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CONCLUSIONE

 

Al termine di questo studio, in cui abbiamo esaminato l'esperienza mistica di s. Paolo della Croce sulla Passione che è il suo aspetto più perspicuo possiamo ora riassumere, con uno sguardo retrospettivo e conclusivo, i « risultati » che la ricerca ci ha messo in gra­do di evidenziare.

Ciò che nel Santo ci ha colpito al suo primo contatto è stata la « devozione alla Passione » (e. I). Essa è la caratteristica più spiccata che lo configura. Abbiamo constatato che tale devozione è veramente preminente, dominante e totalitaria tanto da costituire il movente e la ragione della sua vita (1).

Questa devozione singolare, e sotto certi aspetti possiamo dire « unica » esigeva una spiegazione. Questo ci ha spinti a penetrare nel mondo intimo del Santo. E' lì che abbiamo scoperto la causa di essa.

Dallo spirito di Paolo della Croce, infatti, toccato ineffabilmente dalle pene di Gesù, è partito il « fuoco » della sua devozione alla Passione, che ha divampato poi in zelo inarrestabile e conquidente. La devozione di Paolo, quindi, ci è apparsa come un frutto ed una esplosiione della sua ricca contemplazione passiocentrica, la quale, progredendo, è diventata «carisma infuso», permeandone e informandone tutta l'esistenza (e. II).

Abbiamo poi esaminato alcune cairatteristiòhe peculiari della con­templazione del Santo, constatando l'impronta specifica, tutta propria che le imprimono le pene infuse di Gesù. Ne è risultata una con­templazione « amorosa e dolorosa » al tempo stesso. I tormenti di Gesù, effettivamente isentiti in tutta la loro acutezza, una volta appropriati per amore dall'anima, diventano anche fonte di compiacenza e, perfino, liquefazione di amore (2).

(1) Infatti s. Tommaso chiama 'vita' quelle attività in cui l'uomo si compiace e di cui maggiormente si occupa (cf. II-II. 179, 1).

(2) Cf. Dsp. 8 die, p. 67 s.

 

Proprio questa esperienza delle pene di Gesù (« porta ») produce un contatto intimo con la Divinità (« ovile »), presente nell'unica Persona del Verbo. Così l'anima di Paolo, «passando per la porta deifica, che è Cristo Crocifisso, facendosi proprie le di Lui pene amarissime» (3), può naufragare nel mare immenso della Divinità, termine ultimo, risolutivo dell'atto contemplativo, dove la Passione, anche se sembra eclissata (perché non avvertita direttamente dall'anima), rimane implicitamente presente come « causa » (e. III).

Attraverso questa contemplazione singolare s. Paolo della Croce perviene al matrimonio mistico (e. IV), che si celebra in un contesto passiologico che segna il via della sua trasformazione di amore nel « mare rosso » della Passione (4) e si consuma in una crocifissione con Gesù, condividendone l'abbandono di spirito e gli strazi del carpo nei cinquantanni di desolazioni e di travagli di ogni genere (e. V).

In questa esperienza mistica si è 'potuto vedere che l'amore di Cristo penante, crescendo, diventa così forte che il cuore di Paolo ne risente, si dilata, rompe gli argini naturali riproducendo anche nella viva carne tutti i « segni » di amore dello Sposo crocifisso. Al­lora il Santo può essere contenuto. Il desiderio che lo Spirito ha cominciato ad accendergli nell'animo nella cella di s. Carlo [« desideravo d'essere in Croce con Lui e sentire attualmente i suoi spasimi... » (5)] diviene realtà.

Il Getsemani (« pene infuse ») e il Calvario (« strumenti della Passione»), accostati idealmente e rivissuti realmente nello spirito da san Paolo della Croce, sono il teatro della « sua Passione » insieme al Martire divino. Solo ora, in questa compassione, compartecipazione, anzi immedesimazione col Crocifisso, il « fuoco » che gli brucia nell'animo si può placare in una consumazione di tutto il suo essere, inchiodato insieme a Gesù sulla nuda croce.

