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4) La Risurrezione

 

Da quanto abbiamo detto della contemplazione sulla Passione potrebbe sembrare che Paolo, innamorato della Passione di Cristo, si fermasse su questo aspetto soltanto della sua vita, mettendone in ombra o sottovalutandone l'altro: quello positivo della Redenzione, cioè la Risurrezione. E' un abbaglio solo momentaneo che cade già a un esame più approfondito del Diario. Infatti Paolo dice che alle pene infuse del Redentore si mescola anche il gaudio, all'amore doloroso si unisce la compiacenza e la soavità (176).

Evidente rivelazione che la mistica paoliana — come ogni mistica autentica — non è limitata ad una parte sola del Mistero redentivo — quello doloroso —, ma si immerge, nel contempo, anche nell'altra più gioiosa della vittoria e della nuova vita, che il Santo vede già sbocciare nella sua causa: la Passione.

Il Mistero Pasquale non è mai disgiunto. E Paolo della Croce già nel Diario — che delinea le note più caratteristiche della sua spiritualità — trova nella Passione il dolore e l'amore, la sofferenza e la gioia, la morte e la vita.

In seguito si esprimerà chiaramente sulla Risurrezione e la vedrà come il frutto della Passione. E anche l'anima solo associandosi alle pene di Cristo sarà ammessa a godere le gioie della sua Risurrezione. Infatti, all'abate Garagni Paolo augura che « la santa contemplazione » del « Dolcissimo Figliuolo di Dio », immerso « in un mare d'amarissime pene », lo lasci « tutto trasformato per amore in Gesù Cristo», perché poi «goda... la pienezza dell'ineffabile dolcezza della gloriosissima sua Risurrezione » (177).

A questo duplice aspetto — sintesi del Mistero Pasquale — si riallaccia un tema ricorrente nelle sue Lettere: la « morte mistica » e la «mistica divina natività» (178), dove il Santo ama parlare più della Risurrezione sempre in atto, cioè di quella rinascita spirituale che si opera nelle anime che partecipano assiduamente alla vita nuova divinizzante, meritataci da Cristo, morto e risorto (179).

(176) Ib. 27 die, p. 81: 28 die, p. 82.

(177) Lt II, p. 224, 21 marzo 1742.

(178) Of. Lt I, 787, 788; II, 292, 306, 483, 469; III, 193, 826, 827, 821; IV, 63... Sull'argomento cf. lo studio del p. C. Brovetto, Introduzione... Morte mi­stica e Divina Natività, ed. ' Eco ', 1955.

(179) Gv. 12, 24; Eom. 6, 3-11.

 

Così, per lui, l'anima deve «con Gesù Cristo spirare e morii in Cristo della morte mistica del santo e puro amore, per poi riso, gere con Cristo a nuova vita deifica ed ivi vivere una vita tutta santo amore, nell'amore purissimo del gran Re dei cuori e del sant amore» (180).

L'anima contemplativa — dice ancora — «stia volentieri eroe fissa con Gesù Cristo, senza conforto... e si offerisca vittima di olocau sto a SJD.'M. sull'altare della Croce, ed ivi finisca di morire di quel! morte mistica in Cristo, che porta seco una nuova vita d'amore, viti deifica, perché unita per carità al Sommo Bene » (181).

Come si vede, le due fasi del processo (morte — rinascita) pone insieme in rapporto di causa ed effetto: la mistica rinascita compie già nella morte mistica. Ma tutte e due traggono l'efficaci dall'unica Persona divina : « In tal forma l'anima rinascerà a vit deiforme nel Divin Verbo, il dolce Gesù» (182). Molto interessant il « centro » dove Paolo vede e sperimenta il Mistero Pasquale. Eg ama contemplare sia la Passione che la Risurrezione presenti ed op ranti nella Ssma Eucaristia.

iln essa —dice — dimora «l'Agnello divino Sacramentato...» (183 che è la Vita: « Gesù la bruci d'amore, e la faccia morire nel suo sp: rito e del suo spirito divinissimo, acciò viva, respiri e faccia tutto co la vita e nella vita di Gesù Sacramentato » (184).

Paolo sa che proprio il Crocifisso, che egli predica, è il Vivent e che ormai tutto vive sotto il suo influsso trasformante. Ma si a ferra in modo particolare al suo Sacrificio sempre operante ed ei ficace.

(180) Lt III, p. 827, ad A.M. Calcagnali, 12 dic. 1769.

(181) Lt II, p. 306, a m. M. Crocifissa, 15 giugno 1765.

(182) Lt IV, p. 48, ad alcune Carmelitane S., 9 luglio 1768.

(183) Lt in Boll, della Congr. (1927), 179.

(184) Lt I, p. 252, ad A. Grazi, 15 giugno 1740.

 

Ogni giorno nell'Eucaristia, per il Santo, si partecipa realment alla morte e alla risurrezione di Cristo : « La vita dei veri servi e amici di Dio è di morire ogni giorno: Quotidie morimur: mortu enìm estis et vita vestra abs condita est cum Christo in Deo (1 Cor. 15, 31; Col. 3, 3). Or questa è quella morte mistica che io desidero in lei; e che siccome nella celebrazione dei Divini Misteri, ho tutta la fiducia che sarà rinata in Gesù Cristo ad una nuova vita deifica, così bramo che muoia in Cristo misticamente ogni giorno più e lasci sparire tante farfalle che le svolazzano per la mente, di cose da nulla nell'abisso della Divinità, et vita vestra abscondita est cum Christo in Deo » (185).

