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2. L'apostolo della Passione

 

La vera devozione, perché nasce dall'amore (85) ed è espressione eloquente dell'amore di Dio, non può rimanere occulta, un fatto personale; necessariamente si allarga in una dimensione apostolica, che, a sua volta, arricchisce ed incrementa la devozione personale (86).

Così il « praedicamus... Christum... crucifixum » (87) è come il frutto, l'esuberanza e l'espansione del « mihi absit gloriar! nisi in Cruce D. N. Jesu Christi». Rimane anche il segno che autentica e mette in rilievo l'intensità e la ricchezza della devozione personale alla Passione di Cristo.

(80) P. Giam. POR 401v. . .

(81) M. Rosalia POC 367v; PAC 357v; G. Fanucchi PO 256v. Santa Papi face va l'impossibile per assistere alla Messa del p. Paolo a Vetralla « perchè spiega allettata da quegli effetti interni che provavo » (POV 513 p. 230).

(82) D. Giacinta Martelli PAC 225v. Ma il Santo non annoiava davvero, per che ordinariamente sapeva limitarsi al tempo conveniente pre una cele brazione devota e maestosa: « Non era uè lungo né breve, anzi quant più era favorito dal Signore procurava ancora di essere un poco pi' breve, per così occultare i doni del Signore» (P. G. Giacinto PO 549).

(83) P. Valentino POV 816v, p. 368.

(84) Cf. Missale Rom., Oratio super oblata, die 28 aprilis.

(85) Cf. S. Th., II-II, q. 82, a. 2 ad 2.

(86) Cf. Ib.

(87) 1 Cor. 1, 23.

 

Paolo della Croce, infiammato di amore per il Crocifisso, se ne rivelò subito come il suo grande omonimo l'Apostolo. Ed era­no i lunghi periodi passati in solitudine [nei romitori prima e nei Ritiri dopo, dove il suo spirito si perdeva in Dio attraverso la con­templazione del suo Verbo incarnato e sofferente] che lo armavano di zelo per la conquista delle anime, ignare della Passione di Gesù, ma bisognose della salvezza della sua Croce.

Nelle Piaghe di Cristo leggeva e capiva «quanto è cara una anima a Dio!», anche se poi egli, nel confidarlo, non riusciva ad esprimersi che con questa frase piena di stupore: «E' una cosa troppo grande!» (88). Ma questo pensiero bastava ad infiammare di nuovo ardore il suo sofferto apostolato, mai pago della gloria di Dio e del bene delle anime; gli faceva sfidare ogni difficoltà, lo ren­deva pronto ad ogni sacrificio, sia pure al più eroico: quello della vita (89).

Con lo sguardo al Signore trafitto il suo entusiasmo acquistava sempre nuova freschezza e ardore giovanile nella brama di « ardere il mondo tutto di fuoco divino, specialmente di imprimere nei cuo­ri la memoria delle pene di Cristo » (90).

 

a) Le Missioni

Sono state il campo di attività più battuto dal Santo. Si sentiva chiamato in modo speciale a predicare alla povera gente, nelle chiese assiepate o nelle piazze gremite, il suo «Amore Crocifisso».

(88) R. Calabresi POR 2299v.

(89) « Ben volentieri avrebbe dato il sangue e la vita per guadagnare un'ani­ma e ricondurla a Dio... » (R. Calabresi POR 2299; et P. Domenico POR 1740). Anzi di lui troviamo scritto che per la salvezza di un'anima « vo­lentieri avrebbe dato mille vite » (Fr. Francesco POR 1774v).

(90) Fr. Francesco POR 1139.

 

Dal 1720, dopo le prime esperienze delle "pene infuse" di Cristo, quando, ancora semplice eremita, iniziò le missioni popolari, fino all'ultima predicata a Roma per volere del Papa nella chiesa di s. Maria in Trastevere (91), esse furono il suo desiderio più cocente che lo assillò per 50 anni: voleva ad ogni costo far conoscere ed amare Ge­sù e Gesù crocifisso (92).

Convinto che la Passione « ...è opera di infinito amore » (93), la riteneva anche « il mezzo più efficace per convertire le anime... » (94) e « ...la strada più facile per salvarsi » (95). Infatti aveva potuto toccare più volte con mano che essa « fa arrendere i peccatori più invecchiati e duri... » (96). Perciò la considerava « il midollo e l'anima delle missioni » (97) e da essa ne attendeva « il frutto principale » (98).

Si presentava nei paesi alla maniera apostolica, con le « stigmate » di Cristo. E, a detta dello stesso Santo, i popoli al solo vederlo si convertivano a penitenza (99). Infatti, l'abito della Passione, il " Segno" bianco sul cuore, i piedi nudi, una cintura di pelle ai fianchi, il Crocifisso sul petto, il comportamento dimesso, gli occhi bassi, il saperlo venuto da remote solitudini dove era dedito alla contemplazione e alla penitenza, non che la fama dei prodigi... erano tutti elementi che creavano l'atmosfera della Passione. La sua presenza era già un tacito annunzio del « Verbum Crucis».

