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Appendice PAOLO DELLA CROCE E TERESA DI LISIEUX

 

Talvolta si è voluta presentare la spiritualità di s. Paolo della Croce austera, poco incisiva sulla psicologia delle generazioni moderne, e perciò priva di attrattiva e di fascino. Questo perché non si è capita in tutte le sue componenti, perché non si è inquadrata in tutta la sua mirabile va­rietà e ricchezza.

Si è voluto calcare troppo il mistero della Croce e ci si è fermati al Calvario. Ma il Santo come ogni santo non si ferma mai a un solo mistero di Cristo: cammina con lo Spirito. Ripercorre i misteri di Cristo, li rivive in tutta la loro richezza e bellezza, sia pure fermandosi di preferenza sulle tonalità e sugli aspetti congeniali al suo carisma. Proprio per questo è lui, un Santo unico, irripetibile. Ma non si chiami un Santo uniìvoco, univisuale: è ricco di tutta la varietà dello Spirito di Dio che ri­splende sul suo volto.

(274) LG, n. 1.

(275) Gesù dice Paolo ci ha « dato la sua SS. Vita in quel gran Sacra­mento d'Amore » (Lt in Boll, della Congr. (1928), 91s., al p. F. A. Appia­ni, 29 luglio 1740), ma vi perpetua misticamente anche la sua Passione, e perciò vi dimora anche come l'« Agnello divino sacramentato » (Lt I, p. 408, allo stesso, 19 feb. 1737), come « il dolcissimo Salvatore » (cf. Giorgini, Fontes Historiae, Regulae..., testo del 1736, e. XXI, p. 72).

(276) Cf. Dsp., 8 die, p. 67.

(277) Gv 13, 1; cf. Lt I, pp. 213, 238; III, p. 342...; cf. S. Th. Ili, q. 75, a.l: « Hoc Sacramentum est maxime caritatis signum ».

(278) DB 938 e 540; cf. Lt IV, p. 96; cf. S. Th., Ili, q. 73, a. 4 ad 3.

 

Ci sia consentito di dissipare questa presentazione unilaterale e falsa che ha tentato di offuscare l'attrattiva che emana dal Santo e l'amabilità di cui è soffusa la sua figura, pur nella sua rigida e serena auste­rità. Un accostamento del suo spirito con quello di Teresa di Lisieux, che conquide con una delle spiritualità più affascinanti, ci scoprirà un altro aspetto del vero volto ugualmente amabile, ma forse sconosciuto d i s . Paolo della Croce.

Infatti studiando le due spiritualità ci è sembrato che esse non siano poi tanto lontane; anzi tra Paolo della Croce e la piccola Teresa vi troviamo una consonanza di spiriti, di sentimenti e di attrattiva molto vi­cine. Ecco, a rapide pennellate, alcuni accostamenti stupendi.

La dottrina spirituale di Teresa di Lisieux sostanzialmente consiste nella ' piccola via ' dell'infanzia spirituale, che è « il cammino della fiducia e dell'abbandono » (279). Gli aspetti essenziali che costituiscono tale spiritualità si possono ridurre a due: la povertà spirituale e l'abbbandono.

Povertà spirituale. E' rimanere piccoli davanti a Dio. E rimanere bambini davanti a Dio spiega Teresa « è riconoscere il proprio nulla... non inquietarsi di alcunché, non guadagnare richezze... cogliere i fiori dell'amore e del sacrificio, e offrirli al Signore per suo piacere... (Essere piccoli vuoi dire anche non attribuire affatto a noi stessi le virtù ohe pratichiamo, non crederci capaci di nulla... Infine, è non perdersi d'animo per le proprie mancanze... » (280).

« Oh come sono felice di vedermi imperfetta... », confida Teresa (281).

L'abbandono. Proprio questa picolezza e povertà spirituale innalza all'« abbandono del bambino il quale si addormenta senza timore tra le braccia di suo Padre » (282).

Teresa, infatti, si abbandona a Gesù Bambino, come il suo « giocattolino senza valore » (283). Così l'abbandono e la confidenza la cedono alle « braccia di Gesù » (284), che sono il suo « ascensore » (285) fino a darle l'audacia dell'offerta suprema: « Sono soltanto una bambina, incapace, debole, eppure la mia debolezza stessa mi da l'audacia di offrirmi come vittima al tuo amore, Gesù! » (286).

(279) Nov. Verba, 17 1., p. 339, dagli Scritti (1970).

(280) Ib., 6 ag., p. 354.

(281) Ib., 29 1., p. 344.

(282) Scritto autob. B, p. 230 (ed. 1970).

(283) Lt 156, p. 160, dagli Scritti (1970).

(284) Poesia L'abbandono, p. 871.

(285) Cf. Scritto autob. A, p. 271 (ed. 1970).

(286) Scritto autob. B, p. 238 ss (ed. 1970).

