home  |  passionisti  |  links   |  contatti   |    
 
 
 
 

5. Influssi eucaristici nell'esperienza mistica di s. Paolo della Croce

 

Una delle caratteristiche singolari e che ha un rilievo notevole nella contemplazione passiocentrica di s. Paolo della Croce è la presenza e l'influsso preponderante dell'Eucaristia.

L'affermazione non è aprioristica, ma è il risultato logico, che è affiorato da sé, spontaneamente, da una convergenza di dati così significativi che ce l'hanno imposta. E se volessimo ignorarla tradiremmo la realtà storica e sviseremmo la sorgente segreta che ha alimentato la ricca spiritualità del Fondatore dei Passionisti. Perciò, non è un azzardo anzi è la verità più schietta sostenere che la contemplazione e l'esperienza mistica di s. Paolo della Croce sboccia e viene corroborata potentemente dalla « intimità » con Gesù eucaristia.

Qualche accenno biografico ce ne convincerà.

 

a) I FATTI

Già si è potuto notare che Paolo, da giovanetto, amava passare molto del suo tempo nelle chiese di Castellazzo, sotto lo sguardo di Gesù eucaristico (193). (Dopo la celebre « conversione » il trasporto per il Ss. Sacramento si intensifica straordinariamente.

(193) T. Danei PA 130.

 

Infatti la domenica mattina trascorre fino a 5 ore di seguito in ginocchio davanti al Tabernacolo, e la sera un'altra ora di dolce intimità con il Maestro sacramentato, chiude la sua giornata nella raccolta chiesina dei padri Cappuccini (194).

La fame del Pane degli angeli induce il suo confessore a concedergli la comunione quotidiana (e siamo nel 700!), che Paolo, per occultare agli occhi dei curiosi, riceve alternativamente nelle varie chiese del paese (195).

Nella chiesa di s. Martino è visto più volte immobile, genuflesso vicino a un pilastro, sotto lo sguardo di Gesù sacramentato (196). Licenziatosi dai suoi e già in viaggio per arruolarsi come crociato volontario contro i Turchi, a Grema, un incontro eucaristico imprime alla sua vita un'altra direzione per farne il condottiero di una milizia spirituale, la quale, agguerrita della forza della Croce di Cri­sto, combatterà contro l'inferno (197).

'Anche la conoscenza delle modalità e finalità del nuovo Istituto si svolge in un clima tutto eucaristico. Sappiamo, infatti, che gli venne rivelato « per via di una visione intellettuale purissima, il modo che doveva tenere in vestire esso e li religiosi che aveva da fondare e ciò gli accadde doppo la Santa Comunione nel ritorno che faceva dalla Chiesa alla casa » (198).

Ma è il Diario che rivela l'attrazione di Paolo per l'Eucaristia e l'influsso decisivo e profondo che essa segna nei suoi contatti col di­vino. Si può dire che nel ritiro dei 40 giorni tutta la sua vita spirituale è riempita dalla dolce presenza di Gesù sacramentato: ogni nuova esperienza mistica si celebra con Lui. Paolo, infatti, in quei giorni ne è il geloso custode e passa gran parte del suo tempo genuflesso in adorazione davanti al Tabernacolo: tre ore della notte e buona parte della sua giornata. Ogni mattina serve tutte le Messe che si celebrano nella chiesa di s. Carlo. Ma l'incontro più ambito è la Comunione quotidiana, dove lo Sposo della sua anima scava abissi profondi, colmatili solo da Lui « secondo le ricchezze della sua gloria» (199).

(194) P. Giammaria POV 108. p. 32.

(195) Ib. 113, p. 34.

(196) P. Sardi PA 247v; C. N. Canefri PA 144v.

(197) T. Danei PA 115.

(198) P. Valentino POV 894, p 404

(199) Ef. 3, 16.

 

Paolo gli parla con confidenza, come un amico a un altro amico: « Non mi si parte mai la grandissima e tenerissima confidenza con il mio Sacramentato Sposo » (200). Rivive tutti i Misteri di Gesù, massime quelli dolorosi, nell'intimità adorante della sua divina esta­siante presenza reale.

Al celeste convito ogni contatto con Gesù-ostia gli infonde tor­renti di amore e di luce, la quale per lo più gli provoca tenebre purificatrici. Ma egli nota una circostanza importante: il momento dell'incontro sacramentale con Gesù, almeno per qualche attimo, è sempre rallegrato da « qualche mozione di cuore » (201).

