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CAPITOLO PRIMO

DEVOZIONE ALLA PASSIONE

Premesse

Prima di procedere alla esposizione ci sembra opportuno fare qualche premessa, utile a inquadrare l'argomento e a delinearne l'ampiezza.

La "devozione" (a " devovendo " dall'atto di votarsi, con­sacrarsi, offrirsi...), secondo la nota definizione tomista, è sostanzial­mente un atto speciale della volontà di colui che si dedica al divino servizio, con il conseguente orientamento di tutte le facoltà e ope­razioni della sua vita a tale nobile fine (1).

Un altre parole, ipresa nel senso teologico sopra definito, la ' ' de­vozione " si può dire offerta di sé, imitazione dell'amato e disponibilità totale al suo servizio.

Venendo al caso nostro, quando parliamo della devozione di s. Paolo della Croce alla Passione di Gesù vogliamo indicare la sua consacrazione e adesione totale, per imitazione, a Cristo crocifisso e di conseguenza la completa disponibilità, l'orientamento di tutta la sua vita e attività apostolica per rivelarne al mondo l'infinito amore e l'efficacia salvifica.

(1) S. Th., II-II, q. 82, aa. 1-2.

 

Ci piace pure osservare che tutta la vita del Fondatore dei Passionisti è stata vista sotto la luce di questa devozione nell'ampiezza del significato teologico sopra descritto dallo stesso Strambi, suo compagno e primo biografo. Scrive, infatti: «...Ebbe egli sempre un desiderio ardentissimo di conformare la sua vita a quella di Gesù crocifisso, e di risvegliare nei fedeli la memoria della Croce e della Morte di Gesù nostro Redentore. Qui miravano tutti i pensieri della sua mente, qui i desideri infuocati del suo cuore, qui tutte le sue azioni, i suoi viaggi, i suoi esercizi spirituali, le sue missioni. Per questo fine stesso istituì, secondo l'impulso che aveane da Dio, questa povera ed umile Congregazione della Passione... » (2). Nella nostra esposizione parleremo:

anzitutto della devozione personale del Santo nei primi anni e poi in alcune circostanze più caratteristiche della sua vita in cui essa si manifestava in pienezza e intensità;

dopo ne passeremo in rassegna la prodigiosa irradiazione nella fecondissima attività apostolica di Paolo tutta orientata verso il Dio del Calvario.

 

1. Devozione personale

La devozione di s. Paolo della Croce alla Passione si può riassumere in queste parole dell'Apostolo: «Quanto a me, non sia mai che mi glorii di altro se non della croce del Signore nostro Gesù Cristo, sulla quale il mondo per me fu crocifisso, ed io per il mondo» (3).

Parole che il nostro Santo parafrasa in queste altre: «...Non desidero saper altro, né gustar alcuna consolazione, solo che desidero d'essere crocifisso con Gesù » (4) e che pone, quasi come frontespizio, al suo Diario proprio all'inizio della vita eremitica.

L'adesione a Cristo paziente per gloriarsi solo nella sua Croce, rivivendone l'abiezione e la vittoria, si scorge fin dalla fanciullezza, sebbene ancora in una forma piuttosto superficiale e sensibile.

Noi cercheremo di farla apparire da sé come un quadro che si va costruendo con i tasselli o tessere di un mosaico e via via la scena ne rimane ampliata e avvivata di colori spiccanti e piacevoli. Questi tasselli saranno alcune espressioni del Santo e le testimonianze dei fortunati contemporanei che poterono ammirare la sua devozione attraverso le varie espressioni di culto o nelle diverse manifestazioni di religiosità della sua vita, piena di Cristo crocifisso.

(2) Strambi, Vita del Ven. Servo di Dio Paolo della C, II, e. XVI, Roma 1786, p. 345.

(3) Gai. 6, 14.

(4) Dsp. 29 nov. 1720, p. 53.

 

a) Primi anni

Diciamo subito che l'affetto alla Passione in s. Paolo della Croce inizia timidamente fin dall'infanzia sotto le delicate premure della sua pia madre.

Le espressioni incipienti, però come è facile immaginare sono sensibili e poco sentite; si manifestano in pratiche ed atti esteriori proprio dell'età in cui la pietà è legata quasi totalmente al segno e al gesto: cioè necessariamente ha bisogno di qualche cosa di esteriore, di un oggetto sensibile per reggersi e per poter penetrare, poi, gradualmente, nella sua realtà spirituale e più vera: nell'intimo del mistero, anche senza coglierlo nella pienezza.

Si potrebbe chiamare questo transito dal sensibile allo spirituale un processo di interiorizzazione analogo, in certo modo, a quello della conoscenza, che prende le mosse dal mondo materiale e visibile e poi, per astrazione, spiritualizza sempre più l'oggetto fino a giungere alla sua conoscenza intenzionale (5).

La vista del Crocifisso, piagato e grondante sangue, è una delle prime scene che hanno la fortuna di fissare, con un certo stupore indeterminato, gli occhi innocenti di Paoluccio. Ed è la sollecita Anna-Maria a porlo tra le mani del suo bimbo, quando, nel pettinargli la folta capigliatura, smania con le solite bizze.

