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CAPITOLO QUINTO

CROCIFISSO CON CRISTO

 

II capitolo quarto ci ha fatto ammirare la trasformazione per amore di Paolo in Cristo crocifisso; ma noi l'abbiamo considerata piuttosto sotto l'aspetto vitale e beatificante dell'unione. In altre parole: ci siamo fermati in prevalenza alla contemplazione amorosa.

'Adesso resta da vedere l'altro lato più drammatico: la contenti plazione dolorosa, inscindibile da quella amorosa e trasformativa al pari di essa, perché frutto di una medesima causa: le « pene infuse».

Per motivi espositivi abbiamo stimato opportuno parlarne separatamente, al fine di esaminarle meglio nei loro effetti di amore e di dolore. Riteniamo infatti che tutta la vita mistica del Santo abbia qui il nocciolo della sua spiegazione, come in parte si è accennato. L'aspetto contemplativo doloroso, specialmente dopo la stigmatizzazione (che, ripetiamo, fa parte dell'unica contemplazione del San­to), è come il « segno » spirituale di una partecipazione di tutto il suo essere all'agonia e alle sofferenze amare della Passione redentrice di Cristo. E' sotto tale luce che si spiega, fondamentamente, la « terribile notte spirituale » del Santo, sopravvenuta proprio all'indomani della sua unione perfetta col Crocifisso.

11 matrimonio dell'anima di Paolo con il Verbo, simboleggiato dall'anello, decorato degli strumenti della Passione, è stato un chiaro presagio della sua profonda comunione con essa e lo ha reso maturo per attuare ranelito più ardente della sua devozione al dramma del Calvario: « ...essere in croce con Cristo e... sentire attualmente te i suoi spasimi... » (1).

Adesso è il caso di seguire il Santo nella sua misteriosa crocifis­sione di cinquanta anni per esaminarne un po' la natura e la intensita. A tale scopo raccoglieremo i suoi « gemiti », sfogati, in questi anni di agonia, con i più fidi. Terremo particolarmente presenti le affermazioni del suo confessore, sebbene anch'esse siano impari ad esprimere lo stato reale di questo singolare martirio che il Santo stesso faceva fatica a dipingere.

(1) Dsp. 6 die, p. 65.

 

1. Preparazione alla «seconda notte dello spirito»

 

Il Signore nella sua mirabile sapienza adotta per ogni anima una pedagogia, la più indicata ai fini che si propone. Noi la scorgiamo in una maniera spiccata nell'itinerario mistico del Santo. La « notte terribile » non sopravviene all'improvviso ; ma è stata annunziata e preparata gradatamente fin dalle prime esperienze contemplative. Già da allora il Signore orientava decisamente l'animo di Paolo a soffrire molto e per tutta la vita.

Fin dal primo giorno della quaresima di s. Carlo la sua sofferenza si illumina al mistero della Croce: « ...Per misericordia del nostro caro Dio, non desidero saper altro, né gustar alcuna consolazione, solo che desidero d'esser crocifisso con Gesù » (2). Poi man mano cresce la fame del patire fino a provarne gioia e chiederlo positivamente a Dio. Infatti « è desideroso di patir sempre più, anzi dicevo al mio Dio che non mi levi mai i patimenti » (3). « Dicevo al mio Gesù che non me ne liberi, ma bensì mi faccia passare per patimen­ti; onde che per special grazia del mio Dio, abbenché sia in particolari desolazioni, e tentazioni e afflizioni intcriori, non mi sovviene desiderarne sollievo... » (4). « Nel segreto del cuore vi sta un certo segreto e quasi insensibile desiderio di sempre essere in patimenti, siano questi, siano altri... » (5). Infine si acuisce talmente la brama di soffrire che Paolo teme « più la sottrazione dei patimenti, che uno che tema perdere le sue ricchezze » e stima una grazia grande il patire, « e massime il patire senza conforto... » (6).