 

In questa piccola via, evangelica, fatta di distacco e di fiducia illimitata, sorretta dall'amore, è racchiuso il segreto della Santità. Infatti, per conquistarla, dice Teresa, « ...basta riconoscere il proprio nulla e abbandonarsi come un bambino nelle braccia del buon Dio » (287).

Il fascino e la tenerezza di Teresa per Gesù Bambino, che le apre l'incanto di questa ! picola via ' trova echi altrettanto vivi e suggestivi in Paolo della Croce, che incammina le anime nei sentieri umili e deliziosi dell'infanzia spirituale.

Sentiamo qualche accento di questa parte della sua anima così uma­na, così evangelica e attraente: « Dio si compiace di quelli che si fanno piccoli e diventano come piccoli fanciullini. Questi se li tiene nel suo seno divino e li allatta icon quel latte divino e mosto dolcissimo del santo amona, che inebria chi lo beve, ma questa è una santa ufobriaehezza che fa divenire sempre più savio... Dio insegna e rivela ai piccoli le sue meravi­glie, e le nasconde ai sapienti del mondo. Così l'Evangelo... » (288). Perciò « Vorrei essere dice Paolo con le virtù di quel Sovrano Signore, che per amor mio si è fatto bambino... e che ha detto nel S. Evangelio, che se non diventeremo come bambini non entreremo in cielo, e vuoi dire, se non saremo umili, semplici, mansueti e caritativi, che queste sono le virtù di un'anima bambina, non entreremo in cielo ecc... Dica dun­que a cotesta Rev.da Madre, che preghi il Divino Infante, che mi conceda queste virtù... » (289).

In occasione del Natale così scrive: « ...Faccia molte carezze al Santo Bambino... s'annichili, si sprezzi, s'umili, ma tutto soavemente, ohe se Maria SS.ma vedrà che il suo cuore sia ben piccolo e bambino per umiltà, le darà altresì ad abbracciare il caro Infante Divino » (290).

Augurando il buon Natale ai Religiosi della sua Congregazione così si esprime: « Annuntio vobis gaudium magnum, quia cito veniet Salus nostra... giacché il dolcissimo Gesù nasce nella nostra commemorazione in questa sopra soavissima solennità, facciamoci ancor noi bambini con esso, nascondendoci sempre più nel nostro vero nulla, umili, semplici come bambini, con l'esatta obbedienza, schiettezza, chiarezza di coscienza, amore alla santa povertà, amore grande al patire, e soprattutto una grande semplicità fanciullesca...

« Con quelste belle e sante Virtù si disporranno ad essere ammessi in quella sacra capanna, ed ivi con i loro sacri ed infuocati affetti riscalderanno il dolce Divino Infante, che per accendere fuoco di sant'amore nei nostri petti trema esso di freddo..... (291).

(287) Lt 202, p. 737, dagli Scrìtti, (1970). I misteri della infanzia quindi, rivelano a Teresa non solo l'amore, la tenerezza di Gesù Bambino, ma anche e soprattutto le scoprono il suo annientamento, la sua umiltà, la sua povertà: la fanno penetrare nei tesori nascosti delle così dette virtù negative.

(288) Lt I, p. 308, ad A. Grazi, (?).

(289) Lt I, p. 156, 3 ott. 1736.

(290) Lt I, p. 201 ss, ad A. Grazi, 20 dic. 1737.

(291) Lt II, p. 114 ss. al p. Fulgenzio, 15 dic. 1746.

 

Chi non vede in queste espressioni le stesse attrattive di Teresa di Tjisieux, innamorata della piccoliazza, semplicità ed umiltà di Gesù Bambino, che le insegnò la sapienza della piccola via?

Si confrontino, ad esempio, queste frasi di una lettera di Paolo della Croce: «La Signora Clementina... stia nel suo nulla e lasci sparire questo povero nulla nell'abisso dell'infinito Tutto... » (292) con queste di una lettera di Teresa: « Maria, se tu sei niente, Gesù è tutto; non hai che da perdere il tuo piccolo niente nel suo infinito Tutto... » (293).

Perfetta analogia di pensiero, di vibrazioni mistiche e si direbbe anche di vocabolo.

Ma, se in Teresa la devozione per l'infanzia di Gesù spicca, non meno eccelle quella per il mistero della Passione; anzi questa dalla malattia del babbo prevale su quella (294).

Il primo incontro di Teresa con il Crocifisso avviene a 5 anni, quando le si imprime profondamente nell'anima una predica sulla Passione di don Ducellier. E' con la Passione che la sua mente si apre alla comprensione delle verità eterne (295). E chi non vede che anche il desiderio della conversione delle anime erompe dalla contemplazione di Gesù crocifisso, san­guinante sulla Croce?

