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5. Ricostruzione psicologica della esperienza mistica della stigmatizzazione del santo

 

Ritorniamo per un momento alle prime esperienze della contemplazione passiocentrica di Paolo, perché sembra di potervi individuare almeno in forma latente, ma in qualche modo già visibile i prodromi del fenomeno mistico della stigmatizzazione.

ili Santo già dopo i primi assaggi dei « tormenti infusi » (235) scrive che rivivere le sofferenze di Gesù è un attestato di predilezio­ne di Dio: «Le tue pene, o caro Dio, sono i pegni del tuo amore » (236). Chiede più volte una partecipazione viva, sentita, anche fisica, alla Passione di Gesù : « Ah, mio amore ! perché non muoio per voi! perché non [di-]vengo tutto spasmi! » (237). E per il giorno di venerdì scrive: «...Dicevo al mio 'Gesù che mi faccia venire degli accidenti per il dolore » (238).

(233) L. Casciola POC 594.

(235) Dsp., 26 nov. p 57

(236) Ib., 27 nov., p. 57

(237) Ib., 26 nov, p 5e'

(238) Ib., 20 die, p 72 '1776.

 

L'esperienza delle « pene infuse » cioè lo starsene in Dio « con quella vista amorosa e dolorosa » (239) sembra che già da allora abbia delle ripercussioni, degli effetti fisiologici sul corpo del Santo e particolarmente nella regione del cuore. (Paolo annota tra le righe qualche espressione significativa in cui fa capire che gli « accidenti » fisici non potevano provenire che da lì (240).

Specialmente tre frasi sono indicative e fanno supporre che oltre la percezione psicologica « qualcosa » toccava anche il suo cuore: « ...Fui particolarmente elevato in Dio con un'altissima soavità e un certo caldo al cuore, che provava anche lo stomaco, che io sentivo essere soprannaturale... » (241).

« ...Per la resistenza mi risaltava il cuore, crollavo da capo a piedi, e mi facevano male sin le ossa delle reni e dello stomaco... » (242).

« ...Il ricordarmi del giorno funebre e doloroso del Venerdì sono cose da spasimare e venir degli accidenti... » (243).

Questi saggi di partecipazione alla Passione redentrice gli strappano fin d'ora il grido spasimante che è come la rivelazione di una vocazione: « ...Avevo tanta brama dell'essere con perfezione unito con Lui che desideravo sentire attualmente i suoi spasimi ed essere in Croce con Lui... » (244).

(239) Ib., 8 die, p. 68.

(240) Lo sottolinea anche P. Oswald, CP, La personalità de Saint Paul de la

Croix, in Etudes Carmélitaines, XXIII (1938), t. II, pp. 228-286.

(241) Dsp. 8 die, p. 68.

(242) Ib. 10-13 die, p. 69; cf. 21 die, p. 72.

(243) Ib.. 20 die, p. 72.

(244) Ib., 6 die, p. 65.

 

Questa «brama», accesa nei primi giorni di vita passionista, mai si placò, crebbe sempre più fino a diventare il desiderio più vivo, l'aspirazione insaziabile. Si può vedere chiaramente dalle esortazioni accorate che rivolgeva alle anime più vicine a Dio, da lui dirette, affinchè pregassero il Signore di ottenergli l'impressione nel cuore della Passione di Gesù e dei dolori di Maria SS. « Venerdì scrive alla Grazi è il giorno della Passione della mia SS. Madre Addolorata; me le raccomandi assai, acciò mi restino impressi nel cuore i suoi Dolori e la Passione del mio Gesù, che tanto e poi tanto lo desidero, e vorrei imprimerla nel cuore di tutti, che così brucerebbe il mondo di santo amore » (245).

« Preghi Gesù che si plachi con me e m'imprima la sua SS. Passione nel cuore » (246).

« Mi raccomandi assai a Dio, acciò si plachi e mi dia grazia, che io muoia trafitto da vero dolore di avere offeso il mio Dio con la impressione nel cuore della sua Ssma Passione » (247).

Un altro accenno l'ultimo in ordine di tempo si trova in una strofetta di una sua canzonetta indirizzata alla Grazii

« Oh! se la sua Passione Fosse sempre nel mio cuore E bruciassi assai d'amore Nella santa Orazione » (248).

Dopo questa data (5 sett. 1740) infatti, il Santo non allude più alla sua aspirazione preferita; ma parla espressamente come si è visto di una « certa palpitazione al cuore », la cui veemenza gli fa presentire di morir presto (249).

