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Quando e come si deve osservare.

 

In mezzo ai patimenti.

Chi sta in mezzo alla tempesta d'un gran patire, deve custodire il gran tesoro sotto la chiave d'oro del silenzio (I, 627).

Chi sta nel mare tempestoso dei trava­ gli, non deve aver lingua per lamentarsi, né col prossimo né con se stessi, né con Dio. Oh che gran punto è questo ! (II, 301).

Dio creando i pesci li creò muti, perché devono stare tra i flutti del mare, per in­ segnarci che chi naviga tra le tempeste del mondo, dev'esser muto, senza lingua, per non lamentarsi mai, non risentirsi né giustificarsi. Scrivetevi in mezzo al cuore questa gran massima (III, 406).

Meglio è patire e tacere : quando vengo­ no le tempeste di travagli più si nascon­ dono, meglio è (I, 624).

Patire e tacere : tacere e patire (II, 312).

Operare, patire, tacere (III, 676).

Scrivetevi questa massima nel cuore : Operare, patire, tacere (I, 470).

Silenzio, silenzio interno ed esterno : in­ terno, facendo tacere i borbotti della na­ tura; esterno, col non aprir bocca in la­menti (III, 393).

Patite in silentio et spe, intus et forte (I, 578).

Patite e tacete, negando sempre la vo­ stra volontà (III, 368).

Bisogna far gran conto del patire in silenzio, perché è una delle grandi grazie che Dio fa all'anima (III, 366).

Imparate a patire, operare e tacere : oh che ricco silenzio è questo (II, 804).

Perché tanti fiotti? Ella è ricca e non lo sa... Amare e patire in vero silenzio in­ terno ed esterno, in pura fede e santo amore, è un pescare le vere perle della virtù nel gran mare della santissima vita e passione di Gesù, nostra vera vita (II, 643).

Ricordatevi che il dolce Gesù, in mezzo alle sue più amare pene, taceva (I, 508).

Nella sua Passione Gesù stava in silen­ zio. O silenzio divino ! O sacrosanto silen­zio, ricco di quella pazienza che opus per fectum habet! O silenzio santo custode fe­ dele del tesoro delle virtù! (II, 812).

 

Quando le passioni si svegliano.

Quando le passioni si svegliano, massi­ me la collera, allora è tempo di star zit­ ti ; non parlate, state in silenzio, e den­ tro di voi stessi esclamate al Signore che vi soccorra. Se avete da parlare, parlate con voce bassa e con mansuetudine, il che conviene far sempre, ma specialmente nel tempo che bolle il pignatto della, collera : zitti, zitti! (III, 383).

Quando siete contradetti, contrastati, e quando le creature procurano d'inquietarvi, io non voglio altro da voi se non che stiate zitti (III, 384).

Il punto principale si è che stiate zitti quando vi sentite le passioni in battaglia e la stizza : allora è tempo di tacere, al­ trimenti si commettono molti difetti (III, 384).

Sopra tutto vi raccomando di star zitti nelle occasioni (III, 393).

Col parlare e rispondere quando uno è esacerbato si fa peggio (II, 619).

Il silenzio è il coltello d'oro che uccide la passione (II, 515).

 

Nelle contraddizioni e nelle calunnie.

Il silenzio e soprammodo necessario nel­ le contraddizioni, nelle calunnie e nei rim­ proveri (I, 508).

Zitti quando sentite delle strillate : zit­ ti con tutti! (III, 393).

La strada corta si è di rispondere a quelli che vi disprezzano e v'inquietano con un dolce e modesto silenzio (I, 399).

Il silenzio, la disinvoltura e il far conto di non sentire fa chiuder la bocca agli oziosi (I, 255).

Nelle burle state zitti e di buona cera, mostrando di gradirle per amor di Dìo

(I, 108). La via più sicura è tacere, ad esempio di Gesù Cristo che maltrattato, vilipeso,

bestemmiato, calunniato, taceva: Jesus autem tacebat (I, 330).

Mai lamentarsi, mai risentirsi, mai giu­stificarsi ; ma ad imitazione di Gesù Cri­sto starsene in un paziente, dolce e pacifico silenzio, ìntus et forte.(II, 816).

Ricordatevi che Gesù taceva in mezzo ai suoi travagli: riceveva pugni, schiaffi, sferzate, ecc. e taceva ; lo ingiuriavano, lo bestemmiavano e taceva: Jesus autem ta­ cebat. Ecco ciò che dice l'Evangelo. Oh silenzio santo ! Fatene grande stima e pra­ ticatelo assai (III, 384).

 

Quando e come bisogna parlare.

Il sacro silenzio prudente lascia parlare solamente quando la gloria dì Dio lo ri­ chiede e la carità verso il prossimo (III,370).

Parlare assai senza necessità è molto pernicioso allo spirito (III, 370).

Bisogna esser cautissimi e prudentissi mi nelle parole, le quali quanto più sa­ ranno poche, tanto più saranno migliori e più proficue (III, 275).

Parlate a suo tempo, con ogni dolcezza e modestia (I, 306).

Lavorate con la mente in Dio in santo silenzio; quando però siete interrogati, rispondete con ogni dolcezza e buona grazia (I, 105).

Parlate poco, bene e con mansuetudine (II, 446).

Non siate affettati nelle espressioni e nelle convenienze; caritatevoli e dolci sì, ma in gravitate et maturitate (II, 65).

Col guardarsi dalle parole incaute, pun­ genti e mortificanti si da gran gusto a Dio e s'acquista merito grande (III, 133).

Nelle ricreazioni bene spesso si perde ciò che s'è acquistato nell'orazione (III, 762).

 

 

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