si integrano e completano a vicenda.

Il più completo mi sembra la "Notizia del 1746, n ° 3, il passionista è :

"... uomo tutto di Dio, tutto apostolico, uomo di orazione, staccato dal mondo, dalla roba, da se stesso, acci ò possa con tutta verità chiamarsi discepolo di Gesù Cristo, si renda abile a generare molti figli al cielo, che rìdondino in sua glorìa ed onore..."

 

La vita del Passionista è

"non punto dissimile da quella degli Apostoli, anzi è tutta conforme alii medesimi... "

Quindi, vita

* Di particolare intimità con il divino Maestro

* In fraterna comunione di spinto e condivisione di beni (vita comune)

* Vissuta in povertà , castità e obbedienza, mediante la professione e la pratica dei tre voti semplici, ai quali si aggiunge il quarto di promuovere nei cuori dei fedeli la memoria della SS.ma Passione di Gesù ...

* Vita apostolica dedita alla predicazione popolare...

* Vita di mortificazione e di penitenza...

Le stesse note caratteristiche troviamo nella Notizia del 1768.

Più interessante di queste due Notizie, è ia prefazione alla prima stesura della Regola, perché il Santo vi fa esplicita menzione dell'ispirazione ricevuta da Dio:

"... ispirazione di congregar compagni, chiamati "I Poveri di Gesù ", intenti alla perfetta osservanza dei consigli evangelici, e singolarmente il totale staccamento da tutto il creato, esercitandosi perfettamente nella santa povertà, tanta necessaria per osservare gli altri consigli evangelici e mantenere il fervore della santa orazione...essere indefessi nelle fatiche sante di carità ".

Ricorda poi la motivazione del color nero dell'abito:

"In memoria della Passione e Morte di Gesù ... per averne una continua e dolorosa rimembranza e insinuare negli altri la pia meditazione dei tormenti del nostro dolcissimo Gesù ... "(IV, 218-221)

Anche nelle lettere ribadisce le stesse caratteristiche, accentuando or l'una or l'altra.

Infine, nei così detti "Ultimi Ricordi" torna ad insistere, con tutto il tono di un testamento, sulla carità fraterna, sullo spirito di orazione, di solitudine e di povertà , che devono sempre caratterizzare i chiamati alla Congregazione della Passione di Gesù Cristo.

Fermiamoci un pò su queste note che delineano la figura del Passionista e caratterizzano la sua vita e spiritualità, il suo apostolato:

 

"Uomo tutto di Dio" II, 50

Sottolineamo subito la parola "uomo", che non mi sembra casuale, né di semplice uso prammatico.

Il Santo intende porre l'accento, io penso, sulla "umanità " del Passionista: la sua personalità umana sic et simpliciter, e le sue doti o qualità semplicemente umane, naturali. Il nostro Santo infatti,

* Parla di "natura", o "naturale", di "indole", di "aspetto" esteriore e precisa: buona natura, docile, soave; buona indole; buon aspetto, modesto, sereno; e... vede e vuole il Passionista una persona matura, dallo spirito forte, psichicamente equilibrata, piena di umanità ... il meno imperfetto possibile, in ogni senso: fisico, psichico, intellettuale, morale, spirituale...

* Parla di "persone scelte" (III,119), "fomite di qualit à e abilit à , di sanit à e robustezza " (IV, 223)..."Querce non canne" debbono essere i Passionisti( III,616 ), "uomini fortissimi, provati in variis tentationibus, intus et foris; per fare cose grandi:.", "armati di fede, ben esercitata nei patimenti grandi, la quale produce poi meravigliosi frutti di vita eterna, e fa gustare di quel legnoss.mo..."( II ,94)"uominidecisi...pronti e coraggiosi"( IV ,233), "fervidi soldati...strenui e fervidi operai" '(II, 213; 284) "uomini di ottima volontà "( III , 424), "veri poveri di spirito e staccati da tutto il creato..." (Il, 213), "f è rvidi, dotti, santi e zelanti..."(IV, 56), talmente decisi, da "far guerra all'inferno...", da "far argine alla piena di tanti gravissimi mali che minacciano d'inondare tutto il mondo... " (II, 213).