In questa prospettiva vanno inquadrate anche le austerità straordinarie che il Santo praticava in pubblico nelle missioni (come flagellazioni, corone di spine, processioni di penitenza, croci... ecc.) (100): esse non erano una dimostrazione, ma una esigenza apostolica, uno «svegliarino», come si diceva allora, per eccitare alla conversione e compunzione i più restii alla grazia. Anzi lo Strambi nota che il Santo, personalmente, non era incline a far mostra di sé, specialmente in fatto di penitenze, ma aggiunge anche che « ...bene conosceva per esperienza, che per risvegliare la gente rozza, ed ignorante, di cui per la maggior parte è composto l'uditorio... giovano tali pratiche e che da queste cose sensibili i peccatori più facilmente si eccitano al pentimento; poiché la penitenza esterna è svegliarino della penitenza inferiore ».

(91) II Santo, mezzo storpio, dovette essere trasportato sul palco; ma predicò egualmente con freschezza giovanile e con l'ardore di un. crocifisso con Cristo. La folla accorsa numerosissima [« ...oltre la basilica era piena la spaziosa piazza contigua; né furono capaci quei due luoghi per tutto il popolo che vi accorreva, onde più migliaia di persone furono costrette a tornare a casa senza aver la consolazione di poterlo udire » Strambi, o. e. I, p. 149] fu pervasa da una commozione indicibile: fu l'ultimo grido dell'apostolo della Passione, miracolo vivente dell'amore di Dio.

(92) 1 Cor. 1, 23.

(93) Lt III, p. 156, a p. Giam., 15 giugno 1757.

(94) Lt II, p. 234 al conte Garagni, 10 dic. 1742.

(95) P. Antonio di s. Agostino POV 1145v, p. 516.

(96) Lt III, p. 712, a p. Giovan-B. di S. V. Ferreri, 2 ott. 1750.

(97) Fr. Francesco POR 1017v.

(98) Lt II, p. 842, al card. Guadagni, 15 nov. 1749.

(99) P. Giam. POV 164v-5, p. 60.

(100) Fr. Ubaldo PO 439v; G. Tullini POG 339v-340; P. Valentino POV 889; F. Scarsella POR 477.

 

E gli effetti furono sorprendenti, perché « si videro nelle missioni conversioni mirabili di anime le più traviate... » (101).

Non si può omettere, però, di riconoscere che la penitenza fisica in grande stile pur essendo un contorno della missione aveva una notevole efficacia psicologica sulla pietà del 700... e, insieme alla santità della vita, conferiva molto alla predicazione del missionario (102).

La sua eloquenza era semplice, evangelica, la quale, accompagnata da « grand'energia di parole... zelo e divozione... » (103) penetrava direttamente negli animi.

Si ricorda che era impareggiabile nel parlare della Passione. Non stupisce: essa era la fiamma che gli ardeva nel cuore e il suo carisma specifico. Per questo travolgeva nella sua commozione e nel suo pianto « di amor compassivo a Gesù appassionato » tutto l'uditorio (104).

(101) Strambi, o. c, 1. II, e. XXVII, p. 331; cf. P. Giam. POV 472v-3, p. 180. Singolari anche le testimonianze su altre macerazioni segrete fatte da Paolo in tempo di missione, tutte e sempre ispirate alla carità apostolica: « Per convertire i peccatori » (P. Giuseppe di S. M. POR 1547; Fr. Ubaldo PO 498-9; P. Valentino POV 889, p. 402; R. Calabresi POR 2017v; Fr. BONAVENTURA POV 711v-2, p. 321).

(102) Cf. Zoffoli, 'SPC', III, e. II, pp. 928-962: Missioni nel '700 italiano. Si deduce anche da una lettera inviata al Santo da Mons. Crescenzi, allora a Parigi. Tra l'altro dice: « ...Molto contribuisce alla conversione dei popoli anche la esteriore mortificazione... » (Parigi 6 maggio 1743, conser­vata in AGCP).

(103) S. Papi POV 526 v, p. 236.

(104) P. Giam. POV 168v, p. 61.

 

Dinanzi alla parola di questo mistico consumato del Calvario non si resisteva. Era la potenza del Sangue di Cristo che agiva attra­verso il suo araldo di eccezione. Ricco della « sapientia Crucis » e con il cuore stigmatizzato metteva al contatto col Crocifisso intere moltitudini, facendo rivivere con descrizioni parlanti le scene della Passione. Indicando il Signore sfigurato scandiva, con forza di spirito e ricchezza di grazia, frasi come queste: «Un Dio morto per me! Un Dio flagellato per me! Un 'Dio legato per me!» (105). Un fremito di commozione attraversava l'uditorio, provocando « ...pianto universale in ogni ceto di persone... » (106).

Soprattutto l'ultima sera della missione, allorché Paolo brandiva il Crocifisso e lo stringeva al petto, le sue lacrime si mescolavano con quelle dell'assemblea : come a Camerino dove « le persone di ogni ceto, grado, e condizione anche nobili » si videro « piangere dirottamente " sicut doleri solet in morte Primogeniti"» (107) o come il popolo di Ischia di Castro che continuava a lacrimare anche dopo la sua uscita dalla Chiesa (108).

Sappiamo che anche sacerdoti, prelati e cardinali rimanevano colpiti e vivamente emozionati dalle sue meditazioni.

