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3. L'Incarnazione nella luce della Passione

 

Altra caratteristica singolare degna di nota è che s. Paolo della Croce vede tutta la vita di Cristo dalla culla al Calvario sotto la luce della Passione. Il mistero del Verbo incarnato al suo sguardo si illumina nel mistero della Passione.

La dimostrazione è evidente già nel Diario durante i giorni del Natale (167), quando la sua anima, toccata al vivo dalla liturgia, trabocca in dolci effusioni di tenerezza e di amore. Paolo contem­pla allora l'amore infinito del Verbo eterno; il suo spirito si ferma e stupisce di fronte all'abbassamento senza confronti e ai disagi che circondano la sua nascita temporale: «Alla notte Ssma... fui anche con molte tenerezze, massime nel ricordarmi dell'infinto amore del nostro caro Dio nell'essersi fatto uomo; e nascere con tanto incommodo, e tanta povertà; e poi mi riposavo così nel mio Dio» (168).

Il 28 dicembre nella sua contemplazione ha intelligenza infusa dei patimenti di Gesù infante nella fuga in Egitto: «Dopo la quale (la S. Comunione) fui mosso dall'infinita Bontà in grand'altissimo raccoglimento, e a grandi affetti amorosi con colloqui col nostro caro Sposo. Mi venne poi una rimembranza della fuga fatta in Egitto con tanto suo scomodo, e patimento e anche dolore di Maria Ssma con S. Giuseppe, ma in particolare di Maria Ssma. Si frammischiava nella poverissima anima mia il dolore, e amore con gran lacrime, e soavità. Di tutto questo l'anima ne ha infusa e altissima intelligenza tutto insieme alle volte di un mistero solo, ma l'intende in un momento senza forme corporee, o sia immaginarie, ma Dio gliele infonde con opera della sua infinita carità e misericordia. Nell'istesso tempo che l'anima intende altissimamente, o se ne compiace, o se ne condole, secondo i misteri; per lo più si frammischia sempre la santa compiacenza » (169).

(167) Cf. Dsp. 24-29 Die, p. 79 s.

(168) Ib. 24 die, p. 79.

(169) Ib. 28 die, p. 71.

 

La Passione considerata in Gesù Bambino lo intenerisce; la discesa del Verbo eterno dal seno del Padre per farsi uomo lo rapisce soavemente, accendendolo di ardentissima carità.

Le sue Lettere scritte nel periodo natalizio dimostrano quanto sentisse e vivesse queste prime esperienze di s. Carlo sul mistero dell'Incarnazione. Gli elementi su cui in esse si sofferma e che più lo attirano sono l'umiliazione del Verbo e le sofferenze che Gesù ancora bambino, sceglie per essere il Salvatore:

« ...Ma chi non potrà e dovrà distillare il cuore dagli occhi, vedendo un Dio per noi bambino in fasce, per noi colcato sul fieno in un presepio, per noi bisognoso fino del 'fiato di due giumenti! Oh, ohe gran luce! Oh, che gran fuoco arde nella stalla di Bethlehem! Guai a me, se a vista di tanta luce, agli ardori di tanto fuoco, non mi consumo di santo amore e piuttosto me ne resto tiepido e gelato come prima! » (170).

E in un'altra: «Ma che stupore vedere un Dio fatto bambino! Un Dio fasciato con povere fascie! Un Dio sopra un po' di fieno fra due giumenti! Chi non sarà umile? Chi non si assoggetterà ad ogni creatura propter Dsum? Chi avrà ardimento di lamentarsi? Chi non starà in silenzio intus et foris nel suo patire? » (171).

Ogni particolare che gli potesse ricordare la Passione anche nella contemplazione del Verbo incarnato lo attirava e lo commuoveva: «Tutta la vita Ssma di Gesù scrive alla Gandolfi fu tutta Croce; e lo stesso dolce Gesù rivelò a S. Caterina da Bologna, che anche Bambino nel ventre purissimo della sua Divina Madre si poneva in forma di Crocifisso, massime al Venerdì, patendo i dolori della Croce. Non mi ricordo se l'ho letto o sentito raccontare ecc. Or basta; è cosa pia da credersi. Sicché lei ha motivo di star più lieta di prima, perché più nascosta in Gesù Cristo su la croce di un nudo patire, e mi creda che per lei mai è andata tanto bene» (172).

Tra i quadri prediletti che ornavano la sua povera cella dei San ti Giovanni e Paolo (Roma) figurava un piccolo quadro di Gesù Bambino dormiente sulla croce (173).

(170) Lt II, p. 130, al p. Fugenzio, 19 dic. 1747.

(171) Lt II, p. 820, a don G. A. Lucattini, 16 dic. 1751.

(172) Lt II, p. 468, 24 dic. 1754.

(173) P. Giuseppe di S. Maria PAR 1053 v.

 

Ecco quali altri sentimenti escono dal suo cuore dinanzi al mistero della culla di Bethlehem: «Vorrei che V. R. scrive alla Carm. m. sr. A. (M. 'Maddalena dei Sette Dolori celebrasse il S. Natale nella povera stalla del suo cuore ove nascerà spiritualmente il dolce Gesù. Presenti questa povera stalla a Maria Ssma ed a S. Giuseppe, acciò l'adornino di virtù, affinchè il dolce Bambino vi stia bene.

« Molti anni sono io avevo un bel Bambino dipinto sopra una carta di Germania, che se ne dormiva placidamente sopra una croce. Oh, quanto mi piaceva quel simbolo! Lo diedi ad una persona crocifissa, ma di santa vita, la quale fu diretta da me sinché visse e fu un'anima delle più virtuose e di altissima contemplazione, ch'io abbia conosciute e morì in concetto di santa. Io volevo, come bramo a lei, che quell'anima fosse bambina per purità e semplicità, dormisse sopra la croce del dolce Gesù. Dunque lei nel S. Natale, che avrà il Bambino nel suo cuore, tutta trasformata in esso per amore, dorma con lui nella culla della croce, e alla divina canzonetta che canterà Maria Ssma, lei si addormenti col divino Bambinello, ma fatta un sol cuore con esso. La canzonetta di Maria Ssma sarà: fiat voluntas tua sicut in caelo et in terra; l'altra strofetta sarà: operare, patire e tacere; la terza stroifetta sarà: non ti giustificare, non ti lamentare, non ti risentire. Che ve ne pare Sr. A. M. Maddalena di questa canzonetta? Imparatela bene cantatela bene, dormendo sulla croce e praticatela con fedeltà; che vi assicuro, vi farete santa» (174).

Il Santo parla anche di « particolarissime grazie » ricevute nella contemplazione della Circoncisione di Gesù, quando egli versa il primo sangue per la salvezza del mondo (175).

I pochi accenni riportati che ci sembra superfluo commentare si inquadrano perfettamente nella spiritualità di s. Paolo della Croce, che attinge tutto il mistero di Cristo cogliendone l'aspetto redentivo. Anche sotto la bellezza e la grazia di Gesù Bambino, Paolo sa scoprire il lato salvifico per lui tanto commovente e fasci­noso con equilibrio e delicatezza incantevole.

(174) Lt III, p. 604, 18 dic. 1761.

(175) Dsp., 1 gen. 1721, p. 87.

 

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