Per essere Passionisti così , già solo dal punto di vista umano:

"Vi vuol gran chiamata..." (II, 67)ma anche "sanità ", "buona salute", "robustezza fisica" (IV, 233; III, 71 ), "con facilit à a mangiare tutto... buona dentatura... " (IV, 235s)

E San Paolo esigeva anche che il Passionista fosse culturalmente preparato..., "uomini grandi in santit à e dottrina" (III, 828). Insieme alla preghiera, lo studio deve essere una delle due ali che innalzano a Dio (Reg. 47).

Non basta...

Secondo San Paolo il Passionista deve essere anche un "bel tipo", diremmo noi: di "natura soave, sereno, amabile, aperto... " (II, 253; III, 424; IV, 330, ecc.), soprattutto di spirito allegr ò , gioviale... perché , precisava, i malinconici di natura, i tetri, gli ipocontrici... non fanno per la vita passionista, anzi, semplicemente per la vita religiosa! (Il, 156.253. 545;IV,26.236).

Voleva perciò che i religiosi fossero allegri e si mostrassero tali particolarmente nella ricreazione, "con spirito modestamente allegro e gioviale, accomodandosi all'umore di tutti" (Reg. 28-29) e raccomandava ai Rettori di tenere i Religiosi

"con pace di cuore, senza scrupoli, in vera modestia, in santa allegria... " (II, 773).

Il Passionista, secondo San Paoio della Croce, dev'essere ancora una persona:

"compita", educata, civile, affabile, nei modi o atteggiamenti e nelle parole,"manierosi", senza, per ò , pose studiate e affettazione... (IV, 236); attento all'igiene, alla pulizia della propria persona, degli indumenti personali (abito particolarmente), della stanza... "Poveri, ma puliti", soleva ripetere... "La povert à è , buona, ma la sordidezza è cattiva" (Reg. 144).

A questa compitezza, ordine e pulizia del Passionista, il Santo Fondatore, ci teneva non solo per la formazione e dignit à personali, ma anche per l'impressione positiva che, pur in questo lato cos ì umano, il Passionista doveva suscitare negli altri...

Anche per tale motivo, certamente, Egli si preoccupava perfino dell'integrit à e perfezione fisica, tanto da prescrivere di non accettare in Congregazione soggetti con difetti fisici evidenti, come

"bassa statura (pigmei), cattiva dentatura (che procura deformit à alla bocca e non permette di pronunciare bene le parole), fiato puzzolente (che da fastidio agli altri), piedi disuguali (che farebbero zoppicare), balbuzie (che causa difficolt à nell'esercizio del ministero sacerdotale)..." (IV, 233s)

Il Passionista per San Paolo della Croce doveva essere, insomma, anche nella sua umanità , una persona dignitosa e rispettabile in ogni senso, e per usare un'espressione del N. S. P.e F., "una perfetta immagine, un vivo ritratto di Ges ù Cristo", l'Uomo perfetto.

Non diversa è la "figura umana" del Passionista delineata dalle odierne Costituzioni e Regolamenti generali:

"Uomo evangelico" (77), fornito di adeguate "doti umane, morali e spirituali.... di buona natura fisica e psichica..." E devono essere guidati "alla maturit à umana, alla stabilità maturità umana e affettiva e acquisire idee chiare del fine della vita religiosa" (88)

"Il Postulandato ha lo scopo di permettere un giudizio sulla vocazione e sull'attitudine del candidato alla vita religiosa, sulla sua maturit à umana ed affettiva... Prima di iniziare il Noviziato, ogni aspirante deve dichiarare in iscritto... di non celare nessuna grave o abituale infermità ..." (R. G., 46-47)

Inoltre il Passionista di oggi, ancora,

deve acquistare un "alto livello di competenza" nel proprio campo di lavoro (84), "buone maniere nel conversare e nel portamento" (28) e impegnato nel "sviluppare la propria personalit à e le proprie doti" e ad aiutare gli altri fratelli a fare altrettanto (cf 26c)

 

"Uomo; ma di Dio, tutto di Dio, il passionista..." : è la sua figura spirituale.