Il Santo vede l'utilità di far comunicare le anime alla vita nuova, sgorgata dalla Passione e vivente in Gesù sacramentato, special­mente nel periodo della Pasqua : « Seguitate pure a comunicarvi ogni mattina nelle ottave solenni come è questa della S. Pasqua; e potete abbracciarvi a Gesù Sacramentato ogni mattina sino alla Domenica in aJbis che è l'ottava di Pasqua... » (186).

Sì; perché in Gesù sacramentato l'anima può contemplare tutti gli stati di Cristo e attingerne la virtù salvifica : « Adunque stia in solitudine interna in questo sacro oratorio, e porti esposto sull'altare del suo cuore il dolce Gesù sacramentato, e con viva fede lo rimiri, lo ami, e si slanci tutta nelle divine sue braccia, ivi si riposi, bruciando del suo santo amore; è però in libertà di rimirare Gesù sul suo cuore o in forma di Bambino o Flagellato, Crocifisso, come lei lo vuole lo avrà » (187).

Ma forse qualche cosa di più esplicito sulla Risurrezione varrà a dissipale molti dubbi al riguardo. Lo Strambi scrive che Paolo « nel­le feste ed allegrezze della S. Pasqua giubilava per la Risurrezione del suo amato Bene; ma ricorda vasi ancora della Passione da Lui sofferta, come di efficacissimo conforto per patire insieme con Lui, e così meritare di godere poi in sua compagnia » (188). L'affermazione del celebre biografo è confermata da alcune espressioni del giubilo pasquale del Santo, le quali indicano chiaramente che quanto era sentita da lui la partecipazione alla Passione, altrettanto era il gaudio del suo spirito all'alba della Pasqua: «Oh! che sia sempre benedetto e lodato il nostro grande Iddio che si è compiaciuto di farci arrivare al solennissimo giorno della sua gloriosissima Risurrezione.

(185) Lt I, p. 787, s., a T. Fossi, 29 dic. 1768.

(186) Lt III, p. 404, a T. Palozzi, 29 marzo 1766.

(187) Lt III, p. 598, alla stessa, 14 giugno 1760.

(188) Strambi, o. c, II, e. XVI, p. 353.

 

Cantiamo dunque in compagnia dei Beati Cittadini Alleluia che vu ol dire laudate Dominum, lodate il Signore. Oh! che nome vit­torioso è questo... è quel cantico di lode che cantano i vittoriosi Cittadini del Paradiso: Alleluia non è voce che sia stata inventata in terra... è un inno di Paradiso, che per cantarlo come si deve bisogna essere spogliati dell'uomo vecchio ed essere vestiti dell'uomo nuovo, che è Gesù Cristo, voglio dire essere adornati con le virtù sante, al­l'acquisto delle quali ci ha facilitata la via il nostro grande e vittorioso capitano Gesù Cristo, al quale cantiamo sempre alleluia » '(189).

E' la profondità del 'mistero redentivo che solo i mistici sanno penetrare nella verità più beatificante.

Se Paolo nella sua predicazione si sofferma prevalentemente sulla Passione, la piange, se ne rivela innamorato folle, lo fa perché è la sua missione, il suo carisma particolare; ma anche — e soprattutto — perché la Passione come è stata causa della Risurrezione e via alla gloria per Cristo (190), così diventa causa di ravvedimento e di resurrezione spirituale per le anime. E ciò è biblico.

Per s. Paolo della Croce associarsi alle pene e alla morte di Gesù con la meditazione e il pianto è la « via » che spalanca alle anime l'alleluia del mattino di Pasqua, la gioia nascosta della vita nuova in Cristo.

Se a ciò si aggiunge — come abbiamo visto — che egli viveva il mistero della Pasqua con un gaudio di spirito invidiabile, a cui invitava anche i suoi religiosi, e che tutta la sua esperienza mistica sgorga dall'Eucaristia, memoriale sì del Sacrificio di Cristo ma dove Egli è vivo e glorioso, l'abbaglio momentaneo si dilegua d'incanto.

Erra, pertanto, chi attribuisce a Paolo della Croce una presentazione del Mistero di Cristo monca e unilaterale. Non ha capito la profondità del suo messaggio, la ricchezza della sua spiritualità, nu­trita alla vena mistica più feconda e stupenda: il Cuore di Cristo, «fonte di santo Amore» (191), trafitto per gli uomini, dal quale — come dice s. Giovanni — sorge la nuova vita nello Spirito (192). Proprio questa veduta integrale del Mistero di Cristo spiega i frutti apostolici del Mistico della Passione, che fa rivivere nel suo tempo i carismi della primitiva Chiesa.

(189) Lt I, p. 63, a N". Pecorini-Martinez, 21 apr. 1726.

(190) Le 24, 26.

(191) Lt ni, p. 628, a sr. M. Duisa della Passione, 9 (?) 1762.

(192) Gv 7,37b 38: « Se qualcuno ha sete venga a me, e beva chi crede in me. Come dice la Scrittura: Fiumi d'acqua viva scaturiranno dal suo Seno (di Cristo)». Una delle esegesi più comuni, oggi, interpreta così il passo di Gv., anche per la spiegazione immediata che egli ne da.

 

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