Perfezione.
Le virtù e le buone opere, al cui esercìzio dobbiamo applicarci tutti i giorni della vita, sono ordinate alla nostra santificazione, poiché, come scrive l'Apostolo ai Tessalonicesi, « è volontà di Dio ohe ci facciamo santi, tenendo il nostro corpo in santità e onestà, e non lasciandoci dominare dalla concupiscenza, come fanno quelli che non conoscono Iddio » (/ Thess, IY, 4-5).
Tutti « D'io ci ha eletti, prima della costituzione del mondo, perché fossimo santi e irreprensibili al suo cospetto » (Ephes. I, 4) ; a tutti Cristo ha intima to d'esser perfetti « come è perfetto il nostro Padre celeste » (Matth. V, 48) ; e a tutti il Principe degli Apostoli ripete: « Sull'esempio del Santo che vi ha chiamati, anche voi siate santi in tutto il vostro operare, poiché è scritto: Siate santi perché io sono santo » (/ Petr. I, 15-16).
L'obbligo della santità assume per i Religiosi un valore ed un'importanza tutta speciale, in forza dello stato abbracciato, che è stato di perfezione. Dice perciò S. Alfonso (Theol. Mor. Lib. IV, n. 18) che peccherebbe mortalmente quel religioso che prendesse la risoluzione di non voler tendere alla perfezione, o di essa non si desse alcun pen siero, poiché in tal modo verrebbe a rinnegare la professione fatta, e ad infrangere quei vincoli coi quali si legò nel giorno della sua consacrazione al Signore.
Ma in che consiste la perfezione? Quali i suoi fondamenti, i mezzi e le cautele che bisogna usare per raggiungerla con più facilità e sicurezza?
La risposta a queste importanti domande la tro viamo nelle seguenti massime di S. Paolo, della Croce.
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