"Uomini di Dio" venivano chiamati i consacrati dell'AT (sacerdoti, profeti, ecc), come uomo di Dio" San Paolo Apostolo chiama Timoteo (1 Tm 6, 11).

"Uomo di Dio" = uomo scelto, chiamato e consacrato da Dio, con speciale elezione, vocazione e consacrazione. Uomo totalmente "riservato", "donato" a Dio .. Uomo che entra totalmente nell'ambito della divinit à ... che ha Dio come "l'Unico e l'Assoluto " nella propria vita: suo bene sommo, sua eredit à per sempre.. Uomo che cerca Dio, vive con Dio, in Dio, di Dio, per Dio...

Proprio così , tali uomini di Dio, San Paolo della Croce, voleva, esortava appassionatamente ad essere i Passionisti nelle lettere a loro indirizzate. Tali tendevano a formali anche le Costituzioni.

E Paolo sottolineava e precisava: " tutto di Dio" deve essere il Passionista... Niente della sua persona e della sua vita va sottratto a Dio!

Anche la gente doveva avere la sensazione netta che i Passionisti tali fossero nel loro intimo, e cos ì vivessero.

E i loro Ritiri, a chi li frequentava o semplicemente vi entrava, anche per la prima volta, dovevano subito imporsi come luoghi privilegiati di particolare e forte presenza ed esperienza di Dio.

E' naturale che in quanto tali, i Passionisti, s'impegnino ad essere e siano realmente anche "uomini santi... grandi in santit à " I, 142. 178. 452. 462,II 220. 718; III 295. 828; IV 228.

Perché è logica e naturale la santit à in chi è totalmente di Dio, a Lui consacrato... in chi entra nell'ambito e nella comunione con la Divinità :

"Siate santi, perch é lo, il Signore, Dio vostro, sono Santo" Lv 19, 2.

Per San Paolo della Croce i Passionisti fin dal Noviziato debbono avere a cuore la propria santificazione... impegnandosi a camminare da forti nella perfezione (II 17; IV 224. 270, N ° 3). Debbono almeno aspirare alla santità ... Le Regole e i Regolamenti sono di grande e valido aiuto in questa operai.

Anche la solitudine e il silenzio la favoriscono.

 

L'interiorità ... l'intima vitale comunione con Dio

Ma l'espressione "Uomo tutto di Dio" richiama certamente anche un'altra nota caratteristica della spiritualità del Passionista: l'interiorità ... l'intima , vitale comunione con Dio. Anche questa nota era un punto forte e fermo nell'insegnamento del Santo per la formazione dei suoi Religiosi.

Egli voleva che i Passionisti, proprio come uomini tutti di Dio, si "avvezzassero (e fossero realmente) "uomini interni" II, 150. Ed esortava con calore:

"... siate uomini internii... ritirati, raccolti in Dio... ricordatevi spesso che avete Iddio dentro di voi... vos estis templum Dei vivi" (Fr Pasquale POV 579; P. Giovanni POR 366; Fr Bonaventura POV 667; II, 146. 189. 191. 657; IV 110. 226) "Oh! fortunati, quelli che se ne stanno raccolti in sinu Dei... " III, 732. Proprio per questa interiorità , vita intima, vitale comunione con Dio, il Santo Fondatore, raccomandava:

"a camminare (1, 416) e a stare alla presenza di Dio... (1, 4127; Reg 75 c. 21) e a ravvivare spesso la fede nella presenza di Dio (IV, 29).

"Ognuno cerchi quanto puole di mantenersi con dolce e amorosa attenzione alla SS.ma Presenza di Dio in tutte le sue occupazioni...
Oh! che angelico esercizio è questo: è un modo di fare sempre orazione e di profumare le operazioni col soavissimo balsamo del santo amore (Regole Antiche).

Per questo ancora insegnava a coltivare il raccoglimento interiore con frequenti orazioni giaculatorie... col rientrare di frequente in se stessi... col fare continua dimora dentro di s é ... (IV, 226. 293s; I, 566; II, 772; III, 340; IV, 261; V, 60. 192. 193).

