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Pratica dell'ubbidienza.

 

Desiderar d'ubbidire.

Siate sitibondi che vi sia rotta la propria volontà, come il cervo del fonte (I, 159).

Abbiate caro che vi siano rotti tutti i vostri disegni, benché buoni (I, 159).

Vi paia perso quel giorno nel quale non rompete la vostra volontà, e non la sog­ gettate ad alcuno (IV, 260).

Dovete aver piacere che vi sia rotta la propria volontà (III, 381).

 

Mirar Dio nei superiori.

Ricordatevi che i superiori tengono il luogo di Dio (I, 55).

I superiori sono per il religioso gli in­ terpreti della divina volontà (I, 803).

Nelle determinazioni dei superiori si co­ nosce la volontà di Dio, che dev'essere la regola del nostro operare (III, 43fi).

 

Ubbidire e tacere.

Ubbidire e tacere: oh che gran virtù è questa! (II, 381).

Per piacere a Dio bisogna sottomettersi a tutti gli impieghi imposti dall'ubbidienza ed esercitarli senza querele ed in si­ lenzio (III, 780).

Gesù ubbidisce e tace né mai si lamen­ ta: dunque imparate a patire e lacere e a ubbidire in silenzio (I, 55).

 

Con piena indifferenza di volontà.

Chi vive sotto obbedienza vive quieto, pronto ad operare, stare, andare, tace­ re, ecc. come Dio per mezzo dei superiori disporrà di mano in mano (I, 807).

Vivete sotto obbedienza : cioè operate se i superiori v'impongono di operare; se no vivete in quiete e pace come vuole Sua Divina Maestà (I, 807).

Datevi talmente nelle mani dei superio­ri, che possano fare di voi tutto quello che vogliono, quando non s'opponga alla di­ vina legge quod absit e alle Regole e Costituzioni (IV, 260).

Il nostro dolcissimo Gesù, si lasciava vestire e spogliare dai ministri della mor­ te ; or lo legavano or lo slegavano ; or lo

gettavano di qua ed or di là, e a tutto si arrendeva il mansuetissimo Agnello divino. O dolcissima pieghevolezza di Gesù ! (1,159).

 

Con perfetta indifferenza di giudizio: alla cieca.

Obbedite alla cieca (II, 579). Io voglio un'obbedienza cieca (I, 151). Obbedite alla cieca ; voglio dire senza discorrer sopra ciò che vi si comanda (I,55).

Rinunciate, carissimi, a ogni vostro in­ tendimento e sapere, dandovi come morti ai vostri superiori (IV, 260).

Voi sapete che Gesù Cristo s'è fatto ub­ bidiente sino alla morte : adunque anche voi dovete dar morte a voi stessi sotter­ rando il proprio parere e intendimento (IV, 260).

Fortunata quell'anima che si stacca dal proprio godere, dal proprio sentimento e dal proprio intendimento ! Altissima lezione è questa ! (1,107).

 

Con amore.

Obbedite con amore e riverenza, in vera e santa carità (II, 370).

 

 

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