« Mira figlio gli dice quanto ha patito Gesù Cristo...! » (6).

Quella vista e tali parole hanno l'efficacia di quietarlo e di renderlo mite. Al racconto della Passione si alterna quello delle vite degli anacoreti (7). L'esito di queste iniziative materne va al di là del successo apparente, perché la grazia lavora ben più in profondità.

(5) Il paragone è utile a capire, anche se regge poco. Infatti qui siamo in cam­po soprannaturale in cui agisce anche un principio intrinseco: la Grazia, la quale comunica la realtà di Dio direttamente, come è in se stessa, sebbene noi perché viatori siamo incapaci di percepirla con evidenza.

(6) S. Di Gennaro PO 269r-v; id. PAC 419 v.

(7) P. Bonaventura POC 217r-v; G. Suscioli POR 228r-v.

 

Paolo dirà, in seguito, di aver sentito fin da allora « un gran desiderio di servir a Dio...» (8); ma che attua già da quel tempo, quasi inconsapevolmente, per una via specifica: la devozione e l'amore al Crocifisso. Questi, infatti, campeggia nel granaio, dove egli, insieme al fratello Giovan Battista, imitando la vita dei Padri del deserto, si ritira a tarda sera (9). Lì, prono davanti all'adorato Maestro, si delizia 'per più ore della notte in preghiera ed aspre penitenze (10). Slanci precoci, ma palesemente presaghi di un futuro meraviglioso. Anche i familiari, dai ripetuti colpi di catene che sentono rimbombare nel soffitto, non tardano a convincersi che i due fratelli facciano davvero (11). Anzi, un giorno, proprio Luca, il padre, li sorprende mentre si flagellano senza pietà; spaventato, li rimprovera per la crudeltà con cui si battono (12).

'Dopo breve tempo lo stesso Giovan Battista, emulo dei fervori di Paolo, si accorge di non potergli tener dietro; talvolta si vede costretto perfino a moderarne l'empito, strappandogli di mano il flagello (13).

Questa pietà, così schietta e audace, ci delinea già un giovinetto privilegiato, che si avvia insolitamente a una grande missione.

Nessuna meraviglia, se sappiamo che « si diede di proposito sin dai bei principi a meditare la vita e la Passione Ss.ma di Gesù... » (14). E il Signore non tardò ad intervenire in forma straordinaria; perché « accomodandosi al suo spirito ancor principiante, gli comunicava frequentemente visioni immaginarie dei misteri della sua Ssma vita e Passione, e perfino dicendo il S. Rosario, facevasegli vedere Gesù in sembianze di grazioso bambino » (15).

(8) Fr. Bonaventura POV 691r-v, p. SII.

(9) T. Dandi PA 116.

(10) Idem PA 119v.

(11) Ib.

(12) Id. PA 129.

(13) « Carnem suam tam acriter verberabat ut frater, Joannes Baptista, flagellum ab ipsius manibus, vi eripere quandoque coactus fuerit >. (P. Giammaria POV 115v, p. 36).

(14) P. Gìam. POV 420, p. 154.

(15) Id. POV 420r-v, p. 154.

 

Gli effetti di queste visioni, poi, erano tutt'altro che passeggeri: gli andavano dischiudendo gradualmente il mistero di Dio e immettendolo nel ritmo affascinante di una sua personale e profonda esperienza. E si vide chiaramente che esse erano finalizzate a radicare nell'animo di Paolo la vera devozione alla Passione, perché lo lasciavano con « l'interna compunzione... l'abbondanza degli affetti e copia delle lagrime... » (16).

Questo scambio amichevole col Crocifìsso fatto di divine, ineffabili effusioni, da una parte, e di incessante e generosa risposta, dall'altra diventa contemplazione, e, per ciò stesso, comincia a spandere i primi frutti. Paolo si improvvisa apostolo: si capisce, come può esserlo un giovanetto come lui, in cui l'ardore della pietà, vissuta e sentita, gli fa accomunare nel suo entusiasmo per il dolce Sal­vatore familiari e coetanei (17).

Dopo ciò non si fa fatica a riconoscere che la singolare devozione di Paolo sboccia e si sviluppa già nell'ambiente familiare. Strumento provvidenziale del disegno divino è la fervida genitrice che, coadiuvata 'mirabilmente dalla grazia, da il via a un'esistenza vivamente illuminata e dominata dalla Passione di Gesù e chiamata a parteciparvi intensamente.

C'è da aggiungere che questa familiarità col Crocifisso, già così notevole dall'infanzia fino alle soglie della giovinezza, riceve un vigore straordinario verso i diciannove anni, quando Paolo, per un intervento speciale della grazia, si conserte a penitenza e inizia una «vita santa e perfetta » (18).

Allora il Crocifisso diviene la sua passione, l'ideale che anima tutta la sua vita, lanciandolo ad una generosità senza pari.