Questa intima comunione con Dio... questo stare e camminare alla sua presenza...questo essere raccolti in Lui, nel proprio intimo, è possibile sempre e dovunque, insegna il Santo; anche nelle varie occupazioni della giornata... dalle quali il raccoglimento in Dio, non solo non distrae, ma aiuta, anzi, a farle con maggior perfezione e le profuma col balsamo del santo amore di Dio.

Ancora una volta dobbiamo dire che per San Paolo della Croce chi trattava con i Passionisti doveva subito accorgersi di trovarsi davanti a "uomini interni", "immersi e viventi in Dio"... E chi entrava nei loro Ritiri, avvertire subito il clima di raccoglimento che doveva caratterizzarli, come case abitate da uomini tutti di Dio... tutti interni...

San Vincenzo Maria Strambi, contemporaneo del Fondatore e suo primo Biografo, riferisce un'espressione dello stesso che deve fare pensare i Passionisti d'ogni tempo:

"mostra di avere il vero spirito della Congregazione della Passione SS.ma di Ges ù Cristo, chi è amante di stare ritirato ai piedi del Crocifisso".

 

Uomo di orazione

Uomo tutto di Dio... Uomo interno... dice naturalmente e inevitabilmente anche "uomo di orazione".

E per San Paolo della Croce l'orazione, secondo i lumi che S. D. M. gli aveva dato, era e doveva essere un'altra nota costituzionale, distintiva e inalienabile della Congregazione della Passione e dei Passionisti.

La Congregazione infatti era e doveva essere "tutta fondata in orazione", poich é uno dei fini principali dei suoi membriè "l'essere indefessi nella santa orazione e istradarvi anche i prossimi"...

Perciò Paolo vedeva i suoi religiosi anche:

"chiamati ad altea orazione", e li voleva "uomini di molta orazione"... Dediti soprattutto alla contemplazione del Divin Crocifisso... raccolti ai suoi piedi... tutti vestiti e penetrati delle sue pene santissime... immersi nel mare di dolore e di amore della Passione e Morte del Divin Salvatore.

Lo ripetè ancora una volta sul letto della sua ultima infermit à . Sappiamo che tra i "ricordi" che Lui ci ha lasciti come testamento, "con tutto l'affetto del mio povero cuore" c' è "lo spirito di orazione". Interessante: " lo spirito d i orazione"... pi ù che la pratica, le forme, la fedelt à a certi momenti di preghiera personale e comunitaria.

San Paolo pensava e richiamava l'attenzione a una disposizione interiore stabile e abituale, che permea tutto l'essere e la vita; che da tono e orientamento alla vita; che crea un certo stile di vita e mantiene, perciò , in una vitale e costante unione con Dio, e fa essere fedeli anche a certi determinati momenti di preghiera... facendo anzi, della vita stessa, in tutto il suo complesso, una continua preghiera. Soleva infetti dire:

"la nostra preghiera deve essere continua, III, 462 ...di ventiquattro ore al giorno" I, , 443.472

Facendo tutto con il cuore e la mente elevate in Dio... alla presenza di Dio... con dolce e amorosa attenzione al Sommo Bene. Chi infatti sta con la mente in Dio, anche nelle occupazioni, fa sempre orazione.

Nell'orazione s'impara la scienza dei santi e si produce il frutto di ogni virtù . Se invece l'orazione viene a mancare

"tutto l'edifico spirituale cade a terra"... "si cascher à in un abisso di mali quasi irreparabili". Bisogna perci ò cibarsi della santa orazione e mai lasciarla, "per qualunque tempesta susciti il demonio" e ostacoli e difficolt à si possano trovare.

L'insistenza a mantenersi fedeli all'orazione era particolarmente per i Missionarii "La vera vita apostolica, ricordava, consiste nell'azione per le anime e nella continua orazione".