Ma vediamo più dettagliatamente la qualificata esperienza mistica di Paolo scaturiente dalla Eucaristia. Il Diario, specialmente, ci consente di fare un tale esame, perché più ricco di particolari e pro­gressivo. Quindi ci fa scoprire lo « stile » di una contemplazione, che si accende all'Eucaristia e via via si accresce, diventa più pura ed elevata ogni volta che si ripete il contatto reale con Cristo nel venerabile Sacramento.

Paolo annota che le sue percezioni intcriori più caratteristiche si realizzano nella Comunione o dopo di essa: « ...Feci la s. Comunione e fui particolarmente elevato in Dio con un'altissima soavità e un certo caldo al cuore... che sentivo essere soprannaturale, il quale mi faceva stare in grande consolazione» (202). «Nella santissima Comunione fui molto in soavità; il mio caro Dio mi dava intelligenza infusa del gaudio che avrà l'anima quando lo vedremo a faccia a faccia, che sarà unita con Lui in santo amore... » (203).

Anche il carisma delle « pene infuse » gli viene riversato nell'intimo dalla presenza fisica eucaristica nella Comunione sacramentale : « Nella santa Comunione sono stato particolarmente raccolto, e massime nel fare il racconto doloroso ed amoroso dei suoi tormenti al mio Gesù... Nel raccontare le pene al mio Gesù alle volte come ne ho raccontata una o due, bisogna che mi fermi così, perché l'anima non può più parlare e sente a liquefarsi; sta così languendo con altissima soavità mista con lagrime con le pene del suo Sposo infuse in sé...» (204).

« Sono stato mosso dall'Infinita Bontà in gran riposo e soavità, massime nella Ss. Comunione, sentendo con infusa intelligenza, e con l'altissime consolazioni dello Spirito un certo riposo dell'anima frammischiato con le pene del Redentore nelle quali l'anima si compiace; si frammischia amore e dolore... Gli dicevo ancora che mi lasci levar la sete del SS. Amore, lasciandomi bere dall'infinita fonte del suo SS. Cuore; ma quest'ultimo mi è seguito nella SS. Comunione» (205).

Il 24 dicembre sente « maggior raccoglimento, massime nella SS. Comunione... » (206).

'Il 26 dicembre è « con particolare elevazione di spirito, massime nella SS. Comunione », fino a sentirsi acceso a propagare la devozione verso la Ssma Eucaristia, provando nel contempo cocenti desideri « di andare a morir martire, dove si nega l'adorabilissimo Mistero del SS. Sacramento » (207).

Il 28 dic. Paolo fa vedere chiaramente che l'onda contemplativa invade la sua anima con la Comunione eucaristica facendogli gustare delizie di cielo: «Alla mattina ero arido ed avevo aggravamenti di capo, stetti così un pezzo, sino che venne l'ora desiderata della SS. Comunione, dopo la quale fui mosso dall'infinita Bontà in grande altissimo raccoglimento, ed a grandi affetti amorosi con colloqui col nostro caro Sposo... » (208). Proprio questa dimestichezza con Gesù eucaristia lo rende particolarmente sensibile alle irriverenze che si commettono contro la sua presenza reale, fino al punto di chiedere la grazia di « piangere a lagrime di sangue » per ripararle... (209).

(200) Dsp. 7 die, p. 66s.; cf. 5 die, p. 65.

(201) Ib. 2 die, p. 62. Cf. il caso analogo che capitava a s. Teresa nelle sue pene di spirito quando si accostava alla Comunione (.Vita, e. XXX, n. 14).

(202) Dsp., 26 nov., p. 56.

(203) Ib. 4 die, p. 63.

(204) Ib., 8 die, p. 67.

(205) Ib. 27 dic., p. 81.

(206) Ib., p. 79.

(207) Ib., p. 80.

(208) Ib., p. 82.

(209) Ib. 29 die, p. 84.

 

Queste esperienze mistiche eucaristiche toccano una ebbrezza estansiante il 1° gennaio 1721, quando Paolo scrive: «Fui altissimamente elevato dall'infinita carità del dolcissimo nostro Dio a grande raccoglimento e lagrime in abbondanza, massime dopo la SS. Comunione, nella quale ho sentiti affetti sensibilissimi di santo amore, parendomi liquefatto in Dio... ». Gesù eucaristico, Sapienza del Padre, gli da la «cognizione dell'anima in vincolo d'amore unita alla SS. Umanità ed assieme liquefatta ed elevata alla cognizione altissima e sensibile della Divinità... » (210).