Eccone delle prove.

Un anno durante la settimana santa sente queste parole dell'A­postolo: «Gesù si fece obbediente fino alla morte...» (19). Non ci vuole altro per accendergli nell'animo il desiderio di imitare l'obbedienza di Gesù, e ne fa voto sottomettendosi ad ogni creatura per araor di Dio (20).

(16) Ib.

(17) « Insinuava dice la sorella ohe pensassimo alla Passione di Gesù Cristo, ed alle volte ci conduceva nella sua stanza e ce la leggeva... » (T. Danei PA 115v).

(18) P. Giam. POV 107v, p. 32; cf. Lt IV, p. 217, a mons. Gattinara, 1721.

(19) Fil. 2, 8.

(20) P. G. Andrea PO 392.

 

Perimenti l'aspirazione a una comunione intima con la Passione di Gesù lo spinge ad emettere il voto di castità, facendogli rifiutare, con incrollabile fermezza, un onorevole matrimonio ( (21) e sostenendolo nel respingere le reiterate insidie della giovane che lo vagheggiava, vistasi delusa (22).

Infine, sarà ancora il Crocifisso, l'ambizione estasiante e ineguagliabile di possedere Lui solo a ispirargli la povertà volontaria. E' questo il motivo per cui rinuncia lietamente alla cospicua eredità che vuole lasciargli lo zio don Cristoforo Danei. Paolo è felice di prendere per sé il solo breviario, esclamando: «Mi protesto davanti a voi, o mio Signor Crocifìsso, che non voglio altra eredità che questa » (23).

Intanto, l'intensificarsi dei profondi rapporti con Gesù sofferente sfocia nel desiderio di patire per lui che assurge ad atti di vero eroismo.

Eccolo! E' sera. Si trova inginocchiato nella Chiesa dei cappuccini di Castellazzo. Mentre si trattiene in profonda adorazione davanti al Ssmo Sacramento, alcuni monelli gli fanno cadere un pesante banco sui piedi. Senza scomporsi, Paolo lo solleva, lo bacia e va ad inginocchiarsi alla balaustra, restando immobile nella sua adorazione come se nulla sia avvenuto, non ostante che il suo compagno, allarmato dal sangue che vede colare, lo abbia avvertito. Do­po si rifiuta di medicare la ferita, dichiarando: «Queste sono rose; Gesù Cristo ha patito molto di più ed io merito di peggio per i miei peccati » (24).

La sua contemplazione, toccata da una comunione sempre più intima e invadente del divin Salvatore, si purifica, si infiamma, diventa radiosa: sale a quote altissime con le «pene infuse» (25) nel ritiro di Castellazzo, donde Paolo esce già passionista nello spirito.

(21) Fr. Francesco POR 940.

(22) Ib. 940v; cf. Relaz. del p. Bernardino di s. A. in AGGP, p. 6.

(23) P. Giammaria POV 283v, p. 120; G. Danei PA 138v-9. 188v.

(24) Paolo Sardi PA 231v.

(25) Dsp. 26 nov., p. 56; 8 die, p. 67 etc.

 

Ma raggiunge la sua pienezza di consacrazione col voto di propagare la Passione di Gesù nel cuore dei fedeli, che emette con fervore straordinario, ancora giovane eremita, nel suo primo viaggio fatto a Roma (26). Ed è Maria salus populi romani vista già in visione come la Mater Passionis, rivestita di nero col Segno sul petto, e sua dolce guida nel fondare la Congregazione (27) a ricevere il suo atto d'amore generoso, che, poco dopo, approvato ufficialmente dalla Chiesa, qualificherà la sua spiritualità e quella dei suoi figli.

Da questo momento tutta la vita di Paolo della Croce sarà una fiamma consacrata a far conoscere il suo « Amor Crocifisso».

 

b) II richiamo della Liturgia

Alcuni giorni particolari, festività liturgiche o atti di culto relativi alla Passione costituivano un invito stimolante, anzi più, un richiamo imperioso e piacevole per il Santo. Ed allora si poteva cogliere qualche riflesso dell'intima partecipazione della sua anima al mistero del Calvario, perché esplodeva anche all'esterno con una carica insolita.

In questa ricostruzione ci avvicineremo al Santo in tre circostanze speciali in cui la sua devozione appariva notevolmente e si con­cretizzava in atti di culto, rivelatori del suo amore struggente al Crocifisso.

 

Venerdì

Singolare l'importanza che il Santo attribuisce al venerdì, che rievocava e celebrava come un giorno sacro, ripieno del dolce ricordo del Signore crocifisso. Una misteriosa attrattiva ve lo legava irresistibilmente; e la sua anima, più che negli altri giorni, vi trovava, gustava e soffriva il tesoro della Passione di Gesù.

Fin da piccolo lo predilesse e lo fece oggetto di particolare culto in memoria di Gesù sofferente, prolungando la sua meditazione, intensificando le veglie e le penitenze. Dopo la conversione di cui parleremo al c. II di venerdì, tocco da un amore compassivo sviscerato, non riusciva a nutrirsi che a stento e versando lacrime (28);

(26) P. Giammaria POR 433v; PAR 726.