A Roma 5 cardinali che vi assistevano « furono tanto commossi che ancor essi piangevano », e poi dissero che non era possibile sentire predicare sulla 'Passione il p. Paolo e riuscire a « contenere le lagrime» (109).

Due alti ecclesiastici romani, andati a fargli visita nella cella dei Ss. Giovanni e Paolo, dopo il colloquio amichevole, confidarono al portinaio: «Oh... il P. Paolo ci ha discorso sopra la Passione Ssma di Gesù Cristo, e ci ha fatto piangere tutti e due; e credetemi non si poteva fare a meno di piangere, poiché oh quanto ne discorreva bene!» (110).

(105) Fr. Francesco POR 836; G. Sisti POV 57v-58, p. 10.

(106) P. Valentino POV 870v, p. 393.

(107) P. Giammaria POV 168v, p. 61, da Zach. 12, 10.

(108) F. Scarsella POR 462v-3.

(109) Ib. Nella missione di s. Maria in Trastevere del 1769, un ufficiale di Curia, andato a sentirlo soltanto per curiosità, « sebbene egli fosse duro di cuore e non facile a piangere, non essendo stato capace di gettare una lacrima nella morte dei propri parenti, nelle meditazioni però della Passione di N. S. Gesù Cristo, fatte dal P. Paolo, aveva pianto dirottissimamente... » (F. Scarsella POR 463v).

(110) P. Valentino POV 871, p. 394.

 

Poteva parlare divinamente del suo soggetto prediletto, perché ne era ebbro e se ne sentiva il mistico ispirato. Crocifisso nel cuore e nell'anima dalla Passione, l'aveva sempre sulla lingua: ogni circostanza era buona per dilatare la fiamma incontenibile del suo amore a Gesù piagato: «Non lasciava passare nessuna occasione, che non insinuasse questa divozione nell'altrui cuore, anche a gente inculta e ignorante come a soldati... La raccomandava sempre, insegnando il modo di pensarvi fra giorno... imparando ad offrire le fatiche, i patimenti in memoria di quelli, che aveva sofferto Gesù Cristo per noi » (111).

In conclusione, « fece conoscere che voleva altamente imprimerla e stamparla nel cuore di tutti» (112). Anzi, per la frequenza con cui ne discorreva e per la ricchezza di sentimenti, profondi e sem­pre nuovi coi quali sapeva presentarla, radicò nei contemporanei la convinzione che egli fosse, sull'argomento, oltre che eccezionale, anche inesauribile (113). Precisamente per questa santa follia di amore al Crocifisso e per la sua straordinaria facondia, fu definito più volte un redivivo « S. Paolo apostolo» (114). Del quale bisogna dirlo incarnava l'idea, possedeva la tempra adamantina, l'eloquenza focosa e ispirata, l'esperienza di altissime rivelazioni, il travaglio di una vita crocifissa " intus et foris " e l'amore ardente e sen­za posa, perché tutti conoscessero ed amassero « Jesum Cristum et hunc Crucifixum » (115).

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A questo punto non si può sottacere il fenomeno del pianto sulla Passione sia nel Santo che nell'uditorio, che era avvinto dalla sua parola e come incatenato psicologicamente dalia stessa onda di commozione. C'è una valanga di testimonianze così concordi e fatte da testi oculari e da altri, tutt'altro che creduloni, che non permettono di sorvolare sull'evento.

(111) P. Antonio POV 1145 r-v, p. 516.

(112) Fr. Bonav. POV 639, p. 286.

(113) D. S. Bovi POC 486v; P. Ludovico PO 190; T. Palozzi POC 329v-330.

(114) Clemente XIII lo chiamava un « S. Paolo dei nostri tempi » (Fr. Francesco POR 779) Anche alcuni dotti che l'udirono predicare unanimi esclamarono: « Sembra un S. Paolo apostolo » (Dep. extra Proc, 7 feb. 1776, in AGCP).

(115) I Cor. 2, 2.

 

Esso si deve dire effetto della devozione del Santo alla Passione, come una sua esplosione carismatica, contagiosa e salutare per i presenti (116).

Non si può parlare certamente di un difetto fisico, dovuto a teerezza eccessiva di cuore o a una disfunzione delle glandole lacri­mali- Ma bisogna riconoscervi un «dono» (117), che a volte si accompagna allo stato mistico ed è come una sua manifestazione ap­pariscente. S. Teresa parla di abbondanza di lacrime che, quasi vestigio di un'alta contemplazione, sgorgano spontaneamente, causate da una « grande tenerezza » (118) oppure da un violento amore di Dio che ne stilla un profluvio (119).

E riconosce la loro origine soprannaturale dagli effetti che producono: quali il «conforto», la «pace» (120) e i grandi desideri di servir Dio e di giovare al prossimo (121).

Ora, noi sappiamo che il Santo sul palco, molto spesso, era favorito di un alto grado di orazione, tanto da dimenticare la predica preparata e allora parlava sotto l'azione dello Spirito (122). Tale contemplazione, essendo « amorosa e dolorosa », facilmente sfociava in copiose lacrime tutt'altro che finte; perché commuovevano fino al pianto, eccitavano a grande compunzione e fruttavano conversioni straordinarie, perfino con confessione pubblica dei peccati (123).