Al termine del ritiro l'anima di Paolo, ferita dagli ardori eucaristici, culmina in questa dolce effusione contemplativa, carica di sentimenti verso il suo Maestro adorato: « ...II mio 'Sacramentato Sposo Gesù! » (211). Ultime parole del Diario che rivelano, quasi in sintesi, il mistero del suo contatto con Gesù eucaristia!

In tutto il resto della sua vita l'Eucaristia resterà la sua fame, e il far compagnia a Gesù sacramentato la sua attrattiva. Lo rivela­no queste espressioni all'Appiani: « ...Mi pare un'ora mille il vedere il mio Salvatore Sacramentato nella nostra chiesa, affine di trattenermi nelle ore più solitàrie a' piedi del sacro Altare. E chi mi darà ali di colomba per far voli d'amore al suo Cuore Divino?» (212). Nei primi tempi della sua dimora all'Argentario, il sabato sera scendeva a Portercole, dove passava la notte davanti al Tabernacolo (213). Fino a quando non ottenne la facoltà di conservare il Ssmo Sacramento nella chiesina del Monte (a. 1741), passava la maggior parte del suo tempo in orazione rivolto verso il duomo di Orbetello, gustando così la dolce presenza del suo Signore (214). Attirato irresistibilmente dal mistero eucaristico, Paolo sospirava con « ardentissimo desiderio di saziarsi a quel Fonte di vita eterna » (215).

Durante le missioni, specie dopo la predica, quando a suo dire provava tale arsura che « si sarebbe bevuto un fiume » andava a refrigerarsi spiritualmente all'Eucaristia, sorgente di amore divino. « Davvero, davvero che Gesù me lo dava confidava al confes­sore , e massime una volta mi saziò molto bene » (216).

(210) Ib., p. 85.

(211) Ib. 1 gen., p. 87.

(212)Lt.I, p. 408, all'Appiani, 19 feb. 1737

(213) A. Danei PA 79 v.

(214) P. G. Giacinto PAR 1743 V -4

(215) Fr. Barnaba POV 1259v, p. 570

(216) P. Giammaria POV 431, p. 159

 

Fra Pasquale ricorda che nei tempi liberi, in ritiro, effondeva la sua anima davanti al Tabernacolo (217). Lo attesta anche il sac. G. Sisti che frequentava spesso la casa religiosa, affermando di averlo visto molte volte « innanzi al Ss. Sacramento, genuflesso... dove si intratteneva per molto spazio di tempo » (218). Ogni notte dopo mattutino si preparava « in divoto raccoglimento » al convito eucaristico (219). Significativa la testimonianza del confessore: «Principalmente rilusse la sua devozione verso Gesù Sacramentato » ; ma aggiunge che « la devozione... più mirabile verso il divinissimo Sa­cramento la fece risplendere nel s. Sacrificio della Messa » (220).

Domenico Costantini appunto durante il divin sacrificio lo potè vedere alzarsi almeno due palmi prima e dopo la consacrazione tra un nembo d'incenso, mentre attorno si spandeva una fragranza misteriosa (221). Un giorno la sua messa durò più del solito. Dopo la Comunione per ben mezz'ora fu ammirato immobile con il « volto raggiante e pieno di luce celeste » : il Signore gli mostrò in visione i suoi figli in Inghilterra (222).

Spesso all'altare non poteva trattenere « gl'impeti d'amore » e, cercando di calmarli, si fermava «sospirando verso il suo Dio...» (223). Appena comunicato era costretto ad affrettare le ultime preghiere per non essere sorpreso da fenomeni mistici (224). Indovinata, anzi scultorea, infine, la constatazione del p. Giuseppe M. del Crocifisso: «Mi pareva che allora ["quando si tratteneva davanti a Gesù Sacramentato"] si trovasse nel suo centro»; e aggiunge di averlo visto più volte « acceso in volto davanti a Gesù Sacramentato ...Piangeva con lacrime abbondanti, che versava al divino cospetto... » (225). Insomma, l'Eucaristia era la sua «vita». Paolo della Croce è il contemplativo del Calvario, ma davanti al Tabernacolo. La sua devozione all'Eucaristia afferma R. Calabresi « non era da uomo, ma da serafino. Mi diceva... con gran veemenza ed amore che tutta la sua fiducia stava nel SS. Sacramento, che tutte le sue speranze erano riposte in Lui, che il SS. Sacramento era quello che lo sosteneva...

(217) POV 549. p. 245.

(218) POV 66v, p. 13.

(219) P. G. M. del Crocifisso PAR 1542v.

(220) P. Giammaria POV 430-lv, p. 158 ss.