(3) Lt III, 156.

(4) Lt I, 267.

(5) Dsp. 6 die, p. 65.

 

Qui il « carisma » del Santo raggiunge l'acme, la sua devozione alla Passione è perfetta. Adesso Paolo esperimenta di essere veramente « della Croce » (6). Si trova nella pienezza della sua vocazione di « Padre » della spiritualità della Passione: ne è inebriato. Se ne sente Mistico, Apostolo e Vittima. Il Calvario è la sua dimora, la Croce il suo pulpito. Da qui canta, grida il suo amore bruciante al Verbo crocifisso, lanciandone per ogni dove il messaggio luminoso e scon­volgente, ma anche tanto commovente, avvincente e sempre nuovo.

La sua « voce » e la sua « penna » per oltre cinquantanni, inarrestabili, con intatta freschezza e con ardore struggente, sono luce di sapienza e richiami frementi che fanno sentire le grida di amore che si levano dalle « porte divine delle Piaghe santissime di Gesù » (7), dove sgorga « acqua di vita eterna » (8), « divino mosto, miele, latte e fuoco ancora... » (9).

Di fronte a questo araldo della Croce, di fronte a questo testimone unico, divorato dall'amore di un Dio crocifisso, non si resiste (10). Il suo trasporto, il calore del suo spirito si impone, la sua parola incanta, la sua vita trascina, il suo esempio converte. E' il carisma del Martire del Golgota rincarnato in Paolo della Croce, Padre e Fondatore della Congregazione della Passione!

«Resto ai piedi della Croce» (11).

« Eccomi... abbracciato alla Santa Croce del mio amabile Gesù» (12).

(6) Pourrat, infatti, di lui scrive: « Còmme Saint Paul, l'Apótre des Gentile, comme Saint Francois d'Assise, il eut l'insigne faveur de vivre en communion intime et surnaturelle avec le Ohrist suffrant... Etre une manifestation vivent du Christ cnucifié a été sa vocation et combien belle! Souffrir de toutes manières par amour du divin Crucifié, tei est le résumé de sa vie (cf. La spiritiwlité chretienne, t. IV, pp. 496 e 501).

(7) Lt III, 66.

(8) Lt ni, 732.

(9) Lt II, 28.

(10) « ...Paul de la Croix semble avoir eu pour mission de renouveler à son époque le eulte de la Passion, et de prècher le penitens à un siécle qui adorait la nature; tei est le trait dominant de sa physionomie » (c£. F. Cayré, Patrologie et Histoire de la Teologie, Desclée 1950, t. Ili, p. 273, n. 2).

(11) Lt I, 350.

(12) Lt I, 204.

 

Così gridò un giorno Paolo.

E' ancora e sempre lì il suo posto.

Dal mistico monte, dove sono i « veri amanti » del Crocifisso (13), irradia il « gran fuoco » che esce da « quel mare immenso delle pene del nostro Gesù » (14) e continua a popolare il Calvario di una pleiade di anime imbevute del suo « spirito », le quali, con «la santissima Croce di Gesù... sempre piantata in mezzo al... cuore » (15) e irrorate « in quel divin bagno del suo Sangue, che ha la forza di bruciare d'amore » (16), corrono per le vie del mondo a proclamare la Salvezza «per Jesum Christum et hunc crucifixum» (17).

Così la «Mistica del Calvario», che parte dal cuore di Paolo della Croce, crocifisso con Cristo, continua a dissetare nei secoli una moltitudine sconfinata... come il suo grande Cuore di Padre della Spiritualità della Passione (18), ricolmo delle pene di Cristo crocifisso, « mare di amore e di dolore » (19).

(13) Lt II, 825.

(14) Lt I, 268.

(15) Lt I, 67.

(16) Lt I, 289.

(17) 1 Cor. 1, 23.

(18) Cf. F., str. 2, 12.

(19) Lt III, 459.

 

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