Certo, come abbiamo notato a suo luogo, nella descrizione di alcuni testi, alle volte, si esagera un po' nelle tinte; ma ciò non to­glie la realtà del fenomeno con le sue efficaci ripercussioni nell'uditorio.

(116) Ecco, oltre le riferite, altre testimonianze a titolo di saggio: « ...Erano si penetranti le sue parole nel cuore degli uditori, ohe si vedeva una gran commozione, e vi si spargevano in abbondanza le lagrime » (S. Papi POV 527v, p. 237). « Nessuno come il P. Paolo era tenerissimo della Passione di Gesù Cristo, che muoveva l'udienza in dirottissimi pianti e fruttuose compunzioni, colla riduzione di anime traviate e peccatrici... » (P. Giuseppe M. del C. POV 1389v p. 632). «Bisognava avere un cuore di sasso per non distruggersi in lagrime... > (L. Burlini POC 438).

(117) Cf. Poulain, Grazie d'orazione, e. XXII, p. 402, n. 70 bis.

(118) Vita, 19, 1.

(119) 6 Mansioni, 6, 8.

(120) Ib.

(121) Cf. Vita, 19, 2-3.

(122) P. Bonav. POC 213v-4.

(123) P. Giuseppe M. del C. POV 138&V-9, p. 632.

 

b) Esercizi spirituali alle Claustrali

Fu l'altro ministero aperto dinanzi alla sua azione di apostolo instancabile del Crocifisso. Qui il Santo, per una misteriosa sintonia spirituale, si poteva elevare nelle alte sfere e profondere le ricchezze mai sondatili della «sapientia Crucis». Più Più che le parole era la forza del del suo spirito, dolcemente ferito dalla Passione di Gesù che ne appiccava alle anime consacrate le fiamme.

E' interessante sapere che fu designato molto presto a svolgere questa attività qualificata e impegnativa. Infatti, ancora eremita, a Castellazzo, veniva chiamato come predicatore nel monastero di s. Agostino (124). I frutti dovettero essere notevoli, se in seguito al­cune monache continuarono a richiederlo di consigli spirituali con lettere (125). Era noto anche alle religiose della Ss. Annunziata di Alessandria, che ne ascoltavano volentieri le conferenze (126). Queste non furono che delle primizie; perché con l'andare degli anni il delicato incarico si moltiplicò a dismisura, così che il Santo si lamenta di non poter soddisfare tutte le richieste: «Ho una truppa (sic) di monasteri da fare... », dice in una lettera (127;.

Dovunque passava eliminava abusi e faceva rifiorire la perfezione religiosa, ma soprattutto lasciava indelebile la fiamma del suo ardore al Crocifisso.

Infatti le Religiose che hanno sentito l'influsso benefico e santificante di questo innamorato della Croce magnificano la sua singolare devozione alla Passione. Ricordano la « grande efficacia con cui parlava dei patimenti sofferti da Gesù per amor nostro... tanto che moveva al pianto tutte le religiose, ed egli medesimo era penetrato da vivo sentimento di compassione e di dolore... » (128). Era impressionante e profondamente conquidente la sua partecipazione alla meditazione sulla Passione. Infatti « ...si infiammava in modo straordinario dell'amore verso il Salvatore... » (129), « ...versava abbondanti lagrime; e si conosceva benissimo che il suo cuore era trapassato, come con una spada di dolore, che non poteva reggerci » (130).

(124) Lt I, p. 21, a mons. Gattinara, 11 marzo 1721.

(125) Cf. Lt I, p. 24, 25...

(126) Cf. Lt I, p. 58, 24 ot. 1723; p. 59, 3 feb. 1724.

(127) Lt III, p. 220, a un Superiore passionista, 8 feb. 1754.

(128) Sr. A. Lucia del SS. Cuore di M. POV 339v, p. 209.

(129) Sr. M. Geltrude T. di G. Bambino POV 354, p. 216.

(130) Sr. M. CELESTE dell'Amor di Dio POV 996, p. 452.

 

Sono unanimi ancora nell'attestare che parlava spesso, « o di proposito o per incidenza », della Passione, al punto da dare la impressione che avesse « sempre presente nel cuore Gesù Crocifisso » (131) «mostrava benissimo che avrebbe desiderato stamparlo nel cuore ostro e di tutti». E veniamo alla constatazione finale: Le «sue pa­role avevano tanta efficacia che facevano nascere nel cuore la divozione verso la Ssma Passione del Signore... » (132).

Noi la consideriamo l'encomio più bello di chi viveva ed agiva per trasformare tutti nell'amore di Gesù crocifisso.

 

c) II Magistero spirituale

E' uno dei mezzi di cui si è servito Paolo della Croce per lanciare il suo grido di appassionato contemplativo del Calvario per far conoscere alle anime i tesori nascosti nel mistero della Passione. Veniva ammirato, ancora giovane, per un provato maestro di spirito (133). Difatti, la sua eccezionale levatura spirituale, la vita ritirata e penitente, i carismi che accompagnavano il suo zelo apostolico (134), il tratto aperto, affabile e pieno di carità lo fecero ben presto anche prima che fosse sacerdote polo di attrazione e confidente di tante anime desiderose di perfezione. Paolo vi riconobbe una missione provvidenziale per comunicare loro i fiotti del suo spi­nto e farne dei fiori di Passione, avviandole per la via dolorosa del Golgota.