E ammoniva che

"Senza orazione i Missionari saranno pi ù atti a distruggere che a edificare" Mi pare che le Nuove Costituzioni hanno recepito bene questo chiaro e forte insegnamento del N. S. P.. Oltre a richiamarsi espressamente al suo progetto iniziale e al suo volere N ° 1, esse ci definiscono

"Uomini di preghiera... maestri di preghiera", che "devono essere assidui all'orazione, perseverandovi senza mai venire meno".

Come San Paolo, insistono soprattutto sullo "spirito di preghiera", che determina, poi, una vita di preghiera, sia personale che comunitaria": e richiamano l'originaria dimensione contemplativa della nostra vita, particolarmente nella meditazione personale della Passione e Morte di Gesù , momento centrale della salvezza.

All'orazione dobbiamo dedicare, ogni giorno, periodi prolungati, anche quando "vi sono momenti nei quali il lavoro è assillante, o il desiderio di pregare non è spontaneo". ! Come per San Paolo, anche per le Nuove Costituzioni, l'autentico spirito di orazione e la pratica assidua di essa incidono in modo decisivo nella vita personale e comunitaria. Portano, infatti,

"a vivere in comunione con la Trinità (39a), fanno sentire l'esigenza e stimolano ad esaminare il nostro modo di vivere alla luce del Vangelo (40); coinvolgono addirittura negli eventi del mondo (39c)... Particolarmente la contemplazione del Crocifisso aiuta a "fare nostri i sentimenti di Cristo " (49b) " per meglio configurarci alla Sua morte e risurrezione e per essere pronti ad annunziare agli altri ci ò che noi stessi abbiamo sperimentato" (50).

Ma tanto per San Paolo della Croce, come per le N.C., non si pu ò essere "uomini interni", "uomini di alta orazione", se non si è anche "amanti" della solitudine e del silenzio interiori ed esteriori, "sommamente necessari, dice il Santo, per mantenersi nel fervore della santa orazione.

 

Solitudine e silenzio

Le Nuove Costituzioni dicono

"... il silenzio inferiore ed esteriore, (indispensabile per l'ascolto di Dio R.G. 9) assicura la calma e la pace intima, necessarie per lo spirito di orazione, libera dalle preoccupazioni e placa le voci discordanti delle esigenze quotidiane" (37c).

San Paolo della Croce, amantissimo lui, della solitudine e del silenzio, cercava di fame innamorare anche gli altri, mettendone in luce i vantaggi spirituali, con un linguaggio che, a volte, diventava altamente poetico. Solitudine e silenzio sono

"gioia di inestimabile valore";

"dono dei doni di Dio, che porta seco ogni bene";

"fanno crescere infatti nell'amore divino e nella cognizione delle cose divine",

"entrare in intima comunione con Dio";

"inabissare e perdere completamente in Lui";

"riposare nel suo seno";

"sentire e gustare quelle parole di vita che il Sommo Bene parla per mezzo della sacre

solitudini dei cuori devoti".

Per Lui, per la sua Congregazione e i suoi Religiosi, la solitudine e il silenzio, dovevano essere volori inalienabili, e "chiodi fissi":

"La nostra Congregazione, secondo i lumi che S. D. M. si è compiaciuta di darmi, è tutta fondata in vera solitudine..."

La pratica del silenzio è per noi una delle cose pi ù importanti, ed una osservanza da tenersi in massimo conto", ripeteva con fermezza. Ed ecco allora le nostre Case, chiamate significativamente "Ritiri", fondate in Solitudine, lontane dai centri abitati, e difese nella loro solitudine...

Proprio perché , leggiamo nelle Regole:

"I Religiosi, dopo essersi impegnati in apostoliche fatiche... possono ritirarsi... a raccoglie il loro spinto nelle orazioni... per infervorarsi sempre pi ù nell'amore di Dio e, crescendo nelle virtù , rendersi maggiormente atti a spargere poi con frutto la divina parola... " cf Reg. C. c. 3.

Era infatti convinto che

"fa più frutto un operaio evangelico che sia uomo di orazione, amico della solitudine staccato da ogni cosa creata, che mille altri che non sono tali... " III, 418.

Orazione, solitudine, silenzio!

