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Pratica dell'orazione.

 

Rimuovere gli ostacoli.

La pigrizia è una tignuola che rode e guasta tutta la devozione, e porta via il frutto della santa orazione (III, 409).

Vincete il tedio e le ripugnanze che provate nell'orazione, standovi il tempo prefisso (III, 382).

Se darete luogo alla curiosità, avrete distrazioni, molestie e rimorsi interni, e nell'orazione durerete fatica a raccogliervi (IV, 294).

Meno tratterete con le creature e più avrete introduzione al tratto amoroso con Dio (I, 635).

Quando vi trovate distratti, ravvivate la fede, e riconcentratevi in Dio nell'interno dello spirito (III, 381).

Quando le mosche delle distrazioni svoazzano intorno al vostro spirito, non fate altro che un pacifico ravvivamento alla divina presenza (IV, 48).

Quando la mente se ne fugge e vengono delle distrazioni, ravvivate dolcemente la fede con qualche slancio d'amor di Dio, e con qualche colloquio sopra la Passione di Gesù Cristo (III, 362).

Nelle distrazioni e tentazioni che o ccorrono durante la santa orazione non bisogna inquietarsi affatto, ma ritirarsi nella parte superiore dello spirito, ed ivi trattare con Dio in spirito e verità, ridendovi dei fracassi esteriori dei nemici (I, 118).

Quando non potete meditare e discorrere esteriormente, statevene alla presenza di Dio, nel tempio dell'anima vostra, riposandovi come bambini nel seno del Si.gnore, in silenzio di fede e di santo amore (III, 367).

 

Disporsi con la mortificazione

Il gran punto si è che mai potremo esser anime d'orazione e unione con Dio, se non avremo grand'amore alla mortificazione interna ed esterna (IV, 285).

Il silenzio, la mortificazione dèi sensi, lo staccamento da tutto il creato, sono ali di fuoco per volare a Dio in pura e santa orazione (II, 366).

Procurate d'acquistare un grand'abito alla custodia e mortificazione dei sensi: con questo metodo l'orazione viene da sé (Bollett, VI, 246).

L'umiltà vera di cuore, la vera e cieca obbedienza, la perfetta abnegazione dellpropria volontà in tutto, la mortificazione interna ed esterna delle proprie passioni, queste sono le virtù per ottenere il dono della santa orazione (III, 439).

Ogni grado d'orazione deve avere la sua purga preparatoria (III, 173).

 

La porta e la vìa.

Per entrare in orazione non vi scordate di entrare per la porta: la porta è Gesù Cristo : Ego sum ostium, Passate dunque per questa- divina porta per mezzo dei mi­ steri sacrosanti della sua santissima Passione (II, 511).

Ottima cosa si è cominciare l'orazione dai misteri della santissima Passione, perché questa è la porta (II, 810).

Seguitate nella vostra orazione, passando però sempre per la porta che è la vita, passione e morte di Gesù, in quel modo che v'insegna lo Spirito Santo (II, 818).

Fondate sempre più la vostra orazione sopra i misteri della santissima Passione di Gesù Cristo, che questa è la via sicura (I, 615).

 

Come bisogna pregare.

Bisogna pregare con viva fede, gran confidenza, e sopra tutto con grande umiltà (I, 266).

La migliore disposizione per l'orazione è una vera fede ed umiltà profonda, da cui nasce grande cognizione di Dio e del nostro niente (I, 397).

La meditazione si faccia con attenzione, sempre però senza sforzi di testa, ferman­ dosi dove si ha più devozione (III, 480).

Nella meditazione non abbiate fretta di passare da un punto all'altro, ma fermatevi dove trovate più devozione e raccoglimento, e fate tutto con spirito posato e pacifico (III, 559).

Avvezzatevi a far la meditazione nella chiesa interna dell'anima vostra. È di fede che l'anima nostra è tempio di Dio vivo, è di fede che Dio abita in noi. Dunque entrate dentro voi stessi e ivi adorate l'Altissimo in spirito e verità, parlategli delle sue pene, e del suo amore verso di voi (III, 359).

Nell'orazione imitate gli angeli, or prorompendo in lodi d'amore, or restando in alto stupore dell'infinito Bene, or in sacro silenzio d'amore e di compiacenza (I,397).

Tirate per l'orazione ordinaria, e per le sode virtù ; che l'interna orazione infusa, di cui son parto i riposi, amorosi l'insegnerà Iddio (I, 578).

Maestro d'orazione è lo Spirito Santo, e bisogna orare come piace a lui (I, 419).

L'orazione dev'esser fatta a modo dello Spirito Santo, come vuole quest'infinito Bene (I, 249).

Se sarete umili ed obbedienti lo Spirito Santo v'insegnerà lui (II, 355).

 

Prendere i frutti e lasciare le foglie.

Nell'orazione prendete i frutti e lasciate le foglie : cioè prendete le virtù e lasciate passare le altre cose senza farne caso (I, 674).

Le virtù sono i frutti della vera orazione, le dolcezze e le consolazioni ne sono i fiori (IV, 187).

Quando si va nell'orto non si coglie le frondì ma i frutti : così nell'orto dell'ora­zione non bisogna appigliarsi alle foglie dei sensibili sentimenti e consolazioni, ma bensì raccogliere i frutti dell'imitazione di Gesù Cristo (IV, 59).