(221) POC 452v; cf. L. Casciola POC 588v-9.

(222) B. Domenico della Madre di dio, in Introduzione alla vita di Paolo della Croce, ed. inglese 1847. La visione profetica si avverò circa un secolo dopo (26 nov. 1840), quando il B. Domenico con un piccolo drappello di Passionisti approdò sulle sponde inglesi.

(223) Fr. Francesco POR 1034v.

(224) P. Giuseppe di s. M. POR 1416 v.

(225) POV 1387v-8, p. 631 s.

 

Aggiungeva con grand'impeto di spirito: " Oh, che tesoro è il Ssmo Sacramento! E' il Paradiso in terra! Oh, che gran pegno!..."» (226).

Davanti all'« Amore Sacramentato » la sua anima si abbracciava in spirito « a quell'infinita Carità 'esposta sull'Altare all'adorazione dei popoli » ; a volte Gesù gli parlava nell'intimo. Un giorno infatti, sentì « dal Salvatore questa dolcissima parlata : Figlio, chi s'abbraccia a me, s'abbraccia alle spine! » (227).

Convinto che dall'Eucaristia scaturisce ogni progresso spirituale e la vera santità, non sapeva indirizzare altrove le anime. Scrive: « ...Il poverello indegnissimo ha intenzione che le anime conoscano Dio e brucino del suo amore, e che per questo non sa altra strada che il dargli spesso il Sommo Bene Sacramentato, che è la fonte viva del santo amore » (228).

Da qui le sue esortazioni accorate:

« Si cibi spesso dell'Agnello divino Sacramentato» (229), «Accostatevi... a ricevere Gesù Sacramentato e bevete a sazietà a quel divin Fonte... quell'acqua viva che da all'anime sue dilette! » (230).

« In quanto alla Comunione consiglia alla Calcagnini Vorrei che la faceste ogni mattina, senza lasciarla mai, e pregatene chi vi confessa, anche in nome mio, ed ivi bevete nel Fonte della santità le acque vive dell'eterna vita » (231).

Anzi, le anime «tengano per perduto quel giorno che la lasceranno senza legittima causa » (232).

(226) R. Calabresi POR 1997-8; PAR 2299r-v. (227J Lt I. p. 194, ad A. Grazi, 19 ag. 1737.

(228) Lt I, p. 213 s., alla stessa, 16 luglio 1738.

(229) Lt I, p. 408, a don F. A. Appiani, 19 feb. 1737.

(230) Lt III, p. 366 (passim), a T. Palozzi, 8 giugno 1758.

(231) Lt III, p. 809, ad A. M. Calcagnini, 1 .giugno 1768.

(232) Lt in Boll, della Congregazione (1927). 179.

 

In un'altra esprime tutta la sua gioia all'Abbadessa delle Cap­puccine di s. Fiora per aver avuto il permesso della Comunione quotidiana nel monastero: «'Godo nel Signore di sentire che abbiano introdotto la S. Comunione quotidiana e le accerto che io lo desiderai fin da quando fui costì» (233).

La ragione è chiara: «La ss. Comunione è il mezzo più efficace che si possa trovare per unirsi con Dio » (234), « Non vi è esercizio di pietà che più unisca a Dio di questo » (235).

(Infatti, nella s. Comunione si riceve « il Santo dei Santi, Gesù Sacramentato » (236), che da da bere « a fiumi di fuoco di santo amore i tesori della divina grazia e sante virtù» (237).

Il Santo non si limita soltanto ad affermare che la Comunio­ne eucaristica è la sorgente della santità e della grazia, perché contiene il «Sovrano Signore» (238), la «vera Vita» (239); ma vuole che la presenza di Gesù, realizzata dalla sua venuta reale nella Comunione, si perenni nell'amicizia, in una intimità spirituale ordi­nata a rendere fruttuosa la venuta sacramentale con l'unione mistica. Per questo scrive : « Porti seco nella casa interna il dolce Gesù Sacramentato e stia seco unita sempre. Bramo che il suo cuore sia un vero altare, sul quale sia sempre esposto il dolce Gesù e lei stia in puro spirito ai suoi piedi divini, come la Maddalena, ascoltando le sue divine parole; e lei tutta abbandonata ed assorbita in questo infinito Bene, stia in sacro silenzio di fede e di santo amore ascoltandolo, e sempre più s'abissi nel mare immenso della divina carità (240).