Dopo « la grazia della completa conversione » (24 dicembre 1886) (296) la vista del Crocifisso le accende nell'anima lo zelo bruciante della sal­vezza delle anime. Da quel giorno colpita dal grido di Gesù croci­fisso « ho sete » rimarrà « in spirito ai piedi della Croce » proprio come (Paolo della Crocia per raccogliere il Sangue di Gesù, spicciante dalle sue Piaghe, e riversarlo sulle anime. La devozione alla Passione si concentra nel Volto Santo. Allora « le lacrime, il Sangue di Gesù, divennero la sua rugiada e Sole gli fu il suo volto adorabile, velato di pianto... » (297).

Il Volto adorabile di Gesù ma coronato di spine, contuso e sanguinante, le aprì orizzonti sconfinati per penetrare i tesori nascosti dei misteri di Cristo (298). I versi di Isaia (53, 1-5) nutrirono la sua anima nella notte oscura. Il Piat nota che « ...quei versetti raccapriccianti Teresa li meditò, li visse, facendolo nutrimento spirituale. Il Figlio dell'uomo le rimase sempre sotto gli occhi nell'infinita sua abiezione; e comprese che l'annientamento di Lui fu il prezzo del nostro riscatto...» (299).

(292) Lt IV, p. 4, ad A. Segneri, 18 apr. 1767.

(293) Lettere, 87, a M. Guérin, luglio 1890.

(294) E ciò sembra universalmente riconosciuto, se l'iconografia le pone in mano non Gesù Bambino, ma un Crocifisso fra petali di rose fresche.

(295) Cf. Man. aut. ' A ', (6 ed. Ancora), 1962, p. 57.

(296) Ib., p. 121.

(297) Ib., p. 181.

(298) Ib., p. 189.

(299) Cf. Storia di una famiglia, e. 14, p. 313.

 

Anche G. Papasogli può scrivere al riguardo: «La devozione al Volto Santo rimarrà come una grande linea direttiva nella spiritualità della Santa » (300). Lo stesso p. Pichon, SJ, ehe conosceva le ricchezze del­l'anima di Teresa e le caratteristiche del suo cammino spirituale, i n Una lettera tocca i due punti chiave su cui poggia l'itinerario della Santa: « Gesù le ha donato la sua Infanzia e la sua Passione. Quant'è fortunata! Che dote incomparabile! Faccia sorridere il Bambino del presepio e consoli il Crocifisso del Calvario. Ha forse avuto una missione più bella la Vergine Santa? » (301).

Teresa, dunque, è un'anima molto vicina a (Paolo della Croce, se « non poteva disgiungere i misteri della Passione a quelli della Culla. Per questo volle aggiungere al suo nome di sr. Teresa del Bamlbin Gesù quello del Volto Santo » (302).

Anche le attrattive di Paolo della Croce erano per il Bimbo di Betlem e il Crocifisso, le cui immagini spiccavano, una di fronte all'altra, nelle pareti della sua stanza (303).

Teresa faceta spesso la ' via Crucis ', perché la sua vita era un'inin­terrotta via crucis; spargeva rose fresche al Crocifisso, perché ne portava impressa nell'anima l'immagine sfigurata; chiese perfino di portare nel suo corpo le stigmate della Passione (304), perché il suo spirito assaporava il calice amaro di Gesù (305).

Se Paolo della Croce è il Mistico del Calvario, Teresa di Lisieux è « il fiorellino trapiantato sulla Montagna del Carmelo », ma che sboccia « all'ombra della Croce » (306).

La Santina delle rose sente l'incanto e la tenerezza di Gesù Bambino, come Paolo della Croce; ma' vive al par di lui l'umiliazione e il martirio del Volto sanguinante del Crocifisso.

Ci vien da riflettere ohe l'anima dei Santi pur per vie diverse a certe 'profondità si ritrova, coincide e si fonde mirabilmente nella scoperta dei Misteri di Dio rivelati nel suo Verbo incarnato e sofferente.

Ciò è semplicemente meraviglioso! E' una melodia che travalica il tempo...

(300) Ct. S. Teresa di Lisieux, Milano 1967, p. 386.

(301) Lettere, 100, p. 539, dagli Scritti (1970). Del resto, lo esprime chiaramente Teresa stessa: « Voglio vivere quaggiù sotto i tuoi passi bam­bini, nel mistero; ma anche vorrei addolcire, sul Calvario, i tuoi ultimi passi... (cf. La Rosa Sfogliata ed. 1970 p. 871).

(302) Sum., par. 872, pp. 838-9 (Testini, di m. Agnese); cf. G. Papasogli, o. e, p. 386.

(303) P. Giuseppe PAR 1035 v.

(304) Cf. Sum., par. 873, p. 339; cf. Papasogli, o. c, p. 386 in n. 15

(305) Man. aut. 'A' (ed. 1962) p. 190.

(306) Ib., p. 189.

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