Dal fratello Giovan Battista il primo che subì il fascino delle - sue attrattive al gruppo di giovani della Confraternita di Castellazzo (135) e ai molti che in progresso di tempo si rivolgevano a lui per direzione spirituale, Paolo indicherà nel Crocifisso la via della perfezione. Proprio questo orientamento ardito qualifica il suo metodo. Sua mira incessante, infatti, sarà raccogliere la cerchia dei « diretti » (una vera pleiade di anime di ogni categoria e condizio­ne sociale che cresceva sempre più fino ad esserne letteralmente as­saltato) all'ombra della Croce per farli bruciare al fuoco della Passione.

(131) Ib. 955r-v; Sr. M. Aloisia della Passione POV 1315, p. 597.

(132) Sr. MARIA Vittoria dello Spirito S. POV 1342, p. 610.

(133) a ZOFFOLI - 'SPC, in, pp. 96-103.

(134)A Castellazzo lo stimavano « illustrato dal cielo » e con il « dono della parola> (A. Lamborizio PA 277). (135) P. Giam. POV 107-8, p. 31 ss.

 

La Direzione Spirituale, però, si svolse, nella maggior parte dei casi, attraverso Lettere (136), e gli assorbì intere notti e tutto il tempo libero dalle missioni e dagli impegni di superiore generale della piccola Congregazione (137).

E' fuor di dubbio che Paolo si apra proprio nelle Lettere di Di­rezione, dove possiamo cogliere, come in un riflesso, l'eco del suo spirito, tutto innamorato e profumato delle pene di Gesù. Esse, in altre parole, gettano luce sul suo pensiero passiologico. Sono pennel­late furtive, ma calde e vive che coloriscono via via in modo sempre più netto il suo concetto sulla Passione. Vi vibrano le sue intime emozioni che si dilatano in un messaggio sconvolgente, ma che cattiva e infiamma. In particolare, vi si può scorgere il suo immenso stupore dinanzi alla Passione: quanto la sentisse, come la vedesse e quale ruolo le assegnasse nsl cammino della perfezione.

In breve: la sua devozione vi trasparisce nel suo volto autentico, manda la sua fragranza. Tra quelle righe, svelte e fitte, si dispiegano, precisi e insistenti, quasi incisi, i lineamenti del suo carisma.

(136) Sia per l'assillante attività apostolica del Santo che per l'eccessivo nu­mero dei richiedenti, come anche per la difficoltà del traffico nel '700. Tuttavia egli aveva modo, almeno qualche volta, di incontrare i pe­nitenti e trattenersi con loro in conferenze spirituali.

(137) I testimoni dicono che « ...stava sempre scrivendo e di giorno e di notte... » (Let. ined. in AGCP). Dalle lettere stesse del S. si possono stral­ciare alcune significative frasi: « Scrivo con molta pena, che è un pezzo che tengo la penna in mano » (Lt I, p. 448, 5 nov. 1738). « Ho fasci di lettere da rispondere che si frangerebbe un travertino o un masso di bronzo... » (Lt I, p. 681, 4 giugno 1757). « Oggi l'ho pagata a scriver molto... » (Lt II, p. 180, marzo 1749). Talvolta passa le mattinate intere ? con la penna in mano per la gloria del Signore e il bene delle anime » (Lt I, p. 151, 30 agosto 1756) tanto che se Dio non gli da « gran forza » poco la durerà, perché dice « questo benedetto tavolino mi abbatte molto (Lt II, pp. 283, 5 seti, 1743). Spessissimo confessa di essere in « assidua applicazione al tavolino » (Lt II, p. 739), di aver « sul tavolino un fascio di lettere » (Lt n, p. 123), le quali sono « venti, ventiquattro e anche trenta ogni settimana » (Lt II, p. 205, 805...). Insomma, è sempre carico di lettere (Lt III, pp. 378, 472, 775, 826; III, 120, 262, 513; IV, 81, 117, 124...) e non sa come poter reggere a tanto (Lt III. p. 345).

 

Altro aspetto caratteristico da notare è che le Lettere non espongono un suo sistema teologico ben definito, ma procedono per accenni (138). Il Santo, tenendo presente la singola anima, il caso concreto noto a lui solo, lascia cadere dei consigli, arrida dei « mazzetti spirituali », trabocca in esortazioni accese, talvolta colme di segreti divini, che rimangono la voce più fedele della sua spiritualità e lo annoverano tra i maggiori mistici della Chiesa.

Infatti con gli anni, sia l'arricchimento culturale (venutogli specialmente con la lettura dei grandi mistici, come s. Teresa, s. Giovanni della Croce, s. Francesco di Sales, Taulero e altri...) che altissime comunicazioni mistiche, avevano maturato in lui un itinerario spirituale proprio, che poi egli sminuzzava in preziosi insegnamenti occasionali: veri tesori che riecheggiano gli accenti della sua carica intcriore e traspirano ancora oggi un fascino di soavità e di penetrante unzione.