Danno da pensare anche oggi, e lo daranno sempre a noi Passionisti, le ammonitrici parole del N. S. P.:

"L'orazione, la solitudine e il silenzio... Se si getta a terra questo, è totalmente rovinato l'edificio della Congregazione, perch é fuori affatto della vocazione che Dio me ne ha data... " E non solo l'edificio della Congregazione, ma anche quello della vita d'ogni Passionista, perch é , avverte ancora il Santo, lasciando l'orazione, si resta privi, per propria colpa, di qu é i grandi lumi che da essa derivano... si cade in un abisso di tiepidezza, da cui vengono mali quasi irrimediabili... "

 

La povertà evangelica

Il Passionista deve essere,ancora, staccato, oltre che dal mondo, anche dalla roba e da se stesso, ossia "povero", veramente povero "di dentro e di fuori

La povert à evangelica è un altro e elemento costitutivo, tipico della nostra Congregazione, tanto che all'inizio, San Paolo della Croce, chiam ò i suoi religiosi "I Poveri di Gesù ".

Nei suoi scritti, ci tiene a ribadire:

"Sappiasi che l'intenzione che Dio mi da di questa Congregazione non consiste altro che in primo luogo d'osservare la legge del nostro caro Iddio con l'osservanza perfetta dei suoi ss. consigli evangelici, e singolarmente "il totale staccamento da tutto il creato, esercitandosi perfettamente nella santa povertà, tanto necessaria per osservare gli altri consigli e mantenere il fervore della santa orazione... " IV, 220.

 

Anche agli esterni il Santo ribadisce continuamente la stessa verità.

"... Noi professiamo con voto, rigorosa povertà ... La nostra Congregazione è eretta e fondata sopra stretta povertà ... in rigorosa, perpetua povertà " III, 729.

A tutti poi ricorda che la povert à deve essere

"lo stendardo della Congregazione (Reg.C. c 13; Cost, 14); anzi uno dei sostegni più forti e più validi: muro e antemurale forte; impenetrabile muro e sicura difesa. Quindi, garanzia della sussistenza dello spirito della Congregazione e della stessa Congregazione.

Ammoniva infatti:

"... tanto si manterrà lo spirito della Congregazione, quanto sarà circondata da queste tortissime mura della santa povertà ; gettate a terra queste, si perderà il fervore dello spirito e resterà affatto distrutta la regolare osservanza"

Perciò , esortava con calore i suoi religiosi a essere

"poveri di fatto e di animo... staccati e spogli da tutto e da tutti: dal mondo, dalla roba, da se stessi..."

 

La carità fraterna

Tra gli ultimi ricordi, il S. F. raccomanda premurosamente anche la pratica della carit à fraterna, che per i Passionisti è e deve essere segno chiarissimo che essi sono veri discepoli del nostro Amore Crocifisso, come a dire che la pratica sincera della carità fraterna è un altro nostro modo tipico di fare memoria, della Passione e Morte di Gesù , di assimilarci sempre più a Lui.

Altro forte e determinate motivo di questo primato della carità fraterna nella premurosa raccomandazione del Santo, sta certamente nel fatto che egli vedeva e faceva consistere la vita comunitaria soprattutto nella pratica di questa virtù. Chiamava, infatti, la vita comune "cara congregazione di carità ".

La carit à è la madre delle Comunità religiose, in quanto "di molti cuori ne fa uno solo per unione di santo amore in Dio e rende docili, unanimi, concordi, pacifici". Fa vedere e amare Dio nel prossimo e il prossimo in Dio... Fa pensare bene e aver buon concetto di tutti... Giudica tutto in buona parte... Scusa tutto... Senza la carità , invece, non è possibile l'autentica comunione fraterna e la vera vita comunitaria...

Senza la carità , infatti, prevale l'amor proprio... l'amore al proprio comodo, che il Santo, chiama "mostro", "dragone", "idria dai sette capi, che si mischia dappertutto" (I 222,) "fiera pessima, che distrugge ogni bene"... Da esso, dall'amore al proprio "io" deriva ancora "quell'altra peste delle comunit à religiose, che è il giudicare le azioni altrui, perdendo di vista le proprie; l'interpretare le azioni degli altri... il sussurrare insieme i difetti degli altri... il mormorare... il riportare ci ò che si sente l'uno dell'altro".

