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Le condizioni.

 

Abbandonarsi totalmente.

Abbandonatevi totalmente alla santissima volontà di Dio, che saprà trovar la via per condurre a termine ogni cosa per la sua gloria (III, 362).

Non pensate al domani ma lasciate di tutto la cura a Dio. Intanto che si pensa a queste miserie, si perde di vista il som­ mo Bene (I, 441).

Tutto il punto consiste che stiate forti in perseverare con la divina grazia nel totale abbandono al divin beneplacito senza riflettere né al patire né al godere, ma tutto il vostro contento sia il contento dell'Altissimo (II, 473).

Abbandonatevi in Dio lasciando a lui la cura di tutto (I, 110).

Vivete abbandonati nel seno del celeste Padre, in silenzio sacro di fede, di spe­ ranza, d'amore (II, 26).

 

In tutti gli eventi.

Il vero abbandono di tutto se stesso nelle mani del sommo Bene abbraccia una perfetta rassegnazione alla divina volontà in tutti gli eventi che ci accadono (I, 49).

Bisogna in tutto adorare le divine disposizioni, e unirsi strettamente alla santissima volontà di Dio in tutti gli eventi (III, 114).

Continuate a vivere abbandonati nel divino beneplacito, godendo che sia fatta la santissima volontà di Dio in ogni cosa (III, 396).

Un vero figlio della Passione, in ogni evento di vita o di morte, deve star abbandonato al divino volere (III, 181).

Io non desidero altro che fare la Sali

tissima volontà di Dio, in cui bramo di vivere abbandonato in vita e in morte (I, 698).

 

Specialmente nei travagli.

La volontà di Dio s'adempie meglio nei travagli che nelle consolazioni (II, 295).

Di questo cibo sopraceleste d'eterna vita si ciba l'anima amante più nel patire che nel godere (II, 804).

La volontà di Dio si fa più nel patire che nel godere, perché nel godimento sempre vi s'appicca la nostra volontà (I, 617).

Procurate sempre più di staccarvi da tutto e da tutti, compiacendovi solamente di far la volontà di Dio in un nudo pena­ re, senza cercar consolazione da nessuno (III, 365).

Ricevete tutto il vostro patire tanto di corpo che di spirito dalla mano amorosissima di Dio con silente pazienza ed alta rassegnazione, stando sulla croce, con totale abbandono al divino beneplacito (II, 736).

 

Come semplici bambini.

Vivete abbandonati nel seno amoroso di Dio come semplici bambini (I, 220)

I disegni del Signore sono altissimi e profondissimi, ma occulti : lasciamoci guidare da. lui come bambini (I, 610).

Non badate al diavolo che vi disturba; fidatevi di Dio e abbandonatevi in lui co­ me un bambino nel seno di sua madre (I, 400).

Non pensate al futuro, cioè pene, guai ed altri eventi che vi pone avanti la fantasia, ma fateli morire nella volontà di Dio, lasciando a Sua Divina Maestà la cura di tutto, e standovene abbandonati nelle mani del Padre celeste, come un bambino, senza pensare al domani (II, 584).

Fate assai bene in gettarvi come morti nelle braccia della divina misericordia, acciò faccia quel lavoro nel vostro spirito che più gli piace (IV, 100).

Cibarsi della divina volontà.

II nostro cibo dev'essere di fare la santissima volontà di Dio (II, 643).

Si ciba l'anima della volontà di Dio quando con alta astrazione da tutte le co­se create e da tutti i contenti, patisce con pacifico silenzio di fede e d'amore prendendo con la stessa pace le cose prospere come le avverse (II, 804).

Cibatevi della volontà di Dio in alta povertà di spirito e nuda solitudine, e as­ sicuratevi che in tal forma diverrete un vivo ritratto nel vostro inferiore dello sposo celeste (II, 468).

Eicordatevi che il dolce Gesù disse che il suo cibo era di fare la volontà del Padre celeste (II, 737).

Ho abbandonate tutte le mie cose nel divino beneplacito né mi curo di saper al­tro se non di cibarmi ogni momento della sopradolcissima volontà del mio Dio (III, 484).

Prego il mio Salvatore di fare che il mio cibo continuo sia di fare sempre la sua santissima e adorabilissima volontà (I, 149).

Fo quanto posso con la grazia di Gesù Cristo di far festa in qualunque evento lasciandolo sparire e assorbire nella di­ vina volontà, che prego die ac nocte sia sempre il mio cibo. Oh che cibo delicato e soave, sebbene tanto amaro al palato dei sensi ribelli! (II, 670).

O cara volontà di Dio ! O dolce, soavissima volontà, v'amo, v'adoro! Sì, mio Dio come volete voi così io voglio (I, 392).

O cara volontà del mio Dio! O dolcissima volontà, voi siete il mio cibo, la mia gioia, il mio riposo ! Così è Padre caro ! Non voglio altro cibo che la vostra cara volontà (I, 49).

 

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