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1. Fanciullezza e adolescenza

 

Premettiamo che le notizie di questo periodo sono poche e, a volte, frammentarie o solo allusive, cosicché non ci si può attendere una ricostruzione completa delle elevazioni dell'anima di Paolo della Croce. Tuttavia, i pochi dati a nostra disposizione ci permettono di puntualizzare qualche particolare importante, capace di farci scorgere e delineare, fin d'ora, la traiettoria specifica verso cui si indirizza la sua pietà e, in seguito, la sua spiritualità.

Già abbiamo visto nel capitolo primo come le sante industrie di Anna Maria trovassero una rispondenza oltre il previsto nell'animo di Paolo. Soprattutto la vista del Crocifisso piagato e il racconto della Passione attiravano la sua attenzione (7). Col crescere degli anni Paolo cominciò ad attuare, sotto la dolce attrattiva dello Spirito Santo, il « desiderio di servire a Dio » (8) che l'esempio degli anacoreti e la Passione di Gesù gli accendevano nell'animo.

(5) Ib.

(6) Cf. II-II, q. 180, a. 7 ad 1.

(7) S. Di Gennaro PO 269v; PAC 419v.

(8) Fr. Bonaventura POV 691v, p. 311.

E conviene aggiungerlo in una maniera insolita per la sua età. Infatti, nel silenzio misterioso della notte rimaneva lunghe ore in ginocchio davanti a un altarino, costruito con le sue mani, per gu­stare il contatto con Dio (9), mai perdendo di vista il « Divino Esemplare di Gesù appassionato » (10).

« Cose da ragazzi... », esclamerà un giorno, ma che già preludono in lui a una vita straordinaria di orazione.

Il Signore incominciò ben presto ad attirare soavemente la sua anima con le dolcezze spirituali. L'iniziativa divina trovò in (Paolo pronta e larga adesione. Infatti, sulla scorta dei Processi, ci è consen­tito affermare che tutta la vita di questo periodo era quasi interamente assorbita dalle pratiche di pietà: «Alieno dai trastulli puerili con altri ragazzi... il tempo che gli sopravanzava dalla scuola lo spendeva o nella chiesa a fare orazione o avanti l'altarino di sua casa, o all'ospedale» (11).

iLa sua prima meditazione sulla Passione fu discorsiva, ristorata da grazie passeggere piuttosto sensibili. Lo attesta lo stesso Paolo al suo vescovo mons. Arboreo di Gattinara: «Di più sappiasi, che dopo che il mio Iddio mi ha ritirato dagli esercizi di meditazione, cioè dall'andar discorrendo sopra i misteri andando da una cosa all'altra, non ho più forme immaginarie, come di ciò puole fare piena fede il mio rev.do P. Direttore » (12).

Il passo, come si vede, fa riferimento a una meditazione in prevalenza attiva, che ha dovuto caratterizzare il periodo della adolescenza e prima giovinezza del Santo; ma non si può, per mancanza di dati precisi, determinare quando Dio rabbia elevato a un grado di orazione più alto: a una contemplazione incipiente o semipassiva.

(9) Teresa Danei PA 11; G. Sisti POV 45, p. 5.

(10) Lt I, p. 615, a T. Fossi, 30 mag. 1752.

(11) T. Danei PA 126 v. Altri testi confermano questa dichiarazione, come il p. Giammaria: « ...II suo maggior piacere, e consolazione si era andar per le chiese, assistere nei cori coi sacerdoti, a cantar le divine lodi, ed ap­prendere le funzioni ecclesiastiche » (POV 107, p. 32).

(12) Lt IV, p. 219, a. 1720.

 

Il « soggetto » meditativo, però, su cui si fermava di preferenza e più a lungo era la Passione e Marte del Redentore, che « è il modo di arrivare alla santa unione con Dio » (13). Lo dichiara espres­samente il p. Giammaria: «Si diede di proposito sin dai bei principi a meditare la vita e la Passione Ssma di Gesù, ed era tale e tan­ta l'interna compunzione, l'abbondanza degli affetti e copia delle lacrime che non è facile lo spiegarlo » (14).

Fu proprio il soggetto così tenero e toccante Gesù crocifisso che impresse spontaneamente alla sua meditazione la forma affettivo compassiva. Ma l'intervento divino sempre più invadente aggiunse a questi progressi, già notevoli, un nuovo decisivo incremento: «II Signore, accomodandosi al suo spirito, ancor principiante, gli comunicava frequentemente visioni immaginarie (15) dei misteri della sua Ssma Vita e Passione... » (16).

Queste visioni, mentre deliziavano il nostro Paolo e l'attiravano a rimanere più ore in orazione, erano finalizzate ad accendere e accrescere sempre di più la sua devozione alla Passione (17).

Nei Processi si parla di « continui atti di pietà, di orazione assidua... quale continuava talvolta per cinque ore » {18). Ciò riuscirebbe inspiegabile senza ammettere che queste comunicazioni divine, al di là delle semplici grazie sensibili e transitorie, non fossero latrici di un dono più sostanziale: la contemplazione infusa almeno incipiente, che lasciava in Paolo una fame sempre crescente di orazione. Possiamo chiamare questo periodo della sua vita infanzia e adolescenza singolari in cui si notano marcate le prime attrattive per la pietà, le quali, però, ancora non permettono di penetrane a fondo ed in verità nei misteri di Dio, in particolare nella Passione di Gesù. Ma ciò non è trascurabile, se Paolo ritornerà con nostalgia, anche negli anni più avanzati, a questi tempi felici nei quali aveva gustato le prime dolcezze amorose nel contatto con il Signore e aveva sentito desideri irresistibili per la solitudine e le austerità, ispirate dalla vista del Crocifisso, sotto lo sguardo compiacente di Anna Maria, che seguiva commossa questa piacevole apertura alla grazia e al soprannaturale.

(13) Lt I, p. 43, a M. Della Scala del Pozzo, 3 gen. 1729.

(14) P. Giammaria POV 420, p. 154.

(15) Vi sono tre specie di visioni: corporali, immaginarie e intellettuali, a se­conda che l'oggetto della visione colpisce i sensi esterni, l'immaginazione o l'intelletto (Cf. s. Tommaso II-II, q. 175, a. 4 ad 4; cf. s. Teresa in Vita, cc. 27-29, e nelle VI Mansioni, e. 9).

(16) P. Giammaria POV 420v, p. 154.

(17) Ci. s. Giovanni della croce, S. 2, 17, 9, dove afferma che con tali visioni il Signore « intende e vuole » accendere lo spirito di devozione.

(18) F. Pieri POR 546.

 

Certo, una caratteristica è lampante e rivelatrice fin da ora: la Passione, i misteri di Gesù sofferente hanno per lo più occupato la sua 'mente di fanciullo e adolescente (19), istillando e nutrendo la pietà, 'le quali, però, ancora non permettono di penetrare a fondo ed vita contemplativa (intendendo tale termine in senso lato) abbastanza intensa, anche se l'influsso soprannaturale ancora non è tale da invadere l'intimo del Santo trasformandolo e orientandolo decisamente verso la vita mistica.

Questo lavoro, troppo alto per l'attività umana anche se coadiuvata dalla grazia ordinaria, lo farà il Signore e solo Lui può farlo quando lo folgorerà con la sua luce superna nella «conversione ascetica».

 

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