Povertà.
La seconda cosa cui deve rinunciare un vero seguace di Cristo è « la concupiscenza degli occhi » l'amore cioè delle ricchezze, del lusso, dei Tieni terreni, che per mezzo della vista ci abbagliano e ci seducono.
La rìnunzia a questi beni costituisce la virtù della santa povertà, la quale è duplice: una di precetto, per tutti quelli che vogliono salvarsi, e consiste nel non attaccare il cuore ai tieni terreni, in modo da mettere in essi il proprio fine; l'altra di consiglio, seguita dai religiosi, e consiste nel rinunciare a qualsiasi diritto o atto di proprietà, obbligandosi a ciò anche con voto.
La povertà, tanto temuta ed abborrita dal mon do, è, agli occhi della fede, una virtù tra, le più, necessarie. L'uomo, dice S. Tommaso, posto tra i beni materiali di questo secolo, e i beni spiri tuali inter res huius saeculi et spiritualia bona constitutus, non può aderire ai secondi se non a misura che si distacca dai primi (II, II, q. 108, a. 4). Nessuno quindi può esser vero discepolo di Cristo se non rinunzia, almeno col cuore e con l'affetto, a tutto ciò che possiede.
Sull'amore e la pratica della santa povertà S. Paolo della Croce ci ha lasciati nelle sue Let tere i seguenti utilissimi documenti.
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