Peccato che la maggior parte delle sue Lettere siano andate distrutte o perdute; altrimenti avremmo di lui una più copiosa e geniale dottrina spirituale (139). Ma anche in quelle pervenuteci si può notare egualmente lo slancio di un mistico originale e provetto. Il suo zelo è meno focoso, ma più dolce, suasivo e conquidente. Vi appare un maestro, padrone del suo argomento e perfetto conoscitore dell'anima a cui si rivolge.

(138) Cf. M. Viller « Lo volante de Dieu dans le lettres de S. Paul de la Croix*, RAM (1951), pp. 134 ss.

(139) II Santo voleva che si bruciassero (Lt I, 176, 250; II, 515). Infatti risulta che R. Calabresi bruciò circa 500 lettere di direzione (cf. G. De Sanctis R. Calabresi..., Ceccano 1956. p. 21). Altri fecero lo stesso (M. Crocifissa Costantini POC 349; P. G. Giacinto PAR 1728...). Molte altre andarono disperse, perché passate di mano in mano per i prodigi che operavano sugli infermi (cf. P. Valentino POV 931-3v; 422ss. 936r-v, p. 424 ss; 968-70, p. 439 ss; Fr. Barnaba POV 1295v-6r-v; p. 586 ss; G. Melata POR 1833v-4). Quelle che possediamo si estendono per un arco di tempo di 54 anni, dal 1721 al 1775. Secondo un calcolo approssimativo, ricavato dalle indicazioni delle stesse lettere, il S. in questi anni di intensa attività ne avrebbe scritto più di 60.000 (cf. Zoffoli, o. c, II, p. 212 ss.). Ma presentemente tra edite e inedite ne possediamo appena 2.000!

(140) Ef. 3, 8-9; Col. 2, 3.

 

La sua pedagogia: quella della Croce. La sua sapienza: le ricchezze nascoste in Cristo crocifisso (140). Vuole dalle anime l'infanzia spirituale (141) come presupposto per le ascensioni. Poi il distacco, la solitudine, la morte mistica operano, attraverso la fede e l'amore, « la rinascita a una vita deifica e tutta santa.... » « nel Divin Verbo Cristo Gesù » (142), il quale, per mezzo dell'« aura amorosa dello Spirito Santo » (143), immerge e fa riposare l'anima « nel seno dell'Amato Bene » (144).

 

La Passione: rivelazione dell'amore di Dio

La Passione insegna è una teofania stupenda, la più scon­certante, dell'amore di Dio.

Dice alle anime che essa è « ...opera di amore » (145), « di infi­nito amore» (146). Anzi «è la più grande e stupenda opera del divino amore » (147), « il miracolo dei miracoli dell'amore di Dio... » (148). Nel parlarne lo avvince tanto l'immagine del « mare » : forse perché gli esprime qualche contorno che riesce, in parte, a placare l'intraducibile esperienza che erompe dal suo animo tra­fitto.

In realtà, l'« ora » di Gesù è insondabile come un mare con il suo fondo abissale. Per questo Paolo trova tale analogia la più per­tinente per indicare sia l'amore di Dio che la Passione, fra cui egli scorge un rapporto strettissimo come di causa ed effetto; o meglio vi vede una confluenza, una intereomunicabilità meravigliosa, che permette all'anima di transitare spontaneamente dal « mare » dell'amore di Dio a quello dei dolori di Gesù e viceversa. Infatti anche quest'ultimo immette con naturalezza nell'immensa carità di Dio (149).

(141) Lt I, pp. 329, 417, 5ilO, 511...; II, pp. 41, 310, 315, 474...; III, 404, 468, 604...; IV, p. 226 etc.

(142) Lt II, pp. 43, 46; cf. 35, 38, 114, 297, 299...

(143) Lt I, p. 205, ad A. Grazi, 17 (?) 1738.

(144) Lt I, p. 617, a T. Fossi, 6 luglio 1752.

(145) Lt II, p. 450, a sr. Colomba, 26 marzo 1753.

(146) Lt III, p. 116, al p. Giammaria, 15 giugno 1757.

(147) Lt II, p. 499, a sr. Colomba, 21 agosto 1756.

(148) Lt II, p. 726, a L. Burlini, 17 agosto 1751.

(149) Lt I, p, 280, ad A. Grazi, 23 aprile 1742.

 

Perciò esorta l'anima a tuffarsi e a perdersi felicemente « in quell'abisso senza fondo del Divino Amore e nel mare rosso della Passione Ssma di Gesù, il quale mare nasce dall'infinita carità di Dio...» (150). «Oh, che gran cosa è mai questa!», esclama rapito (151).

Finalmente, quando Gesù lo introduce nei penetrali della sua «ora», allora canta la sua meraviglia di fronte alla visione delle sfocio dei «due mari in uno» (152): «mare di amore e di dolore » (153).

Ora, se la Passione di Gesù è « opera di infinito amore », deve sprigionarne vampate per accenderlo nelle anime (154). Questa ci sembra l'orditura intima del pensiero di Paolo. Infatti nella Passione sentenzia « l'anima succhia il miele e il latte dolcissimo del santo amore » (155). Ma questa delibazione la renderà au­dace, tanto da farla salire fino « ad montem Myrrae per disporsi maggiormente a gustare di quel divino mosto, miele, latte, e fuoco che sgorga dalle Piaghe Ssme del nostro Amore Crocefisso... » (156),

Ivi giunta, vivrà d'amore, se ne delizierà; anzi vi annegherà perché ne berrà fino ad ubriacarsene (157).

