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Consigli e mezzi.

 

La virtù che non inganna.

La virtù ben praticata, specie negli in­ contri improvvisi, non inganna mai (III, 237).

Nelle occasioni si conosce la vera virtù (I, 243).

La vera virtù si conosce nelle cose più ardue (III, 400).

 

Le pene, compagne della virtù.

Ricordatevi che dalla santità non vanno disgiunte le pene e le tribolazioni (II,115).

Le virtù che più piacciono allo sposo divino più si esercitano nei patimenti che in altre occasioni (III, 625).

Il vero servo di Dio ama il nudo pati­ re, ricevendolo sine medio dalla purissima volontà di Dio (I, 617).

Amare e patire in vero silenzio interno ed esterno, in pura, fede e santo amore, è un pescare le perle preziose delle virtù nel gran mare della santissima vita, passione e morte di Gesù, nostra vera vita (II, 643).

 

Precauzione e discrezione.

La precauzione, figlia della prudenza, richiede di prender tempo prima, di risol­ vere (III, 12).

Prendete tempo a risolvere, che il tem­ po matura tutto (III, 11).

Mai uno si pente di prender tempo a risolvere, bensì chi opera con precipitazione (III, 12).

Nelle opere di vita attiva bisogna guardarsi dalla troppa fretta, che è nociva alla perfezione (III, 824).

Gesù non vuole da voi molte opere fatte in fretta, ina poche e ben fatte, con pace e raccoglimento (III, 384).

Quando vi sentite quella fretta interna che è la peste della devozione, dice San Francesco' di Sales, allora fermatevi un poco dal fare quell'opera, fate soavemen­ te tre o quattro atti d'amor di Dio, fin­ ché il cuore si pacìfica, e poi tirate avanti a far l'opera (III, 385).

La discrezione santa è il sale che condisce tutte le virtù (I, 661).

Nel fare le vostre opere ravvivate la fede, e raccoglietevi in Dio con riposo amoroso (III, 385).

 

Consigliarsi è cosa santa.

il consigliarsi è cosa santa per regolare le proprie azioni secondo Dio (II, 574).

Negli affari bisogna consigliarsi con uomini dotti, e di prudenza cristiana, ma non di quella prudenza, huius saeculi (III, 11).

Avete bisogno d'un dotto ed esperto direttore per non cadere in qualche inganno, e per camminare rettamente per la vìa della perfezione e santità (IV, 101).

Avvertite di non dire a chi non dovete le cose del vostro interno, ma siate sinceri con chi dirige il vostro spirito (IV, 101).

 

Esercizio contìnuo.

Procurate con ogni diligenza l'acquisto delle virtù, con l'esercizio continuo di esse (III, 598).

Infervoratevi con fortissime risoluzioni di attendere all'esercizio delle virtù (II, 115).

Poco e continuato fa arrivare al fine (III, 146).

 

Il pensiero della morte.

Passate i vostri giorni come se ognuno fosse l'ultimo di vostra vita; questo* è ottimo mezzo per piacere a Dio, è corrispondere ai lumi ricevuti (III, 600).

State sempre preparati alla morte come se ogni giorno fosse l'ultimo (II, 557).

L'altrui morte deve servirvi di stimolo per star sempre apparecchiati a quel tre­ mendo passo (II, 32).

 

I Santi Esercizi.

Si fanno i Santi Esercizi, per sempre più fortificarsi nella pietà, e maggiormente disporsi ad operare per i prossimi (III, 182).

Gli Esercizi si danno alle Comunità per maggiormente infervorare i religiosi

 

Esercizio contìnuo.

Procurate con ogni diligenza l'acquisto delle virtù, con l'esercizio continuo di esse (III, 598).

Infervoratevi con fortissime risoluzioni di attendere all'esercizio delle virtù (II, 115).

Poco e continuato fa arrivare al fine (III, 146).

 

Il pensiero della morte.

Passate i vostri giorni come se ognuno fosse l'ultimo di vostra vita; questo è ottimo mezzo per piacere a Dio, è corri­ spondere ai lumi ricevuti (III, 600).

State sempre preparati alla morte come se ogni giorno fosse l'ultimo (II, 557).

L'altrui morte deve servirvi di stimolo per star sempre apparecchiati a quel tre­ mendo passo (II, 32).

 

I Santi Esercizi.

Si fanno i Santi Esercizi, per sempre più fortificarsi nella pietà, e maggiormente disporsi ad operare per i prossimi (III, 182).

Gli Esercizi si danno alle Comunità per maggiormente infervorare i religiosi mirando alla condizione degli altri se non per edificarvi (IV, 28).

 

Per i Missionari.

Bisogna, predicare più con l'orazione, col ritiro e con la. modestia, che con le pa­ role (II, 64).

L'orazione è il prezioso balsamo che profuma tutte le nostre opere esteriori (Boll. Vili, p. 361).

Senza l'osservanza delle Regole, poco o nessun frutto si farà nei prossimi (II, 689).

Conservando lo spirito dell'Istituto, sì avranno sempre santi e floridi missionari, aliter nihil (III, 420).

 

Per quelli che presiedono.

Quelli che presiedono devono essere esemplari di virtù ai loro sudditi (IV, 261).

Sopra tutto il superiore dev'esser molto amico dell'orazione, e del continuo racco­ glimento, affin d'essere a tutti specchio di perfezione (III, 637).

Chi porta la carica di superiore dev'esser martire di pazienza, di carità e di mansuetudine coi sudditi ; ma si tenga sempre in tale composizione, che faccia stare i sudditi in santa riverenza e con­ tegno verso di lui (III, 433).

Chi porta la carica, di superiore deve vigilare sull'osservanza, ed esser tutt'oc chi per ben osservare l'andamento dei sudditi (III, 637).

Guardino bene i superiori di mantenere l'osservanza, e di non introdurre abusi, se non vogliono farsi rei di tutte le colpe che commetteranno i sudditi (II, 328).

Rector omnia videat, multa dissimulet, panca castiget. Omnia videat: vigili so­ pra tutto e sopra tutti; se tutti vengono al coro, all'orazione ecc. (II, 109).

Le omissioni fanno andare all'inferno i superiori e i confessori (I, 522).

I Superiori si facciano più amare che temere, così saranno più obbediti (I, 502).

Ohi vuoi essere ubbidito assai, comandi poco e dolce (I, 589).

Il Superiore non sia precipitoso nel correggere subito, massime se sentisse qualche principio di passione irascibile ; ina passato un po' di tempo, quando sen­ te il cuore in calma, chiami il delinquente e con cuore di padre lo corregga e gli dia monita salutis (III, 762).

Se non vedrà emenda, ponga mano al castigo poiché qualche volta vi vuole an­ che il rigore, ma con pace interna e ma­niera autorevole, acciò non insolentiscano i tiepidi (III, 762).

Il Superiore si faccia coraggio a portar la sua croce, con silente pazienza, con mansuetudine, carità e prudenza, e an­ drà al cielo con la palma del martirio (III, 638).

Un superiore che porta con perfezione la croce del governo, soffrendo in pace le avversità le contradizioni, le male creanze che s'incontrano, puramente per piacere a Dio, avrà in paradiso la palma del martirio, e sarà martire della carità (III, 433).

Portando con pace, con zelo, costanza e fortezza la croce pesante del superiora to, i superiori andranno in cielo con la palma del martirio (I, 520).

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