Per realizzare questa unione ineffabile consiglia la Comunione Spirituale: «Qual maggiore santuario potete trovare che andare ad adorare il SS. Sacramento, ed ivi umiliata ai suoi piedi ascoltare le divine sue parole ed ardere tutta del suo santo amore » (241).

(233) Lt in Boll, della Cong. (1927), 178 s.. scritta 5 marzo 1770.

(234) Lt ni, p. 391, a T. Palozzi, 8 ag. 1764.

(235) Lt III, p. 375. alla stessa, 3 giugno 1760.

(236) Lt I, p. 648, a T. Fossi, 15 dic. 1754.

(237) Lt IV, p. 96, a sr. M. Crocifissa, 16 giugno 1770.

(238) Lt II, p. 553. a G. Danei, 2 nov. 1756.

(239) Lt II, p. 805 s., a don G. A. Lucattini, 13 ag. 1749.

(240) Lt III, p. 371, a T. Palozzi, 20 giugno 1759.

(241) Lt III, p. 398, alla stessa, 6 marzo 1765.

 

«Faccia frequenti comunioni spirituali anche in casa, lavorando, ecc, e s'abbracci in spirito al dolce Gesù Sacramentato e faccia che il suo cuore sia un vivo tabernacolo dell'amabilissimo Salvatore; se lo porti sempre con lei, gli faccia dolci affetti d'amore, che gliel'insegnerà Lui stesso, e stia solitària dentro se stessa nel tempio intcriore dell'anima sua » (242). In un'altra le replica: « Non importa che il confessore vi privi della santissima Comunione nelle feste più solenni: sa cosa fa; a voi tocca ubbidire e tacere. Chi vi tiene che non ve lo rubiate con la fede e col santo amore e ve lo portiate sempre nel cuore? Il quale deve essere sempre un vivo tabernacolo del dolce Gesù Sacramentato » (243).

Le testimonianze riferite e la dottrina del Santo addotta sulla efficacia e la centralità dell'Eucaristia nella vita e nel progresso spirituale sembrano persuadere abbastanza sull'influsso determinante di essa nella contemplazione ed esperienza mistica.

'Del resto Paolo stesso indica alle anime interiori Gesù eucaristia come principio di carezze divine : « Oh che gran tesoro ! Questo è il fonte dell'amore, della santità. Chi ha sete, dice il dolce Gesù, venga a me e beva! Ha sete lei di farsi santa, di ardere di santo amore? E che fa dunque, che non se ne vola ad abbracciarsi al dolce Sposo Sacramentato ? » (244).

« Il gusto di Gesù Sacramentato spiega alla Grazi , non si sente con la bocca materiale, ossia corporale, ma col palato della fede e dell'amore. Il vero gustare Gesù è d'abissafsi tutta in Lui, trasformandosi in Lui per amore, e rendersi tutta divinizzata. Quest'opera la fa il dolce Salvatore in noi... » (245).

«Ricevete le divine operazioni in nudità e povertà di spirito, astratta da tutto il creato ed in quella sacra caligine di nuda fede e santo amore; spogliata però sempre del proprio intendere, del proprio sentire e del proprio godere... Gesù che è la nostra via, verità e vita v'insegnerà tutto, massime quando l'avrete dentro di voi Sacramentato; ma lasciate che siccome voi vi cibate di Lui, così esso si cibi di voi e vi trasformi in Sé per amore » (246).

(242) Lt III, p. 357, alla stessa, 22 ag. 1756.

(243) Lt III, p. 360, alla stessa, 19 giugno 1757.

<ZU) Lt III. p. 342, a M. Donna Maria C, 14 luglio 1795.

(245) Lt I, p. 140, ad A. Grazi, 29 giugno 1736.

(246) Lt II, p. 464, a sr. Colomba, 30 luglio 1754. Il Santo ama spesso rifarsi, quando parla degli effetti dell'Eucaristia, al celebre testo agostiniano, ma con una certa libertà: « Nec tu me mutabis in te, sicut cibum carnis tuae; sed tu mutaberis in me > (Conf., 1. 7, >c. 10).

 

Scrive ancora alla Grazi: «...In questa grande e dolcissima ottava dell'Amor Sacramentato... mangiate, bevete e ubbriacatevi, vo­late, cantate, giubilate, esultate, fate festa allo Sposo divino... Gesù la bruci d'amore, e la faccia morire nel suo Spirito e del suo Spirito divinissimo, acciò viva, respiri e faccia tutto colla vita e nella vita di Gesù Sacramentato » (247).