 

La Passione: sublime scuola di Santità

Seguendo l'Agnello divino sulla via del Calvario, l'anima è introdotta in una scuola incomparabile il cui Maestro è il Figlio di Dio sofferente, che impartisce profonde lezioni di perfezione. li questa eletta palestra essa è invitata « a nuotare in pura fede ed amore nel mare... delle pene santissime di Gesù » per pescarvi « le preziose perle delle sante virtù, per adornare il suo spirito, ed essere bella speciosa e ricca agli occhi dello Sposo Divino » (158).

(150) Lt I, p. 267, alla stessa, 3 aprile 1741.

(151) Lt I, ,p. 280, alla stessa, 23 aprile 1742.

(152) Lt II, p. 757, a L. Burlini, 4 luglio 1748.

(153) Lt IH, p. 459, a sr. M. Chiara di s. Filippo, 18 gen (?) 1757.

(154) Cf. S. Th, ni, q. 46, a. 3.

(155) Lt II, p. 366, a sr. A. Margherita Bosca, 5 luglio 1742.

(156) Lt II, p. 280, al oan. Paolo Cerrutd, 18 luglio 1743.

(157) Lt n, p. 435, al can. Biagio Pieri, 26 agosto 1743.

(158) Lt I, p. 502, a sr. Cherubina Bresciani, 14 dic. 1746; cf. II, 261, 447...

 

Il Santo precisa che «questa divina pesca nel mare della divina canta, da cui procede questo mare dell; Passione santissima di Gesù Cristo si fa nel regno interno dello spirito, in fede purissima ed amore ardente» (159).

Pertanto, la creatura si raccoglierà nella solitudine interiore» e, lasciandosi «penetrare dall'amore e dal dolore» della Passione (160), coglierà « le gioie delle sante virtù del dolce Gesù... » (161) Ma «questa grande scienza dei Santi» (162) - conclude -, Gesù l'insegnerà solo all'anima «ben umilc e morta a tutto...» (163).

 

La Passione: scienza segreta delle Croce

'L'insegnamento più bello che Gesù inculca alla scuola vivente della sua Passione è la «segreta santità della Croce...» (164). Asce­sa erta, che Paolo augura con visibile ovusiasmo alle anime dirette E il motivo di questo auspicio così inconsueto è che «la croce è sempre buona, anzi santa e santissima,: cosicché «chi sapesse il gran tesoro che è nel patire, non desidererebbe altro che pene » (165). Messaggio sconvolgente: che i più pre f eriscono ignorare , che i deboli vilmente ricusano... eppure vivacemente proclamato come necessano e imperioso da Paolo della Croce, che aveva sondato gli inaudiri abbassamenti del Verbo.

Pertanto, se l'anima vuoi conquistare le vette dell'amore, «porti la croce con Gesù e riposi come una bambina nel suo divin Seno; dorma quieta all'ombra di questo albero di vita, e si cibi dei frutti che (ne) cadono... che sebbene paiono amari al palato del senso, sono però dolcissimi al palato dello spirito » (166).

(159) Lt II, p. 717, a L. Burlini, 4 luglio 1748.

(160) Lt H, p. 725, alla stessa, 17 agosto 1751.

(161) Lt II. p. 717, alla stessa, 4 luglio 1748.

(162) Ib.

(163) Lt II, p. 725, alla stessa, 17 agosto 1751.

(164) Lt II, p. 452, a sr. Colomba, 19 ag. 1759' 1 Dr( «ni 826

(165) Lt I, p. 555, a T. Fossi, 11 agosto 1746.

(166) Lt I, p. 520, a sr. Ch. Bresciani, 19 (?) 175.

 

Non si creda però che i protagonisti di questo avventuroso cammino siano solo dei privilegiati, perché ogni redento deve « passare per la via regia della santa Croce » (167). Infatti « al Paradiso ci si va con la Croce... » (168). Anzi la sequela di Cristo paziente nobilita : « Oh, che grande onore ci fa Dio, facendoci camminare per la via che camminò il suo Divin Figliuolo» (169)!

E poi... chi abbraccia la Croce di Gesù non può essere triste, non può disperare, perché da essa distilla « balsamo dolcissimo » che « profum(a) tutto il nostro spirito... » (170), ed è « così prezioso e di tanta virtù che addolcisce ogni travaglio... » (171).

(Finalmente, le anime grandi, che amano veramente, diventano innamorate della Croce. Per costoro « oh, quanto è buono lo stare in Croce con Gesù, senza vederlo e senza goderlo! » Proprio in questo « nudo patire » trovano « la via corta per arrivare a quella felice morte di tutto il creato, per vivere purissimamente nell'Increato ed Immenso Bene » (172).

Il Mistico del Calvario è d'avviso che a queste altezze luminose si giunge solo attraverso la meditazione della Passione. Infatti, « in questa ssma scuola si impara la vera sapienza: qui è dove hanno imparato i Santi » (173). Ed essendo essa « la porta che conduce... all'intima unione con Dio, aH'interiore raccoglimento ed alla più sublime contemplazione » (174), lo spirituale deve « portare sempre impressa nel cuore, come un sigillo di amore, la memoria delle pene del Salvatore » (175).