Proprio il silenzio in cui egli entra sul suo desiderio più cocente: di vedersi scolpita la Passione di Gesù nel cuore e l'accenno alla sopravvenuta palpitazione offre gli indizi per fissare una « data » probabile della stigmatizzazione. Essa in base agli elementi fornitici dagli scritti di Paolo non si può far risalire prima del 5 sett. 1740 ed è assai probabile che non si possa potrarre oltre il 1744 (250). Le pene di Cristo crocifisso che hanno inondato la sua anima per lunghi anni facendolo « liquefare » d'amore, adesso per opera dello Spirito divampano e si imprimono misteriosamente anche nel suo cuore, segno perenne di un fuoco divorante che ha bisogno di dilatare la capacità naturale del cuore per rendergli possibile la vita.

(245) Lt I, p. 134, ad A. Grazi, 15 marzo 1736.

(246) Lt I, p. 334, alla stessa, 9 apr. (?).

(247) Lt I, p. 465, a sr. Ch. Bresciani, 19 nov. 1739.

(248) Lt I, p. 261, 5 set. 1740.

(249) Lt I, p. 494.

(250) Anche il p. Gaétan l'assegna verso lanno 1743; cf. Oraison..., p. 175.

 

Adesso Paolo ha il Calvario in sé (Passione di Gesù e i Dolori di Maria): si sente in croce con Gesù e in tutta verità può ripetere con l'Apostolo: «Io sono stato messo in croce con Cristo: non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me » (251).

Adesso la sua contemplazione sulla Passione è perfetta, perché « partecipazione » piena di tutto il suo essere alle sofferenze del Redentore crocifisso. Si svolge ancora conviene ripeterlo sulla stessa linea, conservando la « originalità » dell'impressione delle « pe­ne infuse » : « La contemplation de Paul de la Croix est originale surtout par l'impression infuse des souffrances de Jésus » (252).

Ma è chiaro che essa qui raggiunge la massima intensità, e Pao­lo non omette di rilevarlo alla Calabresi : « Oh ! che dolore provavo, Oh, che amore! Un misto di estremo dolore e di eccessivo amore! ». Gli effetti, come si vede, sono gli stessi delle prime esperienze delle «pene infuse». E' la stessa contemplazione che estende e riproduce nel corpo la fiamma che arde nello spirito (253).

L'« intensità » a cui si riferisce Paolo è dovuta anche alla partecipazione del corpo e alla reciproca influenza dell'anima e del corpo, toccati dalla stessa piaga « amorosa e dolorosa ». « Quanto maggiore infatti è il diletto e la forza di amore causato dalla piaga, tan­to maggiore sarà quello della piaga esterna, e crescendo l'una cresce anche l'altra » (254).

Abbiamo visto che ciò che costituisce propriamente il matrimonio mistico è la trasformazione di amore in Dio, cioè la divinizzazione per una infusione straordinaria di amore. Abbiamo notato che il principio attraverso il quale Dio attua questa infusione di amore in Paolo è costituito prevalentemente dalla contemplazione passiocentrica; cioè dalle «ipene infuse» di Gesù, tocco di connaturalità, che provocano nella sua anima « amore e dolore » insieme. Ora lo sposa­lizio mistico mette Paolo in questa contemplazione in un modo più perfetto e abituale, sebbene non sempre con la stessa intensità. Perciò, più egli « penetra » nel mare dei dolori di Cristo e più cresce nella trasformazione di amore. Dico « penetra » non solo nel senso contemplativo, ma anche in senso esistenziale per una adesione di tutto il suo essere. Cioè, più rivive la Passione nel suo spirito e nel suo corpo e nella donazione ai fratelli e più la trasformazione di amore si attua, progredisce.

(251) Gai., 2, 19.

(252) M. VniEK, Contemplation du XVII au XIX siede, in Dict. de Spir. II, 2041.

(253) Cf. F. 'B', Star. 2, 13.

(254) Ib.

 

E' una logica contemplativa irreversibile. Se, infatti, Paolo ha intuito che la Passione « è la più grande e stupenda opera del divino amore » (255), più vi si immerge, più vi pesca a fondo, più si avvicina allo stato di Cristo crocifisso per una vita travagliata « intus et foris » (i 50 anni di desolazioni), più si impossessa della causa dell'amore e più abbondantemente beneficia dell'effetto che ne scaturisce. Cioè: più si abbevera al Calice della Passione, fonte di amore di Dio, e più ne sente la vigoria e la potenza trasformanti: « ...Nella Passione Ssma di Gesù infatti ... l'anima amante succhia il miele e il latte dolcissimo del santo amore » (256).

Questo addentrarsi nel mistero di Cristo sofferente e crocifisso per riviverne le angosce e i dolori nello spirito e nel corpo sembra un processo di trasformazione sconvolgente...

Ma è il piano dell'amore di Dio. La Passione, infatti, parte dall'amore infinito di Dio (257) che la vuole, si realizza, per mezzo dello Spirito, nel Verbo incarnato e ritorna al Padre come opera suprema della manifestazione del suo Amore rivelato nel Figlio (258).