(27) R. Calabresi POR 1999v; P. Giammaria POV 124, p. 39.

(28) T. Danei PA 120.

 

anzi, per associarsi più vivamente all'amarezza del calice di Gesù, si dissetava con fiele ed aceto, preparato con ogni segretezza e poi custodito gelosamente (29). Mortificazione tanto cara al suo cuore, che continuerà a praticare per tutta la vita (30).

Nella celletta di s. Carlo proprio di venerdì, mentre la fiamma rovente dei tormenti di Gesù lo inebria, l'impulso dello Spirito gli accende nell'animo cocenti brame di « sentire attualmente i suoi spasimi ed essere in croce con lui... » (31).

Più tardi esprimerà il suo affetto all'appassionato Maestro digiu­nando e trascorrendo il suo giorno amato « in continua orazione» (32); poi, per uniformarsi ai religiosi, andrà con loro al refettorio, ma l'intima commozione lo inondava di lacrime e non gli permetteva di cibarsi che parcamente (33).

E' comprensibile allora che di venerdì, così tuffato, perso nei misteri dolorosi del suo Signore, lasciasse trasparire anche nell'atteggiamento esteriore la profonda amarezza da cui si sentiva trafitta l'anima. Infatti « si vedeva nel volto giallo, e quasi verde diveniva il suo colore, e pativa spesso palpitazioni di cuore, che restava quasi senza polso » (34).

(29) Tali austerità si capiscono solo se viste come il frutto della grande grazia mistica della conversione che lo ha rinnovato. Quanto Gesù crocifisso gradisse una partecipazione così sentita alle sue pene, si intuisce chiaramente dalla fragranza prodigiosa avvertita da più persone sprigionatasi dal vaso contenente il fiele, andato in frantumi casualmente dopo la partenza di Paolo da casa (T. Danei PA 119v-120; 128-9).

(30) R. Calabresi POR 2018; PAR 2338.

(31) Dsp. 6 die, p. 65.

(32) L. Pennacchioni PO 579v.

(33) Fr. Pasquale POV 59Ov, p. 263.

(34) Fr. Bartolomeo POR 2369v.

 

L'intensità dell'affetto di Paolo al divin Crocifisso, con ripercussioni fisiche tanto appariscenti, richiamava l'attenzione anche di estranei, i quali amavano incontrarlo specialmente di venerdì per ammirarne la devozione e indovinare il martirio che lo straziava. Al riguardo don G. Sisti ci offre questa luminosa testimonianza: « ...Mi sono trovato più volte in detto ritiro [di s. Angelo] in giorno di venerdì, nei quali giorni anche appositamente io ci andavo, ed osservavo che nel sembiante esterno dimostrava le sue interne afflizioni; anzi egli medesimo con qualche parola oscura l'accennava, dicendo: " Questo è il giorno di venerdì". Con che voleva significare che era il giorno della Passione di Gesù Cristo » (35).

Del resto, da autentico seguace della croce e troppo ansioso di gustarne la dolce amarezza, era ovvio che appunto il venerdì fosse trapassato dalle angosce della Passione di Cristo; e talvolta lo era talmente da rimanerne accasciato e quasi inabile all'azione: «Nei giorni di venerdì... S.D.M. aggravava più del solito la sua mano sopra di lui, e con pene interne sì atroci e con abbandoni così fieri che faceva compassione il vederlo... » (36).

Naturalmente, il pensiero di Gesù, sfigurato da una Passione sanguinosa, vibrava anche nelle sue parole, dhe, il venerdì soprattutto, si facevano canto d'amore commosso e commovente. E' quanto apprendiamo dai Processi. Un venerdì predicò la via crucis ai religiosi, facendo « ai misteri della Passione riflessioni così accomodate, tenere e divote con tutta vivezza di spirito e profusione di lagrime... » che esse penetrarono nei cuori dei presenti come vampe brucianti, e « fu un continuo pianto... » (37). Anzi qualcuno di essi ne restò addirittura rapito, sperimentando « tant'affetto di devozione » nel suo cuore mai provato fino allora nel fare il pio esercizio (38).

Il desiderio più vivo di Paolo, sempre riecheggiante dalle profondità della sua anima, era quello di soffrire, di rivivere le pene e le umiliazioni del suo Redentore divino. Brama irrefrenabile, risaliente già agli anni suoi più verdi : « In sin da quando stava al secolo aveva pregato Gesù Cristo di questa grazia di farle patire qualche cosa particolare nel giorno di venerdì, in memoria della sua Ssma Passione» (39).

A Castellazzo sarà solo la grazia mistica delle « pene infuse » del Salvatore (40); ma in seguito verrà associato anche tìsicamente a Gesù paziente con l'impressione nel cuore di tutti gli strumenti della Passione (41), i quali, singolarmente il venerdì, gliene faranno rivivere misteriosamente i supplizi (42).