(167) Lt II, p. 704, a don GB. Forlani, 30 giugno 1748.

(168) Lt IV, p. 147, a sr. M. Maddalena della Croce, 21 set. 1773.

(169) Lt II, p. 704, a don GB. Forlani, 30 giugno 1748.

(170) Lt II, p. 279, al ean. P. Cerruti, 18 luglio 1743.

(171) Lt II, ,p. 837; I, p. 645...

(172) Lt I, p. 139, ad A. Grazi, 29 giugno 1736.

(173) Lt I, p. 43, alla marchesa Marianna del Pozzo, 3 gen. 1729.

(174) Lt I, p. 582, ,a T. Fossi, 5 luglio 1749.

(175) Lt I, p. 549. allo stesso, 3 marzo 1739.

 

Così la meditazione sulla Passione accompagnerà l'anima in tutta la giornata, perché (portando «le pene dello Sposo divino come un fascette di mirra sull'altare del... cuore... in pura fede... » (176) vi terrà anche « sempre acceso il fuoco del santo amore... » (177).

Quando l'anima è arrivata a questo abituale contatto con i tormenti di Cristo, allora fa l'esperienza che « nella Passione vi è tutto... » (178).

E' evidente che questi sono solo degli accenni per esemplificare, ricondotti alle idee maestre; perciò non si è avuto l'intento di esau­rire il tema, anche perché non ce lo consente la limitatezza del pre­sente assunto, che è solo marginale e completivo.

Ci sia lecito però aggiungere che questi raggi di fuoco usciti dal cuore di Paolo della Croce rimangono il suo messaggio genuino e fresco: sono ancora la sua «voce», ispirata e ardente, che grida nei secoli il suo appassionato amore al Verbo crocifisso, capace di conquistare anime sempre più numerose alla sapienza della Croce.

# # #

A chiusura di questa rapida panoramica sulla devozione alla Passione di s. Paolo della Croce, la nostra impressione è che essa sia chiaramente preminente e straordinaria, perché attuata nell'ampiezza della sua accezione teologica di «dedizione», di «imitazione » e « servizio » illimitato a Gesù crocifisso.

Si delinea come un ricco dinamismo che parte dal cuore del Santo e, raggiungendo le anime, le trasforma col fuoco della Passione di Gesù.

(176) Lt. p. 385, a T. Palozzi, 21 agosto 1763. II « f ascetto di mirra», di chiara derivazione salesiana (Cf. Introduzione alla vita devota, 1. II, e. VII; cf. anche il Trattato dell'amor di Dio, 1. VI, e. V) era uno degli insegnamenti cari al Santo, utile a prolungare la meditazione sulla Pas­sione per tutta la giornata, avviandola decisamente a vera contemplazio­ne (Cf. Lt I, pp. 99, 108, 124, III, 351, 437, 564, 597; Lt II, pp. 19, 258, 734; Lt III, pp. 59, 385, 405, 410, 518; Lt IV, p. 42...; Cf. p. Giammaria. POV 422, pp. 155; fr. Francescd POR 827v; fé. Pasquale POV 578v, p. 258; sr. Maria D. POV 1096, p. 498). Occorre però notare che a volte Paolo fa chiaro riferimento anche al Cantico dei Cantici: « Fasciculus myrraè dilectus meus mini inter ubera mea commorabitur » (Cant. 1, 13; cf. p. Giuseppe di S. Maria POR 1514).

(177) Lt II, p. 258, a don Giovan B. Randone, 7 set. 1748.

(178) Lt I, p. 558, a T. Fossi, 23 set. 1747.

 

Innamorato del Dio del Calvario, Paolo, oltre che qualificarsi mi­stico lucido e penetrante della sua Passione, se ne rivela, per l'inconfondibile slancio, apostolo intrepido e rovente. Tratti questi così spiccanti da risonare, in maniera concisa ma felice, anche nella liturgia della sua festa, che lo celebra come « cacciatore di anime, aral­do del Vangelo e fulgida lucerna: Egli ha appreso la sapienza dalle Piaghe di Cristo; nella fatica si corrobora col suo Sangue e per la sua Passione induce i popoli alla penitenza... » (179).

Ci è caro ricordarlo ancora con le impareggia'bili espressioni del­lo 'Strambi: «...II Servo di Dio, o predicasse, o parlasse, o scrivesse, sempre eseguiva quel suo proponimento di predicare Gesù Cristo, et hunc Crucifixum: Gesù Cristo Crocifisso avea nella mente, Gesù Cristo Crocifisso avea nel cuore, Gesù Cristo Crocifisso avea nella lingua, e con Gesù Cristo Crocifisso cominciava ogni sua azione... e con Gesù Cristo Crocifisso terminava felicemente ogni sua impresa» (180).

Elogio stupendo e altamente significativo: sintesi potente della devozione alla Passione di s. Paolo della Croce.

(179) Ctf. Brev. Rom., die 28 aprilis; ci siamo permessa la trasposizione dal vocativo.

(180) Strambi, Vita.... 1. II, e. XVI, p. 354.

 

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