CAPITOLO SECONDO
CONTEMPLAZIONE SULLA PASSIONE
Ci è sembrato logico avvicinare il Santo prima attraverso l'aspetto più caratteristico che lo configura nel suo carisma: la devozione alla Passione.
Ma essa non è ohe un effetto, una manifestazione esteriore. Qual è, allora, la ragione profonda, la causa capace di spiegare, almeno in parte, l'esplosione stupenda di questo amore sempre crescente a Cristo crocifisso? Per scoprirla è necessario addentrarci nel mondo intimo di s. Paolo della Croce, conoscere la sua esperienza mistica sulla Passione e vedere come proprio essa sia stato il segreto propulsore, la chiave di volta di tutta la sua vita ed attività, segnata da una devozione così straordinaria.
Poiché l'esperienza mistica, a sua volta, è frutto della contemplazione e nasce da essa, noi la potremo conoscere soltanto esaminando quella del Santo che gliene aprì la via. Infatti, è la contemplazione (1) — soprattutto di Cristo uomo (2) — che genera, mantiene e sviluppa in un crescendo senza soste la devozione, perché, accendendo l'amore (3), causa prossima della devozione, dispone con sempre maggior perfezione al divino servizio (4).
Anzi s. Tommaso, dietro la scia di s. Agostino, arriva a paragonarla al ruolo che l'intelletto svolge nei confronti della volontà (5). Se è così, quanto più l'intelletto è penetrante, altrettanto l'atto della volontà diventa forte e irremovibile. Analogamente, quanto più la contemplazione si eleva nella conoscenza e nell'esperienza di Dio e dei suoi misteri (6), altrettanto la devozione cresce, si perfeziona e diventa esuberante.
Da questa introduzione appare evidente la necessità di esaminare la contemplazione di s. Paolo della Croce. Precisamente essa ci consentirà di coglierne la singolare esperienza mistica e ci indicherà anche la genesi più luminosa della sua devozione alla Passione, che poi dilata irresistibilmente e prodigiosamente.
Sarà l'oggetto del presente capitolo. Nel ripercorrere l'iter contemplativo del Santo andremo dalla fanciullezza fino a Castellazzo, toccando specialmente le purificazioni che gliene prepararono le ascensioni.
(1) Cf. S. Th. II-II q. 82, a. 3. Qui s. Tommaso giustamente parla di contemplazione o meditazione come causa della devozione, perché sia l'una che l'altra producono lo stesso effetto, sebbene in modo diverso: portare alla conoscenza della verità. Ora questa verità che si raggiunga attraverso il raziocinio o si colga direttamente ' per intuitimi ' è secondario. Il necessario è che l'intelletto sia illuminato, perché muova la volontà alla devozione. E' evidente, però, la superiorità della contemplazione, perché ha una efficacia tutta propria, dovuta a un intervento diretto dei ' doni '.
(2) Ib. ad 2.
(3) Cf. II-II, q . 180, a. 7, ad 1.
(4) n-n, q. 82, a. 3, ad 1 (passim).
(5) Ib.
(6) Cf. II-II, q. 180, a. 7 ad 1.
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