(35) Sac. G. Sisti POV 88v-89, p. 23s.

(36) P. Giuseppe POR 1554.

(37) Fr. Baenaba POV 1275v-6, p. 577; G. Cima POR 656v.

(38) Fr. Pasquale POV 578, p. 258.

(39) P. Antonio di s. Agostino POV 1144v-5.

(40) Cf. Dsp. 6 die, p. 65 ss.

(41) R. Calabresi POR 1196v-7v.

(42) A. Danei, Dep. extra Proc. (10 - VII - 1776) in AGCP, n. 10.

 

Non si creda però, che questa attenzione riservata da Paolo al venerdì, rimanesse una sua prerogativa personale, perché se ne fece anche un diffusore ardente e illuminato. E' logico che i primi a seguirne l'esempio e a raccoglierne il messaggio fossero i suoi religiosi. Ad essi, specialmente, ha lasciato la consegna di un culto particolare alla Passione da tributarsi nel venerdì. Vuole che si consideri un giorno di attento impegno spirituale e si dedichi alla penitenza, illuminata dal mistero del Calvario. Nelle Regole, oltre ad alcune pratiche cultuali e penitenziali obbligatorie per tutti (43), lascia il campo aperto ad una generosità più qualificata : « Prego che il venerdì ciascheduno procuri di fare tutti quei pii esercizi, che si può e massime di particolare mortificazione » (44). Le stesse penitenze afflittive sono suggerite e motivate da una partecipazione compassiva ai tormenti di Gesù. Così, per esempio, prescrive tre discipline settimanali « ...in memoria di quelle tre ore che Gesù è stato in Croce» (45).

Anche le anime che vivono nella cerchia della sua spiritualità sono invitate dal Santo a guardare da vere discepole della Passione al venerdì come a un giorno velato di santa mestizia. Mediante esercizi devoti e scelte mortificazioni lo trascorreranno silenziose, col pensiero, accanto alla croce di Gesù (46).

L'alto valore spirituale attribuito da Paolo al venerdì si colorisce ulteriormente di intima significazione, se si leggono alcuni concitati periodi usciti dalla sua penna proprio in detto giorno venerabile.

Eccone due saggi eloquenti: « ...Il ricordarmi del giorno funebre e doloroso del venerdì sono cose da spasimare e (far) venire degli accidenti » (47). «Oh. carissimi!... in farsi venire in memoria il venerdì, sono cose da morire (se si ama davvero); ...perché... è un giorno quando il mio Umanato Dio tanto patì per me, che poi (vi) ha lasciata la sua Ssma vita, morendo su un duro tronco di Croce... » (48).

(43) Cf. F. Giorgini, Regulae et Constit. Congregationis SS. Crucis et Passio-nis D. N. I. C. (testo del 1736), ed. critica, Roma 1958.

(44) Lt IV, p. 220, a mons. Gattinara, 1720.

(45) Ib.

(46) Cf. ad es. Lt I, pp. 398. 187, 438 etc.

(47) Dsp. 20 die, p. 72.

(48) Lt IV, p. 220, a mons. Gattinara, 7 dic. 1720.

 

Espressioni come si vede grammaticalmente un po' contorte (e si capisce il perché: scritte nel 1720), ma brucianti d'amore: chiaramente rivelatrici degli atroci patimenti di cui Paolo veniva ineffabilmente colmato nel giorno di venerdì. A noi sembrano un ritratto prezioso del suo spirito posseduto dalla divina amarezza della Passione di Gesù.

 

Settimana Santa

E' l'epoca liturgica più ricca e più drammatica, perché rievoca l'epilogo tragico della vita del Redentore, che culmina nel trionfo della Pasqua. Nella settimana santa la Chiesa dispiega, quasi plasticamente, dinanzi agli occhi della fede del credente il mistero pasquale di Cristo, sia nell'umiliazione della sua morte straziante che nell'abbagliante vittoria della sua risurrezione.

Paolo della Croce, che alimentava la sua fede al ciclo liturgico, proprio in questi giorni santi in cui la liturgia è per la maggior parte tutta pervasa dall'atmosfera della Passione, era toccato al vivo nella sua devozione più cara.

I testimoni parlano di una partecipazione così intensa e commossa ai misteri di Gesù paziente che chi l'avesse visto in tali ricorrenze non poteva non restarne emozionato e sentirsi eccitato alla compunzione. L'immacolato martirio di Cristo riviveva, allora, in s. Paolo della Croce toccando punte impressionanti. Di lui, infatti, troviamo scritto: « ...Struggevasi in amore compassivo verso Gesù appassionato ». Nonostante che fosse prostrato dalle sue abituali indisposizioni, « sforzavasi di fare le sagre funzioni, e celebrare l'essequie (come dir solea) al divin Redentore». E soprattutto all'altare, nella celebrazione dei divini misteri, il suo atteggiamento e la sua fede erano così penetrati e l'esperienza della Passione tanto profonda da farlo prorompere anche in scoppi di pianto incontenibili, che avevano una ripercussione contagiosa nei presenti, incapaci di sottrarsi a quell'onda di dolce commozione (49).

