Pratica dell'ubbidienza.
Poiché « tutto ciò che è nel mondo è concupi scenza della carne, concupiscenza degli occhi e su perbia della vita» (I Ioan. II, 16), è chiaro che per rinnegare queste viziose tendenze, è necessario rinunciare al mondo, fino a poter dire con l'Apostolo: «.il mondo è a me crocifisso ed io al mondo » (Gal. VI, 14).
Disse Cristo agli Apostoli, e lo stesso ripete a tutti coloro che vogliono essere suoi seguaci: « Voi. non siete del mondo » (Ioan. XV, 19). Per questo i Santi odiarono il mondo e l'ebbero in abbomi nio; e, quando il dovere non richiedeva diversa mente, amavano ritirarsi nella solitudine, come nel luogo più adatto per trattare con Dio, e far profitto nella virtù.
Tra i Santi che più amarono la solitudine uno fu S. Paolo della Croce, il quale, fin dalla gioventù « fuggendo il mondo, nella solitudine pose sua dimora, ed ivi, come in una spirituale palestra, si addestrò alle più alte ascensioni dello spirito, sotto i soavi impulsi della grazia » (In Offic. S. Pauli a Cruce).
Dell'importanza detta solitudine egli parla da esperto maestro nelle sue Lettere, nelle quali ci da pure utili norme per la pratica.
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