Quando gli confida che « sente vicino a sé la dolce presenza di Gesù Sacramentato», Paolo le consiglia: «Ne faccia stima, s'umìli, l'abbracci spesso, lo prenda in spirito, ma in pura fede, e l'offerisca al Divin Padre... Nessuna creatura le potrà impedire gli abbracci amorosi all'amato Bene Sacramentato, di cui desidero ne sia sempre più affamata, innamorata e languente, liquefacendosi tutta d'a­more in questo Amore infinito, che è fuoco di carità » (248).

«Oh! che bella conversazione l'andarsene a stare in compagnia degli Angeli avanti al nostro Sacramentato Sposo! Sono pure amplessi di Paradiso » (249).

Alle Carmelitane di Roma parla dell'Eucaristia come del « Fonte vivissimo del santo e puro amore » (250).

« Sopratutto godo nel Signore dice a m. M. Crocifissa che spesso vi troviate immersa ed abissata nella Ssma Passione del dolce Gesù e nella fornace del Sommo Bene Sacramentato, perché ivi ber­rete a fiumi di ifuoco di santo amore i tesori della divina grazia e sante virtù» (251).

Se, dunque, Gesù sacramentato comunica la santità, fa « ardere di santo amore » fino ad inebriare..., se da un assaporamento intimo, «in fede ed amore», dell'amore di Dio che trasforma in Lui e divinizza, se insegna a ricevere le « divine operazioni » dello Spirito Santo... si deve dire fonte di esperienza mistica e vera fucina della contemplazione.

(247) Lt I, p. 252, 15 giugno 1740.

(248) Lt I, p. 278, a sr. Teresa C. Pontas, 25 gen. 1742.

(249) Lt I, p. 26, alla stessa, (?) 1721.

(250) Lt IV, p. 55, 6 nov. 1769.

(251) Lt IV, p. 96. 16 giugno 1770.

 

Paolo riconosce espressamente in Gesù sacramentato la « causa » dell'unione mistica. Infatti nell'Eucaristia Gesù è realmente vivente e operante come Mediatore. Lo scrive a sr. Colomba: «Sa dove la pongo ? Nel Cuore purissimo del Verbo Divino Gesù Sacramentato acciò nascosta in Lui, stiate unita con Lui, dove sta Lui stesso, cioè in sinu Patris, nel seno del divin Padre; e là in quell'abisso d'amore non si può più nulla di temporale, ma tutto si è del Sommo ed 'Increato Amore » (252).

Le esperienze eucaristiche di Paolo sono una preziosa conferma della meravigliosa luce mistica irradiantesi dal Tabernacolo. Egli è rapito, incendiato dai raggi cristificanti del « Verbo della Vita » (253) presente nel mistero eucaristico. Rimane impregnato e ferito soprattutto dalla Passione di Gesù. Il suo essere particolarmente il suo cuore si sente crocifisso con Lui, configurato alla sua morte, stigmatizzato. Ogni Comunione, con le pene infuse, rende più vivi, pungenti in lui i flagelli, le spine, i chiodi, la croce e lo strazio dell'anima addolorata di Gesù.

Constatazioni così evidenti registrate nel Diario è già ampiamente riferite ci consentono di affermare che l'Eucaristia è la causa effettiva dell'esperienza mistica passiocentrica di s. Paolo della Croce.

Rimane sempre vero che tale esperienza è attuata dallo Spirito Santo per mezzo dei suoi doni, però non si può negare che la vena contemplativa venga corroborata da un flusso potente di vita divina al contatto fisico-sacramentale di Gesù eucaristico. Anzi, ciò è normale, se si pensa che nell'Eucaristia, trovandosi realmente presente Gesù, Uomo-Dio, si trovano necessariamente presenti anche il Padre e lo Spirito Santo, non come termini diretti beninteso della Transustanziazione, ma per concomitanza, avendo in comune con Lui l'unica natura divina.

L'Eucaristia, quindi, unendo in modo intimissimo anche agli altri due Ospiti divini, realizza quella Divinizzazione (Theopoiesis) descritta con accenti lirici dai Padri e tanto agognata dai Mistici (254).

(252) Lt II, p. 467 (passim), 21 dic. 1754.

(253) 1 Gv 1, 1.

(254) Cf. P. R. Spiazzi in L'Eucaristia nella vita cristiana, Alba 1952, p. 216 dove espone che l'Eucaristia in modo tutto proprio è causa delle ' missioni invisibili '.