(49) P. Giam. POV 432v, p. 160.

 

Dopo la reposizione del Giovedì Santo voleva ritenere la chiavetta che custodiva l'Eucarestia, « se la poneva al collo, la baciava teneramente e diceva: «Questa è la chiave che racchiude il mio tesoro, il mio Bene, il mio Dio... » (50).

Il Venerdì Santo, specialmente allo scoprimento e all'adorazione della Croce, appariva trafitto da una sofferenza misteriosa, non si poteva trattenere e « piangeva a calde lacrime » (51), « compassionando (Gesù) nei suoi dolori... » (52).

Per lui, che aveva la Passione di Gesù incisa nel cuore e, perciò, vivamente penetrato dalle sue pene, era normale piangere in quegli anniversari in cui il suo Maestro nella rievocazione liturgica viveva gli strazi di una Passione sanguinosa: «Soleva dire: "Questi son giorni che fino le pietre piangono. E come? E' morto il Sommo Sacerdote, e non si deve piangere! Converrebbe non aver fede, oh Dio!" E così restava trafitto dal dolore...» (53).

Amiamo raccogliere la commozione di quelle ore indimenticabili da qualche frase stessa di Paolo, la quale, benché molto lontana dall'esprimere la realtà intima da lui sperimentata, tuttavia ci avvicina al centro della sua contemplazione. « Ah, figlia mia ! scrive alla Grazi Gesù nostro bene fu in un sommo abbandono sulla Croce: legga questa lezione. Or via, io l'invito al Calvario ad assistere al funerale del nostro amoroso Gesù. Ah! vorrei, che una volta restassimo tanto feriti dalla Divina Carità, tanto che ci venissero accidenti d'amore e dolore per la Passione e Morte del nostro vero Bene » (54).

(50) Fr. Bartolomeo POR 2367v-8.

(51) Ib.

(52) Fr. Vittorio POV 632, p. 283.

(53) Fr. Bartolomeo POR 2368v-9.

(54) Lt I, p. 184, ad A. Grazi, 12 aprile 1737.

 

In un'altra lettera dipinge vivacemente gli ultimi istanti del dramma divino del Golgota a cui da l'impressione di assistere in persona, tanto ne è penetrato. Scorriamo la vigorosa descrizione: «Ora non è tempo di scrivere, bensì di piangere. 'Gesù è morto per darci vita; tutte le creature sono in duolo: il sole s'oscura, la terra trema, le pietre si spezzano e il velo del tempo si squarcia... faccia buona compagnia alla Madre dell'estinto Gesù. Ella non muore per miracolo, è tutta immersa nelle pene di Gesù. L'imiti e dimandi pure alla cara Maddalena ed al diletto Giovanni, come stanno i loro cuori. Si lasci dunque inondare dal mare di pene di Gesù e di Maria. Restò ai piedi della Croce» (55).

Frase arditamente compendiosa quest'ultima, quasi furtiva, ma incandescente, fragrante di Passione: è come un lampo che lascia intuire le intime sublimi vibrazioni di Paolo nella settimana santa.

La breve rassegna di testimonianze ci porta a concludere che nelle suddette commemorazioni il Mistico del Calvario, straordinariamente compenetrato dai misteri della Passione di Gesù, traboccava di ardore adorante e struggente. Proprio l'evocazione liturgica era come il tocco magico che faceva vibrare la corda sensibilissima della sua anima di eccezionale intensità, acutizzandone i sentimenti di partecipazione compassiva.

Ma Paolo non si fermava solo al Calvario. Dal « solennissimo giorno della... gloriosissima Resurrezione » fino alla Pentecoste cambiava totalmente: si trasfigurava di gioia e di letizia festante nella luce del Risorto (56).

E' questa un'altra riprova che la più genuina spiritualità attinge sempre la sua fiamma interiore e la sua esuberanza affascinante dalla Liturgia (57).

 

L a S. Messa

E' il memoriale del Sacrificio di Cristo, per mezzo del quale Egli, una volta per sempre, versando il suo Sangue sul Calvario, purificò e santificò tutte le anime (58).

Ogni uomo, però, perché benefici di questa redenzione oggettiva operata da Cristo e dei meriti di purificazione e di santificazione che ne scaturiscono, ha bisogno di sentirsela attualmente vicina e presente per cooperarvi personalmente. Ecco la s. Messa, nella quale «è contenuto e viene incruentemente immolato quel medesimo Cristo che si offrì sull'altare della Croce » (59).

(55) Lt I, p. 35Qs., alla stessa, 3 aprile (?). La sottolineatura è nostra.

(56) Cf. Lt I, p. 63, alla sig.ra Martinez, 7 febr. 1726.

(57) Cf. Conc. Vat. II, PC, n. 6.

(58) Ebr. 9. 28; 10, 10 e 14; 7, 26-28.

(59) DB 940.