La carità fraterna, inoltre, favorisce e sostiene lo spirito e la pratica della povert à comune e aiuta a custodire la castità , favorendo un sincero clima di famiglia... Ed è, infine, efficace testimonianza alla vita religiosa presso gli esterni.

La Ven. M. Crocifissa, a proposito, nei Processi, ha deposto:

"Tanto desiderava il Santo, che fosse ripieno di carità il nostro cuore, che voleva che fosse fatta conoscere fuori dei monastero, affinchè i secolari ne rimanessero edificati... " Soleva dire anche il Santo che la povertà è buona, ma la carità è migliore. Perciò insisteva: "Amiamo il prossimo in Dio... amiamo Dio nel prossimo". E ricordava ai suoi Religiosi che la carità fraterna è

"il più prezioso oro che deve animare lo spirito dei Religiosi Passionisti"; che la vera carit à di Dio si riconosce dalla carit à fraterna e mai si pu ò piacere a Dio, se non ci si ama scambievolmente ".

 

Uomo tutto apostolico

Infine il Passionista è un "uomo tutto apostolico", perché il Signore ispirò San Paolo della Croce a fondare una Congregazione missionaria, con una vita del tutto simile a quella degli Apostoli".

Per questo egli voleva che tutti i Passionisti, indistintamente si sentissero e fossero realmente Missionari, Apostoli: i Sacerdoti con l'esercizio del loro ministero; i Fratelli e gli Studenti, con il loro lavoro specifico; tutti, anche con la preghiera, la penitenza e la fedele osservanza quotidiana.

Ma è interessante ricordare come il S. F. concepiva e voleva i Missionari Passionisti:

* Grandi, zelanti, fedeli, fervidi, strenui operai

* Fervidi e decisi soldati

* Trombe sonore, animate dallo Spirito santo

* Operai dotti, ben preparati dottrinalmente... forniti di dottrina, ben sana e ben soda. E intendeva preparazione non solo remota, ma anche prossima, attuale

* Veri operai evangelici, amanti e praticanti l'orazione, la solitudine e il silenzio.

Ammoniva:

"Fa più frutto un operaio evangelico che sia un uomo di orazione, amico della solitudine e staccato da ogni creatura, che mille altri che non siano tali... " II, 752; III, 418; 702

* Uomini distaccati dalle cose, dai beni, interessi e comodit à di questo mondo, dal denaro, poveri, come Gesù esigeva gli Apostoli... perché , precisa, allora "sarà manifesto ai popoli che i Religiosi della Passione non cercano le loro cose, ma solo la loro eterna salute"

* Uomini forti, rotti al sacrificio, abituati alla rinuncia, che non si risparmiano con le anime, per le quali Gesù ha sparso il suo sangue". j

E ammoniva:

"Si ricordino i Missionari che la povera gente ha un alto concetto dei Missionari e li vuole persone sante; onde è indispensabile che battono sodo, che si dimostrino umili, affabili, mansueti, tutti pieni di modestia e santa gravità ... che i loro comportamenti corrispondano al santo concetto che di loro hanno i popoli, aliter non fanno frutto... " IV, 270.

Concludiamo ripetendo che per essere Passionisti così , "vi vuole gran chiamata", davvero da parte di Dio. Se noi siamo dopo tanti anni nella Congregazione della Passione, significa che tale "gran chiamata" l'abbiamo avuta e con l'aiuto di Dio siamo rimasti fedeli, nonostante immancabili difetti e carenze.

Preghiamo il N. S. P. e F. che continui ad assisterci e a sostenerci con la sua intercessione presso il Signore, perch é sempre più perfetta o meno imperfetta possibile, risplenda in noi questa figura o identità passionista, sì da diventare vivo ritratto, copia fedele, del Divin Crocifisso e attrarre anche altri alla sua sequela nella vita consacrata.

 

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