 

b) Conferme

I Mistici convalidano pienamente la dottrina e l'esperienza eucaristica del Santo. S. Teresa di Avila ammette una percezione mistica derivante proprio dalla presenza di Gesù sacramentato nell'a­nima, il quale può manifestarsi con più o meno chiarezza:

« Appena comunicate dice alle figlie chiudete gli occhi del corpo e aprite quelli dell'anima per fissarli in fondo al vostro cuore, dove il Signore è disceso. Vi dico e vi torno a dire e ve lo vorrei ripetere all'infinito, che se vi abituate a questa pratica ogni qualvolta vi accostate alla Comunione, il Signore non si nasconderà mai così del tutto da non manifestarsi con qualcuno di quei molti espedienti che ho detto, in proporzione del vostro desiderio: lo potreste desiderare con tanto ardore da indurlo talvolta a manifestarsi del tutto. Procurate di mantenervi in tali disposizioni da poterlo godere con frequenza » (255).

La Santa stessa sentì la dolcezza di questo favore. Proprio nella Comunione Gesù le si mostrò « nel più intimo dell'anima », le consegnò un chiodo della sua Passione, facendole la promessa del matrimonio spirituale (256).

Anche la prima esperienza mistica più sensazionale di s. Teresa di Lisieux risale al suo primo incontro con Gesù sacramentato : « Ah, come fu soave il primo bacio di Gesù all'anima mia! ...Fu un bacio d'amore, mi sentivo amata, e dicevo a mia volta: " vi amo, mi do a voi per sempre " ». E continua dicendo che quell'incontro operò tra lei e Gesù una «fusione» mirabile: «Teresa era scomparsa come la goccia di acqua sommersa nell'oceano. Restava Gesù solo; era il Padrone, il Re » (257). Quel giorno la piccola Teresa si sentiva il Paradiso nell'anima (258).

(255) Cam. di Per., e. 34, n. 12.

(256) Cf. Rei. 35 (Avila 18 nov. 1572).

(257) Storia di un'anima, ms. 'A', p. 96.

(258) Ib., p. 87.

 

S. Carlo da Sezze non è, forse, lo stigmatizzato dagli ardori della divina Eucaristia ? (259).

E che cosa dire, infine, dell'esperienza mistica dei Santi così detti « eucaristici » (ad es. di s. Pasquale Baylon, s. Giuliano Eymard ecc), che non sapevano staccarsi dal Tabernacolo?...

Si potrebbe addurre ancora l'esperienza di moltissimi altri Santi al riguardo, la quale formerebbe una ricca e suggestiva conferma; ma ci porterebbe troppo lontani dal presente studio.

Però, non si può tralasciare di riferire la voce del teologo dell'esperienza mistica eucaristica. E' il ven. Tommaso di Gesù, O.C.D., che ha redatto il primo trattato sistematico sull'argomento. Egli ritiene che Cristo, nascosto nell'Eucaristia, si manifesti all'anima non per visione o rivelazione, ma con dolcissimi abbracci, stringendo a sé l'anima per via d'amore, e aggiunge che si tratta di una conoscen­za sperimentale operata dal contatto arcano con Cristo.

Ecco le sue parole che brillano di un suggestivo, estasiante mi­stero: «Haec autem felicissima unio nihil aliud est quarn ipsius Christi praesentiae in hoc Sacramento latentis intima manifestatio, non per visionem aut rivelationem, quam per amplexus dulcissimos, quibus animam ita inefìabiliter ac suaviter adstringit, ut ipsa eius realem praesentiam oscula et amplexus certissime percipiat. Et haec est vera unio et notitia sperimentalis ipsius Christi non per aflfectum tantum, sed per areanum conctactum, ac unionem immediatam et realem animae nostrae cum Christo » (260).

(259) II Santo ricevette l'« ictus » eucaristico a 35 anni (ottobre 1648) all'elevazione dell'Ostia, mentre assisteva alla s. Messa nella chiesa delle Carmelitane di s. Giuseppe a Capo le Case. Cf. P. R. Sbardella in S. Carlo da Sezze, Roma 1968, p. 54 s.; cf. P. S. Gori in Primavera dello Spirito, Roma 1968, p. 256 s. In quest'opera l'A. espone tutta la dottrina spirituale del Santo setino.

(260) De Oratione Divina, Colonia 1684. 1. 4, p. 354.

 

Anche il celebre T. Merton riconosce all'Eucaristia una 'via' delle più normali per accedere alla contemplazione, perché « contiene Colui che è il principio e la fine di ogni contemplazione » (Cf. Che cos'è la contemplazione, Brescia 1951, p. 21).