 

Infatti, la Passione di Gesù è presente particolarmente nella s. Messa, dove Ja distinta consacrazione del pane e del vino rinnova sacramentalmente il sacrificio cruento di Cristo.

Per questo s. Tommaso non esita ad affermare che « altare est repraesentativum Crucis ipsius (di Cristo), in -qua Cristus in propria specie immolatus est » e che « celebratio huius Sacramenti est imago repraesentativa Passionis Christi, quae est vera immolarlo » (60). E dato che «hoc Sacrameli rum dicitur Sacrifici um, inquantum repraesentat ipsam Passionem Christi » (61), ne segue anche che la virtù redentrioe scaturisce dall'altare: «...Per hoc Sacramentum participes efficimur Dominicae Passionis » (62).

Quello che s. Tommaso afferma con ineccepibile precisione teologica ha una conferma nella esperienza mistica di s. Paolo della Croce che vedeva, sentiva e riviveva, nella celebrazione della s. Messa, la Passione di Cristo. Perciò era attratto irresistibilmente dall'altare, dove si perdeva nel Crocifisso, suprema manifestazione dell'amore di Dio, per poi gridarlo al mondo come mezzo efficace di salvezza. « Oh che gran tesoro è mai l'altare esclamava , io non so come mai tutti non c'inceneriamo » ! (63).

Pertanto, è centrare in pieno la spiritualità del Santo affermare che egli trovava nella Messa la sostanza della sua devozione alla Passione, gustandola e soffrendola. La sua viva fede, illuminata e rafforzata da sublimità mistiche, all'altare gli faceva vedere il suo Signore rinnovare, nel segno, realmente la sua dolorosa Passione e immolarsi al Padre per la salvezza del mondo. La medesima fede fiammante gli faceva consigliare a un giovane Sacerdote di « ...celebrare con somma riverenza, osservanza delle rubriche... », di rivestirsi « delle pene di Cristo portando all'altare i bisogni di tutto il mondo... » (64).

(60) S. Th., III, q. 83, a. 1 ad 2.

(61) S. Th., III, q. 73, a. 4 ad 3.

(62) S. Th., III, q. 83, a. 1. Il pensiero del Vai II non è differente: « Ogni volta ohe il sacrificio della croce, col quale Cristo, nostro Agnello pasquale, è stato immolato (1 Cor. 5, 7), viene celebrato sull'altare, si rin­nova l'opera della nostra Redenzione > (LG, n. 3).

(63) Memorie del P. Paolo della Croce del v. Tommaso del SS. Crocifisso, scrit­te nel 1767-8; ci. Zoffoli 'SPC', III, p. 2258, n. 34.

 

Anche il ringraziamento alla Messa, per Paolo, consiste nel proseguire a vivere in atteggiamento di perenne adesione alla Vittima L'anima, infatti, allora è « in continuo ringraziamento », quando « vive di fede, in alta separazione da tutto il creato, in vera povertà di spirito e perfetta nudità di tutto ciò che non è Dio, tutta vestita in pura fede delle Pene Ssme di Gesù Cristo, nascosta e idrata in solitudine interiore ed immersa tutta in Dio, arde nel fuoco della divina Carità, in silenzio di fede e di amore, vittima sacrificata al sommo Bene... » (65).

Parole sublimi che indicano quanto la sua spiritualità si alimentasse al Sacrificio di Cristo e mostrano che la vera partecipazione alla Eucaristia sia offrirsi vittima insieme a Cristo.

Il Sacerdote continua deve anche lasciarsi trasformare da Cristo per mostrarsi al mondo una sua viva immagine, che ne condivida la vita e ne proclami il messaggio. Per questo, come nella Messa si ciba di Gesù, così, dopo di essa, deve donarglisi in modo «che Gesù si cibi di lui», «lo digerisca» e lo «trasformi in Sé», perché « ardendo di quel fuoco d'amore che arde il suo divin Cuore (si lasci) tutto incenerire... » (66). Allora vivrà davvero la sua Messa « il (cui) frutto... consiste in essere tutto vestito di Gesù Cristo... » (67). Respirare un clima spirituale così elevato e divino è indispensabile e urgente. Perché la missione del (Sacerdote: essere « il sale della terra » e « la luce del mondo » (68), lo obbliga « a maggior perfezione e ad essere vero imitatore di Gesù Cristo». Deve impararne dunque, « dal celebrare ogni giorno, i costumi santissimi... massime l'umiltà di cuore, l'obbedienza perfetta, la mansuetudine, la pazienza e la perfetta carità con Dio e col prossimo » (69).

Che questi sentimenti dell'anima del Santo, affidati alla sua penna, non fossero soltanto luce e incitamento per gli altri, ma anche l'eco più fedele della sua esperienza all'altare ce lo conferma ciò che dicono i testimoni della sua Messa.

(64) Lt III, p. 188, a p. Giovanni di S. R., 12 giugno 1753. (65) Lt III, p . 188, allo stesso, 16 luglio (?). (66) Ib.