Paolo si inserisce, o meglio viene inserito, in questo circuito della Sapienza divina. Si aggrappa a Cristo Crocifisso, 'Redentore, Mediato­re, Porta, Via e partecipando con la contemplazione ai tormenti interni ed esterni della Passione, si trova immerso anche nel « mare infinito dell'amore di Dio », si trova abissato tutto nella Divinità, presente nella Persona divina di Gesù, unico supposto delle due nature.

(255) Lt II, pp. 499-450.

(256) Lt II, p. 366, a sr. Angela M. Bosca, 5 luglio 1742.

(257) « II mare rosso della Passione SS. di Gesù... nasce dall'infinita carità di Dio (Lt I, p. 267), « II mare immenso della divina Carità... è anche il mare della Ss. Passione di Gesù Cristo » (Lt II, p. 96).

(258) 1 Gv. 3, 16.

 

( E' certo e il Santo lo sottolinea a R, Calabresi che l'effetto più immediato di questa stigmatizzazione anche fisica è una co­munione viva e intensissima coi tormenti di Gesù; diversamente tale impressione miracolosa non avrebbe nessun significato. Sarebbe un inutile ornamento; ma Dio non si abbassa a tali maschinità, agisce sempre utilmente e la sua azione ha un significato preciso, corrispon­dente al segno che lo indica. Ciò premesso, è ovvio anche ammettere che il Santo proprio in seguito a tale partecipazione di tutto il suo essere si senta veramente in croce con Gesù, rivivendone l'immenso dolore e il sommo amore (259).

Essere chiamati ad assaporare il dolce e ineffabile martirio di Cristo sembra rientrare nei disegni della Provvidenza per certe anime. Si tratta, infatti, di un atto di predilezione. Gli strumenti della Passione sono stati i mezzi che hanno consentito all'amore di Dio di mostrarsi visibilmente a noi. Fin da quel momento sono diventati il centro di attrazione dei Redenti e gli oggetti più cari e venerabili, « pegni » dell'amore di Dio, scelti dalla sua Sapienza, per operare la nostra salvezza.

Molto spesso come documenta l'agiografia (260) anime care a Dio o destinate a una speciale missione, specialmente ad tempo del matrimonio mistico (261), si vedono favorite dallo Sposo crocifisso di qualcuno di questi attestati del suo amore (Stimmate, chio­di, corona di spine ecc), che sono un « invito » (non un puro ornamento) ad unirsi a Lui per riviverne in parte il dolore straziante che soffrì 'nella sua Passione.

Tali anime proprio per questa via (l'unione a Cristo crocifisso) provano a Dio il loro amore e toccano la perfezione. Esse attuano pienamente quello che insegna l'Apostolo sugli eletti, chiamati a conformarsi all'immagine del Figlio di Dio (262).

Siccome l'anima è « sposa » anela essa stessa a imitare lo Sposo divino; a sentirsi in croce come Lui, uniformandosi anche nel sof­frire a tutte le intenzioni che lo animarono nella sua immolazione. Tali anime sono ben liete di rivivere il martirio di Cristo, convinte che de sofferenze della loro carne e del loro spirito giovano anche ai

(259) Sempre si capisce secondo la capacità ricettiva finita e limitata della creatura nello stato di via.

(260) Si veda una statistica del Dott. Imbert, il quale riporta il caso di 77 persone ammesse all'unione trasformante, di esse 43 stigmatizzate (cf. Poulain, Grazie d'orazione, p. 308, n. 1).

(261) Si pensi per es. al chiodo dato a S. Teresa (Rei. Sp. 35).

(262) Rom. 8, 29.

 

fratelli, « completando così ciò che manca alle tribolazioni di Crist in vantaggio del Corpo di Lui, che è la Chiesa » (263). E in questo si reputano fortunate anche per un altro motivo: perché sanno che l una grazia .offrire con Gesù (264) e la sola condizione per essere anche glorificati insieme a Lui (265).

Dice molto bene il Lebreton a proposito dell'esperienza misti ca della stigmatizzazione di Paolo della Croce, che corona degna mente il matrimonio con il Verbo crocifisso: « Ces deux dates fio sposalizio mistico e la stigmatizzazione) marquent l es étapes deci sives de «t itinéraire mystique: au terme, le saint est crucifiée avec Jesus Chnst; cette union se poursuivra jusqu'à sa mort, dans la dou leur et dans l'amour » (266).

E proprio questa unione amorosa e dolorosa lo mette in grado di associarsi al «nudo patire» di Cristo crocifisso nei cinquantanni di penose desolazioni.

(263) Col. 1, 24.

(264) Fil. 1, 29.

(265) Rom. 8, 17-18.

(266) Tu Solus Sanctus, Parigi 1948, p. 236.

 

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