 

Orazione continua.

Per ben servire Sua Divina. Maestà, lanostra orazione dev'essere continua (II,

Mi dite che potete far poca orazione, ed io voglio che ne facciate ventiquattr'ore al giorno. Che voglio dir con questo? Voglio dire che ve ne stiate sempre dentro di voi, annichilati in Dio, dando però libertà all'animai di fare quei voli di spirito se­condo che vi porterà l'aura dello Spirito Santo (I, 472).

Orazione ventiquattr'ore al giorno : cioè far tutto col cuore e con la mente elevata a Dio, stando in solitudine interna, e ri­ posando in pura fede e santo amore in Dio (III, 676).

Chi sta alla presenza di Dio, adorandolo in spirito e verità, fa un'orazione che dura ventiquattr'ore al giorno (I, 443).

Il servo di Dio fa continua orazione, non dico già con le ginocchia, ma con l'attenzione amorosa alla divina presenza (I, 547).

Chi sta con la mente in Dio nelle sue occupazioni fa sempre orazione (II, 62).

La vostra orazione dev'esser continua, con la solitudine interiore dell'anima (111, 472).

La vostra orazione sarà continua se ve ne starete in solitudine intcriore, con dolce, amorosa attenzione a Sua Divina Maesta, senza immagini, in pura fede e santo amore (III, 337).

Eendete continua la vostra orazione standovene in santo raccoglimento (I, 611).

Semper orat, qui bene agit (I, 537).

Unite al lavoro l'orazione interna, cioè una dolce amorosa attenzione al sommo Bene (III, 342).

Lavorando con le mani, con la mente e col cuore trattate con Dio (II, 5; 19).

O grande Iddio ! O gran Padre ! Ciò basta a tenerci in orazione per un'eternità ! (II, 450).

O Padre ! o bontà ! o amore ! Una di queste giaculatorie basta per tener l'anima amante in continua orazione (III, 367).

 

L'orazione veramente buona.

Se cresce la cognizione del proprio nul­ la, l'amore al patire, al proprio disprezzo, e all'esercizio d'ogni virtù, in tal caso si può far giudizio certo che l'orazione è veramente buona (II, 823).

Quando i frutti son buoni, buono è l'al­ bero che li produce; quando l'orazione porta seco umiltà, carità verso Dio e il prossimo, amore al patire, cognizione del proprio niente e ardore grande in amare il sommo Bene, in tal caso non v'è inganno, perché il demonio non può produrre simili effetti (I, 196).

Quando l'orazione lascia nell'anima buoni effetti, come amore al patire, disprezzo di sé, amore verso Dio, e il prossimo, non v'è inganno (I, 155).

Quando l'anima viene dall'orazione piena di ardenti desideri della gloria di Dio, della salute delle anime, e di far grandi cose per l'amato Bene, non vi può essere inganno (I, 329).

Il più perfetto della santa orazione non consiste in giubili e diletti sensibili, ma nello stare in spiritu et ventate, nudo e povero, senza rubare niente a Dio (I, 796).

Quando l'orazione è più pura e spogliata d'immaginazioni, in pura e nuda, fede, allora è più perfetta (III, 376).

Allora l'orazione è più perfetta quando si fa nell'interno dell'anima, la quale orat in spiritu Dei : questo è un linguaggio al­ tissimo (II, 721).

L'anima che Dio vuole tirare all'alta unione con lui, per mezzo della santa orazione, bisogna che passi per la strada di patire anche nell'orazione, senza alcun conforto sensibile (I, 9).

Poter mi! Fiat voluntas tua!... O altissima e dolcissima orazione (III, 819).

L'orazione affettiva in pura fede cioè di alto raccoglimento, ossia orazione infusa, essendo questa un dono gratuito di Dio, non si deve pretendere di porvi alcuno a forza di braccia, come si suoi dire (III, 439).

Quando sentite che l'anima gusta di starsene in sacro silenzio di fede e d'amo­re, riposando nel seno del divin Padre, seguitate così, benché durasse per tutta l'orazione, mentre allora lo Spirito Santo tira l'anima a tale orazione, e conviene obbedire alle attrattive dello Spirito San­ to (III, 369).

Quanto all'orazione, sentite di grazia una parabola di S. Teresa: L'ortolano ca­ vando l'acqua dal pozzo per adacquare l'orto, conviene che usi non poca fatica; ma quando vien la pioggia del cielo, cessa la fatica e se ne sta sulla porta della ca­ panna, compiacendosi dell'acqua che irriga l'orto, con maggiore ubertà di quello che egli faccia cavandola dal pozzo, e sta quieto e si rallegra. Così anche voi ricevete quella pioggia celeste che dall'alto in­ naffia l'anima vostra, poiché tale orazione è più passiva che attiva, né per questo le potenze stanno oziose, poiché restan tutte abissate e immerse in Dio. Non fate resi­ stenza a tal superiore grazia, ma siate ob- bedientissimi alle attrattive dello Spirito Santo, e in silenzio di fede e d'amore rice­ vete quel che Dio Ottimo Massimo vi da, e terminata l'orazione ritornate a porre nell'erario dell'Altissimo ciò che Dio vi ha dato per grazia, gratis, e ponetevi nel vostro nihilo passivo, nudo e povero, at­ tribuendo a Dio ogni bene (III, 346).

 

 

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