Lo stesso A. Stolz annota tra gli effetti propri della Comunione eucaristica l'esperienza mistica, che corona l'ordine sacramentale (cf. Teologie de la Mystique, Chevetogne 1939, p. 56s.). Sull'argomento si può vedere anche l'importante studio di P. S. Pani in Eucaristìa a cura di Piolanti, Desclée 1957, pp. 1089-1112.

Proprio come ha sperimentato e insegnato Paolo della Croce: « ...Se mi sono... trovato avanti al mio Amore Sacramentato, l'anima mia è volata in spirito ad abbracciarsi a quell'infinita cari­tà...» (261), « S'abbracci in spirito al dolce Gesù Sacramentato...» (262), «L'abbracci spesso, lo prenda in spirito... Nessuna creatura le potrà impedire gli abbracci amorosi all'Amato Bene Sacramentato... » (263), « ...Sono pure amplessi di Paradiso » (264).

A questo punto la nostra esposizione ci porta a delle conclusioni, le quali, lungi dall'essere rivoluzionarie, evidenziano un dato storico [quello dell'esperienza mistica del Santo scaturita dalla «gran Fornace del Sommo Bene Sacramentato » (265)] e puntualizzano la funzione vitale e mirabile che occupa l'Eucaristia nella vita contemplativa e nella esperienza mistica.

Quest'ultima, in fondo, non può prescindere dall'Eucaristia almeno come causa remota , perché essa contiene l'Autore stesso della vita (266) che egli da a chi vuole (267), l'Unico Mediatore (268) nel quale sono nascosti tutti i tesori della sapienza e della scienza di Dio (269).

L'Eucaristia, per sua natura, è destinata a portare al supremo fastigio tutto l'organismo soprannaturale (270).

S. Tommaso le attribuisce non solo una virtù singolare che inebria l'anima di dolcezza nella divina bontà (271), cioè la percezione della divina presenza per mezzo dell'amore sapienziale, ma anche una certa esperienza della Passione di Gesù (272); anzi arriva a chiamarla il sacramento della Passione di Cristo (273).

(261) Lt I, p. 194, ad A. Grazi, 29 agosto 1737.

(262) Lt III, p. 357, a T. Palozzi, 22 agosto 1756.

(263) Lt I, p. 278, ad A. Grazi, 25 (?) 1742.

(264) Lt I, p. 26, a sr. T. C. Pontas, (?) 1721.

(265) Lt rV, p. 96, a sr. M. Crocefissa di Gesù, 14 giugno 1768.

(266) At. 3, 15.

(267) Gv. 5, 25.

(268) I Tim. 2, 5.

(269) Col. 2, 3.

(270) « Eucharistia est quasi consummatio spiritualis vitae » (III, q. 73, a. 3).

(271) « ...Ex virtute huius Sacramenti anima spiritualiter reficitur per hoc quod anima delectatur, et quodammodo inebriatur dulcedine bonitatis > (III, q. 79, a. 1 ad 2).

(272) « ...quadam experientia Passionis eius memores simus » (IV sent., d. 12, p. 2, a. 1).

(273) « Eueharistia est Sacramentum Passionis Christi prout homo perficitur in unione ad Christum passum » (III, q. 73, a. 3 ad 3).

 

Alla luce di tale sublime dottrina, l'Eucaristia, «fonte e culmine di tutta la vita cristiana » (274), deve essere riconosciuta necessariamente anche sorgente straboccante di esperienza mistica per le anime intcriori. Da ciò segue che pure l'intima e sentita comunione di Paolo della Croce con Cristo paziente nasce e attinge il suo incremento a quest'acqua vivifica (275).

Anzi tale constatazione ci sembra di particolare rilievo precisamente nell'esperienza mistica del nostro Santo, caratterizzata dalle «pene infuse» e dalla «liquefazione di amore» (276); e quindi essa si inquadra a perfezione proprio nell'Eucaristia, che è sacramento dell'Amore (277) e insieme « sacrifìcio visibile » di Cristo in cui Egli viene immolato incruentemente (278).

 

Torna all' INDICE TEMATICO

 
 
 



LA BIOGRAFIA


LA MISTICA


REGOLE E COSTITUZIONI


LETTERE AI FIGLI SPIRITUALI


IL DIARIO SPIRITUALE


IL PASSIONISTA SECONDO S.PAOLO


MASSIME SPIRITUALI


LA VITA DI S.PAOLO IN IMMAGINI


PREGHIERE A S.PAOLO DELLA CROCE

 

 

 
 

home  | passionisti  | links  |  contatti   |  
Copyright ? No Grazie : diffondete, stampate e utilizzate il contenuto di questo sito