(67) Lt III , p. 192, allo stesso, 16 agosto (?).

(68) Mt 5, 13-14.

(69) Lt III . p. 716, a p. Antonio di s. Teresa, 12 (?) 1765.

 

Essi dichiarano che la sua devozione alla Messa gli faceva premettere « una ben lunga e fervida preparazione... » (70) e si accostava all'altare tutto penetrato della Passione di Gesù (71). Infatti un giorno lo fece capire chiaramente, quando salendone i gradini bisbigliava: « Appropinquavit hora et Filius hominis tradetur in manus peccatorum » (72).

All'altare poi, si trasfigurava : appariva « pieno di maestà, decoro e divozione... » (73). « Sembrava estatico incalza un altro teste , ed io l'ho più volte veduto tanto infiammato che pareva risplendere... » (74). Altri lo dipingono « ...tutto raccolto e riconcentrato in Dio. Onde ben si conosceva essere tutto inzuppato di soda devozione... » (75); oppure lo dicono: «...sopra d'ogni altro penetrato ed illustrato... di vivissima fede, acceso nel volto, dal quale talvolta sembrava che tramandasse vivi raggi... » (76).

Insomma, sono unanimi nell'aff ermare che « celebrava con compunzione di spirito... » (77) e che « ...la sua Messa era in modo particolare divota e maestosa... e molte volte vi spargeva delle lagrime, massime nelle solennità della Chiesa... » (78).

Sappiamo anche la causa di queste lacrime che spesso lo sorprendevano nella Messa : provenivano dal fatto che il Santo era « soprappieno d'abbondanza dello spirito», e per questo «muoveva a compunzione » anche i presenti '(79).

(70) P. Giam. POV 431 v, p. 159; altri confermano: «Premessa una lunga preparazione... » (A. Danei PA 78v), « Anche nelle maggiori occupazioni pre­metteva almeno una mezz'ora di preparazione » (Fr. Pasquale PAV 379).

(71) « ...Faceva come un fascetto di mirra di tutti li patimenti di Gesù, quali si metteva in mezzo al cuore per odorarli spiritualmente e nel tempo del divin sacrificio aver sempre avanti agli occhi della mente i gravissimi tormenti del dolce Gesù, sofferti per nostro amore » (P. Giuseppe di S.M. POR 1514).

(72) Id. POR 1414.

(73) P. G. Giacinto PO 549.

(74) P. Giuseppe dei Dolori POR 2700v.

(75) P. Giam. POV 431 lv, p. 159.

(76) P. Antonio POV 1132, p. 509 ss. Certi testi narrano di averlo visto elevarsi alcuni palmi dall'altare, di aver sentito fragranze soavissime (D. Costantini POC 542v; cf. L. Casciola POC 588v-9); altri di aver assistito ad impeti di amore, levitazioni e simili fenomeni mistici... (Fr. Fran­cesco POR 1034v; Fr. Vittorio POV 617, p. 276 etc...).

(77) A. Danei PA 78v.

(78) Fr. Bonaventura POV 668r-v, p. 300. Il p. Valentino attesta che « la di­vozione con cui celebrava era impareggiabile... » (POV 815 v, p. 367)

(79) P. Giuseppe M. del C. POV 1374 v, p. 626.

 

Proprio perché « ...era una meraviglia il vederlo celebrare... » (80), i fedeli facevano a gara « per andare ad ascoltare la di lui Messa» (81). Essa non li avrebbe mai stancati «quando ancora avesse durato delle ore ed ore... » (82); perché dichiaravano « come il P. Paolo non v'è, né verrà chi faccia le funzioni sagre con quella divozione e fervore come esso » {83).

Stando alle testimonianze riferite, la devozione di s. Paolo della Croce alla Messa si deve dire ' ' eccezionale " ; e non poteva essere diversamente, dal momento che vi sentiva e viveva la Passione di Gesù in un modo singolare.

(Lo riconosce anche la liturgia della sua festa, sottolineandone l'immedesimazione con la Vittima divina. Parla, infatti, di « fervore celeste che animava s. Paolo, il quale celebrando questo sacrificio, offriva il suo corpo come ostia vivente, santa e (a Dio) gradita » (84).

(80) P. Giam. POR 401v. . ,

(81) M. Rosalia POC 367v; PAC 357v; G. Fanucchi PO 256v. Santa Papi face va l'impossibile per assistere alla Messa del p. Paolo a Vetralla « perch spiega allettata da quegli effetti interni che provavo » (POV 513 p. 230).

(82) D. Giacinta Martelli PAC 225v. Ma il Santo non annoiava davvero, per che ordinariamente sapeva limitarsi al tempo conveniente pre una cele brazione devota e maestosa: « Non era uè lungo né breve, anzi quant più era favorito dal Signore procurava ancora di essere un poco pi' breve, per così occultare i doni del Signore» (P. G. Giacinto PO 549).

(83) P. Valentino POV 816v, p. 368.

(84) Cf. Missale Rom., Oratio super oblata, die 28 aprilis.

 

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