Umiltà.
La terza concupiscenza che, dopo quella della carne e degli occhi, tiene l'impero di questo mon do, è la « superbia della vita », ossia il desiderio disordinato di primeggiare sugli altri, di non voler sottostare ad alcuna autorità e di seguire in ogni cosa il proprio arbitrio.
È questa superbia uno dei più grandi mali del l'uomo, poiché da essa, dice lo Spirito Santo, ha origine ogni peccato (Eccli. X, 15) ; « sia direttamente in quanto gli altri peccati son tutti ordinati al fine della superbia che è la propria eccellenza; sia indirettamente in quanto l'uomo per la superbia disprezzando la divina legge si apre la via a commettere i maggiori delitti, secondo che è scritto in Geremia: spezzasti il mio giogo, rompesti i miei vincoli; gridasti non ser virò » (S. Thom. II, II, q. 162, a. 2).
Gli è per questo che l'umiltà, in opposizione alla superbia, è la prima e fondamentale virtù del cri stiano e del religioso.
Per entrare nel regno dei deli, bisogna farsi piccoli, poiché nell'economìa del regno di Dio « chi si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato » (Matt. XXIII, 12).
Per ben praticare questa virtù tanto necessaria sarà utile ascoltare quel che 8. Paolo della Croce ci dice sulla sua natura, necessità
ed eccellenza.
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