Quindi ha intelligenza infusa che esso «è un patire con frutto e di gran gusto a Dio, perché l'anima viene ad essere indifferente a segno che non pensa più né a patire né a godere, solo che sta fissa alla volontà SS. del suo diletto Sposo Gesù, volendo piuttosto essere crocifissa con Lui, perché ciò è più conforme al suo amato Dio, il quale in tutta la sua Ssma vita non ha fatto altro che patire » (7).

Qui è già tracciato con una ricchezza di particolari e con una motivazione precisa (conformazione a Cristo crocifisso) tutta la travagliata esistenza di Paolo con le tenebre dei 50 anni, i quali sono delineati come una crocifissione con Cristo per riviverne l'abbandono più straziante attraverso il « nudo patire ».

Il Signore non si ferma soltanto a questi lumi e attrattive; ma specialmente in momenti di particolari comunicazioni divine, che rafforzano lo spirito dì Paolo, gli svela più chiaramente che la sua vita sarà travagliata e crocifissa in tutte le maniere.

Quasi volesse farne un redivivo Paolo apostolo per le molte sofferenze riferisce il p. Giammaria Gesù gli diceva: Ostendam tibi quanto oporteat prò nomine meo pati (cf. Atti 9, 16), illuminan­dolo nel contempo sulla preziosità del patire per suo amore (8). (In un'altra occasione per un giorno intero, con la visione di un Angelo che lo procedeva con una croce d'oro nella mani invitandolo a seguirlo, il Signore gli ripeteva internamente: Ti voglio fare un al­tro Giobbe (9).

Altre volte, in visione, indicandogli « una disciplina con battenti d'oro, nei quali era scritto "amor"... gli faceva capire che lo voleva flagellare con amore » (10).

Quando il Santo al sopraggiungere delle prime angustie andava a sfogare il suo animo davanti a Gesù sacramentato, si sentiva dire: Figlio, chi si abbraccia a me, si abbraccia alle spine (11).

(7) Ib., 21 die, p. 74ss.

(8) P. Giammaria POV 297v. p. 216. Il Santo ebbe la visione a Gaeta nel 1724, dove era solito visitare il Santuario della Ss.ma Trinità, adiacente alla 'Montagna Spaccata' (cf. AC, p. 51, n. 58).

(9) Ib., cf. anche AC, p. 51, n. 59.

(10) P. Giammaria POV 297, p. 126.

(11) Lt I, p. 194; cf. P. Giammaria POV 297v, p. 126.

 

Questa pedagogia divina non è senza significato, ma è l'avvia­mento a una vocazione: ad associarsi in una maniera particolare alla Passione redentrice di Cristo. La « notte terribile » cresce e si snoda su queste direttive. I primi assaggi delle desolazioni e abbandoni interiori del Diario diverranno il cibo abituale dello spirito di Paolo. Così pure le « pene infuse » con la contemplazione caratteristica « amorosa e dolorosa » e le incipienti ripercussioni sul cuore sono le avvisaglie di una vita di partecipazione intensa alla Passione di Gesù. Perciò a noi è parso di vedere i 50 anni di tenebre come l'espressione più ricca e aderente della devozione alla Passione di Paolo del­la Croce. In altre parole: essi sono inquadrati nella dialettica dei motivi intcriori: sono lo sviluppo logico della sua contemplazione passiocentrica, la quale diventa sempre più comunione col « nudo patire » di Gesù crocifisso. Tale constatazione sembra autorevolmente convalidata dal suo confessore. Infatti egli ci presenta i 50 anni di desolazioni di Paolo come uno sviluppo e una crescita delle prime pene interiori già sperimentate a s. Carlo : « « Appena vestito il Santo Abito, (il Signore) incominciò a visitarlo per alcune ore del giorno con orribili desolazioni, tentazioni, malinconie e interni abbandoni dolorosissimi... Col crescere degli anni, crebbero vieppiù e nell'intensione (= nell'intensità) e nella frequenza questi spirituali martiri onde (Paolo) potè dire, in certa occasione, che le sue tenebre o desolazioni spirituali erano sempre cresciute come sogliono crescere le tenebre nell'inoltrarsi della notte » (12).

 

 

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